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774 IN LIBRUM DECIMUM Epitoma. Tpri incula defcriptio , atque infulanorum motus m cum Cornarti cade principio referuntur : Coriju- ■ é rati Veneta clajfis interventu inju/a excejferunt : Mocenicus ftatum infula fua prafentia firmavit : Albania , Epiratica , & Scodra defcriptio : Solimanus Eunuchus Scodram ingentibus copiis oppugnare adortus ejì : Veneti terra & aquis Scodrenfes obfidione
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5 44 IN LIBRUM SECUNDUM Epitoma. F Tranci feus Sfor eia Ticcenum agrum & Umbria partem oecupavit : Eugenius Tont if ex ex urbe pulfus eft : Omnes Sfor ciana & Brachi ana copia in Ve-trallenß agro pene conflixere : Bellum a Vicinino in S abini a propemodum e ft reparatum : Ticininus foci ales copia s ad Himulam ingenti eia de Juperavit : Marfìlius Carrarius capitali fupplieio e ft a Venetis affeHus : Ge• nuenfes Alphonfum T{egem navali pralio ad Cajetam vice-runt : Genua a Thilippo de fecit : Luca gravi obfidione a Florentinis preß a eft : Confi antinus Talaologus Imperator & multi Chriftiani nominis Antiftites Ferrariam de re Chriftiana eum Tontifice a Huri convenere : Veneta copia ad Abduam pene intercepta funt : Cofmus Medices Vene-tias publico nomine eft miffus : Sforcia (¿f Ticinini circa Alpes expeditiones : Sforcia cum Thilippo & Florentinis foedus pereuffit : Ticininus multa in Bergomati & Brixien-fi agro loca Vmetis ademit : Benaci lacus deferiptio : fa Camonica Valle a Venetis profpere pugnatum eft, M. A N‘
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<£* 337 •°3> giustificata, trattenevasi a disposizione della pubblica autorità, dandone notizia al magistrato de’cinque savi alla mercanzia : se giustificata, munivasi d’ un passavanti. Era il passavanti una sostituzione provvisoria alla patente. Potevano darlo i baili, i generali da mare e di Dalmazia, i capitani del golfo, i residenti in Napoli ed Inghilterra, e i consoli veneti in porti
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D E FATTI VENETI L I B R ODE CIMO -------■■■ — ■— ■ - ■ ■ MI ■ I ■ .1 ■ ■ .1 . — i ■ —^ A RGOMENTO. Veneti,è Frane e fi ¡otto Brefcia• Che fi arrende alla República ; cor» Ber gomo, e'I dt (Ir etto . Vanno contra Verona , e fi ritirano. Prendono il Cafìello di Crocaccia. Pace tra li Rèdi Francia, <r diSPa^na. Trattati per que Ila di Ce far e con la República difficoltati . Conchiufafi
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DE F A T T VENETI LIBRO SECONDO I ARGOMENTO. Fuoco in ¿4rfé naie. Il Rè di Francia in Italia. Intima ta guerra al-la Bepubltca. il Marchefe di Mantova occupa Cafale. Nauilij de' Veneti in Pò,e nel Lsgo di Garda. Il loro Efercito ricupera più perduti Luoghi. Il Redt Francia à Cafsiano. Prende Ripalta. Vicinanza deoli bferriti. Giornata, e vittoria de Francep\ a* quali [i arrendono Bergomo
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1915
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illirica, che lasciò immense tracce di sè, ossia i Veneti, venne a stanziarsi fra le Alpi Giulie, l’Adige ed il Po. Soltanto quand’ebbero occupato questo paese, i Veneti poterono spiegare le loro energie. Ugualmente si dica di tutte le popolazioni del versante
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LEGGENDA E PREISTORIA 29 il maggior centro di vita fu solo Adria ; e tralascio l’Apulia, la quale, pur non costituendo la parte più cospicua della Magna Grecia, subiva l’influenza del movimento civile e commerciale ellenico. Altra prova dell’attività marinaresca dei Veneti troverei nell’esistenza, sia pur favolosa, di quelle isole Elettridi che antichi scrittori, come Aristotele ed Apollonio
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26 L'aDRIATÍCO Ed ora una rapida rassegna delle popolazioni italiche, che gli Etruschi ed i Greci riuscirono, solo in parte, a signoreggiare e che Roma unificò e rese uguali a sè. E cominciamo dai Veneti, la cui attività è ammessa dagli antichi storici, secondo i quali essi, oltre varie industrie e principalmente quella della lana e dei tappeti, esercitavano attivamente il commercio
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ed in tutta lTstria ripetevasi anticamente il racconto degli Argonauti e di Medea, e sulla costa illirica Ilio, figlio di Ercole, credevasi capostipite degli Illei, abitatori di quella regione. Ma più abbondano le leggende lungo la riva (*) Ricordiamo le parole di Livio suirorigine dei Veneti (I, i): Constai... casibus variis Antenorem cum multitudine Enetum, qui seditione ex Paphlagonia pulsi et sedes et ducem
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28 l’adriatico navigazione marittima e perciò è da ritenersi che questa si limitasse al solo cabotaggio, che i Veneti compievano lungo le coste italiche ed illiriche superiori, le prime soprattutto sebbene il Filiasi (*), ove ricorda le monete trovate nel Polesine, le quali portano l’impronta di Nettuno e dell’àncora, avvertendo che celebratissimi ovunque erano i prodotti dell’agro veneto
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1938
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della patria, ed a coloro che erano ritenuti « virtute insignes ». Non i rappresentanti di qualsiasi ceto dello Stato dovevano reggere il governo, ma i più meritevoli ed i più illustri (2). Scriveva il Contarini che i veneti vivevano felicemente; in sostanza i patrizi, chiamati gli occhi della Repubblica, non guardavano soltanto a sè ma anche a tutti gli altri membri componenti dello Stato i quali obbedivano
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, non possiamo dire che gl’joni, protetti solamente di nome, fossero del resto esposti agli arbitri, alle prepotenze ed al capriccio dei proconsoli veneti. Ma anche questi proconsoli, i quali per altro la storia ci mostra uomini di senno e di scienza politica, ed in generale di irreprensibile probità, sebbene di questa lode non sempre si sieno mostrati degni i provveditori locali, questi proconsoli avevano un grande freno
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. E pure fe ilBichi voleiicu ritornare all’afsalto, facilmente farebbe caduta la Piazza, priua di vittouaglie,e delle neceifarie difefe; ma egli volle partire, e tolte a’Veneti la gloria di vn così nobile acqui- lo . Si aggiunte à quefta cattitia condotta l’incendio del depofito della poluere, fabbricato con lòmma induftria, e gran maeftriadaFilippo Paiqualigo Generale intenipo del fuo gouerno dentro la Fortezza
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1893
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veneti e le bandiere e le fiammole dei legni predati, e che uno sciambc-cco corsaro entrato in quel porto spiegava il vessillo di S. Marco rovescio sotto lo sperone, facendo spari di cannone, in dispregio di quello in vista del porto degli esteri bastimenti li ancorati. Tali fatti avevano determinato per intanto il console a non spiegare più la propria bandiera che veniva cosi crudelmente vilipesa
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JI se la controversia fosse stata fra Veneti, avrebbe giudicato il Console loro. Se un suddito veneto fosse entrato in contesa con un mussulmano, e 1’ uno o 1* altro fosse restato ferito od ammanato, il reo sarebbe stato punito a seconda delle leggi del paese. Il Console Veneto avrebbe goduta piena sicurezza nella roba e nella persona, c gli veniva assegnato un luogo per le funzioni religiose
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ministro plenipotenziario assoluto fu Kagi Abduratnan Agi, e fra i due personaggi si divenne in Venezia nel-l’aprile 1765 alla stipulazione di un trattaro che venne poscia ratificato dal Bey. Tempo addietro però e ciò addi 19 ottobre 176J veniva conchiuso dagli stessi, un altro trattato riguardante la privativa dei sali del Cantone di Tripoli, in favore della Repubblica. Per esso si obbligava il Cantone di somministrare a Venezia 2500 moggia dei suoi sali della miglior qualità da pagarsi al prezzo di un zecchino per moggio, col di più che all’ ¡stesso prezzo se ne avrebbe potuto trarre anche volendo dai veneziani uaa quantità maggiore. Ai veneziani era accordata la privativa dei sali in modo che la reggenza di Tripoli non poteva nè vendere, nè permettere erogazione alcuna, nè spedire sali per qualsiasi parte, dovendo essi restare a disposizione assoluta della Repubblica di Venezia, per tutto il tempo del trattato, che doveva essere di un ventennio Soltanto permetteva la Repubblica che fosse dal Hcy di Tripoli somministrata ai Cantoni di Algeri c di Tunisi, quella limitata quantità di sale che dovesse essere bastante al bisogno di quei popoli, inibendo loro di farne commercio e vendita, per uso di altre nazioni. Pel trattato di pace aprile 1764 venivano ampiamente regolati i rappoiti fra Venezia e il Cantone di Tripoli, nè come si vedrà dai principali punti del
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1893
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porti veneti se non nel caso di burrasca, e se mai dentro il limite suddetto di trenta miglia esercitassero il corso, e prendessero qualche bastimento, saranno obbligati a restituirlo, e il capitano corsaro sarà severamente punito ». Appena fu conchiusa questa pace, la Repubblica volendo mostrare il suo aggradimento, e desiderando in pari tempo onorare l’inviato Tripolino, ordinava al capitano
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1893
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fu costretta dai legni veneti ad abbandonare la preda ed allontanarsi dal golfo ed a Venezia venivano staggite alcune casse dichiarate come contenenti ferro lavorato provenienti da Trieste, ripiene invece d'armi all’ indirizzo del noto ambasciatore Abduraman. Mal non s’aveva opposto il console di Tripoli Ballovich nel dipingere Abduraman sinistramente : infatti questo personaggio, avea tenuto
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1919
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. E pure fe ilBichi voleiicu ritornare all’afsalto, facilmente farebbe caduta la Piazza, priua di vittouaglie,e delle neceifarie difefe; ma egli volle partire, e tolte a’Veneti la gloria di vn così nobile acqui- lo . Si aggiunte à quefta cattitia condotta l’incendio del depofito della poluere, fabbricato con lòmma induftria, e gran maeftriadaFilippo Paiqualigo Generale intenipo del fuo gouerno dentro la Fortezza
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1910
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a formare il semenzajo dei futuri notai di Cancelleria che sinora si erano scelti a caso, pur che fossero abili al servizio. In ciò consiste la base sulla quale si fondò la epurazione del personale, volendolo avere scelto e fedele a condizioni che andarono mano a mano sviluppandosi. Si noti che il Malipiero ce lo disse a dirittura dacché al Veneti aggiunse la qualifica di Originari, la quale vedremo
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