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alle spietate invasioni del Barbarossa. Narra l’istoria come, ai tempi del doge Vital Micheli, il patriarca d’Aquileia, profittando dei dissidii suscitati per la contemporanea elezione dei due pontefici, Alessandro in e Vittore iv, irrompesse colle armi nell’isola di Grado. Era l’ultimo giovedì del carnevale. A tal nuova, accorsero i Veneziani i quali, senza molta fatica, fecero prigioniero il patriarca
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« STORIA DEL CONSIGLIO DEI DIECI « della venula di Antenore, che altri reputano anzi favolosa. Anche gli antichi Veneti, divennero alla lor volta tributarli ai Romani, cui prestarono, in seguito, così segnalati servigi, da lasciar credere che posponessero gli interessi della contrada natia, a quelli della gran capitale, alla quale accorrevano allora gli uomini più distinti d’ogni città
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CAPITOLO IV. 77 mano. E così di soperchieria ¡n soperchieria, i Turchi arrivarono al punto di protendere che gli ebrei stabiliti nei veneti possedimenti dovesser loro oltre 100,000 ducali, tenendone solidale l’ambasciatore della república, ed i mercanti ebrei dovettero proprio pagare la somma richiesta. Pertanto s’inorgoglì il sultano, e pretese alla conquista dell’isola di Cipro posseduta
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il conte Melaxa, uno dei più cospicui personaggi dell’isola e capo dei rivoltosi. Nè impuniti andarono i di lui compagni. Qui ci si offre il rarissimo caso di veder punito e mandalo in esilio dagli inquisitori di stalo anche un membro dei Dieci. Fu certo Gian Marco Calbo, il quale, quando Irattossi in consiglio di un capitolo di dodici canonici che Clemente xin, il famoso papa Rezzonico
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418 STOMA DEL CONSIGLIO DEI DIECI il senato di Venezia ne assunse la tutela, e così placidamente impadronissi del governo dell’isola; e ciò, alcuni dicono, in forza del testamento del re Giacomo (1\ Ma una tal cosa non garbò punto al re di Napoli, il quale, dal canto suo, fece tutto il possibile per contrastare alla repubblica un così importante acquisto: anzi ne vantava egli stesso un diritto
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L’esperimento dei fratelli Montgolfier, fatto nel 1783 in Francia, aveva interessalo vivamente gli uomini di scienza. Sua Eccellenza il Cavaliere Francesco Pesaro, Procuratore di San Marco fece costruire dai Fratelli Zanchi un «globo aerostatico ad aria infiammabile». Aveva il diametro di venti piedi veneti e sosteneva una lancia lunga tredici piedi. Il pallone fu lanciato il 15 aprile 1784
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. Poco tempo dopo t coloni veneti dell’isola di Candia si ribellavano, per avere il senato 0 pregadi negletto di ammetterli alle magistrature della madre patria. Sostennero tre anni di guerra, e non rientrarono nell’ obbedienza se non se dopo la perdita della città di Candia,
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CRONOLOGIA STORICA DEI DOGI DI VENEZIA La repubblica di Venezia ripete l’origine sua dai Veneti, antichi popoli d’Italia, discendenti, secondo alcuni, dagli Armoricani, secondo altri, dagli Hencti Paflagoni. Nel 452, sccsi gli Unni in Italia sotto la condotta di Attila, i popoli dalla Venezia, trovandosi incapaci a resistergli, rifuggivano nelle piccole isole giacenti lungo il mare Adriatico
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DALMAZIA E ALBANIA 453 LESINA Isola dell’Adriatico presso la spiaggia dalmata. Secondo il Lazari, nel 1424 è ceduta dal suo Signore Aliota Gapenna alla Repubblica di Venezia, che vi manda a reggerla un patrizio col titolo di Conte. Nel 1493 gli abitanti chiedono ed ottengono che, analogamente a quanto era stato concesso ad altri comuni della Dalmazia, sia coniata nella zecca di Veuozia una moneta
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gli animi scompigliati, e così fortemente prese a parlamentare: « Non doversi intimidire, nè infuriare contro qnel-1’ audacia; ma lasciar che il fumo della baldanza esalasse contro Malamocco che, non dando speranza di salvezza, non sarebbe più prima sede de’Veneti, ma sì Rivoalto, maggiormente da natura munito; non i tetti ma gli uomini essere e reggere lo slato; che se le fortunose vicissitudini
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388 LIBRO XXVIII, CAPO XVIII. devozione, quanto il popolo degli stati veneti in tutto il corso della guerra di Cambrai: nessun governo contraccambiò con maggiore liberalità i suoi sudditi fedeli, quanto il governo veneziano in questa occasione. Fu la buona riuscita di questa impresa su Padova, che inspirò nei veneziani il coraggio di accingersi a trattare col papa ed a tentare una riconciliazione
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. ancbe il Sanudo ove dia, lib. /, numerando tre sole colonie parla di questo doge. spedite in quest’isola dai veneziani : seppur (4) Vianoli, Histor. ven., lib. XI, pag. non ne ha confuso insieme qualcuna delle 3i 1, dell’ediz. di Venezia 1680. precedenti.
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di Manuele, il quale imperava nei giorni appunto del Micheli Vitale. Sul che soggiunge il Teutori : « li peggio si è che il Sandi passa a ri-» prendere il dotto Muratori, che avvedutamente assegnò le spedi- • zioui e conquiste del suddetto doge all’ anno 1125, epoca in cui » concordano i più accreditati tra’ veneti storici c cronisti. » (i) Kssa è nella chiesa 'li san Giorgio (2) I^o slesso abbaglio
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, se ’1 fecero anzi novello campo di novelle rapine ; e vi si cimentarono ben presto, coll’ accingersi all’ esecralo mestiere di corsari ; nel mentre, che non lasciavano di fare i ladri lungo le spiaggic dell’Istria, molestandone gli abitatori e mettendone a ferro ca ruba le abitazioni. Gl’ istriani, inabili ad aifrontarli, avevano imitato i veneti, e s’ erano rifuggili in un isola vicina : ivi piantarono una città
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, Monbello, Monrovinal, Monboraso, la Carma, i Murazzi, ed il villaggio preistorico testé scoperto sull’isola di S. Caterina, ci attestano come anche questa parte della penisola istriana fosse abitata da fitta popolazione nell’epoca preistorica o preromana che dir si voglia. Oltre alle testimonianze degli storici antichi, ed ai risultati della filologia comparata, gli scavi praticati nelle necropoli
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il non meno valoroso capitano d’ artiglieria marina Iiollosek. Frattanto altri rovesci subirono i Veneti. La batteria austriaca dei Bottenighi era quasi compiuta. Si credette giunto il momento favorevole per attaccarla. Li 7 giugno il maggiore Radaelli, comandante quella linea, avendo ottenuto alcuni soldati di fanteria marina, chiesti al comandante del circondario generale Ulloa, preparava ogni cosa per tentare
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delle strettezze della Repubblica per ottenere il ritorno dei Gesuiti negli Stati veneti. Cominciò dall’ obbligarsela col concederle di sopprimere alcuni Ordini claustrali come quello dei Crociferi che fino dal 1155 aveano sede in Venezia, e dei Camaldolesi che nel 1409 si erano trasferiti dal distrutto chiostro di Bron-dolo ad altro monastero loro concesso nell’ isola di Santo Spirito, e di giovarsi
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14 incaricò il Padavino (1), che consentendo il governatore che i Grigioni dessero il passaggio a truppe levate dai Veneti pei loro bisogni, purché non militassero contro lo Stato di Milano, potesse accomodare la vertenza. Il Fuentes, cedendo anche alle insinuazioni della corte di Spagna, si si piegò ; ma pare ne giurasse vendetta ai Veneziani e attendesse soltanto l’occasione per recarla
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, compiuto negli anni 1538-41. Il nome suo è compreso nell’elenco dei viaggiatori veneti in terre remote del codice Gradenigo 185 del Civ. Mus. Correr. Fonti.— Alberici, op. cit. p. 14. - Alberici-Capponi, Catalogo della Libr. Capponi, Firenze 1788.-AMATCU S. Fu,., I, 296. BIBLIOGRAFIA — Itinerario da Venezia a Roma sino a S. Giac. di Galizia Venezia, Agostino Bindoni, 1550, in 8°. PIETRO COPPO (n. 1469
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1928
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tra la terraferma e l’isola Bua, tra due ponti, uno verso l’isola ed uno verso la terraferma. La vecchia, antica, vetusta « Traguriutn » perla magnifica incastonata nel mare che la circonda e che ne fa una piccola Venezia congiunta alla sorella maggiore dai monumenti e dalle forme. Le strade, le piccole callette traurine, hanno una fisonomia particolarmente veneziana, che è aumentata dal dialetto delle donne
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