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In una riunione del 24 luglio 1902, dieci giorni dopo il crollo del campanile, gli artisti votarono un ordine del giorno, chiedendo che si provvedesse a liberare il palazzo delle Procuratie vecchie da tutto ciò che ne affrettava la rovina, nominando tra loro una Commissione, che, com’ è detto più addietro, si aggregò alla Commissione nominata dal Prefetto a tutela dei monumenti veneziani
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del 22 novembre I 908, approvò ì lavori di ristauro eseguiti dal Municipio, solo deplorando che questo li abbia iniziati senza avvertire gli Uffici competenti, cioè la Soprintendenza Musei e scavi d’ antichità e la Commissione provinciale per la conservazione dei monumenti. Tra gli Uffici competenti, la Commissione provinciale ha ricordato sè stessa, ma ha dimenticato l’Ufficio regionale
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fu invocata poi in un modo curioso. Poiché in una casa aderente alla chiesa, vi furono filtrazioni d’acqua, gli inquilini chiesero all’ Ufficio dei monumenti la riparazione del danno ! E inutile dire che l’Ufficio rispose rimandando gli inquilini alla Fabbriceria. La stessa pretensione fu affacciata in altri casi : (v. Sestiere di Castello, Chiesa di S. Pietro ; v. Sestiere di S. Polo, Chiesa di S. Giacomo
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e conservate fabbriche mediovali veronesi, 1’ Ufficio si è preoccupato molto per trovar modo di restaurarlo sia facendo appello alla Cassa di Risparmio di Verona, che tante prove ha dato col suo efficace concorso, pei monumenti della città; sia rivolgendosi al Municipio perchè lo comperasse con un largo concorso del Ministero, per farne parzialmente la sede della Soprintendenza di Verona, ma sinora
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del progetto, volle che fosse ben chiarito che le 2000 lire date dal Municipio non venivano prelevate dal fondo comune di L. 600000 pei monumenti veneziani e rivendicò ancora il diritto di determinare quali sieno i lavori da fare con quel fondo e con che ordine, secondo l’importanza e 1’ urgenza dei bisogni, e 1’ esperienza dimostrò che 1’ Ufficio aveva ragione, se il primo fondo comune
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una quantità di preziosi marmi colorati provenienti da antichi monumenti, fu affidato a Giacomo della Porta,2 il quale disegnò pure il bel monumento sepolcrale, che Clemente Vili fece ugualmente innalzare in S. Maria sopra Minerva al suo « vecchio amico » Emilio Pucci, comandante la flotta pontificia, e morto nel 1595.3 Per la decorazione della cappalla della famiglia vennero pure adibiti dei pittori: Cherubino Alberti
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Monumenti eretti da Pio V. 85 e ripetuti inviti del papa, Giorgio Vasari si recò a Roma, ove ebbe abitazione in Vaticano in vicinanza immediata deH’appartamento del pontefice. Vasari si attribuisce il merito di avere determinato Pio V a non tollerare la minima deviazione dalle intenzioni di Michelangelo. Quale architetto dirigente a S. Pietro fu nominato Iacopo Vignola,1 dapprima
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dove trionfa l’arco acuto; Spalato, città in un palazzo; Salona magnifica rovina; Ragusa, orgogliosa nella cintura delle mura repubblicane ; Lacroma, terra di melanconia ; Cattaro, mirabile per le acque, per i palazzi e per la enorme rupe minacciosa. — Passano : borghi, isole, visioni di mare e di monumenti. Una guida, dunque ed 1111 albo : un ricco albo, che ai reduci dalla Dalmazia rammenterà con la figura
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— 298 — I. Notizie generali di Spalato e Cenni storici. — Topografia ed etnografia antichissima del territorio Salonitano. — II. Salona pag. 15-47. — Salona fino a Diocleziano. — Vita di Diocleziano. — Salona fino al settimo secolo. — Il Cristianesimo in Salona. — Salona durante 1’ evo medio e moderno. — III. Spalato pag. 48-64. 1. Monumenti di Spalato. — I. Il palazzo di Diocleziano pag. 65-85
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d’un Veneziano s, fissarono ‘più securi di nobile orgoglio sui monumenti, che f^bscono quell chiesa; che a noi, nati sotto 1» oppressione e finche 1 «PFess‘one ed , » usciva da quelli una voce di rimprovero all ignavia e al sonno, combevano: ieri una voce di encomio e di contorto pareva uscirne. Ch. se 1* Austriaco voleva regnare tranquillo e a lungocmTseppellii tcllare lutti i monumenti delle glorie passate
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1864
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i (ir* iù, nelle quali si trovarono ascritti gi Istriani), pag. (¡5-88 {Vignili) dell’impero ottenute da Istriani), pag. 89-160 { Inscrizioni e monumenti dell’ Istria) ; pag. 217-246 {Anfiteatro di Fola), pag. 246-248 {teatro di Fola), pag. 249-555 {Inscrizioni dell’Islria e d’Aquileja inedite)-, -tom. Ili, pag. I-LW {Altre inscrizioni in supplemento a quelle date nel tom. II), pag. 25-54
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DEI VIAGGIATORI VENETI MINORI 329 GIO. BATTA BELZONI (n. 1778 ni. 1823) 1815-19. — Archeologo e viaggiatore insigne vide la luce a Padova il 5 nov. 1778 da Jacopo Bolzon, barbiere, e da Teresa Pivato. Fin da giovinetto lo prese il desiderio di viaggiare e si portò a Firenze, Roma, Parigi, e Lione, e nel 1800 in Olanda, dove potè applicarsi alle meccaniche ed all’idraulica. Rimpatriato per breve
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doge: PIETRO GRADENIGO. cureranno il legname che non si trovasse nei detti boschi, e tutti gli altri materiali, nonché il maestro costruttore ; e dovranno esser finite entro un anno. Contraffacendo i conti ad alcuno di questi articoli, i giudici dell’ isola sequestreranno le collette a quelli dovute, a disposizione del comune (v. n. 317). V. Liobió, op. cit., I, 214. 317. — 1407, ind. V, Maggio
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d’oro con la condizione che le fossero ceduti tutti i diritti sull’isola di Tenedo, appartenente all’impero. In base alle condizioni del patto l’imperatore si impegnava, appena ricevuti i primi 5000 ducati, a consegnare l’isola al veneziano Marin Fa-liero, conte di Valmareno, il quale, preso possesso dell’isola, sarebbe venuto a Costantinopoli, a pagare altri 50C0 ducati; i rimanenti 10.000
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5g° se collocata nella chiesa dell'isola dedicala alla Madre di Dio. Erano la maggior parte della gente imbarcata sopra la nave, miserabili schiavi fuggiti per divina misericordia dalle mani de’ turchi , per cuidomandaronoa'religiosi di poter fabbricare nella loro chiesa una cappella a onore di Maria Vergine, perchè con decoro ivi si venerasse la ss. Immagine. Ottenuto il permesso
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fu cominciato neli486dirim-petto la villa di Cassana circondato dal-1’ acqua del Po. A provare che altre nazioni non conobbero l’uso de’ lazzaretti che assai dopo gl’ italiani, ne riporta le prove, ed in Francia solo furono introdotti nel 1700. Aggiunge, che Genova l’ebbe sin dal 1579, e Venezia che già nel i348 avea provveditori per la salute, nel i4o3 fondò un ospedale nell’isola di s. Maria di Nazareth
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- I2Ó - tari, del Bassano e del Ricci. (V. Eitelberger Voi. IV, pag. 150 e seg. „die Schatzkammer des Domes“).*) * * * Per quanto riguarda /’ insulario di Zara, si noti che le acque dalmate cominciano alla lanterna di „Grujica“ ; indi viene il canale, fra le isole Selve e Premuda ; poi, il largo bacino meridionale del Quarnerolo ; l’isola di Pontadura (Vir); Brevilacqua (Privlaka); Sestrunj
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— 131 — di Giotto e l'arca di San Cristoforo, col Salvatore, la Madonna ed il Martirio del Santo, in rilievo.*) Secondo 1’ itinerario di Giambattista Giustiniano, (anche secondo Tolomeo) sull’isola erano due città, cioè Arbe e Collento. — Nell anno 1320, i due partiti dei Collentiui e degli Arbesaui, erano venuti in tale dissidio, che il doge Giovanni Superanzio ordinò la riforma
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sismico, ancora 11011 pienamente spiegato, quantunque se ne siano occupati studiosi, come Paolo Partsch e Francesco Riepl, per incarico dell’Imperatore Francesco I.*) Le isole Elafite, protendonsi da Ragusa a Sabbioncello e sono: Olipa; Jakljan (nel medio evo Licnana, Litignana) ; Giuppana (Sipan — nel medio evo Zuppana); Mezzo (Lopud, — Isola di Mezzo) coi fortini abbandonati di San Cosmo e Santa Maria
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1795
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a S. Polo . I, 801. Iria, I, 123. Ischyras. II, 309. Iscrivimi trovate in Venezia . I, 37. Una posta nel ghetto di Pa-doa. I, 962. b Isola nome di luogo. I, 124. Isola dei Cipressi. I, 124. Memia . i*9. Insule Omlrice. 134, isolani, I, 219. isolette , e Isolotti, delle Lagune vicine al Continente. I, 31. Iso-lette nominate dal Sagomino . I, 68. Da Costantino Porfiroge-nito. 69. Dal Trivisan. 70. Da antico
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