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8.°, a p. 242 24^ ( segnate per errore 66 67 ). E un suo sonetto in morte della detta Gaspara Stampa sta nelle Rime di essa ristampate a Venezia nel 1758 a pag. xxxvn. Le genealogie patrizie del Barbaro registrano fra’ Veneti questo Giorgio Benzon , e diconlo figliuolo di Gabriele q. Giannantonio, e di Bar-tolomea Barnabò q. Bortolomio da Cremona ; aggiungono che del i549 si ammogliò in Dei-tilia Molin
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nelle più. volte ripetute sue Memorie dice che fu anco solennemente coronata in gran duchessa di Toscana . Ila poi sbagliato di grosso il sig. Sanseverino il quale a p. 113 narra che gli ambasciatori veneti fecero leggere ad alta voce il Diploma che dichiarava Bianca Capello Regina di Cipro, e che Antonio Tiepolo ( il Siebenkees dice il Michiel) a nome del senato le pose i pubblicamente sul capo la corona di quell’isola
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un forte eh’ essi a questo fine avean eretto nel sito detto Petadibò ( Sanuto LENA voi. 58i. e Cappe/lari'). Prese dai Veneti le armi a favore di Prisco o Fresco d’ Este figliuol bastardo di Azzo Marchese di Ferrara, onde farlo signore di quella città, i Ferraresi difendendosi, molti danni avevano a’ nostri recato. Per la qual cosa radunata da’ Veneti nel i5o8 una grossa armata e per acqua
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fra Carlo VI, la repubblica di Venezia e la sublime Porta. Restò l'imperatore in possesso di tutte le conquiste fitte sino allora, cioè della Servia con Belgrado, diTemeswar e d’una particella della Valacchia con altri vantaggi. A’ veneziani restò Butintrò, laPrevesa, Vouizza, (moschi, l’isola di Cerigo, con altri vantaggi,ma non affatto compensanti in menoma parte la cessione de’regni diCandia
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e di Caifa: la i .* resistette, In i.a si prese. Indi venuto a morte Goffredo, i veneti e i franchi si recarono a Gerusalemme, e lo videro spirare a’18 luglio 1100; e poscia ripa-Iriarono co’ss. Corpi, ricevuti solennemente dal doge, da’ magistrali e dal popolo, con gioia universale e religiosa. Frattanto Durazzo, per denaro da’ greci anteriormente ceduto a’veneziani, cadutoli) potere de’normanni, dava
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io6 ove fondarono il monastero di s. Antonio; mentre i monaci benedettini dell’isola di s. Ilario, dalla diabolica furia d’Ezzelino III dipoi furouo costretti a salvarsi a Venezia in quello di s. Gregorio. Tuttavolta s. Ilario fu poco dopo ripreso da Giovanni Tiepolo, ma il crudele Ezzelino III lo fece barbaramente perire. La repubblica che già avea dato segni d’avvicinamento alla lega lombarda
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voler aderire alla Chiesa cattolica, come avea giurato a Urbano V, i genovesi e i veneziani darebbero appoggio ad Amedeo VI, se ne li richiedesse, per ridur-velo colla forza; potrebbero i genovesi navigare nel golfo giusta i patti del i 355; veneti e genovesi si asterrebbero per due anni dal commercio della Tana. 11 Carrarese promise non molestare le possessioni veneziane nel Trevigiano
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, il quale adduce prove del valore de’ veneti nell’arte edificatoria, come la muraglia, per que’ternpi prodigiosa, innalzata dal doge Pietro Tribuno Memmo nel 906, che dal sito del rivo di Castello, dove al presente verdeggiano i Giardini pubblici, distendeva«! sino a s. Maria Zobeni-go. Imperocché essendo troppo »-sposta l’isola di Rialto alla temuta incursione de’ pirati, non solamente fece costruire
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, certamente dell’ordine di s. Stefano /, ottenute dal Papa, che inoltre somministrò quel denaro che potè in aiuto de’veneti. Il Morosini nel 1684 cominciò la guerra con l’espugnazione del forte dell’isola di s. Maura, l’antica Leticade, a’ 6 agosto, fortezza di molta considerazione, dal di cui acquisto dipendeva anche quello di tutta 1’ isola, donde i veneti ricevevano spesso non piccoli danni
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sto alla stia elezione al dogado. Nel i 187, a mezzo degli ambasciatori Giovanni Po-lani, Pietro Dondidio ed Orio Orio, ottenne dall'imperatore Lotario 11 la conferma de’ privilegi antichi. Molestati i veneti da’ fanesi, il doge con un’ armata li costrinse a ritirarsi, ed a pagare annuo tributo; altri vogliono che Fano molestato invece da’ ravennati e da’ pesaresi, invocato l’aiuto
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dice che Ottone III si fermò ad alloggiare nel monastero di s. Servolo, ed altrettanto confermò da ultimo il Zannini descrivendo l’isola, il che io feci pure nel § XVIlI,n.io). Il doge profittò di sì felice occasione per ottenere da Ottone III la confermazione de’beni veneti posseduti nel regno Italico, e ricchi doni si fecero a vicenda. L' imperatore fu padrino ad una figlia del doge eh’ era ancor
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; mentre la badessa gli presentò un ben lavorato secchietto d’argento coll’aspersorio, ed un eccedente quadro esprimente la R. Vergine col Cambino,s. Giustina e altri Santi, con bellissima cornice d’argento coll’arme pontificia. A’ si recò dagli eremiti camaldolesi a s. Clemente in isola, e poi passò nell’antichissimo monastero delle benedettine di s. Croce alla Giudecca, venerando prima in chiesa il ss. Sagramenlo
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specialmente all’erezione di un seminario per sacerdoti.2 Seguirono riforme nel 1631 ad opera del papa3 e nel 1640 ad opera dell’arcivescovo di Zara, Benedetto Capello.4 L’arcivescovo Luca Stella di Creta (Candia) (1624-1632) inviò nell’estate 1625 a Propaganda una relazione sulla sua attività quali-visitatore apostolico a Zante e Cerigo, che rivelava gli abusi dominanti e proponeva misure riformatrici
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LIBER VI 4l3 nuenfi hoite expugnata fuerat , Yeneti receperunt . Con- i?So tarenus Princeps , Vi&or Pifanus , Carolus & alii pri-mores , feptimo calendas Julii urbem ingreifi , Yenetis fignis per publica reftitutis , undeviginti Ligufticas triremes optime initru&as cum onerariis plerifque & vi falis immodica , in publicum redegerunt. I N
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DALMAZIA E ALBANIA 569 6. Barattino. 0 .... ICAEL • SIBENIC C. prec. 9 ... MARCVS • VENETI C. sopra. Ottone D. 18; p. gr. 1,47. Papadopoli, id. id., pag. 549, n. 16. O C. Pap. 7. Id. 0 • S • MICAEL SIBENIC C. prec. I) * -S- MARCVS -VENETI- C. sopra. Ottone D. 19; p. gr. 0,97 e 1,63. C4 SM e C. Stoc. 8. Id. 0 • S • MICAEL SIBENIC •• C. prec. Ij *• S • MARCVS • VENETI • C. sopra. Ottone D. 18
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a26 la celestia g Anche questa abbiam dalli detti manuscritti, nei quali è errore 1* aver detto PR.iKDiLr.cTrs GEORGIVS SALER NICOLAI CIVIS VENETI invece di proc. luectts (per delectvs), e 1’ er- F. DVCALIS GASTALDIO 1DEMQ. HVIVS MONASTERI! PROCVRATOR. QVI NAVALIS INCENDIO XVIII. KALEND. OCTOB. MDLXIX. DVM NOCTV TOTA VRBS OB COMBVSTVM TORMENT ARIVM PVLVEREM CONCVTITVR PROXIMIS AEDIFICIIS CVM
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. Vi fu poi un Alvise o Luigi da Canale f. di Luca q. Cristoforo del i5oo spedito dal Consiglio di Dieci insieme con Angelo Querini e con f>o fanti a guardia di due rocche nell isola di Corfù; e del i5oo sopraccomito di galea mandato dal generale Renedetto da Pesaro nell’ isola di Samotracia rettore, che scosso il giogode’Tur-chi s’era data alla repubblica. {BemboStoria voi. 1. 2 So. 2'jo. ) Questo medesimo
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del suo va-« lore Andrea huomo di grande eloquenza che ■>•> superò tutti gli altri nelle cose criminali, Af-r colò che mori per la peste passata ( 1 576) » Gian Battista, et Paolo il quale l’anno «571 « salvò con la virtù et con la grandezza dell’ a-•>1 nimo suo l’isola del Zante dall’ armi turche-« sche» . Dionigi, secondo le genealogie di M. Barbaro, era figliuolo di Andrea q. Dionigi Contarmi
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1847
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) 566, 567. (Accademie varie) 274, S48, 568. (Pittori) 673. — Isola descritta (Motchini) 602, 603. (Fanello) 708. (Stemma) 315. (Prerogative) 452. (Lapide antica) 788. —Gnatli cioè Muranesi 265. — ((sola e Chiesa di S. Michele descritta dal Diedo) 618, 619. (Privilegi) 23. ( Libreria) 579, 580. (Ornati) 646. (Tavole antiche) 679. (Collegio) 346, e v. Michele (S.) Murano (da) Andrea 636
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; ma questa appena n’ebbe sentore, si ritirò ne’suoi porti, e die’motivo al Zeno di concepire altra impresa. Si propose il considerabile conquisto dell’isola di Scio, chiamata il Paradiso della Grecia. A’7 settembre 1694 giunse in faccia dell’isola, dove sbarcate le milizie solto il comando del pur nuovo generai Steinau, fu preso incontanente senza contrasto il Castello di mare, lasciatasi libera l’uscita a’ 200 turchi
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