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; perciò avvertenza intrinseca è quella di doversi tener presenti gli articoli Aquileìa eGiìA-do, ma principalmente Udine. In questo pertanto dissi, che Agostino vescovo d’Aquileia del 407, poco dopo fu ili.0 a cercare un sicuro asilo nell’isola di Grado, da tempo antico quasi sobborgo e porto marittimo d’Aquileia, presso le lagune di Marano già sede vescovile, nell'A-quae Gradatae, e fu tenuto
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di Torcello, che li ritrovò nascosti sotto la mensa dell’anteriore. Ne’ Siti pittoreschi ne fece dotte osservazioni il conte Cicognara , con interessante incisione del suo interno, disegnata da Vincenzo Sgualdi e intagliata da Marco Comiralo. Nel 1829 dunque scriveva il Cicognara, che dare alcuna notizia del tempietto elegantissimo di s. Fosca, che forma uno de’più belli ornamenti dell’isola di Torcello
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dell’isola di Perini, occupala dagl’inglesi, di che pure tenui proposito ne’ citati volumi. Mai non intese il governo turco confondere le due questioni insieme (di recente scrisse la Presse, e riportò il Giornale di Roma del i858 a p. 970. » Che lord Redcliffe sia o no riuscito nella missione che gli si attribuiva d’ottennere dalla Sublime Porla la cessione di Perini per 99 anni, l’Inghilterra
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da cui pare incoronata, colle fabbriche circostanti. Ili-torno alla chiesa e al monastero di s. Croce. I cittadini dell’antica provincia di Venezia o delle Venezie, ricoveratisi per limole de’ longobardi nelle lagune della Venezia marittima, nell’ isola di Luprio fabbricarono questa chiesa, a merito de’ Badoer,altri attribuendolo a’Mastropie-ia oggi Malipiero; riferendo la tradizione averla consngrata il ivescovo
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poi con esse anche le caritatevoli ollerte de’fedeli, fu nell’ isola della Giudecca acquistato un sito e fabbricato un ampio conservato-rio, in cui nell561 entrarono 4° vergini colla benedizione del patriarca Trevisano, e poscia si dilatarono di molto nel numero colla divina assistenza. Contigua alle abitazioni del pio ricetto fu fabbricata una non molto ampia, ma ben ideata chiesa, con facciata di marmo
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di sue rendite. Intanto avendo il veneziano b. Paolo Giustiniani monaco camaldolese fondata nel primiero rigore della regola di s. Benedetto e della riforma di s. Bo> niualdo, la congregazione de’ Camaldolesi Eremiti, con generale applauso, il magistrato veneto delle Rason vecchie gli offrì nel 1 523 la chiesa dis. Vitale di Poveglia, isola della diocesi di Chioggia, perchè vi venisse ad abitare
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che ponendosi poi una vedetta a quella parte dell’isola di Zante che più si stende a oriente, egli potesse riconoscerti i segni dell’ultimo e a lui più vicino. Per questo modo il Canal venne a sapere il soccorso recato a Corone a più di ioo miglia di distanza, e a Venezia se n’ebbe la notizia prima dell’im-peratore o di altro principe d’Italia, cosa che a noi abituati a’ telegrafi par semplicissima
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alla città sorge la seguente isola. i4- Chiara. Ne ho parlato nel § X, n. 23 , siccome unita alla ciltà di Venezia per un ponte ligneo. Più lontano e sul canale che guida alla prossima terraferma, s’incontrano le due seguenti isole: 25. S. Giorgio in Alga. E situata a ponente di Venezia, in quella parte della Laguna che conduce a Fusi-na, canale all’ingresso delle Lagune, e alla metà oppuuto cbe stendesi
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di quest’ isola e de suoi illustri abitatori la eh. Giustina Reuier Michiel, ne’ Siti pittoreschi, col disegno di essa , terminando 1’ elegante descrizione e il magnifico elogio de’mechita-risti con queste parole. « Uomo ! di qual paese tu sia, tu potrai parlar ad essi nella tua propria favella, narrar le tue usanze, comunicare i tuoi lumi ricevendone altri in concambio, infine troverai quivi vera ospitalità
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che trovandosi in Venezia recaronsi a venerare il Pontefice. Resa la 1 .* ubbidienza di adorazione a Pio VII, il i.° Cardinal diacono Antonio Doria, circa un’ora avanti mezzodì, dal verone sovrastante la porla principale del monastero di s. Giorgio Maggiore, corrispondente alla piazzuola dell’isola,annunziò il nome del novelloPa-store universale, alla moltitudine veneziana e forestiera che I’ attendeva
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disse: Uom morlo non fa guerra. Furono tumulati : in un’arca nella chiesa di s. Stefano Francesco I; ed in s. Marco in Boccalame, isola ora abbandonata dalla parte di Lizza Fu-sina, o a’ss. Biagio e Cataldo alla Giu-decca, o a s. Giorgio Maggiore, Francesco III e Jacopo fratelli. Ma se è incerto il luogo preciso ove fu sepolto il padre, più incerto è ove riposino i suoi figli. Le circostanze
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V all’ ordine Gerosolimitano l’isola di Malta, qual parte integrante del regno di Sicilia, e onde metterla al coperto da’ turchi, insieme a Tripoli di Barberia. La famigerata pace di Bologna fu I’ ultimo colpo che troncar dovea l’esistenza alla repubblica di Firenze, la quale vedendosi minacciata avea invocato l’aiuto di Veuezia, facendole considerare che se Carlo V s’impadroniva della Toscana, neppure
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, dotto, eloquente, di bello e dignitoso aspetto (onde poi all’isola di s. Cristoforo nella Laguna, donata alla sua congregazione di Mont’Or tone, per qua lito dissi nel § XV1 lì, n. 1 7, fu anche dato il nome della Pace ), inviato ripetuta-mente da Venezia a Milano, dal Papa, dal doge e da altri principi al duca Sforza, col veneziano Paolo Barbo, si concluse in Lodi a’9 aprile 14-5>4- A’veneziani
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9. |6 fattucchieria la sua resistenza) da lui u-sate, non siasi potuto ottenere dalla sua bocca quella verità che risulta dalle suddette scritture e testimonianze, solo mormorando travienti sotto i tormenti della corda, parole non intelligibili”. Mancandosi della confessione e della piena evidenza, venivasi a condannarlo al confinamento alla Canea nell’isola di Candia, di clima eccellente
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, a perpetuo soggiorno la prossima isola di s. Michele di Murano (e lo celebrai nel descriverla nel § XVIII, n.18), ove ravvolto nelle candide lane , e dello spirilo imbevuto del gran patriarca Benedetto, si educò fin d’al-lora, senza immaginarselo, all’alto uffizio, a cui serbavalo il cielo, e diede ben presto a conoscere che troppo augusto era il chiostro all’ampiezza del suo cuore e della sua mente
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in Bragora, in Bracala, sorge dopo breve cammino adiacente alla riviera. Poco distanti dal-1’ isola d’ Olivolo si alzavano di quasi eguale figura e grandezza due isolette , divise da un canale, perciò si dissero Zimolle ossia Gemelle o Gemine, sagre in antico a’ Dioscuri. I primi abitatori, fuggiti dal furorede’longobardi, vi costruirono le loro case e due chiese parrocchia-li
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per essere in faccia alla Piazzetta di s. Marco. i.S.Giorgio ¿Maggiore, volgarmentes. .Zorz/.Ne’teinpi remoti quest’isola,che meglio meritava partecipar della città che la men prossima Giudecca, era una semplice salina; e nel cominciar delsecolo IX offriva una vigna, e un boschetto di cipressi da’ quali pigliava nome,ed un molino in servizio del palazzo ducale, al riferire del eh. Giovanni Bernardini descrittore dell’isola
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il commendatore La Molta, per partecipare a Paolo IV, come i cavalieri dell’abito e nobili veneziani, confidando nel favore e appoggio della loro repubblica, aveano sprezzato d’ubbidire alle citazioni generali, colle quali nel precedente anno erano stati chiamati per andare al presidio di Malta, mentre si credeva che i turchi attaccassero l’isola; e non ostante che la citazione fosse stata confermata dal Papa
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di Cannaregio , s’incontra il Ghetto degli ebrei. — Superiormente col eh. Moschini, parlando dell'- isola della Giudecca, dichiarai che ivi non vi ebbero mai soggiorno i giudei, benché altrove col vocabolo Giudecca si disse il luogo abitato dagli ebrei,e lo rilevai nel voi. XXI, p. 18,e fors’anche in altri luoghi. Sull’origine dello stesso vocabo- lo può vedersi il prof. Roinanin, Storia di Venezia
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nelpalazzo medesimoaderenteal suo muro sul rivo, e conligua a! Ponte de Sospiri , pel quale si conducevano i rei in queste prigioni, e sono soprapposte le line alle altre, non già come il volgo credeva, stanze sotteira a guisa di pozzi; tali in-somma, quali le dissi nel luogo rammentato. » Il governo veneto inclinava alla dolcezza, e la sua saggia politica incuteva piuttosto il timore di gravi pene, di quel- lo die rigorosamente apprestarle. All’epoca della i .a invasione francese si esaminò il libro in cui i egistravansi i delitti e le condanne de’ rei di stato, e recò sorpresa il riconoscere , die dal principio dello scorso secolo sino al cadere della repubblica, furono dal tribunale supremo dannati a morte soli quattordici rei”. Un sacerdote cappuccino è cappellano curato de' carcerati. 3. Casa di Correzione in s. Croce alla Giudecca. / . § X, n. 29. 4- Casa faiìminile di correzione e di pena, unita alla chiesa dì s. Maria filnddalena delle Convertite. V. § X, n. 61. 5. Lazzaretto vecchio a s. Maria in Nazareth. Nelle lagune di Venezia vi sono due isolette denominale Lazzaretto T'ecchio e Lazzaretto Nuovo, anzi lai." anelie s. filaria in Nazareth. Meglio è che ne ragioni al § XVI11, 11. 7 e 8 del-l’isole. 6. Casa degli Esposti, volgarmente la Pietà,in s.Maria della Visitazione. Narra il Corner, che il deplorabile sregolatoe illecito amore, anche in Venezia e particolarmente nel secolo XIV, dava crudeli e luttuosi esempi; le illegittime snaturate madri abbandonando i loro frutti colpevoli, morti o semivivi, aH’allrui carità colla pubblica esposizione, e fors’anche per ascondeie ¡a loro reità , come altrove, scelleratamente gettandoli nell’onde o in alilo inotlo facendoli perire, togliendo loro cosia un tempo due vite, la temporanea e l’eterna. Altamente deplora il cav. Mulinelli, a p. i5y degli Annali di Ve- nczia, il suo mal costume, sommando allora l’infami meretrici ai i,654> Ia libidine facendo pure con allre i lussuriosi suoi sfogi, anzi la licenza era giunta ad attentare con rapimenti all’ onore delle donzelle. Non permettendo la divina misericordia il proseguimento di tanto barbarismo in Venezia, sui Trovatelli Bastardi ( V.), mosse fr. Pietro d’Asisi francescano a recarvisi nel 1 34o a spargervi il seme della parola di Dio. Questo sant’uomo di sommo zelo e d’egual carità, dopo aversi coll’apostolica predicazione acquistato il credilo e l’applauso universale, nel veder di tratto in tratto scandalosamente giacer semivivi sulle pubbliche strade miserabili bambini abbandonati da'loro immorali genitori, si sentì vivamente commosso l'animo da'loro vagiti. Eccitato dunque piamente nel cuore dalla divina provvidenza, che disposto avea il rimedio al grave male, si propose di fondare un pio luogo, ove si raccoglies-sero e nutrissero gli esposti fanciulli , molli de’ quali perivano bene spesso anche prima d’essere rigenerati nel battesimo , e perciò in perpetuo dannali nel Limbo (V.J. Pubblicata dal pio uomo la sua virtuoso intenzione, e implorata nel i346 dalla religione e moralità del governo il permesso di fondare l’ideato ricovero; infiammato dal sentimento d’amore pel prossimo, cominciò a cerca-redalla compassione e carità de’fedeli gli opportuni aiuti, elemosinando in persona di porta ¡11 porto non con altri termini, che con ripetere ad alta e flebile voce Pietà Pietà. Da questo il buon uomo, ch’era di piccola stalura, ebbe il soprannome di fr. Pieruzzo della Pietà, col quale è conosciuto come 1.° fondatore del pio luogo della Pietà. Piadunati poi alcuui divoti uomini, con essi istituì nello chiesa di s. Francesco della Vigna, di cui nel § X, n. 27, la confraternita sotto la sua invocazione, la cui cura fosse raccogliere dalle strade e piazze gli esposti e abbandonati bambini, (oliatili colla morie e cou
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