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1902
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patria, e iniziò la pubblicazione dei Diarii di Marino Sanuto alla quale attese fino al quarantasette-simo volume, che dalla riconoscente affezione dei colleghi fu dedicato alla sua memoria colla seguente epigrafe : • ALLA CARA MEMORIA ) DI | FEDERICO STEFANI | CHE L’ EDIZIONE DI QUESTI DIA-RII DI MARINO SANUTO | DELLA QUALE FU BENEMERITO | PER SAPIENTE COLLABORAZIONE | ED INDEFESSO LAVORO | Jy’ON POTÈ
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1902
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per le questioni dei frati di Correzuola (3), cassier (4), censore (5), provveditore sopra i banchi (6), sopra 1’ armar (7), sopra le acque (8), sopra le leggi (9), sopra le vittuarie (10), savio a terraferma (11), avogador (12), e perfino provveditore a Vegia (13) ed a Brescia (14), ricorderemo soltanto, come egli stesso le nota nei suoi Diarii, quelle votazioni che ebbe inutilmente per rientrare nei Pregadi
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1902
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e trasmesse, a nuovo e sicuro fondamento di storia. L’ epoca grande, cosi feconda e perciò cosi degna di studio,- ebbe appunto questo grande cronista in Marino Sanuto. Con lunga e meravigliosa preparazione di studio e di opera, il Sanuto nei preziosi suoi Diarii in cinquantaotto volumi, dal 1496 al 1533, ci ha conservati e trasmessi tutti questi importanti ragguagli di quell’ epoca fortunosa
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1718
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PREFAZIONE. XIII Ne i tempi del Sabellico cominciò ad eiTere in iòmma riputazione MARINO SAN UDO , figliuolo di Lionardo , e difcen-dente da quel MARINO S A NUDO, figliuolo di Marco, detto Torfcllo, vivente nel 1320. di cui abbiamo alle ltampc un Opera iltorica eccellente, intitolata : Liber SecretorumFideliumCrucis fuper Terra Santi<e recuperatane CS4 conjeruatione-, e XX. Epifio-le dirette iopra lo (teIlo argomento a molti gran Principi della Critlianilà : le quali Opere furono pubblicate da Ucopo Bongarfìo nel 11. tomo della fua rara e pregiatiffima raccolta , Getta Dei per Francos, iìampata (a) in Germania . Ora il detto Marino 3 (a)K^w-figliuolo di Lionardo , icriflè molti libri delle cofe di Venezia , come uno de origine urbis -, uno de Magijìratibus Venetis-3 uno de Farnihis Venetis ; un’ altro de Vitis Principum Venetorurn ; e un * altro de Bello Gallico - i quali fono per le mani di pochi. Negli Archivj del Pubblico fi conièrvano XII. ampj volumi inorici di quello chiariflìmo Senatore, lodato da Aldo Manucio t il vecchio , nella prefazione, con la quale gli dedica l’edizione delle Eroidi di Owidio fatta da lui nel 1502. Ebbe una bella libreria 3 copioià parimente di fcelti codici, de’quali il iuddetto Aldo fi val-ie nelle iue (lampe . Fu lodato da molti grand’ uomini fuoi coetanei , i quali troppo lungo farebbe il voler qui riferire, elTendo ormai tempo , che io palli a dare il catalogo degli Storici Veneziani , i quali hanno fcritto per Ordine pubblico : poiché degli altri , che impiegarono la loro penna in celebrare le azioni della Repubblica , non è qui luogo opportuno per ragionarne -, ed io mi riiervo a farlo eipreifamente , e abbondantemente nella mia Opera degli Scrittori Veneziani > iè a Dio Signore piacerà , che io abbia tempo e modo da poterla a perfezione condurre . I. MARCANTONIO SABELLICO. Benché quello celebre Storico non abbia compilate le iti" Deche delle cofe Veneziane per commiiIìone della Repubblica , avendole fcritte * ficcome dimoitro chiaramente nella Vita di lui , di propria elezione , nel tempo che ilette in Verona pref io Benedetto Trivi] ano , Capitano allora di quella città 3 dee tuttavolta aflcgnaricgli il primo luogo fra quegli, che per pubblico Decreto fono flati eletti di tempo in tempo a queito importante e nobiliffimo impiego . A riguardo del Sabellico militano
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1722
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LIBRO S E S T O. 245 la vicina Terra ferma con numerofo traghetto di barche fi 1 CZj frequentavano i foccorfi al Campo Turchefco in Morea, fù comandato Benedetto Sanudo Capitan del Golfo con le Galere di Giofeppe Bolani, di Daniele Veniero , di Federico Badoaro, di Luigi Fofcari, d’Angelo Orio, e con quella del Zante del Cavaliero Seguro di pattar nel Golfo di Lepanto, e divertire
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1847
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ad alcune indicazioni che esso ambasciatore ha lasciate sull1 armo e sulla quantità dell’equipaggio del legno su cui aveva preso il pas-saggio, le quali indicazioni più confrontano con le particolarità della galea mezzana, anziché con quelle della galeazza. BARBOTTE. Barche per navigazione interna. Specie d’imbarcazione, della quale Sanudo, nei suoi Diari all’ anno 1509, 20 agosto, ce ne lasciò il nome. Le barbotte
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1847
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e lo sfianca-mento laterale de’bordi, senza che i mezzi adoprati in questo essenziale provvedimento portino incomodo alcuno al naviglio medesimo. 1/ invenzione era del rinomatissimo Vett.or Fausto. NAVI DI CHEBA o A CHEBA. Espressione usata da Marino Sanudo all’ anno i5ii, che intendeva .forse accennare alle navi con gli alberi a coffa, da1 marini detta gabbia, da’ Francesi hune ; appunto il volgo qui dà
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1847
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occupata dagl' Infedeli, e la riunione delle due Chiese, greca e latina, accesero la mente e il cuore di Marin Sanudo detto Torsello, che a questo effetto imprese lunghi viaggi, peregrinando la Palestina, 1’ Armenia, T Arabia, 1’ Egitto ; e reduce, nel 1306, a Venezia sua patria, dettò la descrizione delle terre che visitò, e propose i mezzi che dovevano condurre i seguaci di Cristo
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1926
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, comune dalmatino retto dal conte veneto Niccolò Sanudo, succedono avvenimenti gravi. 11 conte, assieme ai giudici, per cause che non sappiamo, fa impiccare cinque cittadini. La città è in sommossa : una numerosa fazione si allontana e stabilisce il suo quartiere generale nel monastero di san Pietro in Valle, sulla stessa isola di Arbe. 11 Sanudo intanto, non sappiamo precisamente
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1833
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, cioè Sibilla moglie di Boe-mondo VI, principe di Antiochia, Eufemia, o Femia maritata a Giuliano signore di Sayete, o Sidone; Biote moglie del signor de la Boche, Maria sposata con Gui d’ I-belino figlio di Baldovino, siniscalco di Cipro, ed Isabella morta senza prole (Sanudo, lib. XII, part. i3. c. 8. Li-gnagg io d’ Oltremare ). LIVONE II 0 LEONE. 1270 od all’incirca. LIVONE 0 LEONE, figlio di Aitone, montò
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1939
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. Il suo brevissimo principato, che terminò il 14 agosto i486, scorse tranquillo e senza avvenimenti degni di ricordo. Sembra che sia stato il primo doge che ricevesse una volta per settimana tutti quelli che desideravano di essere da lui uditi. Si dice che molto si amasse col fratello Agostino. Ciò non toglie, per quanto narra il Sanudo, che sarebbe morto a causa di un forte alterco avuto in Senato
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1939
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Francesco Foscarini e Alvise Priuli, venne eletto doge. Egli con-tava allora ben ottantasette anni e dovette le sua elezione, come assicura il Sanudo, specialmente alla sua buona fortuna, non avendo così estesa parentela, come il suo antecessore. Il suo breve dogado fu turbato dalla guerra di Venezia alleata dei Francesi contro gli Imperiali. Alla fine di aprile del 1523 il suo fisico
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1937
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, e in altra occasione tutti i Savi gli scrissero una lettera (1) «laudandolo di le operation sue» ed il Sanudo aggiunge anzi: «la qual io feci notar in buona forma». Il Vianoli nella sua Historia Veneta scrive: «che Benedetto Pesaro « fu uomo di molta e straordinaria virtù, che accompagnò la diretione (1) Sanudo — Diari — Voi. IH — Col. 1012. 138
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1937
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Prima di rientrare in Sicilia si fermò nei porti veneziani di Mo-done e Corone dove si incontrò con Marin Sanudo Torsello. Il Sanudo ebbe occasione d’intrattenersi con lui e riferisce avergli (1) egli dichiarato che le depredazioni fatte furono conseguenza del rifiuto dell’imperatore Andronico di continuare a corrispondere al Re d’Aragona il concorso finanziario che l’imperatore Michele suo padre
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1937
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la malattia del Pesaro assunse una forma sempre più grave ciò che indusse il nipote a partire da Venezia per Corfù assieme ad un medico. Il 2 Agosto il Pesaro credendo di essere migliorato in salute informò che sarebbe partito colla sua galera per Zara. Ma un peggioramento avvenuto gli impedì di muoversi. Pochi giorni dopo il 10 Agosto (1) Sanndo — Diari — Voi. IV — Col. 310. (2) Sanudo — Diari
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1937
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. Lo Zaccaria però non aveva rinunciato al commercio ed infatti nel mese di aprile 5 galere di sua proprietà facevano rotta verso ]’Arcipelago dove egli aveva anche in animo di fare la guerra di corsa. Il convoglio era al comando di Lamba Doria con altre galere da mercan- (1) Marin Sanudo, Torcello — Istoria di Romania. (2) L’allume nel Medio Evo ed anche più tardi era un minerale assai ricercato
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1937
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per la condotta della guerra. E’ interessante quanto il Sanudo annota nei suoi D.iari circa il timore diffusosi nell’ambiente commerciale veneziano per la presenza di tante armate navali in Arcipelago, ciò che conferma quanto fosse generalizzata da parte dellle navi da guerra l’abitudine di assalire le navi mercantili a qualunque stato esse appartenessero. Egli scrive infatti: «li msrchatanti stavano in timor
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1933
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Calbo, che accetto ». Per questo e per quanto siamo andati esponendo fin qui, quando il Sanudo nella sua Cronachetta scrive : « Et venendo (da Castello) con barcha, « si vede a presso rive, perhò che sora canal, che è il porto nostro, si puoi « andar da S. Marco fino a Castello su per una fondamenta; et ne sono assa’ « nave si conzano, et fassi di nuovo et di grandezza inestimabile », certamente
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1833
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dell’Egira (1279 di Gesù Cristo) KELAOUN-MALEK-EL-MANSOUR, da Sanudo chiamato Melec-Mes-sor, montò sul trono dell’Egitto il 21 di redgeb (27 novembre 1279 di Gesù Cristo). Nel. tempo stesso l’emiro Sancar si fece acclamare in sultano di Damasco; ma Kelaoun trionfò di questo rivale con una vittoria sopra lui riportata presso Damasco il 12 sefer 679 dell’ Egira ( i3 giugno i38o di Gesù Cristo
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1926
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La guerra d’Urbino. 133 Durante tutti questi fatti venne proseguita la guerra d’Urbino, venendovi tirate dentro anche le provincie confinanti, la Toscana come una parte dello Stato ecclesiastico. In Vaticano si alternavano timori e speranze. Si abbozzarono i piani più diversi, ma tutto, come nota un ambasciatore, andò in fumo.1 Non vi fu quasi città dello Stato della Chiesa, in cui allora non si manifestasse del fermento pericoloso. * Per un po’ di tempo Siena, Perugia e Città di Castello furono sul serio minacciate.s In giugno il papa temette che il nemico comparisse in Roma stessa : in tutta fretta furono arruolate truppe nella città e munito di speciali guardie il Vaticano coi suoi dintorni.4 Incessantemente partivano per tutte le direzioni, specialmente per la Svizzera, invocazioni pressanti di aiuto e di soccorso.6 Che la guerra si trascinasse tanto in lungo colle sue enormi spese6 aveva la sua non ultima ragione nel contegno delle grandi potenze, che trovavano il loro interesse nel mantenere il papa in angustia ed in bisogno di invocare aiuto. Da ultimo lo stesso Francesco Maria svelò il vero stato delle cose, allorché, essendo tutto perduto, dichiarò apertamente che non solo favorito, ma era stato aiutato alla sua impresa da Francesco I e Carlo V. 7 Per questo l’aiuto che ambedue offrirono a gara fu sempre apparente : truppe ne venivano, ma non davano aiuto ed erano vane tutte le lamentele pur sì commoventi del papa.8 Come i principi, agivano pure i mercenari. Al fine di prolungare il loro utile e per spremere quanto più denaro potévano al papa, essi consideravano siccome loro precipuo dovere risparmiare il nemico e tirare in lungo la guerra.9 Fin dal febbraio 1517 Leone X s’era rivolto all’Inghilterra onde ottenerne denaro per le grandi spese di guerra che aveva, ma Enrico Vili rifiutò qualunque aiuto prima che il papa avesse fatto accessione alla lega. Leone quindi rivolse i suoi occhi alla Francia. Ma Francesco I esigeva venisse assicurato il suo protetto, 1 Sañudo XXrv, 401. * Cfr. Verdi 80. 3 Cfr. Raynaxd 1516, n. 84, 85. 4 Sañudo XXIV, 401. 5 V. i brevi del Io e 5 giugno 1517 in Abschiede III, 2,1062 ; cfr. 1064,1077 ss. Cfr. anche Corp. dipi. Port. I, 459 ss. * Fin dal 18 maggio 1517 trattavasi del modo di procurare denari per la guerra (*Acta consist. nell’ Archivio concistoriale). In seguito di che uscì il 1» giugno 1517 una * bolla su d’una decima imposta el clero italiano (A x-chivio di Stato in Bologna Q. lib. 3). ’Sañudo XXIV, 699. Cfr. Lanz, Einleitung 192. In particolare sul contegno di Francesco I v. Guicciardini XIII, 1 ; Vettori 323 ss. e Verdi 49 ss., 65 ss., 68 ss., 77 ss., 87. 8 Cfr. Manoscr. Torrig. XX, 389 ss. * Cfr. Vettori 323 ; Guicciardini XIII, 3.
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