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1933
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si direbbero sottoprefetture. Così c’era il kajmakàm di Puka, di Alessio ecc. : 280. kalamoc v. kallamòq, granturco: 3°3- kapuc = kapù(, berretto (cappuccio) : 304. harriz = karriqef, un quarto della « babune », che è una misura pei cereali : 306. Katraqind = Katerqind. Quattrocento : 202. Noto qui che la festa degli Innocenti è detta in qualche luogo dell’Albania cattolica, e katraqind Màrkave
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— 141 — abbiamo accennato già sopra, egli intraprendesse il lavoro missionario pei villaggi fino dal 1880. Tale è la statistica ufficiale dei cataloghi, ma l’opera sua s’intreccia in modo vario e multiforme fino dai primi anni del suo soggiorno in Albania, secondo le circostanze e i bisogni particolari. Così troviamo che cominciò a predicare in lingua albanese il mese di maggio fino dal 1864
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— 116 — ai mezzi estremi. Analogamente al confine ha la massima importanza, come strumento di vita indispensabile, il condotto di acqua destinato all’irrigazione. In un paese come l’Albania, dove il terreno molte volte calcareo o la situazione stessa dei villaggi, nidi di aquila o rifugi di perseguitati, non fornisce abbondanza di acque e non permette una ricca irrigazione, il condotto di acqua
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Ambulante, tutti e due questi padri furono offerti ì Mgr. Marsili. E Monsignore accettò ben volentieri quell’offerta assegnando ai due missionari come campo di lavoro le tre parrocchie vacanti di Iballja, Fira e Berisha fra le più montane e difficili non solo della diocesi ma di tutte le regioni cattoliche dell’Albania. Suggerì loro poi di metter la stazione missionaria a Iballja come luogo centrale
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— 191 — ei deve pur dire che è il più disagevole; anche la natura degli abitanti, chiusi in fondo a valli intricate, sepolte fra gioghi selvaggi e cime quasi inaccessibili, dai paesi molto elevati, i più elevati, si può dire, in Albania, ne ha risentito e di molto, mostrandolo in una fierezza non comune alle altre tribù di montagna, li missionario che prende a nolo i cavalli o meglio i muli
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dal fatto che nell’agosto del 1885 il P. Carlo Vassilicò, il quale seppe tanto arricchire il museo e la biblioteca dei PP. Gesuiti a Scutari, partiva per Dulcigno e altri luoghi allo scopo di visitare i monumenti di chiese antiche che ci sono in Albania. Così nell’agosto dell’anno seguente, il M. Bartoli prendeva occasione da un viaggio del medesimo P. Vassilicò a Prisrend per fare delle ricerche mineralogiche nelle alte
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fare alcune osservazioni. Hoti, che si può dire anche tribù, è divisa nelle due bandiere di Traboina (passata al Montenegro) e di Hoti propriamente detta. Questa tribù ha avuto sempre la precedenza su tutte le altre montagne in guerra e nei convegni. Nell’esercito turco il suo posto (con la Malcija) era all’ala destra. Gruda dal tempo delle guerre balcaniche non appartiene più all’Albania. La tribù di Kelmèndi è divisa
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interesse poiché conosciamo perfettamente non solo il metodo del lavoro missionario che il P. Pasi non inventò sicuramente, ma seppe mirabilmente adattare ai bisogni particolari dell’Albania cattolica, e ci sono pure perfettamente note le ragioni e gli usi. E però oltre il resoconto statistico che dovremo dare perchè lo esige il dovere dello storico, non avremo molto da aggiungere di straordinario
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il delicatissimo ufficio della direzione spirituale degli alunni, e di ammonitore del P. Rettore. Del resto se egli fu troppo rigido assertore della disciplina per motivi indubbiamente soprannaturali e avendo sempre in animo di preparare all’Albania un clero degno della sua grande missione sacerdotale, lavoratore sino all’eroismo come esigono le enormi difficoltà dell’apostolato in queste regioni, e se potè
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— 403 — ra nelle montagne di Puka, e la sua popolazione è mista di musulmani e di cristiani. Ques'i si trovano nelle mahall'A o lagje di Bìcaj, Blinishti, Behot e Kòkaj. Bìcaj è la prima a incontrarsi per chi vuol entrar nel paese per la Qafa e Aityres fra il Krrab e Puka. Essa constava di 22 famiglie tutte cristiane. Il 6 dicembre, festa di S. Nicolò celebrata da per tutto in Albania
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in Albania alla cui testa è l’uomo di cui stiamo intessendo la vita, e soprattutto dalle terribili condizioni in cui si manifestò il catto-licismo in questo paese durante il sec. XVII, secolo che ecclesiasticamente sbocca nel I Concilio albanese riverberato e riaffermato dal II Concilio alla vigilia dell’aprirsi della Missione Volante, si può concludere: 1) L’Islam, rappresentato dal potere dominante
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la capitale dell’Albania, poiché dove prima i montenegrini si provvedevano d’ogni cosa a Scutari, ora invece tutto fan venire pei due porti di Dulcigno ed Antivari, ovvero per la Bojana sulla quale il Montenero, in forza del trattato di Berlino, ha la navigazione libera; e quindi dove pochi anni fa gran numero di barche andavano e venivano pel lago da Rieka a Scutari, ora invece il commercio
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a diffondersi per le città. I fuorusciti politici, appoggiati dall’una o l’altra di queste propagande, fondavano società nazionali e pubblicavano riviste o giornali, per preparar la rivolta. Un’opera nuova di organizzazione e cultura cattolica, quale l’opera dei Padri Gesuiti, s’imponeva. Anche i RR. PP. Francescani si misero per la stessa via erigendo scuole e preparando anche per l’ordine in Albania
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— 140 — trova Io stesso anno maestro di novo a Scutari. Nel 1869 fa il terz’anno di Probazione nella Provincia Romana, non è detto precisamente dove. Nell’autunno dello stesso anno egli cominciava il suo sesto anno di magistero a Scutari, e da quel tempo non si allontanò più dall’Albania. Il P. Jungg non aveva certo avuto grandi doti intellettuali 0 abilità pratiche; anzi, come nota uno storico
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erano scomparse, e dove prima c’erano le abitazioni passava il fiume. Lo straripamento delle acque seguito sempre da enormi danni è un male cronico di tutte le regioni in Albania dove il governo turco non ha mai pensato e anzi si può dire che non ha mai voluto regolare il corso dei fiumi che nella stagione delle piogge si sbizzarriscono e fanno quel che vogliono portando la rovina e la desolazione a paesi
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dava una missione a Jubani per 8 giorni, « la prima che venga data in Albania o almeno in questa diocesi », nota il diario del Collegio. Non trovo che ci prendesse parte D. Agostino Barbullushi. Verso la fine di aprile di quel medesimo anno fu incaricato, per impulso, sembra, del Consolato austriaco, di movere e condurre le popolazioni cattoliche a marciare contro il Montenegro, che 3i quei giorni
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— 419 — DAI «¡DOCUMENTI» I. La Diocesi di Sappa nell’anno 1632 SECONDO GLI ACTA SACRAE CONGBEGATIONIS de Pbop. Fide. Tomo 8. ... Eminentissimus Dominus Card. Caitanus recitavit relatio-nem ecclesiae Sapensis in Albania a Rev.mo D.no Giecio Bianco dictae ecclesiae episcopo exhibitam, in qua haec summatim con-tinentur. 1° Ecclesiam praedictam sub invocatone Sancti Mlchailis suffraganeam esse
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1933
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accompagnarli per un tratto di via quasi per applicare una bellissima legge tradizionale in Albania che l’ospite e lo straniero non si devono lasciar soli. Tutti e due eran giunti in Seminario la sera del 5 novembre e la piccola carovana si metteva in viaggio la mattina del sette con tre cavalli carichi delle cose più indispensabili per una cappella e per stabilire una piccola residenza e non dover prender
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1933
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— 237 ili non poter togliere le bolle pontificie. Ciò dimostra come si fosse infiltrato lo scisma anche nell’Albania del Nord. Non apparisce però che nella serie di 14 vescovi che si contano in questa sede ce ne sia stato alcuno dipendente dal patriarcato serbo, ma tutti furono latini suffragane! di Antivari. La serie va dal 1361 al 1520. Papa Eugenio IV però aveva unito insieme le diocesi
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1933
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probandato a Scutari. Mgr. Ne-viani che si rese certamente assai benemerito della sua diocesi, indebolito da 31 anni di Missione in Albania, domandava e otteneva di ritirarsi da una diocesi diventata per lui troppo difficile, e la lettera con cui si congedava dal suo clero porta la data
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