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1795
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‘Pianelle o Sandali: altri le cignevano sopra il dorso del piede e sotto la clavicola ; e vi lasciavano pendenti dei fiocchi a guisa di foglie: altri le avea-no come gli odierni Sandali o Papuzzie. Nei più ra®derni e della mezzana età comparisce il calcagno ed eziandio la fibbia. Nota il Sanudo, che nel 11481, 4 Decembre, per deliberazion del C. X. fu decapitato fra le colonne certo Bernardino
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1795
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C, per quello che il decreto del 1482, portato ivi pag. 166, dice Ducati centum. Non era ancora realizzato il Ducato . Per Ducato allora in-tendenvansi L. 6,4, e noi per Due. d’argento intendiamo L. 8 de’ piccoli. 551) ASTRO, cioè Bianco . Era moneta d’argento usata in Oriente, ma correva ancora in altri paesi e in Italia. Il Sanudo dice , che il Ducato d'oro Veneto valeva due lperperi , come pure due Aspri. Il Carli
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1795
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. Altrove poi dice : Grossi 0 Matapani, id efl Mezzanini . Io credo, che egli avesse in considerazione i suoi tempi, e appellasse Mezzanini i Grossi o Matapani per rapporto ai Grossoni, de’ quali ¡veramente il Matapane era la metà. Così intendendo non contradicono il Sanudo, che dà ai Mezzanini il valore di piccoli 26 , proprio del grosso , nè il Sabellico che calcola i grossi Soldi S nel Carli 1, 407
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1795
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, e portarla ove è , per far loggie, e ,, cavar la colonna del malefizio. ,c 53) Cento anni dopo, cioè nel 1422, 20 Settembre, dice un vecchio Cronista: „ Fo desco-,, verto & complido el razzo d’oro delle hore, „ fatto sulla giesia de S. Giacomo de Rialto per ,, Maistro Polo Pujese inzegner : “ Dolfin. Notasi pure dal Sanudo, che nel 1469, 7 Giugno , ,, Si levò il Banco di scritta in Rialto daS.'An-
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1795
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148 Libro Primo. L; ioooó sier Galeazo e Alte Dolfin D.a Isabetta fo de Antonello Zacaria L. 1500 sier Marco Dolfin trivella L. 2000 sier Ma/fio Michiel qu; Zusto L. 1000 sier Micheletto Loredà qu: sier Andrea L. 1500 sier Marin Zen de sier Nicolò L. 1500 sier Mafiìo Premarì L. 4200. D.3 Maddalena Sañudo L. 800 sier Nicolò Zorzi L. 5500 sier Nicolò Loredà qu: sier Polo L. 1500 sier Nicolò Zen il grando L. 4500 sier Nicolò Dolfin qu: Girolamo L. 3700 sier Nicolò Dolfin qu: sier Sciavo L. 5000 sier Nicolò Manolesso L. 1000 sier Ottonello Zaccaria L. 1000 sier Piero Zen L. 25:00 sier Piero da Mosto L. 4000 sier Saracin Dandolo L. 1 500 sier Stefano da Canal L. 1000 D.a Cattarina Loredà L. 500 sier Zuanne Dolfin L. 2000 sier Zuanne Loredà il grando L. 25000 sier Zuanne Michiel qu: sier Zusto L. 7250 sier Zannin e Lunardo Trivisà L. 1000 D.* Cecilia Badoer L. 800 Andrea Caroso L. 800 Amistrale tentor L. xooo D.a Anzola relitta Vido Flamà L. 500 Agustin Pierin L. 1000 Andrea Ravagnà l. 500 Cecilia de Mafe L. 3000 Donado Ravagnin L. 500 Buona Verardin L. 50a Mar-
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1795
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Foscari. =£= Stefano Viaro. = Nicolò Tronisto. = Rafael Bettanio. = Piero Barozzi. =s Zulian Pantano. =3 Marco Orio. = Zuanne Dolfin. = Giacomo Contarini. = Bor-tolamio Gradenigo. = Marco Ziani. = Zuanne Badoer. = Gilberto Donado. = Pietro Fradel-lo. = Zuanne Fhbenico. =s= Nicolò Sanudo. =; Gardenal Zorzi. =3 Marin Gassoni . = Toma Centranico. n=J Orsin Zustignan. = Marin Mo-resìni. = Piero Pasqualigo
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1939
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vanni, e dopo questi S. Michele e S. Giovanni Battista, che presen-tano rispettivamente il doge e la dogaressa a Gesù Cristo. L’arco è fiancheggiato da due campanili con tre ordini di nicchie per uno, sormontate da pinnacoli. Nei due ordini inferiori stanno tre santi per uno, nel superiore e sui pinnacoli uno solo. Sotto i lembi della coltre della bara scolpiti in fioroni, stanno gli emblemi degli Evangelisti, intramezzati da grappoloni di fiori e di frutta. L’arco, internamente scolpito a stelle, contenute dentro cerchi, è terminato da una cornice scolpita a fogliami. Ai lati dell’arco e nei modiglioni, che reggono l’arca, pure scolpita a fogliami, stanno gli stemmi Mo-rosini (d’oro alla banda d’azzurro). Il monumento, che un tempo era tutto dorato, è completato da un grandissimo affresco, che gli sta dietro, di cui si distinguono appena confusamente i contorni. La iscrizione è scolpita in una lapide, che sta fra i modiglioni. Dell’epoca è certamente il testo, mentre la datazione, che sta sotto, come apparisce dalla scrittura, deve essere stata aggiunta posteriormente. Il Fogolari, pur riconoscendo nella scultura l’influsso toscano, vede in esso una manifestazione dell’arte arcaica veneziana con tendenze bizantine e romaniche ed una imitazione nella struttura generale di quello del doge Francesco Dandolo, esistente nel Capitolo dei Frari, che abbiamo veduto. Anch’egli, prima di essere assunto al dogado, il io giugno 1382, all’età di 74 anni, aveva sostenuto con onore eminenti cariche pubbliche, per cui era stato elevato alla dignità di procuratore de su-pra. Aveva avuto diverse missioni diplomatiche ed era stato uno degli elettori del doge Marin Falier. «Fu uomo eloquentissimo e sapientissimo, amatore della giustizia» come scrive il Sañudo. Prima di darsi alla vita pubblica, aveva fatto anche lui il mercante e si narra che una volta abbia offerto allo Stato tutto il ricavato di merci acquistate a Rodi. Dopo la presa di Chioggia ad opera dei Genovesi, mostrò tanta fiducia nelle fortune della patria da acquistare le molte case della città che gli vennero offerte dai profughi, essendo uno dei 98 -
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riero con una bizzarra berretta a punta, che gli abitanti sostengono per antichissima tradizione che sia la sua tomba. Una tradizione molto antica e varie cronache affermano che la famiglia di questo doge, che si vantava schiatta del favoloso Egidio o Janus re di Padova, molto ricca per proprietà terriere, abbia in seguito cambiato il cognome di Candiano in quello di Sanudo. I tardi genealogisti
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V. DA ANTONIO GRIMANI AD ALVISE I MOCENIGO Del doge Antonio Grimani le ceneri sono andate disperse e la tomba venne distrutta nel 1807 con la demolizione della chiesa di S. Antonio di Castello, dove si trovavano. Dopo avvenuta la sua morte, non essendo ancora stata fatta ivi la sepoltura, venne prima provvisoriamente messo dai frati, come scrive il Sanudo, in un deposito coperto di scarlatto
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di S. Cipriano di Murano, ma non si sa bene dove. Al tempo del Sanudo esisteva in chiesa un’arca di porfido assai bella senza iscrizione, in cui si diceva che fosse stato deposto. Secondo il Barbaro avrebbe avuto un fratello ed avrebbe pieso in moglie anche una figlia del doge Domenico Morosini. Non si sa se da questa o dalla Michiel abbia avuto un figlio ' 5i
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è andata distrutta. Consisteva, per quanto scrive il Sanudo, in un’arca dorata molto bella senza iscrizione, che si vedeva nella sala del Capitolo dei Frari. Come fosse ci si può fare una idea con il disegno a colori, che ne ha fatto il Grevembroch. Il prospetto di forma rettangolare era ripartito in due rettangoli, divisi al centro e limitati ai lati da tre piccole nicchie, fiancheggiate
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era sostenuta da due mensole, ognuna delle quali aveva scolpito nel mezzo lo stemma Grademgo. Dal disegno esistente apparisce chiaramente un corno ducale sull’ultimo gradino dei due stemmi scolpiti, come afferma il Sanudo. Non credo però che fosse posto per dimostrare che per arrivare al dogado si dovessero salire molti gradini, ma per distinguere questo ramo Gradenigo
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1939
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stata apposta un’iscrizione. Certo ai tempi del Sanudo non esisteva. Comunemente la sua famiglia viene confusa con la famiglia patrizia Malipiero, ma invece è affatto distinta da essa, come ha dimostrato Vittorio Lazzarini in un erudito e convincente studio. Il suo stemma era d’azzurro a cinque pere o conchiglie d’oro. Enrico Dandolo, che gli successe il 21 giugno 1192, fu se- ' 57 Enrico Dandolo
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1939
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presente riuscì a farla stare tutta nella sua tabacchiera, osservando filosoficamente: « ecco un uomo che fu capo di grande Repubblica ! Così si risolve il nostro essere ! Cosi resta confuso 1 orgoglio nostro ! » L’arca, che il Sanudo dice bellissima, sorgeva in origine sopra - 89 Lorenzo Celsl
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, e il suo manto d’oro mentre dispose di quello di sua moglie, Cristina Sanudo, sorella del nonno del celebre diarista Marino, in favore della chiesa di S. Giovanni decollato. Una cronaca ci fa sapere che fu religiosa e pia, ma nello stesso tempo molto allegra e chiassosa tanto che i genitori, secondo una cronaca, sembra avessero voluto cambiare il suo nome in quello di Letizia. Tale carattere
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1926
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12 LA DISFIDA, DI BARLETTA gare sulla tomba di S. Nicolò in Bari, perchè la vittoria arridesse alle armi italiane. Uscito dalla Basilica apprese la vittoria degli italiani e scrisse. « Il tredici febbraio vincemmo i francesi non solo colle armi ma anche con le preghiere ». Marin Sanudo (arch. Venezia). Tra i moderni sono da notare : N. F. Fara-glia, l’Abignente, Giuliano Passaro, A. Ademollo
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1934
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: una delle più squisite figure trovate dal Tintoretto. Racconta il Sanudo che quando il 5 ottobre 1531 Tiziano espose il nuovo quadrone pel doge Gritti (rifatto dal Tintoretto dopo l’incendio del 1574, qui sopra la porta, insieme con questo del Donato) gran commenti si fecero sui Santi, perchè pareva contendessero, dicendo ciascuno: «io lo ho fatto doge». San Bernardino, come santo del giorno dell’elezione, Santa
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1934
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, le cui regali prodigalità avevano esasperato i Senatori retrivi e tirchi e con essi il diarista Marin Sanudo, donde viene l’accusa. Troppo aveva il Rizzo esaltato sulla Scala dei Giganti (v. Tav. 12) lo stemma Barbarigo e, con sigle e con simboli misteriosi, le vittorie dell’ardita politica dogale. Se Pietro Lombardo, in luogo del Rizzo che dovette fuggire, condusse, dopo il 1499, a compimento, con elementi
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Page 379
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1901
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, amico e allievo di Nicolò Tommaseo : dimorò trent'anni a Venezia, valentissimo insegnante, e buon poeta. Fu professore di storia nella scuola tecnica Livio Sanudo dal 1867, avendo abbandonato la cattedra liceale che aveva a Trieste. Modesto e fiero della sua indipendenza, appariva sempre solo, e lo si avrebbe detto un po’ misantropo. Mori a Venezia il 2 gennaio 1899 di anni 72. Nel 1855 pubblicò
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1865
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. In Lingua Italiana — 1.° — Ragguagli sulla vita e le opere di Maiin Sanuto il Juniore, veneto patrìzio e cronista pregevolissimo dei secoli XVI e XVII, intitolati dall’ amicizia di uno straniero al nobile Jacopo Vincenzo Foscarini, opera divisa in tre parti. Venezia, Tip. Alvi-sopoli, voi. 3, in 8.° Perchè 1’ originale della massima fra le cronache italiane, i Diari di Marino Sanudo, fu recato a Vienna
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