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1806
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. 3., d’essersi adattato ai vocaboli usitati, sebbene non i più precisi. Per la qual cosa si ponno francamente riconoscere nelle citate Isole quelle, che descrissero i predetti Veneti Viaggiatori, essendo gli unici, che a quella stagione abbiano dato notizie di que’ luoghi, i quali solo in pr egresso di tempo meglio si conobbero, lorchè dietro altro Veneziano Sebastiano Cabot-ta, di cui al num
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, di molti fabbricati moderni, ad uso case civili e popolari. Nè è da dimenticare che — regalo non eccessivamente gradito — nella nostra isola furono relegati molti degli sfrattati dalle case veneziane, e abitano adesso nei baracconi che sorgono sul terreno dietro le scuole e nella sacca cui si accede per la lunga via dell'Accademia dei Nobili. Sicché si può argomentare che la popolazione attuale della Giudecca
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di san Giovanni Battista si venerava una reliquia di san Romualdo. Vi era anche la scuola dei cuoiai o curameri dell'isola, sotto la protezione del santo titolare. A San Biagio faceva capo invece la scuola dei « filocanepa ». A santa Croce si conservava il corpo, senza il capo, di sant’Ana-stasio. patriarca di Alessandria, che compose il III simbolo, dopo il Niceno. Nel 1727. al governo
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1917
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dalmate, trovò per combatterlo i petti, le braccia e la ostinata virtù di Venezia e de’ suoi figli più fidi, i Dalmati. Ma più forte del valore dei Veneti e dei Dalmati era talvolta la potenza degli Osmani, che si credevano ormai invincibili sui mari. Rotta l’armata cristiana, sotto il Duca di Medina-Coeli, all’isola delle Gerbe, conquistata Rodi, invasa l’Ungheria, stretta Vienna d’assedio (1529
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1939
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, nella barena e nella passerella, nella petraia e nella macchia. Sono quelli dell’ Isola Morosina e quelli di Parenzo, quelli di Grado e quelli della Sdobba, quelli di Monfalcone e quelli di Durazzo ». Mare di Dio, che sceveri le sorti dei combattenti nella sacra guerra, io ti prego: non rendere i tuoi morti, Mare, alla terra... Mare di Dio, le vittime che celi tu non rendi, nè odi le querele dei sùpplici
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1908
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ARMI BIANCHE CORTE 59 H 21 — Fusetto con lama triangolare a punta acutissima, lunga 0.22, larga 0.009 (fig. 18;«). Impugnatura di legno intagliato a spirale con incrostazioni di osso. Piccolo elso a croce con pomo di ferro. Questa è arma dei secoli xvi e xvil, proibita severamente nei bandi e permessa soltanto ai bombardieri. I fusetti dei bombardieri veneti furono anche chiamati Cento-venti
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1903
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3(5 Novi schizzi dall’ Adria l’esportazione appena nel 1459). Un altro articolo importante d’esportazione dell’ Istria era l’olio. Essendo la pianura padana priva d’olivi, i Veneti erano costretti a ritirare l’olio dall’ Istria. Isola, il cui olio era magnificato da Plinio, era la piazza principale di questo commercio. Nell'angolo più estremo dell’Adria di nordest troviamo porti
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1854
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piedi veneti 45 e larga 26, con altezza corrispondente, e può riguardarsi poi come una galleria preziosa della scuola veneziana, in quanto ai rari e sontuosi dipinti che in vario ordine ne arricchiscono le pareti. Poiché a gara le chiese e le corporazioni concorsero ad abbellir degnamente il novello interessante Santuario, e il cenobio dei Crocicchieri aveva dato, ad ornamento appunto della Sagrestia
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1931
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a Torino — salito al trono il 9 gennaio 1878 — assassinato da mano scellerata la sera del 29 lugli': 1900 in Monza. RIALTO. — La maggiore delle isole su cui sorge Venezia — la prima isola della Laguna abitata dai fuggiaschi di terraferma, e prima sede del governo dei Veneti dal IX al X secolo. Angelo Partecipazio vi fu primo Doge nell’811.
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1896
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, Isola Dovarese, Turris Montisauri (di Montesano ?) nel Cremonese, coi loro confini e pertinenze, come pure dei luoghi, presi nell’ultima guerra contro il duca di Milano, di Asola colla sua quadra nel Bresciano, e di Sabbioneta e pertinenze nel Cremonese ; promettendogli che in tali possedimenti Venezia non inquieterà mai nè esso Gonzaga nè i suoi eredi, quan-d’ essi si conservino a lei amici
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1878
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dai suoi ambasciatori e dagli inviati veneti Barnaba Girardo e Maifeo Michele. Venezia assente ai suoi cittadini di andare nel territorio di Tripoli a caricar sale di Cherchenek e di Ras-el-Mochebez, restando fermo il trattato n. 163. Data nel palazzo ducale di Venezia. 202. — s. d., (1356). — c. 83 (82) t.° — Francesco Buono vicario del patriarca di Grado alla Signoria. Il defunto doge Giovanni Gradenigo gli commise
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1878
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DOGE: GIOVANNI DELFINO. di coadiuvare i mandatari degli ufficiali al Cattaver nell’ esercizio del loro dovere, d’inquisire circa i contrabbandi di competenza di quel magistrato. 142. — 1359, ind. XII, Agosto 7. — c. 69. — Gian Bernardo da Cison notaio e inviato veneto espone a Pietro Dandolo podestà e ai giudici di Trieste che 13 mesi addietro i legni veneti alla custodia delle spiaggie istriane
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1907
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dogé: Marinò gRimAnI. 103 nunzio apostolico a Venezia (y. n. 68). Per sopperire ai bisogni della Chiesa e a difesa della cristianità, decretò siano imposti 50,000 scudi d’ oro su tutte le rendite ecclesiastiche degli stati veneti, (eccettuate quelle dei regolari cassinesi di S. Giustina e delle altre 12 congregazioni fatte esenti da Pio V, quelle dei cardinali, dell’ Ordine gerosolimitano
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1907
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del sultano pel pagamento del tributo dovuto da Venezia per l’isola di Zante, mediante lo sborso di 1,500 zecchini a Jussuf ebreo a saldo di panni di seta venduti al detto tesoro. Data a Costantinopoli il giorno 2 di Rebiulevel 990. 55. — 1590, Gennaio 13 (m. v.). — c. 48 t.° — Deliberazione (in volgare) del Maggior Consiglio, con cui Paolo Sfondrati cardinale ed Ercole e Francesco suoi fratelli, nipoti
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1883
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dall’ isola e dai dominii veneti fuor del Golfo ; se vi saranno trovati, abbiano carcere a vita. Nicolò detto Alessio Ainigeto, reo di aver fatto la spia a favore dei ribelli e di aver cercato di aiutare la fuga delle costoro mogli, sia appiccato.
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1903
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. Allegato: 1502, Dicembre 14. — Versione in volgare di diploma con cui Baiazette (II) sultano dei turchi dichiara di aver fatto pace con Venezia alle seguenti condizioni: L’isola di S. Maura con quanto contiene sarà restituita; il paese che fu dei Cernovich (il Montenegro) resterà al sultano che 1’ aveva conquistato ; i confini fra esso e i domini veneti saranno fissati da commissari
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1903
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a Isola Farnese (v. n. 45). 44. — 1527, Maggio 30. — c. 93. — Marco (Vigeri della Rovere), vescovo di Senigallia e governatore del ducato di Urbino, dichiara (in volgare): che 82 barili di polvere ed altre cose, mandati da Venezia al provveditore generale colle barche su cui vennero i capitani veneti Andrea Vassallo e Nicolò'di S. Maria, furono depositati nella rocca di Pesaro a disposizione
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1876
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. _ s. <j>; (1309). — c. 144 t.° — Ducale agli ambasciatori veneti alla S. Sede. Espongano i modi con cui Venezia provvide a frenare e domare i greci scismatici e ribelli che avevano occupata l’isola di Candia, fra’ quali s accenna al- l’istituzione di 230 milizie, alla cui dotazione concorsero volontariamente anche gli 13 COMMEMORI ALT, TOMO I.
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1876
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nè ad e6so re, nè agli spedalieri, nè ai baroni dell’ isola, come vorrebbe il re d’Armenia ; descrive la tirannia del defunto ; prega che Venezia s’ adoperi per la liberazione dello stesso re di Cipro (Enrico II) dalle mani degli Armeni, facendo considerare le conseguenze fatali d’ una morte eventuale di quest’ ultimo. V. Mas-Latrie, Sist. de Vile de Chypre ecc., II, 116. 450. — (1310), Agosto 28. — c. 157. — Nicolò cardinale
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1939
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de son mérité, que je leur ay plusiurs fois ouy dire tout haut en le considérant dans les fonctions publiques: L’é adorabile quel vechio ». Nei primi dieci anni del suo dogado infuriò più che mai la guerra contro i Turchi, che terminò infaustamente per Venezia con la perdita di quasi tutta l’isola di Candia, ma nei seguenti regnò la pace ed in mezzo ad essa la morte lo colse, il 26 gennaio 1675
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