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avea acconsentito pel suo trasporto a Venezia. 11 Corner lo chiama i.° custode de’ ministri della cappella ducale. 3. Giovarmi /, prete nel 982 sottoscrisse la carta di donazione a’ben^dettini dell’ isola e chiesa di s. Giorgio, del tribuno Meuimo, nella quale si qualificò: Primiceriusecclesiae B. filarciEvangelistae. 4. ¡Nel 1 o38 Capuano, prete e primicerio, qual notaio compì una carta
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abbate del ricco monastero d’Angarato nell’isola di Candia e la chiesa della vergine Odigitria in Zante, l’una e l’altra giuspatronato della repubblica. Nel 1607 gli successe nel titolo e nel governo Me-lezio Cortacio di Retimo, il quale dimostrò distinta inclinazione e dispensò favori a qtre’ che aveano fatto la carriera degli studi nel Collegio greco di Roma.La repubblica a lui accordò,in luogo
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esistenti, ragionando di essi e del tempio nel § Vili, n. 72 delle parrocchie, per essere stata cura precariamente, ed eziandio nel n. 1 o del § XV II I. 17. Canonici regolari e poi Olivetani di s. Elena in isola, detta s. Lena. V. § XVIII, n. 16. 18. Certosa dis. Andrea in isola. I'. § XVIII, n. i5. 19. Domenicani de’ss. Gio. e Paolo, volgarmente s. Zanipolo. Che tra Paltre città d’Italia
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7° dria chc nell 474 ottenne da Sisto IV la facoltà di tener vicario e tribunale in Ferrara, ed i vescovi d’Adria si mantennero sempre nel diritto, a fronte del dispiacere che soffrirono i vescovi e gli arcivescovi di Ferrara di vedere esercitata una giurisdizione straniera nel centro della loro diocesi, e persino colla forza coattiva. Il i .“arcivescovo Cardinal Ruffo riuscì di far chiudere un simile tribunale, che teneva in Ferrara il vescovo di Cervia dal i5og e fors’anco più addietro, ma non potè ottenere altrettanto contro il veneto vescovo d’Adria, nè contro l’altro vicario arcivescovile di Ravenna anch’es-so residente in Ferrara. DaIi8o3 in poi cessò iu tale città il vicario e il tribunale del vescovo d’ Adria, i cui atti riporta Manini. 1 veneziani non solo in Italia e nel resto d’Europa, ma anche in Asia si studiarono per via di trattati o convenzioni d’assicurai g ovunque libertà di traffico, sicurezza delle persone e delle robe, a tutela de’loro interessi, propri fondachi e propri giudici, o almeno norme sicure ed eque per l'amministrazione della giustizia. Erano inoltre solleciti di e-spressamente far dichiarare ne’loro privilegi, die sicure sarebbero pure le robe de’ naufraghi, e di quelli che venissero a morire in terra straniera, giacché per l’AI-binaggio, dichiarato a Testamento, quelle robe spettavano al signore del luogo. E siccome per l’osservanza di tali patti,ed in generale per la protezione de’venezia-ni; face va d’uopo d’alcuno che nel luogo stesso vigilasse, e facesse in ogni caso gli opportuni provvedimenti a loro tutela, furono quasi dappertu Ito stabiliti Visdo-mini, Baili, come a Costantinopoli, Delegali, corrispondenti a’ posteriori Consoli, sebbene anche allora esistessero. Infatti nel 11 17 Teofilo Zeno sostenne l’uffizio di console in Soria. Ma si ritorni al doge Michiel, che morì neh 102, e dicesi ucciso da Marco CassoIbo,che subito espiò sulla forca il suo delitto ; ed il corpo del doge fu interrato pel portico della chiesa di s. Marco. Osserva Meschini, che sotto questo dogado si aprì l’epoca più splen dente alla repubblica per l'europeo pensiero di domare la prepotenza via via crescente de’ maomettani, nemici acerrimi tuttora e ingratamente intolleranti del nome cristiano. — Oedelafo Falie.ro XXXIV doge. Uomo eloquentissimo , chiaro per ingegno, prudente ne’ consigli, strenuo nell’armi, giovane d’età e vecchio di senno, fu eletto nell 102 a capo della nazione. Fu però infausto il principio del suo reggimento,perchè nell io5 preso fuoco nella casa d’Enrico Zeno a’ ss. Apostoli, fu tale la veemenza di quel- lo, che più chiese, monasteri e parecchie contraile, essendo ancora le case per lo più di legno, arse quasi in un punto. E pochi giorni dopo un altro incendio, u-scilo fuori dall’isole Gemine presso Castello,si distese e divampò una gran parte della città : distrusse 24 chiese e diversi monasteri, e pressoché tutto il sestiere ih Dorsodui'o, e secondo Corner gravemente danneggiò la basilica di s. Marco e il palazzo ducale. Compiansi i due furiosi e disasti osi incendii, nella descrizione delle chiese che annientò o rovinò. Oltre di che verso quel tempo anche Malamocco per l’altezza dell acque inaline soffrì la sommersione che fece fuggire il resto degli abitanti a Chioggia, ove già era stata trasferita la sede vesco vile, e così vi rimase stabilita. Intanto che a Venezia si stavano con edificante gara ricostruendo le chiese, i monasteri e le case di pietra in più solida e più nobile forma, il doge nel 1 1 1 1 armò per la crociata una flotta ili 100 vele, la quale cooperò all’assedio di Tolemaide o s. Giovanni d’Acri, di Sidone o di Berito. Baldovino I re crociato di Gerusalemme, ricompensò i servigi de’veneziani, concedendo loro la proprietà cl’una 4-a parte di Tolemaide, la libertà di commerciare in tutto il regno di Gerusalemme, ed il privilegio di non esser sotto ad aitivi giurisdizione che a quella de’loro inagi-
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ordinare sacerdote nella sua privata cappella il monaco di s. Giorgio d. Antonio Roerio, e nel pomeriggio visitò la chiesa di s. Clemente in isola. Rilevai nella biografìa di Pio VII e altrove, diesi trattò di farlo restare in Venezia, o ili trasferirsi a Vienna fino alla pace gcuei ale. Ma
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, ma temendo anche per se scrisse al capitano generale della flotta di ritirarsi a Corfù per difendere l’isola, e poi incaricò il suo oratore a Costantinopoli di dissuadere il sultano dalla disegnata impresa del golfo. Crescendo i timori, la repubblica prese altri provvedimenti, e doversi trattar la flotta turca amichevolmente, per risentirsi ancora della guerra sostenuta^ curare la conservazione della pace
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nell’isola di s. Giorgio in Alga, ove avea professato la claustrale osservanza. Ma i canonici della cattedrale vi si opposero,ed olteuneroche fosse deposto nella loro chiesa, ove tuttora si venera nella cappella maggiore, nell’urna ove fu riposto a’4 gennaio 1666. La sorreggono 8 Angeli, e sopra di essa è la statua del Santo in atto di pregare per la patria,circondato da!le4statue in marmo de’ss. Pietro
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.Quivi egli,appagata la sua divozione, animi* rò il magnifico tempio, tutte le preziose cose che lo rendono sorprendente,il tesoro allora ricchissimo; e dopo averne goduto il prospetto esterno e la meravigliosa sua vasta piazza, ritornato alle sue barche, s’indirizzò all’isola di s. Giorgio Maggiore. Ricevuto da vari vescovi eda’monaci benedettini del monastero, orò nella chiesa,con molta compiacenza
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, prima d’entrare in conclave) a tutti i religiosi, dopo il rinfresco accettando un mazzo di fiori di seta de’ più belli che si lavoravano a Vicenza, coll’immagine in seta del Santo adorno con merletto d’oro. Nel pomeriggio andò dagli eremiti camaldolesi di s. Clemente in isola. A’6 sapendosi che il Papa voleva visitare s. Giovanni Nuovo, tutta la strada fu vagamente ornata e le finestre con ricchi drappi
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dopo e fu sepolto in s. Zaccaria. Avea per sua divozione fondata la badia de’ benedettini di s. Giorgio Maggiore, isola dalla famiglia ducale detta Memmia. —-Pietro II Orseolo XXVI doge. Figlio di s. Pietro I Orseolo, aveva forse 3o anni quando nel 991 fu eletto doge, e per le sue gloriose azioni rese celeberrimo il proprio nome. Estiute primamente le discordie tra’nobili, riportò dalla corte bizantina privilegi
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756 del Neipperg, l'arciduchessa avesse sposato il conte Carlo di Bonihelles austria • co.suo maggiordomo e presidente del consiglio), a’20 partì egli per l’isola dell’Elba di Toscana (V.), a lui assegnala. Dopo la deposizione di Napoleone, i confederati parteciparono al savoiardo conte Bellegarde maresciallo austriaco, già surrogato ad Hiller comandante in capo dell’armata d’Italia
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lieto crede che da queste fortificazioni nel lata d’ Olivolo, il luogo abbia assunto ¡1 nome di Castello; però l’ab. Cappelletti ritiene che i vescovi ivi residenti cominciarono nel 1091 a lasciare il titolo di Olivolesi e prender quello di Castellani. Ma a suo luogo già dissi che l’isola ora nominata Quinta Valle, fu detta Oli-volo per la sua forma d’ un’ oliva, e Castello dall’ antiche vestigie
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della soprintendenza de’inercati, de’prez-zi e della polizia correzionale, portavano in seguo della loro dignità bastone inargentato. La popolazione dell’isola com-putavasi a qunsi 1 70,000 anime, divisa nelle 3 classi di nobili feudatari, mercanti e popolani, contadini liberi e parici obbligati a diverse opere e pagamenti, e n lavorare le terre de’loro padroni, ina a’quali la repubblica avea concesso di potersi
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Gran Maistro haver preso ditta lerra di Modon con uno galion, 3 galie et 2 fuste, con il Iratato soprascritto. Lettera dii ditto provedador, di 10 dito, ricevuta ut supra. Inmediate, per saper la verità di tal nova, spazai per diverse vie cavalaroli qui atorno l’isola a li passi et porli, dove sogliono passar navilii, et a dì 10 se discoperse in questi mari 6 galìe»con mezze chebbe, uno galion, una fusla
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e Barbaro Alvise. » » » tesoriere nella Patria, 201. » Grado (a) conte, 201, v. anche Diedo Domenico e Dolfln Valerio. » Isola (di) podestà, 201. » Legnago (a) provveditore e capitano, v. So-ranzo Maffio. » Lonigo (di) podestà, 200. » Marostica (di) podestà, 200. » Martinengo (di) podestà e provveditore, 200. » Mestre (di) podestà e capitano, 201, v. anche Marin Giovanni. » Monfalcone (a) podestà, 201
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419 MDXXXI, GENNAIO. 420 alcuni di queli signori, luto però con grande ale-greza et piacer ; non cessò etiam li fochi et il tirar di le bombarde per dar gran signal di festa et di alegreza. Item, da poi fu messo in altre due stantie due tavole per la colalione, l’una per lo imperator P altra per le damasele, qual fumo coperte di laze P una sopra l’altra de tutte le confezione che si possino trovar ne Pisola di la Madera in Valenza et in altri lochi, et altri mangiari differenti, et vi erano confeti di pevere et sale et melegete et de tute le droge, et etiam confuti di aio per inganare le damisele. Intrò lo impérator a la colalione et slele in piedi con la regina sua sorela ; dove fu poi messo luto a saco, et vi era molle aque odorifere 204 et di tuie sorle gentilcze che si pò trovare, et cussi la regina tolse di quele cose el così etiam le damisele di le cose odorifere. Item, ussite poi lo imperalor di caxa di lo am-basciator che potevano esser da due bore da poi meza note, aronipagnalo da tuli li signori, el medesimamente P ambassialore con Sua Maestà, et andò al suo palazo, el li honieni che danzavano con le spade li andavano sempre davanti, dii che ne hebbe gran piacer. Tulli li cristalini et queli altri vasi di terra di Portogallo fu messi a saco et fu robalo meglio di trenta marche d’argento, dove da poi fu trovalo in caxa di la regina uno vaso che lei haveva fato portar con aqua odorifera. Item, l’altro zorno seguente che fu mercordì, per esser stato qualro (empori,’ lo ambasador non invidò, tamen non cessò però li fochi, el dentro in caxa bufoni el danze di spade et altro dove molle genie ne hebono gran piacere et gran festa. ' Item, el giovedì haveva lo ambasadore invidato el legalo dii Papa Cardinal Campegio et nun-tio et ambasadori di Franza et ambasalori dii re de Romani, Inghiitera, Venetia et Savoia et di tuli li altri principi de chrisliani che in questa corte si trovano, et episcopi et arzivescovi el li coman-dalori de Calalrava et de Lion et dii marchese de Vilafranca et altri signori italiani et marchesi et conti spagnoli a una gran tavola, el queli che eran invidali non doverano esser più de 24 ma venero tanti che fu poi bisogno fare due tavole, dii che ne la seconda vi era il conte deAllemura el altri signori. * Item, mandò lo ambasador che fusse messo in la sua calle imo anelo per corer, et in mezo molli precii da 30 in 40 marche d’argento ma picoli, per le damesele, spechi mollo beli, pater* I nostri de cristalo et altre belle cose, el da poi I che fumo venuti li invidati venero da zerca 24 a corere lo anelo, tutti mascarati, et alcuni veslidi da donna ; a questa corsa fu gran numero di lorze accese, el così con fochi et tirare de arlelarie come fu li giorni inanti. Item, fornito che fu il corere di P anelo rom-peteno Iute le loro lanze in terra mollo politamente, et così quela noie vi erano alcuni voltiza-dori che facevano mirabilia, sederno a la tavola, et se fumo ben servili el giorno avanti meglio sono stali adesso, de sorte che per iuditio de alcuni dicono che questo ultimo bancheto fu avan-laggialo da P altro. Da poi la cena, fu recilada la comedia nominata de Guoerto de Giubileo luta de inamoramenlo, che per esser cosa tanto diletevole a li auditori et haver in se tanta gratia, ebbeno essi signori spagnoli lauto piacer el rider che non si pò dir quodam modo che sariano restati de mangiare el bever per sentire tal cossa ; et da poi che la fu recitata fumo a la colalione, quale erano in due caxe el messa su due tavole ivi se asetorno el comen-zorno a mangiar, et poi messcno a saco tute le con-felion et ogni altra cosa che era li magnativa, et fu preso quela sera da zerca 20 marchi d’arzento, et fu ancora questa note rnomarie el altre assai inven-tion, in modo che in tutta questa lerra et all re terre circumvicine non si parla d’altra cosa se non di questo triumpho, la qual è stata una festa che mai in queste bande fu fata, la qual per il manco è costala da ducali 6000 in zerca. Lo imperator ha mostralo tanto piacer el tanta salisfalion che fé gran careze a lo ambasador, che è cosa meraveiosa. lo spero in Dio, che la Maestà dii re di Porlogaio nostro signore lo bavera haulo per bene et ge lo ricompenserà, poi questo è tanto honore suo et de la patria. Altre cose molte se Iralorno in questa festa che non si pono scriver. Item, la nalion di Portogaio fece quà in Fiandra una festa el giorno di Santo Andrea de molli tiri de artellarie et fochi et bancheli, secondo il costume antico di la lerra, et elemosine a molti hospi-tali et poveri. Copia de una lettera di ... . ^05 Magnifico et generose tamquam frater lionorande. Non ho continualo di scriver a Vostra Magnifl-cenlia come faceva per il passalo, perchè d’alcuni mesi in qua per il suspeto che questi qui pigliano <*
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questo, inmediate per messo a posta signiiìchassemo il tutto al clarissimo orator nostro a Constantinopoli, con mandarli la relation, sotto perhò nome dii prefato Nicolò Chacharenga, aziò non habi a mesedar tanti nomi. Et manda la copia di la letera scrila ut supra, in qual avisa che, viste le galìe predille, haveano fatto far bandi per tutta P isola che niun gli desse recapito nè viluarie. Etiam manda la copia
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, et che la voleano metter in isola. Dice etiam il galion di Guielmo di Bellomo cargava fermenti et orzi per Barbaria per riscatto di so fradello, el che fra Loyson da Rodi havea armato tre galeole per passar in Levante. Item, Coeo Fasuol da Saragosa aver armalo un’ altra fusla el etiam altre 4 esser stà armale, non sa dir perchè. lkm, referisse Tripoli esser assedialo da mori, et che’l Gran Maistro li dovea inviar
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dii Moro in persona era andato dentro, qual havea lassato le soe galìe, che son numero 10, a Melbelin, dice edam che un navilio da Syo havea veduto a Melbelin una festa spazata dal Signor, qual andava in Barbaria a chiamar Barba-rosa venisse dal Signor. Item, dice che una di le galìe di Monaco, zoè la capilama, se havea rotto sopra P isola di la Nichosia ne P arzipielago, et questo ha bauto
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, includendo l’isola de Sicilia, coniugandoli per tutto Marzo, haver debbi de don soldi 25 per sler et per tutto aprii soldi 20 per sler, et per tulio Mazo soldi 15 per ster, et uno terzo de trala ut sup: a. Quelli che da mò fra luto 15 Feverer se vegnerano ad obligar de condur frumenti Irali de fuor del Colpho a banda senestra dal Cao delle Collone in là verso Conslanlinopoli, condugandoli per tutto Aprii
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