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servirà Dio reclusa nell’ adiacente romitaggio, sotto I’ ubbidienza del capitolo della matrice; esempio seguito indi da altre. Nel i4g6 la suuuominala Maria Arlali piissima priora di s. Matteo dell’ ¡stessa isola, fu da Dio ispirata a convertire il romitaggio in monastero di benedettine,ottenendolo a’28 agosto dal capitolo colla chiesa e pertinenze. Presto ridusse ¡I mona-siero a perfezione, e più tardi
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Tiepolo,a decoro della città e per utilità della studiosa gioventù, d’in-tialzarlo presso s. Vitale e consegnarlo a’ non meno esemplari gesuiti, a vantaggio dell’educazione de’giovani. Ma considerando il senatore Donato, poi doge, che per l’erezione del collegio e scuole troppo tempo occorrerebbe all’adempimento del voto, consigliò esser più agevole fondarlo in ampio sito nell’isola dellaGiudec-ca
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. Molte erano le chiese in essa fabbricate, in alcuna delle quali furono sepolti i primi dogi. Fra di esse la più ragguardevole fu quella parrocchiale di s. Lorenzo, eretta in una piccola isola contigua allatto ad Ainmia* no, la quale isola fu chiamata anticamente Castrazio o Ca strazia o Castra sia, ed in cui finì santamente i suoi giorni s. Liberale, ivi ritiratosi a vivere solitario, con alcuni religiosi
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secolo, nell’isola di Mutano, di cui nel § XVi 11, n. 19, agivano 46 fabbriche vetrarie, delle quali : 8 di smalli e canna fina pe ’margaritari e periat i,6 di canna ordinaria, 3 di cristalr li, 4 di soffiati ordinari, 2 1 di lastre pie» cole, 4 di lastre da specchi. Di quest’arte insigne ha trattato distesamente il ricordato p. Azevedo nel suo poema : Ventitele Urbis descrìplio, nel libro
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06 o ra possessioni marittime, le quali coll’isola di Cerigo, prolungavansi fino all'in-gresso dell’Arcipelago; il suo commercio non eia più quello che le procurava l’oro del mondo, ma era pure qualche cosa, e forse poteva migliorare. Quindi inanle-nevasi sempre in tale condizione sul mare, che pure al tempo di sua caduta, la sua marineria militare, pel numero e forza delle navi, uon
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che riporta Cancellieri, fatta scolpiredall’abba-te e monastica famiglia a memoria del- in cui si vide superbamente illuminata la facciata e la cupola del sagro edifizio, non che il monastero e tutta l’isola. Il ducale palazzo era illuminato a torcie , altre illuminazioni per la città fecero varie case distinte, massime i monaci benedettini camaldolesi di s. Michele di Murano. Nella mattina de’ 18
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Maiamocco, città munita di torri e di mura e isola sicura, decorata del seggio vescovile, non volendo soggiornare in E-raclea , ov’era stato assassinato suo padre e vi avea eretto il palazzo ducale; e per freno all’autorità ebbe due tribuni come assessori. Così Maiamocco divenne centro del governo della repubblica di Ve- 3 7 nezin,e sede del doge. Quanto ad Eraclea, è bene che io qui avverta
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796 Cattolica, serie 2.“, t.12, p. 107. » La festa solennissima fatta in Venezia, città nobilissima e per munificenza d'illustre e ricco municipio ordinata, fu diretta da’ rr. pp. cappuccini dell’isola della Giudecca, operosi, zelanti e industriosi, e pel concorso aiutata di cittadini caldissimi veneratori di Maria ss., riuscì certamente una delle più belle solennizzatesi in Italia
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, con gran risentimento de’lombardi, e dopo avere per tempo celebrato messa e fatta la funzione delle Ceneri, s’imbarcò con tutto l’accompagnamento. Nel i.° giorno della navigazione soffri furiosa tempesta, e coll’aiuto de’ss. Pietro e Paolo potè approdare co’cardinali iu 10 galere all'isola Polacrosa, tutti stanchi pel patito disagio: tranquillato il mare, nella notte si continuò il viaggio, precedendo la galea
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i68 Janollcile’ai al 22 dicembre 1379quan-do, lutto essendo pronto, le barche veneziane tacitamente uscivano alla volta diChioggia, l'imorchiandodue grosse cocche (specie di grosse navi antiche) piene di pietre da affondarsi per ingombrare e serrare i passi. Avanti I’ aurora esse erano pervenute al passo di Chioggia Ira Pelestrina e Brondolo, e sbarcati circa 5,ooo uomini, questi piombarono a impadronirsi della punta di Brondolo, dando tempo all’armata di più agevolmente chiudere i passi; ma assaliti da’genovesi furono costretti a rimbarcarsi non seuza disordine. Non pertanto fece Pisani continuare i lavori; 7 galee genovesi accorse a impedirli, bruciarono uno de’navi-gli; intanto gli altri, colto il momento, affondarono le barche cariche di sassi, e fu allora veduta sorgere improvvisamente e quasi per miracolo, in mezzo all’ac-que, una diga insormontabile. Ltiuscita l’opera da questa parte, conveniva fare altrettanto da quella di Brondolo; ma il nemico stava all’erta e l’impresa era difficilissima, dovendosi passa re sotto il fuoco de’cannoni genovesi. Non per questo atterrito il Pisani ne diè il carico a Federico Cornaro; il quale uscito con 4 ga' lee, fu seguito da lui con altre 10 col doge. Nell’ardore del combattimento, lavorando indefessamente i zappatori alla disegnata chiusura, riuscirono a compirla. Allora Pisani celeretnente risalendo pel canale di Lombardia, affondò anche iu esso grosse barche; poi uscito dalle Lagune pel passo del Lido, fece il giro del-l’isole e andò a collocarsi al di fuori dalla banda dell’ alto mare. Così l’armata genovese si trovò chiusa d’ogni parie, e se non voleva arrendersi , le bisognava rompere quelle sbarre, superare i sassi e le palificate. Ria la posizione de’venezia-ni al di fuori non era men pericolosa: un colpo di velilo poteva disperdere i loro navigli, render vane le loro fatiche e liberare il Doria. Inoltre dalla parte di Brondolo erano fulminati daU’artiglierie nemiche; l’inverno facevasi vieppiù rigoroso, i viveri difettavano, malattie e morti non mancavano de’non avvezzi a tanti patimenti, onde manifestavasi 1111 certo desiderio di tornare a Venezia. Ma il vecchio Coniarmi da degno doge diceva: Io che m’avvicino agli 80 anni, voglio prima morire che di qua senza vittoria partirmi. Frattanto nella mattina del 1,° gennaio 1 38o si videro apparir da lungiiS vele, fra la speranza che fossero di Carlo Zeno, e il timore de’soccorsi attesi da’genovesi. Non è a dire l’ansia, il trepidare; com’è indescrivibile la gioia successa, allorché dalla torre di s. Marco si scorse sventolar sulle navi avvicinan-tesi l’augusto Leone alato; si vide ch’era la flotta patria con Zeno che accorreva alla sua salvezza, richiamato da’ messi della repubblica da’mari di Beirut e di Romania. Ed ei tornava non solo soccorritore, ma già trionfatore di vari legni genovesi predati, anco con preziose merci. Presentatosi al doge, riferì aver sommerso ben 70 barche genovesi, ricco di bottino, e pronto a collocarsi ove si volesse a salute della patria. Ebbe il sito più pericoloso, quello di Brondolo; dovè patire fiera burrasca, esposto al fuoco nemico e mirabilmente si salvòcolla sua destrezza. Fatalmente insorse grave alterco fra gl’inglesi, i tedeschi, gl’italiani al soldo della repubblica, cui il doge riuscì ri-conciliare. Fu poi riacquistata la torre di Loredo, importantissima posizione per vettovagliareVenezia,poiché aperta quella via di comunicazione si poterono ritirare i viveri che mandava per l’Adige il marchese di Ferrara, e far altresì entrare truppe raccolte sul conti nente:indi si rivolsero l’armi all’espugnazione diBrondolo,e al blocco di Fossone, ove in divisioni stanziava la flotta nemica. In quell’occasione facevano uso i veneziani d’enormi bombarde , colle quali lanciavano palle di marmo dalle i/jo alle 200 libbre, e per una di esse, per la caduta d’una muraglia del campanile del palazzo, a’22 gen<
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280 10 leggo dopo il suo tiome, Dei grafia Castellami* Episcopus, ma quello pure del Castellarmi Arrhidiaconus. Lo trovo nuche nell’Uglielli, ¡1 quale riporta pure a p. la bolla del i 144 ‘I* Pa’ pa Lucio II, Aequuin elrationabileeslj cominciando col saluto: Venerabili fra-tri Jo. Olivolcnsis seti Castellancie Ecclesiae Episcopo. Con essa ornò di molti privilegi e diritti il vescovato Castellano: 11 quale privilegio rinnovò Adriano IV a’25 gennaio 1 156 in Benevento, ov’era-si portato nel precedente ottobre. Mori Giovanni HI in epoca sconosciuta, non rimanendo notizia di lui dopo il 1 »5y, benché alcuni dicono verso il 1164.— In questo era già 25. “vescovo Pietro III Grandaliconi, non conosciuto che dal-l’ab. Cappelletti, che ritiene aver principiato qualche anno avanti il suo pastorale governo, mentre il 1164 fu l’ultimo di sua vita e il 1 ,°del suo successore. Di lui si ha memoria, dalla sua sottoscrizione ad una sentenza pronunziata nel giugno 1 164 in Rialto, dal Cardinal Ildebrando Grassi, legato del Papa Alessandro III, a favore di Marco priore d'ispide, contro Geltrude badessa di s. Zaccaria di Vene zia. Avverte l’ab. Cappelletti, che non si deve confondere co’due altri Pietri, che per strana combinazione erano allora vescovi di Civita Castellana e di Città di Castello (de’ loro antichi vocaboli latini riparlai ne’voi. LXXIX, p.3,e LXXXV, p. 310), che come il veneto intitolavan-si : Petrus Castellanae Episcopus (ora però ambedue usano preporre avanti la parola Civitatis o Civitas, anzi quello di Città di Castello anche Tìphernum Ti-berinum, e Civitatis Castelli). Il Gallic-ciolli, sulla testimonianza d’un cronista, disse il Graudaliconi vescovo d’Olivolo nel 1146, per ¡sbaglio di stampa, dovendo dire 1164. — Successore di lui in tale anno e 26.° vescovo fu Filale II Michel, nel dogado di Vitale II Michel, per singoiar coincidenza. Non dice lo storico che fossero parenti. Egli era pievano di s. Paolo. Nel 1170 (ondò un ospedale nel Pisola di s. Elena, di cui feci ricordo nel descriverla, nel n. 16 del § XVIII, riservando a se ed a’successori l’elezione del priore. Nel tempo del suo governo si re cò in Venezia Papa Alessandro III, nel 1 177, al modo ampiamente narrato nel§ XIX, n. 8, dogado 39.° di Sebastiano Zia-ni, ma non mai incognito e occultamente, come provai anco con autorità venete, non mancando di riferire l’opinione con traria. Nel memorabile soggiorno fatto dal Papa in Venezia, celebrò nella basilica Marciana quel concilio che descrissi in detto luogo (i cui atti mancando nel Labbé e nel Mansi, dice l’ab. Cappelletti averli pubblicati nella sua Storia della Chiesadi Venezia, t. 6, p. iooeseg.)con sagrò varie chiese, ornò di molte prerogative la città e il doge, concesse la perpetua indulgenza plenaria alla basilica di s. Marco per la solenuità dell’Ascensione e sua 8.’, confermando il giudizio pronunziato da’vescovi di Torcello e Jesolo, contro l’abbate ed i monaci di s. Nicolò del Lido,che negavano al vescovo di Ca stello l’onore dovutogli in tal giorno della benedizione e sposalizio del mare, nella loro chiesa, colla bolla, Ea,quae ju-dicio statuuntur, presso I’ Ughelli, p. 1245. Dice il saluto; Venerabili Jratti V. Castellano Episcopo salulem; e la data: Dat. Venetiaruni in Rivo Allo kal. junii (il eh. p. Bresciani, nel 1.12, p. 691 litWaCivillà Cattolica, serie 3/", nell’ eloquente articolo,tratta: LaPa-re di Venezia). I noi tre FUghelli riporta la bolla di conferma d’Urbano III data io Verona.Morì il vescovoVitalelIneli 181. — Nello stesso fu eletto il 27.0 vescovo Filippo Casiolo ,che visse appena pocln mesi. — Nel novembre 1 181 già sedeva il 28.“vescovo Marco INicolai, detto anche Nicola o di Nicola, pievano di s. Silvestro assai stimato, narrando di lui il Dandolo,che muniva le sue bolle cc" sigillo di piombo, mentre niuno de’pre-decessori e successori l’usò. Papa Clemen
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di s. Giorgio in Alga, come aveva ordinato. — Andrea Bondimerio o Bondimern o Bundumie-ro III patriarca. Nel n. 5 del § XVIII lo celebrai fondatore de’ canouici regolari di s. Spirito in isola. A pieni voli lo elesse il senato a’7 aprile 1460, e Papa Pio II ne approvò la scelta con iscrivere all’eletto, quia turii dignitas haec pa-triarchalis est magna, et qui eamaccipit recognoscere Sedeni apostolicain debe
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. Tutto precisamente deve veramente attribuirsi a Gregorio XVI. Ciò piacerà pure all’enco-tnialo eminente scrittore,storico coscienzioso e per aureo animo benignissimo, precipuamente per aver egli con particolare effusione celebrato luminosamente nelle medesime Rimembranze molti fasti di Gregorio XVI, e dalle quali ricavai que’ brevi cenni che riportai nel n. 18 del § XVIII,descrivendo l’isola di s. Michele
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, come avea disposto, nell’isola di s.Andrea della Certosa, nel luogo detto Galilea, dove si seppellivano i religiosi; ma in sua memoria idi lui pietosi fratelli vollero innalza- lo un monumento all’altare maggiore di s. Marina, chiesa antichissima che fatalmente a’ giorni nostri venne compresa nella mauomessione cui soggiacquero tanti cospicuiedifizi dell’illustre Venezia, come deplorai nel descriverla
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per occupare Corfù, ed altre isole già ribellatesi alla dominazione veneta, capitanate da Rinieri Dandolo e da Ruggero Premarino. Ripresa Corfù, si passò in Caudia, che i greci ricusavano di consegnare, laonde il Premarino smontato in terra, entrò nell’ isola per forza e ne tolse il governo. Fu allora che per la 1.“ volta spedironsi alcuni gentiluomini e cittadini di Venezia ad abitarla, e si chiamarono
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, giusta il costume, secondo il quale dal monastero di s. Spirito, due miglia fuor di Venezia, in isola, fece la sua formale entrata nella città con l'incontro e ceremoaie di costume, e nel di seguente andò al collegio o signoria a presentare il pontificio breve. A' 6 aprile vi ritornò, nella giornata destinata all’udienza del nunzio, per tenere edificali questi signori
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sopra la spiaggia del Lido”. Seguì poi l’in-augurazione e reposizione solenue della ].' pietra della costruzione della diga a vantaggio del porlo di Malamocco, discorsa nella descrizione di quell’isola. Nel dì seguente 14 ottobre si tenue nel palazzo ducale ili.“ solenne capitolo del nuovo cavalleresco ordine austriaco della Corona di ferro, e una nuova ordinazione di cavalieri. L’imperatore essendo vestito
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del visir, divenuta un ci (»ilerio di mortali e un orrido spettacolo di desolazione; e restarono in potere de’veneziani nell’isola, le sole fortezze di Suda, Carabuso e Spinalonga co’ loro territorii, e Clissa con altre terre acquistale in Dalmazia e Albania. Fu concesso u’veneziani il portar via da Candia le milizie e i cittadini che non volessero rimanervi, con tutti i loro bagagli, viveri earmi
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e 1’ Indo Cina, come osserva la Civiltà Cattolica. Aggiunge poi : Ma se l’Inghilterra dichiarò l’impresa impossibile, perchè avversarla ? A tutelare il suo commercio e il governo dell’Indie orientali, occupò e fortificò l’isola di Perim, che forse farà chiudere il canale quando vorrà ! Altre dubbiezze,le riferì la Cronaca di Milano nelle dispense 2 1, 22, 24 del 1858, ed a p. 705 si legge la cortese
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in modo che il suoingresso fu un vero trionfo.La pomposa comitiva sbarcòalla Piazzetta, ed entrata in s. Marco la regina Caterina rinnovò il suo atto di rinunzia e donazione d’ un regno pe’ commerci della repubblica ragguardevolissimo. Al fratello Giorgio pel i." e in generale a que’della famiglia Cornaro, oltre l’investitura di 14 casali dell'isola, detti della Commenda grande dell’ ordine Gerosolimitano
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