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Page 691
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1969
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Sanudo, savio ai ordeni, q. sier Leonardo . . . , . . . 78.104 Sier Alvixe da cha da Pexaro, el cao di XL, q. sier Fantino .... 63.118 Sier Zuam Francesco Bragadin, fo cao di XL, q. sier Bernardo . . . . 54.128 Sier Alvixe Balio, et XL, di sier Mafio 38.142 Sier Francesco Duodo, fo cao di XL, q. sier Lunardo......56.126 Sier Jacomo da Canal, el XL, de sier Bernardo........06.118 Sier Lorenzo Dandolo
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1969
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, la Signoria et molti patricii fue a la predicha in chiesia di San Marco, et fo predi-chato per el predichator di San Stefano chiamato frate... di quel suo hordine, et portò la spada sier Zorzi Pisani doctor el cavalier, electo podestà di Chioza, fo suo compagno sier Zorzi Corner, el cavalier. Et da poi disnar in questo zorno io andai contra sier Marco Sanudo, veniva podestà di Brexa, qual scontramo apresso
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1969
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, fo proveda-dor a Pisa, quondam sier Marco, ... Rimasto f Sier Beneto Sanudo, fo avogador di comun, quondam sier Mathio, . 77 Sier Andrea Loredan, savio a terra ferma, quondam sier Nicolò, .... Sier Cabriel Emo, quondam sier Zuan, el cavalier, ...... Sier Vicenzo Cabriel, quondam sier Bertuzi, el cavalier, ....... ■ Sier Marin Zorzi, dotor, savio a terra ferma, quondam sier Bernardo, ... Sier Piero Contarmi
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1969
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di X...... 31.171 Sier Marin Sanudo, fo di Pregadi, R.f Sier Antonio Grimani procurator, fo qu. sier Lunardo..... 51.146 savio dii Consejo...... 161. 46 Sier Andrea Donado, fo podestà e ca¬ Sier Zorzi Emo procurator, fo savio dii pitanio a Treviso, qu. sier Anto¬ Consejo......... 75.122 nio cavalier....... 38.164 Sier Piero Trun, fo savio a Terra ferma, Sier Hironimo Barbarigo, è di la qu. sier Alvise
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1969
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, atenlo che le galie di Alexandria non ha bino trovato patroni, che li sia azonto li noli di la Romania bassa di l’anno futuro, ut in parte. Et fu presa. Fu posto, per sier Andrea Arimondo savio ai ordeni, solo, 3 galie al viazo di Barbaria a partir, ut in parte. E a l’incontro sier Marco Antonio Sanudo e sier Andrea Dolfin savii ai ordeni messe de indu-siar ; et sier Andrea Arimondo parlò
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1928
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, l’avogadore e un capo dei dieci si recarono nelle carceri, per annunziare agli infelici la loro sorte. Uno dei condannati, Alessandro Navagero, domandò: Che morte, signori?-, e il capo dei dieci: Sarete descopadi. Allora, continua il Sanudo, « rimasero come morti e in zenochion supplica- • rono : Signori, almeno ne sia tajà la testa ». Al suono della funebre campana, accompagnati e confortati da frati
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1928
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LA CORRUZIONE DEL COSTUME 457 nel Rinascimento, imitatore dell’arte e dei vizi degli antichi, specie tra ecclesiastici e letterati. Non ne andò esente Venezia, e si vuole ne fossero immondi anche uomini di onesta fama, come Marino Sañudo e Celio Magno. Quanto al Sañudo forse era una calunnia: ripugna offuscare di sì abietta macchia la buona immagine del cronista <*>; del Magno esistono versi che non provano esplicitamente la colpa, ma ne’ quali il poeta confessa di preferire a quello d’ogni donna bella « il volto del suo Tirsi almo « e sereno » <2). Certo è che l’aborriinandum vitium è spesso menzionato nei decreti della Repubblica. Gli svergognati non si raccoglievano soltanto di nascosto <3), ma per le vie si vedevano uomini in habito femmineo e donne di mal affare che, per meglio adescare, prendevano l’aspetto e gli abiti maschili, e nascondevano metà della faccia, con i capelli annodati a fungo, com’erano chiamate coteste acconciature, severamente proibite da una legge dei Dieci, del 5 marzo 1480. Alcuni autori parlano di una prescrizione bizzarra fatta dal Governo alle meretrici, le quali dovevano stare sedute sul davanzale della finestra con le gambe pendenti e il seno scoperto, per allettare gli uomini e distoglierli dalle passioni contro natura (4). L’ordinanza non è confermata da alcun documento, ma non è meno strana l’istanza delle meretrici (27 marzo 1511) le quali si rivolgevano al patriarca Antonio Contarini affinchè, per riparare a un male maggiore, venisse in loro aiuto non potendo esse più vivere: niun va di Ihoro — si scriveva — a cagione dei peccati contro natura (5). Più vigorosi erano i provvedimenti del Governo, che per sradicare l’abominevole vizio (eradicatur de civitate nostra) ricorreva al supplizio della [cheba e alla pena capitale. Nel 1492 il patrizio Bernardino Correr (6) fu condannato alla decapitazione fra le due colonne della piazzetta e il suo cadavere bruciato; nel 1545 ebbe la stessa'pena il poeta Francesco Fabrizio <7). La fiamma del rogo ardeva vivi i colpevoli [di turpi amori fra stretti cor.- (1) L’accusa incredibile è in una ietterà del 29 gennaio 1529, del Malatesta, ambasciatore a Venezia del marchese di Mantova. Cfr. Luzio, Pietro Aretino nei primi suoi anni a Venezia cit., pag. 11. (2) Pilot, Celio Magno, Venezia, 1895. (3) Due decreti dei Dieci, uno del 1455, l’altro del 1458 dicono che « in domo multorum schaletariorum (ciambellai) « huius nostrae vicitatis, multi juvenes et alii diversarum aetatum et conditionum se reducunt de die et de nocte ubi « tenentur ludi », commettendo « multas inhonestates ». Nel 1527, nel 1586, nel 1598 gli esecutori contro la bestemmia ripetono severi decreti contro gli « infami redutti, di gioco, di crapula et d’altre disonestà». Arch. di Stato, C. X, Misti, reg. 15, c. 80; Comune reg. 48, c. 110 t. (4) Il Gallicciolli riferisce questa strana ordinanza, non confermata da alcun documento, ma che, secondo alcuni, avrebbe dato il nome al ponte de le tete, a San Cassian, nel quartiere di Carampane, ove le meretrici comparivano sulla porta e sulle finestre mezzo spoglie, donde forse ebbe origine la favola del decreto. (5) Sañudo, XII, 84. (6) Nel settembre del 1486 fu, con serio fondamento, accusato dell’ignominioso delitto Antonio Loredan, ambasciatore a Roma, e condannato in contumacia ad anni dieci di bando. Nel marzo 1492 gli fu accordato un salvacondotto, duraturo a beneplacito del consiglio dei Dieci. (Della Torre, Di A. Vinciguerra e delle sue satire, Roma, San Casciano, 1902). « Al 12 d’ottobre (1492), per decreto del Consiglio dei X, è stà tagià la testa e brusà Bernardin Correr per haver voluto sforzar Geromino Foscari q.m Urban ». (Malipiero, Ann. cit.). Men severi i magistrati con un patrizio Giustinian, che fu condannato al bando, ma poi graziato potè sposare una Nani, nipote del doge Agostino Barbarigo. Malipiero, Ann. cit. (7) Arch. di Stato, C. X, Misti, reg. 20, c. 169; Criminal, VI, 74. NICCOLÒ FRANCO. (Dal frontespizio del « Dialogo dove si ragiona delle Bellezze». Casale, Guidone, 1542).
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Page 398
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1842
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dal Banco q. Tomaso. Andrea fu il primo della famiglia Lippomano a cui nel settembre del i5i2 il Papa ha conceduto il Priorato equestre Teutonico della Trinità (Chiesa ch’era presso il sito ove oggidì sorge il Tempio di S. ¡VI. della Salute); Priorato ch’erasi reso vacante per la morte di donn’Alberto frate Alemano qual si anegò (dice Sanuto. Diarii XV. pag. 127) al principio di questo mexe
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1842
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per Castellau et cussi per quattro consieri fo termina conciederli ut palei ir» « Notalorio. u E lo stesso Sanuto (Diarii XLVI. 64) dice: » 21 settembre 1527 (ventisette): Itein fa falò Castellana a Quer voi dir Castelnovo di Quer che una Castelaneria fo dato per gralia di Gran » Conseio a £ Luca Miani q. Anzolo per .... el qual morite et fo per anni io, e poi contir- * mata a suo fiol per altri ani
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1842
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che poscia del 1548 a'nove di feb-brajo rinunciò ad Antonio Cocco suo nipote (1). Era in Koma il Cocco fino dal 151 c), come bassi da una lettera delI'Orator Veneto colà concernente alcune differenze che il Cocco aveva con Al vise ed Angelo Loredani fratelli ( Sa-ìiulo, Diarii W\ 11. a56). Continuava a stare in Roma, col titolo di Protonotario, quando nel \5i6 trovandosi prcscnle nella vigilia
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1890
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DIARII LUGLIO MDXX. - XXVIII FEBBRAIO MDXXT. 1 Dii mexe di Luio 1520. A dì primo. Introno in Colegio : sier Zorzi Corner el cavalier procura tor, sier Lucha Trun, sier Francesco Bragadin savii dii Consejo, sier Valerio Marzello, sier Toma Moceuigo savii a Terra ferma ; il terzo che è sier Francesco Morexini l’avogador di Gornun, non è ancora intrato. Cai dii Consejo di X : sier Antonio Bon, sier
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1881
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DIARII ] APRILE MDIII. — XXXI MARZO MDIV Marini Saniti Leonardi filii patricii veneti, de successu Itali,« incipit liber quintus , quasi EPHIMERIDA. Dii mexe di aprii 1503. Havendo compito l’ofìcio mio degli ordeni, dove son stato cinque fiate a proba to et electo per il consejo <li Pregadi, et essendo ussito di Colegio, per questo non voglio restar che, Domino concedente, non vadi scrivendo
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1895
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DIAMI I OTTOBRE MD XX VI. — XXX GENNAIO MDXXVII. 1 Del mese di Octubrio 1526. A dì primo. Introno Cai di XL a la banca sier Nicolò Marzello di sier Francesco, sier Marco Justi-nian qu. sier Francesco, sier Antonio Corner qu. sier Nicolò ; et Savii ai ordeni tre soli, sier Nicolò Boldù qu. sier Hironimo qu. sier Andrea, sier Zuan Alvise Salamoi) et sier Aguslin Bondimierqu. sier Francesco, li do altri non ha provato la età di anni 30, sier Marco Marcello di sier Zuan Francesco, sier Francesco Justinian qu. sier Antonio el dolor, et si voleno provar con danari per il Conseio di X, licet la parte di Savii ai ordeni sia contrarissima. Item, li Cai del Conseio di X etiam introno nuovi tutte tre, li quali heri a Conseio prin-cipiono a sentar, sier Jacomo Corner di sier Zorzi el cavalier procuralor, sier Andrea da! Molin dal Banco qu. sier Marin, sier Antonio di Prioli dal Banco qu. sier Marco ; li qual do banchieri é in-tradi con far dadi et recevudi da li Procuratori di la ricca, ai quali fono obligati per danari prestono di mandar in campo, quello si trazerà di leoblation del Conseio di X. Vene il Legalo del Papa, episcopo di Puola, et ave audienlia con li Cai di X, di la bona mente del Tapa verso la liga. Vene 1’ orator di Milan, non per cose da conto. Di campo solfo Cremona, di sier Piero da chà da Pexaro procurator, proveditor generai, di 28, hore 4. Come si andava dentro el fuora di Cremona, et principiato a desfar le trinzee per render li legnami de chi erano et le fassine. Scrive, se li mandi danari; et nulla altro da conto, solurn che si poi dir Cremona esser renduta. Di campo, di Lambrà, di sier Alvixe Pi-xani procuralor, di 28, hore 5. Come erano tornati quelli dodici stali in Milan per aver danari per quelli di Cremona, videìicet da li cesarei, et il duca di Barbón et il marchexe del Vasto et Antonio da Leva li hanno ditto non voler darli alcun danaro, et sono sta traditori a rendersi ; et altre parlicularità, i quali tornano a Cremona, ut in litteris con questa risposta. Scrive, havcr parlato al mag ifico Vizardini locotenente pontificio zerca 11 oratori noslri sono in castel di Mus, il qual dice è contento di resenlirsi di parte ; el qual caslelan, 1 * sicome il secretario Canal à lettere del Pessina, di 12 milia ducati richiesti si contenterà di 7000. Da Udene di sier Zuan Mora locotenente, di 28. Manda una lettera hauta da la comunità di Venzon, la qual dice cusi : Magnifice eie. In questa sera è gionto in questa nostra terra uno cavalier di Rodi, qual è francese, che a tempo di la perdeda di Rodi se transfer! a le parie di Polonia et di la Viena, et dice andar a Venecia et poi a Roma ; homo sexagenario et ultra, vestito di be-retino, con uno fameglio, qual ha referito, Marti, fo 8 zorni, esser partito da Viena, dove si diceva doveva gionger lo Archiduca con zente, el che assai
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1903
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DIARII J APRILE M L> X X X 111. - XXXI 0 I U <J N 0 M D X X X 1 il. 1 Dii viete di Aprii 1533,. A d\ prime Aprii Introna eai di Quarantia a la banca di sopra : sier Jaeorpo Lomlan qu. sier Domenego, »ier Nicolò Griopi qq. sier Marco, sier Piero Orio qu. »ief Zuanne. Savi di) Cpnseio : sier Alvise MacenigQ el cayalipr el sier Francesco Do-nado el cavalter ppocuralor. Sayio a Terra ferma
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1890
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DIAMI LUGLIO MDXX. - XXVIII FEBBRAIO MDXXT. 1 Dii mexe di Luio 1520. A dì primo. Introno in Colegio : sier Zorzi Corner el cavalier procura tor, sier Lucha Trun, sier Francesco Bragadin savii dii Consejo, sier Valerio Marzello, sier Toma Moceuigo savii a Terra ferma ; il terzo che è sier Francesco Morexini l’avogador di Cornun, non è ancora intrato. Cai dii Consejo di X : sier Antonio Bon, sier Zuan Marzello et sier Lazaro Mocenigo, stati tutti tre altre liade. Di Fiandra, fo letere di sier Francesco Corner el cavalier, di sier Zorzi el cavalier procura tor, orator nostro, date a Guantes a dì 10 di Zugno. Scrive a di G aver aerilo la intrada di la Cattolica e Cesarea Majestà de li, di note, mollo lio-noratamcnle, con gran pompa di luminarie e altro ; la qual è ancora de lì, stando in aspetazion quello seguirà di lo abocliamenlo fato tra il re Chrislianis-simo elei serenissimo re di Anglia, dove il reverendissimo Cardinal Eboracense se faticha de pacificar quela Maestà con Pranza, et voria si facesse un coloquio trino. F.l scrive, questa Maestà da malina si parte per Bruxelle dove si farà un parlamento zeneral, qual sarà di un giorno per dar un donativo a questa Maestà Maestà, e poi si tien iterimi la Maestà di Anglia con questa Maestà si abocherano insieme, più per pompa che per altro etl'eclo, el poi alenderà andar in Aquisgrana a incoronarsi re di Romani, dove sarano li principi di la Germania, si dice per questa Madona di Seplembrio. Suplicba sia provisto che ’1 possi .venir a ripatriar. Et avisa de lì è sta parlalo, per monsignor di Chievers, di mandar uno orator a la Signoria a far residenlia de qui, come la Signoria fa star il suo apresso quella Maestà, mediante il qual si potrà adatar molle diferenlie occorse, et è slà nominalo mandar domino Andrea dal Borgo cremonese, homo-pralicho di Stado al tempo di l’avo Maximiliano imperador. Scrive coloquii auli con Chievers e il Gran canzelier zercha mandar agenti in Italia a conzar le differenlie. Dicono esser contenti mandarli in Friul solum per adatar le cosse restano a farsi per li capitoli di le trieve, perchè di le altre materie è bon tratarle lì a la Corle, et aspelano letere di Inspruch. Item, che Chievers e il Gran cau-zelier li ha dillo saria bon la Signoria si adalasse con la Cesarea Maestà, e adesso è il tempo, e loro si oll'eriscono che Soa Maestà non si partirà da quello vorà la raxone eie. Di Franza, di sier Zuan JJadoer dotor et 1 * cavalier, et sier Antonio Justinian dotor, oratori nostri. Scriveno soli et non con il Surian, di 10 et 17, date a Lis. Scriveno zoslre si fa ogni zorno de lì. El come quel zorno di 17 andavano col He a le zoslre, et che è siati alcuni anglesi in coloqui col Re, e si diceva per la Corte che il re d’ingallera, mediante il Cardinal Eboracense, voleva acordar il re Catholico con questa Maestà, et tentano di far che il ducalo di Austria, videlicet la ducea di Borgogna, resti al re Chrislianissimo, e il ducato di Milan sia di la Calholieha e Cesarea Majestà. Unde loro oratori andono dal Re, dicendoli quello si divulgava in la
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Page 523
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1937
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, di Millo, di Corradini, di Sem Benelli, del Duca degli Abruzzi a Cagni. Diarii inediti dei
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Page 605
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1847
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85 «o fra Veneziani e Tedeschi in Friuli ( i5io ), stando a cavallo lanciava con tanta fierezza, che dall’un lato all1 altro trapassava i cavalli e abbatteva gli uomini (i). E destrissima soprattutto e mirabile la giostra di parecchi Stratioti sull1 agghiaccialo canal grande della città armati con lancie e a cavallo ( i jqt (2) ). Onde per queste e simili valentìe erano considerati quasi come il nervo delle fanterie veneziane. Storie e inediti documenti ricordano benemeriti della repubblica Emmanuel Bocali, peloponnesiaco, secondo crediamo (i5io); Martino Gradani epiroto (1512); il macedone conte Mercurio Bua (i52^; Demetrio Cladà (155G) ; Mexa Bosichi, forse cretese (1576); Costantino Paleologo (i5g5), ed altri non pochi capitani della Stratia, meritevoli di più lunga menzione. Ma più che tutti Teodoro Paleologo, cognominato Gritza, certamente costantinopolitano, valorosissimo in arme, e forse il primo capitano degli Stratioti. Il quale, difendendo una terra appellata Muchi ( o Mulchi ), di cui egli era signore, costrinse Maometto, già impadronitosi di tutto quanto il Peloponneso, di abbandonare la fortezza dopo cinquantaquattro giorni d1 inutili sforzi (3). Appresso, venuto al senato de1 Veneziani, fu da loro amorevolmente ricevuto e fatto capitano generale di tutti i lor cavalli leggieri; che fu a1 18 di gennajo 1(4). E, oltre che militare esercitatissimo, essendo uomo savio e molto pratico delle cose di Stato, andò più volte interprete con oratori veneziani al Sultano, e talvolta oratore egli stesso. Ebbe dalla repubblica chiare prove di affezione, e la cancelleria di Oderzo, che gli fruttava ciascun anno trecento sessanta ducati. Morì del i532, in età di più che ottant1 anni, e fu sepolto in chiesa di san Giorgio de1 Greci con grandissima pompa (5). Altre cose di lui e di un Giovanni Paleologo, capitano degli Stratioti (i5o9-5G), probabilmente figlio di Teodoro (a cui succedette nella Stratia ), sono da leggere nell1 Ellenomnemone del cav. Andrea Musto-xidi ; lavoro assai ricco di notizie rarissime sopra tuttociò che può risguardare gli ultimi anni dell1 Imperio bizantino e i fondamenti della posteriore letteratura greca. Ripigliamo la storia, dalla quale divertimmo. Non solamente gli Stratioti ed altri dei Greci in Venezia chiesero e conseguirono nel giorno stesso la grazia di acquistare il terreno e fabbricarvi una chiesa, ma ottennesi anco un Breve da Leon X (3 di giugno 15i4 ) ? per cui veniva loro permessa la erezione della chiesa con campanile e cimiterio, a libero esercizio del loro culto ; con l1 obbligo di contribuire P annuo censo di cinque libbre di cera bianca ; che nón fu pagato mai, nè richiesto (6). E intanto, cercando il desiderato spazio, poiché, per querele già mosse, era ito a vuoto un acquisto fatto in parrocchia di san Canciano, e particolarmente in Hi ri, il dì 3 d1 aprile i5 il\ (7), fecero procuratori Teodoro Paleologo (già disopra mentovato), Andrea de Zeta serviano, Paolo Coressi di Costantinopoli e il corcirese Matteo Barelli. I quali convennero d’un terreno con raesser Pietro Contarmi di Agostino, da Londra, per lo valore di ducati 2168 ; che fu a1 27 di settembre 1526. Posto codesto terreno nella contrada di sant1 Antonino, e finito a ponente dal rivo di san Lorenzo, terminava a mezzodì colle case Valaresso e Bosello e colla via del Grondai; a tramontana con quelle degli eredi di Giorgio Foscarini; a levante aveva (1) Luigi Da Porto, I*ettere storiche. (а) Bèmbo, Istor. Venet. L. I. — Cavrer, Anello di sette gemme, p. 200 e 2,29. (3) Spandugino, 1. I, p. 44' (4) Sanuto, Viarii Veneti, voi. LVI, p. 5io. (5) Sanuto, /. c. (б) Le Bret, Acta Ecclesiae Graecae, etc., p. 61 e seg. (7) Sanuto, D. V., voi. XX. p. 56. — Arcliiv. della Scuola, Busta 5o, n. 714.
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Page 15
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1970
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DIAMI I LUGLIO MD XXI. - XXX SETTEMBRE MDXXI. 1 Exemplum Litterarum Serenissimi Domini Ducis post ejus electionem rectoribus no-stris tnissarum. Antonius Grimanus Dei gralia Dux Venetia-rum ctc. Nobilibus et sapientibus viris de suo mandato rectoribus Padua; fidelibus dileclis salutoni et sincera dilectionis affeclum. Superioribus diebus vobis illustrissimi pricdecessoris nostri obitum Dominium nostrum declaravit. Nunc autem nos successor bis litteris eletionem nostri vobis significare duximus. Placuit Omnipotenti Deo senatoribusque nostris nos ad ducalem dignitatem promovere, qui elsi imbe-cillem nosmet ad tantam obeundam provinciam cognoscimus, Limen actis Summo Creatori gratiis ac illius ope Ireli, eam nos detractavimus enitimurque pro viribus hujus florentissimae Reipublicae habenas rede regere, talemque nos prestare pro cunctis erimus gaudio et commodo. Vos ideo hortamur ul civitalem istam nostram, qua semper usi estis fide ct solertia gubernelis, jubenles ut hac promulgata creatione islis fidelissimis nobilibus et civibus no-stris curetisque per triduum signa consueta laeliliae celebretis. Ceterum eamdem notitiam dabitis rectori-bus istius agri nostri ut et ipsi idem servare possint. Dat® in nostro Ducali Palatio, die VI Julii 1521 indictione..... Summo Pontifici Leoni X. Beatissimo etc. Cum vita functo illustrissimo principe predecessore nostro domino Leonardo Laureala no, Nespublica nostra principe carerei, visum est patribus, ut nos, qui diu in publicis muneribus versali pro viribus prodesse nixi,summum principem post liunc, illam regamus ct administremus. Quare etsi impares tante provinciae esse profitemur, judicio tamen Senatus cedenlcs ct voluntati obtemperantes onus subivimus ; bac prascrtim spe et fiducia freti, quod Deus Optimus Maximus, sine cujus voluntate nibil in rebus humanis cvenit, et qui optimum de-siderium et studium nostrum indcfessum non minus 1 * juvanda; carissima; patria; quam fovendi Christiana; religioni novit, vires et ingenium subministraturus sit, quibus ofTitio nostro salisfaccre et omnium expectationi respondcre possimus. Itec litteris no-stris et proprio tabellario Beatitudini Vestre, ob pracipuam nostram in illam riverenliam et devo-tionem declaranda curavimus. Subscriptio: Antonius Grimanus Dei gralia dux Venetiarum etc. Date in nostro Ducali Palatio, die 6 Julii 1521, indictione..... Similis Serenissimo Imperatori cum his verbis: Cesarea; Majestati Vestre ob precipuum nostrum in illam cultum etobservantiam declaranda curavimus. Serenissimo Regi Prancorum cum his verbis: Christianissima; Majestati Vestre ex officio singula-ris observanlia; et indissolubilis confcederationis declaranda curavimus. Serenissimo Regi Anglia; et Serenissimo Regi Hungarise cum bis verbis: Majestati Vestre ex officio singularis amoris et observanlia; nostra erga illam declaranda curavimus. Serenissimo Regi Polonia;, ut dicitur Regi Hungarian Illustri duci Ferarise, marchioni Mantua; et Ragusiis.
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Page 19
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1969
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DIARI! I OTTOBRE MCCCCLXXXXVII1I — XXXI MARZO MCCCCCI 1 Marini Sanuti Leonardi filii patricii veneti, de successi; RERUM ITALI.« ANNO DOMINI MCCCCLXXXXV1III, INCIPIENTE PRIMA DIE MENSIS OCTOBRIS, DUCANTE Augustino Barisadico, Venetorum Duce, quasi liPRI.MERIDA INCIPIT. Tanto è sta despiazevole a tutta la cita nostra el governo rie sier Antonio Grimani, considerando la quantità di homeni peridi ; el grandissimo numero di l’armadi nostra, za molti e molti anni non audito sì grande e più mazor legni; e il perder di Lepanto, che i puli andavano cridando per la terra : * Antonio Grimani, Ruina de’ cristiani Rebeilo de’ venitiani, Puòstu esser manza da’canni, Da’ canni, da’ Gagnolìi, Ti e toi fiulli ! E su molte botege, su’ muri, vidi Jo scritto: * • Antonio Grimani, Rebello de’ venitiani ! 1 Et i fioli, temendo esser sacomanati a furor de po-pulo, treteno tute specie e liaver' sotil di caxa, et mandati a’ monestieri e in altri luogi, nè venivano fuor di caxa. Et il suo sarasiri, stato grani tempo in caxa, lo bastonato sul campo di Santa Maria Formosa da li puti. Et, concludendo, quasi tutti li parenti lo abandonoe, salvo secrete andavano a caxa. Et li Grimani non venivano a consejo, licei non haves-seno colpa. Quel nome era in odio a la terra. E quanto sia stalo grato el conseglio nostro grande versso la famegia de do zentliilomeni morti per defender la patria, zoè sier Andrea Loredam et sier Albam d’Ariner, nominati di sopra, qualli erano, come si crede, brusati o morti combatendo con turchi, uno su la nave Pandora, e l’altro su la sua nave sua (sic), che, facendossi provedadori al sai, più conseglij niun non passò, e poi tolto sier Antonio Loredam, era sta soracomito con tilolo, fradello che fu di sier-Andrea Loredam eie., rimase da molti vechij erano sta de pregadi, et have poche ballote di no. Et poi, fato etiam provedador al sai, non passava ; tanto che fu tolto sier Alvixe d’Armer, fo provedador a Peschiera, fradello che fo di sier Albam d’ Armer, che fu morto da’ turchi eie. Et rimase da sier Andrea Corner, era di la zonta, vechio, et have balote 1150. Li qualli do, per esser zoveni, non sariano romasi a tal officio de qui anni X in 15, e tal lorssi mai. Et è da creder, questo medemo si farà in beneficar lutti quelli si harano portato ben, che perhò pochi sono. Etiam sier Jacomo Polani, padre di sier Vi-cenzo, che investì l’armata turchescha, rimase di la zonta ordinaria, che, ben che fusse vechio, mai saria rimasto. Et hcec satis. A di primo oclabrio. È da saper, prima si have conio tre squadroni de turchi, cavali 7 in X milia, capetanio Scander bassa, haveano sotto Goricia im più luogi vadato el fiume de Nzonzo, et aspetano altre gente e pedoni 5000 ; e sono firmati su la piana tra Gradiscila e Udene, per modo che 1’ è serata la strada di Friul, e de vegnir qui da Udene per la via
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Page 15
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Date
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1970
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DIARII I OTTOBRE MDXXIX. - XXVIII FEBBRAIO MDXXX 1 Del mexe di octubrio 1529. Adì primo octubrio. Hessendo heri intrali li Consieri nuovi et Cai di XL et do Cai del Conseio di X, hozi introe il terzo sier Piero Laudo, qual etiam è rimasto savio del Conseio. Introno solurn di Savii, sier Francesco Venier et sier Francesco So* ranzo perchè li altri do savii del Conseio erano di Zonla, videlicet
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