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come di chiesuole di tal fatta, fra antiche e moderne, fra rovinate e distrutte, se ne contino a Creta più di un centinaio, per 10 più dedicate a S. Antonio abate. Taluna di esse era cavata nel vivo sasso, utilizzando una caverna naturale, opportunamente adattata : come è il caso della Madonna a Màrzalo, presso 11 convento dell' Odhighjìtrja (Nuovo), di forma circolare, larga otto metri ed alta più di dodici
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III. GLI ACCESSORI. 1. GLI ALTARI. Secondo l’antica e comune usanza della religione cristiana, tutte le chiese greche di Creta sono orientate in modo, che la loro abside riguardi verso levante. Le trasgressioni a tale regola generale sono assai rare e giustificate quasi sempre da motivi di forza maggiore (1). Talora infatti la chiesa stessa, costruita entro una grotta, deve adattarsi
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e quella del 21 settembre 1695 col nome di Atanasio(2). (*) F. Cornelil’s, Creta cit., I, 222. aprile 1617). Di tutti quanti abbiamo avuto occasione (2) Un dispaccio del 1617 ricorda a Creta i con- di toccare, eccezione fatta per quello di S. Michele, venti di S. Caterina dei Sinaiti a Candia, di S. An- Dubito che esso sia da identificarsi con quel mona- tonio di Vrondissi, di S. Michele di Agalandes, di stero
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(6). Onde il capitano Pietro Zane il Io ottobre del 1590 tornava a proporre di traslocare gli abitanti tutti a Ljopetro, ed a Sitia costrurre soltanto un piccolo cavaliere a difesa contro i pirati a). Giovanni Mocenigo, tornato provveditore in Creta, insisteva invece nei pro- (*) V. A. S. : Dispacci dei provv. da Candia (nel (5) Ibidem: 24 genn. 1586 — Senato Secreti, filza volume intitolato: « Pareri
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, anno in cui il buon prete fiorentino compì il suo viaggio in Creta (l). La città vi è rappresentata recinta di merlate mura, nelle quali a regolari distanze sono intercalate delle torri. Ma al di fuori del circuito già in più luoghi appaiono i borghi. Dove si stacca il molo maggiore fc una torre più grande delle altre, nella quale e indicata quella porta, che del Molo appunto si chiamava
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cosi chiamate esistono in Paleocastro ; in quella di Mirabello l’altra, presso la Creta — oltre all’Armirohhòri, entro terra, di cui rocca dello stesso nome. Ma troppo sono lontane già dicemmo —, entrambe sulla riva del mare: in dalla Suda, perchè ad esse si possa qui alludere.
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a 200 famiglie armene che volevano trasferirsi in Creta (4); e quando un ventennio più tardi furono quivi assegnate novelle sedi agli abitanti di Tenedo l5). La nuova cinta fortificatoria, difesa da poderosi bastioni, guardata da alti cavalieri e fiancheggiata per di fuori dal forte di S. Dimitri e in seguito da tutto il complicato sistema delle opere esteriori, recinse entro una novella cerchia
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ne esistettero sempre : il castello stesso di Priotissa doveva essere alcun che di analogo. Il loro numero non fu mai però adeguato ai bisogni, mentre troppe cadevano invece rovinate dal tempo o distrutte dalle subitanee incursioni dei corsari. Per questo il 10 ottobre 1573 il Senato ordinava al provveditor generale in Creta la costruzione di torrette di avviso lungo tutta la spiaggia del mare, collocandole
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ancora un’alta muraglia, come se ne vede anco di tutto il castello, che era (') Vedi pag. 105. (4) F. Cornelujs : Creta cit., voi. II, pag. 432. (2) L. Mariani: Antichità cit., pag. 233 segg. — (5) V. M. C. : Mise. Correr, 2703. A. Taramelli : Ricerche cit., pag. 342 segg. (6) H. Noiret : Documents cit., pag. 470 segg. (3) L. de Monacis : Chronicon cit., pag. 154.
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; mentre le cure furono tutte concentrate alla sua manutenzione. Quello stesso Giovanni Mocenigo, che testé nominammo, tornato più tardi in Creta come provveditore generale, segnalava il 15 giugno 1586 i bisogni dello sperone; e dichiarava, in contraddizione a quanto egli avea detto nel 1581, che dal 1578 in poi esso era stato completamente trascurato <2). Ma se il bisogno era grande, più grandi apparivano
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ai suoi restauri(o). Ma nei torbidi della celebre rivoluzione dei coloni, il castello dovette patire gravissimi danni, perchè il 12 febbraio del 1365 la Repubblica ordinava ai provveditori di Creta “ quatenus loto vestro posse faciaiis rehedificari et apiari castrum Chyssami et ipsum bene fnrniri et custodiri, ita quod conirata secar a remaneat „(6). Radicali restauri ebbe certamente il castello anche nel 1554
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— 304 — decea, fu eosì appellata perchè vi approdavano le zattere o zatte cariche di carbone. Calle della Scuola, presso lo Spirito Santo. Parleremo più avanti della scuola. Calle della Crea (creta). Corte Tremosina, con pozzo. A questa povera corte mette un sottoportico. Forse cotal nome si corruppe da Tremoliti, famiglia patrizia, da secoli estinta. Fondamenta Soranzo, detta della Fornace
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36 DEL CORSO perficialmente di una fpecie di terra ampelitica, me-fcolata con della ocra di ferro, e creta. Trovai anche de’pezzi di pietre calcaree criftalizzate, figlie di un antico Vulcano, colà fucceffo. Un miglio, e mezzo in circa da Metigliavi%ca di-cofta a Settentrione giace la Caverna, chiamata Toni, kva. Sull’ingreiTo di eiTa v’è un Ponte , fcavato dalle acque nel Colle, di otto paifi
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per altre sedi. Gilberto Zorzi nel 1368 optava per Creta ; Giovanni Lombardo nel 1350 optava per Castello, e nel 1409 por Padova ; e via dicendo dogli altri. Ciò non pertanto il governo della diocesi non fu trascurato, specialmente dopo il 1380, quando fu merito dei Parenzani, se i Genovesi, ^presentatisi a Parenzo, ne furono rigettati. Si continuarono le infeudazioni vantaggiose dei beni vescovili, e nel 1391
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da tutti i distretti; fin dal principio si rimandarono indietro molti friulani già soldati, che avrebbero combattuto valorosamente. 2. Quattrocento granatieri vennero armati di sole laneie ; mentre si tenevano nascosti 500 fucili nuovi. 5. Nelle cartaluccie si trovò da molti soldati crusca o cenere invece di polvere; e palle di creta anziché di piombo. 4. Si lasciò mezza città senza parola d’ordinee ciò ad arte.
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che poi conservò anche sotto i Turchi, popolo egualmente terriero, di esser cioè nella sua parte tecnica essenzialmente costituita da indigeni delle coste, quindi presi fra le popolazioni assoggettate, convertite o meno all’ IsIàm, e da rinnegati cristiani. Cipro, Rudi, Creta vennero corse e saccheggiate nelle loro spiaggie. Il primo ammiraglio (amir al bahr, principe del mare
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mia questione nella quale lungamente mi trattenni pensando, nell’ incominciare il terzo tomo, in cui tratto della generazione de viventi entro il mare, e particolarmente ragiono de testacei affatto rinchiusi dentro l’arena, creta, pietra durissima ; in parte fitti nell’arena o pure legati con alcuni filamenti a pietre o a legni; o pure che insie-memente conglutinati sono fra essi loro, formando
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. COCCEIO NERVA, nato a Narni nell’Umbria, il 17 marzo dell’anno 32 di Gesù Cristo, e originario di Creta, fu dichiarato imperatore il 18 settembre dell’anno 96. Egli non regnò che sedici mesi, e nove giorni, essendo morto il 27 gennaio dell’anno 98. Tutti gli storici fanno encomio alla dolcezza del suo carattere, e all’equità del suo governo. Questo principe amava la decenza de’co-stumi. Annullò la legge
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a colà raggiungerlo. Antonio per gratificare il suo attaccamento le diede in dono la Fenicia, la bassa Siria, le isole di Creta c Cipro, la Libia e la Cirenaica, alle quali aggiunse qualche tempo dopo la porzione della Giudea che produce il balsamo ed il paese dei Nabatei. Intraprese poscia la sua spedizione contro i Parti, la quale essendo andata a vuoto per sua colpa egli si dispose l’anno seguente
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erano venuti a prender Napoli colla creta in mano a guisa di forieri. Progressi così rapidi portarono lo spavento a Costantinopoli. I sovrani d’ Europa non li videro essi stessi senza un senso di gelosia e di timore. Mentre Carlo si godeva in Napoli il frutto del suo conquisto, il papa, l’imperatore, i Veneziani, il re di Castiglia e il duca di Milano, conchiusero a Venezia il 3i marzo una lega
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