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272 LE TRACCIE DELLA RELIGIONE MINOICA IN ITALIA I;essersi trovato nel grande ripostiglio di Bologna (che conteneva oggetti di bronzo pel peso di 1418 chilogrammi) anche fibule decorate coll’ambra, con vetro od osso, intatte, fa credere che non fossero tali ripostigli il magazzino di una fonderia. Nei sepolcri di Creta mancano le armi rotte. Le tombe di Cnos-sos, scavate a Zafer Papoura
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e di Micene, fatte pure dallo Schliemann, e finalmente gli scavi di Creta aprirono nuovi orizzonti nella civiltà mediterranea anteriore ad Omero. Ho tentato volgarizzare la civiltà grandiosa di Creta in un mio precedente volume; ora cercherò di far conoscere il periodo anteriore della storia, quello dell’età neolitica, intorno al quale si raccolsero molte notizie esatte in questi ultimi cinquantanni
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, delle quali due le rappresentai nella figura 97, la prima di calcare, la seconda a destra d’oro. Non abbiamo quindi alcun dubbio che tali vertebre servissero come ornamento, o come amuleto. Ora siccome in Creta non esiste alcun fiume dove viva il luccio, deve essere stata un’importazione la moda di ornarsi colle vertebre di questo pesce ; ed avendo io trovato queste vertebre nel terreno neolitico del Pulo presso Molletta
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Figure votive nell’età del rame 103 perchè difficilmente lo scultore avrebbe tralasciato di accennare lo mammelle. Appare in tali saggi di plastica quanto fosse più avanzata l’arte in Creta in ■confronto dell’Italia. Nelle terremare non si trovò nulla di simile, benché siano dell’epoca del bronzo, mentre qui siamo appena nell’età del rame. Pure caratteristiche sono le tre donne •che portano
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, onde ne i vasi di vetro o di creta si sogliono il doppio mantenere senza guastarsi. A fare che Tacque diventino dolci si toglie un vaso di creta che di dentro inverniciato non sia, indi con sottilissima cera se li ottura la bocca et di poi si cala nel mare tanto che tutto dentro vi si asconda et lassivi due o tre giorni al più, i quali forniti, levandosi si trova ripieno di dolce acqua et ottima da bere
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è nominato Obdangerio oppur Obalibato , e alcuni vi aggiungono anche il nome Marinus , e , il San-sovino , quello di Maxìmus ■ Circa l'appellazione ancora del suo padre havvi della diversità , altri facendolo figliuolo di Enogino, altri di Enegro, chi Evagrio , e chi di Eneogiro. Vedesi, che tutte queste varietà sono nate dalla mila lezione degli antichi primi monumenti , nei quali si trovò
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, nel 1629; e un Domenico, savio e con-siglier cinque volte, e otto volte oratore alle corti di Europa, poi doge nel 1657. Ed è questo Domenico, ch’eriger fece a sue spese più altari, e specialmente il maggiore nella chiesa di San Benedetto, con finissimi marmi, e con pala in Roma dipinta da autor rinomato; come, lasciando di enumerare parecchi monumenti, dai Contarini innalzati, e nelle chiese di Venezia
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, e nelle Isolette suburbane la Chiesa delle Vignole. Io meno qui per buono , che S. Giacomo sia forse la più antica Chiesa in Rialto proprio . Ma se fosse stata un tempo Parrocchia , non avrebbe ceduto quell’ onore a S. Giovanni. Non lo era nei 1079, quando i Fratelli Aurio de Confinio Ecclesia S. Johan-nis Confessoris donarono i loro fondi nofiro Dominicali, al Doge, & cuniìo populo totius patria Veneti# prò
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43 cate in Venezia nel 1&?0 in tre volumi con una lunga biografia scritta rial .Moschini ; sono lavori storici la Dissertazione nulla libreria di Venezia già menzionata, Solennità e pompe nuziali presso i veneziani. Viaggiatori emuliti veneziani, Monumenti deI principio della stampa. Al Morelli successe come bibliotecario alla Marciana monsignor Pietro Bettio. Scriveva i suoi cenni biografici
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DEI VIAGGIATORI VENETI MINORI Compiuta tale missione, si riportò a Venezia, ove contrasse matrimonio. Di tutte queste lunghe e varie sue peregrinazioni egli stese un’ampia relazione, che sotto forma di diario è compresa in ben 12 volumi manoscritti. Ove si lascino da parte le cose personali, essa riveste un qualche interesse, specialmente per quanto riguarda la Grecia e l’Egitto. Opportune
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DEI VIAGGIATORI VENETI MINORI 83 Serenissima, partì il 23 luglio 1516, lasciando come suo sostituto messer Daniele Dolfìn di Giovanni. Avendo avuto come movente il solo sentimento religioso, nel diario, ch’egli tenne con particolar diligenza, non sono curati se non i luoghi ed i ricordi resi sacri dalla vita di Cristo e dai Santi, trascurando spesso tutto ciò che non dà risalto all’aspetto
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golfi, isole, spiaggie, porti, città, fortezze ed altri luoghi dell’Istria, Quarnero, Dalmazia, Abbazia, Epiro, Livadia delineati e descritti. Venezia 1684. Costa E. — Storia del diritto romano pubblico. Firenze 1906. Costantino Porfirogenito - De administrando imperio. Bonn 1840. Csekey — A pragmatika szanktió Fiuméban. « A Tengcr » 1918, 355. Cubich G. B. — Notizie naturali e storiche sull’isola
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. Molte delle navi veneziane rimasero offese negli alberi e "nelle vele, e per riparare le avarie il nuovo Comandante ritenne necessario recarsi nelle acque di T ermia, isola nella quale esisteva un ancoraggio protetto dai venti del nord che si misero a soffiare con violenza subito dopo la battaglia. L'intendimento del Diedo era di riprendere il mare appena possibile, in ciò spinto anche dal volere
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in un ambiente di cordialità paesana, circondato da Piemontesi, Veneti e Lombardi, interpellato in tutti i dialetti fra suon di musiche e scoppi di mortaretti. E strani incontri: un ex-ufficiale di cavalleria che era stato agli ordini del generale Manfredo; un ex-soldato che Cagni aveva conosciuto in Africa, e perfino un ex-impiegato di Casa Reale. A San Carlos poi il curato, un salesiano piemontese
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dal canale, entrassimo alla Propontide, ossia mare di Marmora, così denominato dalla maggiore sua isola. Vedemmo Galipoli ne’ lidi dell’Europa e Silivria; e guadagnando i Scoigli chiamati Rossi o del Papa, dassimo fondo fra essi alla vista di Costantinopoli; mentre il bailo risolse d'aspettar ivi, non meno gli uffizi del suo antecessore, che gli ordini del sultano, acciocché le navi fossero potute
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, di guisa che l’anno 1821 si trovò ancora sanissimo e di I non ingrato sapore alquanto biscotto lascialo da’ Veneziani in Candin quando, nel 1669, dovettero cedere quell’ isola a’ Turchi. Il biscotto, falto colla farina dello Stato, si forniva ai soldati dell’ armala, ed a quelli di presidio nelle fortezze e provincie oltramariiie; serviva pure per la marina mercantile, la quale però ne pagava il valore
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1806
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ciò non fu delitto il seguire con tali scorte questa narrazione a Nar-sete ingiuriosa, prima che la critica moderna la rigettasse. 67. Siccome a questi confini del Nord-Ovest d’Europa sono varie indicazioni di Luoghi, ed Isole, le quali meritano seria attenzione, cosi tanto più volontieri entriamo a favellarne, quanto che maggiore ne risulterà il merito della nostra Mappa, e la gloria de’ Veneti
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1806
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Giava esser la maggiore, e l’isola Borneo la minore. Il Terrarossa nelle sue Rifless. Geogr., col Petricini stabilisce la Giava minore nella Terra Australe, e inoltre è creduta questa da esso, ed alcuni altri, il paese di Lohac, del quale parla il Polo 1. 3., c. 8. Il Toaldo ne’suoi Saggi di Studi Veneti, appoggia tal opinione, osservando che la lat. del regno di Samara predetto
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1806
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paludosa selva Volkonski, nella quale pongono il lago Fronow, o Wranow per fonte del Wolga. L’ isola poi, che nella piegatura di questo gran fiume, verso la metà del suo corso, col nome di Ama-zonia riscontrasi, esser potrebbe,una di quelle, che tratto tratto nel suo alveo si trovano, ma più rettamente si può intendere con tal nome disegnato il sito, che alle vetuste Amazzoni Scitiche all’Ovest
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1806
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brar la stella di Tramontana rimaner di poi verso Mezzodì, come s’esprime Marco Polo, la qual elevazione per tal effetto dal Toal-do, ne’suoi Saggi di Studj Veneti p*ag. 18., vien creduta di circa 8o°, e ben la indica il nostro Cosmografo anche con lunga lingua di terra, ove ciò scrive, la qual lingua è piegata ver l’Est, perchè il vicinissimo contorno , o termine della Mappa gli vieta drizzarla
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