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dei Cavalieri di Santo Stefano perchè allora più vicina al mare ed alla sua nascente base navale, Livorno ; due magnifici monumenti vennero innalzati su quella piazza che oggi ne conserva lo storico nome : il palazzo della Carovana e la Chiesa conventuale, opere insigni del Vasari. A questo rinomato architetto debbonsi pure gli altri fabbricati che circondano la piazza e che I “ Serventi d’ Ufizio
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, ed anche le parole, » destinate ad addolcire le crudeli sofferenze del popolo, » tendono piuttosto ad attenuarne il peso, che ad esagerarlo. » Ma più il nostro coraggio ingrandisce, più ancora si » accresce la rabbia dei nostri nemici : dopo otto giorni i » tre quarti della città sono bersaglio dei proiettili. Case, » ospitali, palazzi, chiese, monumenti di gloria e di fede, » nulla è risparmiato dal fuoco
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e ferma fede, di essere diretti discendenti di famiglie equestri e consolari venute nel-i’Istria da Roma. Ricordarono i monumenti romani ((idem amfilis-simam extruunt. dicevano), nonché la storia cittadina per affermare che Trieste aveva avuto le sue leggi direttamente da Roma e aveva pieno diritto di guardarle. Gli stessi patrizi, su cui operava l’influsso d’Ireneo, pensarono di chiamare città d’Italia
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del supremo magistrato del Comune, il quale, sino allora, era stato sempre eletto dalla popolazione. Questo supremo magistrato conservò il nome di Podestà1), titolo il quale molto bene s’addiceva, vuoi ad esprimere il supremo potere di cui era rivestito, vuoi a dimostrare com’egli fosse nella città il rappresentante plenipotenziario del governo centrale '-). l\ Nello iscrizioni però e nei monumenti
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e ai pregiudizi correnti (ad esempio nei capitoli VI, XVI, XXIV, XXXVIII e XXXIX). ho dovuto, mio malgrado, rassegnarmi a un’esposizione circostanziata e minuta. L’estesa trattazione delle opere e degli oggetti d’arte e dei monumenti desidera essere giustificata per essere la prima volta che di questi si parli conforme agli studi
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, fu fatto passare negli annali come « spontanea dedizione di Trieste all’Austria ». Nell’Ottocento, a fini politici, l’avvenimento fu celebrato con drammi e con monumenti, quasicché il duca d’Austria del 1382 fosse stato l’imperatore del xix secolo e i nessi politici d’allora equivalenti ai moderni. Uno scrittore socialista, per avvalorare la sua tesi che Trieste dovesse rimanere sempre e fatalmente congiunta
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il Senato aumentò questa magistratura di due altri individui tolti dal corpo suo col titolo di Sopraproveditori alla Sanità e nelle città di Tenraferma erano altresì uificii di sanità dipendenti da quello di Venezia. I registri di questo Magistrato che tut-tor si conservano nell’ archivio generale sono uno de’ più bei monumenti della sapienza veneziana. Il buon ordine negli alberghi e nelle osterie
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della nostra terra natale; le nostre famiglie benediranno i tanti sacrifici che vi siete imposti, e l’Europa ammirerà e ricompenserà la vostra nobile perseveranza ; e nel giorno che l’Italia sarà libera, essa eleverà, fra tanti monumenti che attestano il valore e la gloria dei nostri padri, un altro monumento, dove saranno scolpite queste parole : Difendendo Venezia, i soldati italiani, salvarono 1’ indipendenza
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— 510 — quant’ è da noi. Ma voi patite per l’onore della patria, per 1’ onore di tutta Italia, alla quale non resta di libero altra città, che questa sacra ed unica città di S. Marco. I colpi scagliati contro le chiese ove foste battezzati e pregaste, contro questi monumenti ammirati da tutta la terra, ricadranno tutti un giorno in capo all’ Austria ostinata. Iddio conta ogni vostro sacrifizio
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che allora mostrarono alle gloriose memorie della loro città. Era impossibile che quel popolo dimenticasse il proprio passato; quando le tradizioni, i monumenti e, per così dire, ogni pietra gli ricordavano le vittorie, la prosperità e la grandezza della caduta repubblica. Nè dobbiamo dimenticare che, acclamando la repubblica, era appunto a questo glorioso passato, anziché ad una forma particolare di governo
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nel dogado, scriveva nel secolo XIV nella sua Cronaca, come a compimento degli elogi della gloriosa vita del Falier : Gloriosissime (fies suos terminavit. Due splendidi monumenti restarono della ducea di Ordelafo Falier nella famosa tavola 'dell’ aitar maggiore della marciana Basilica, detta la Pala d’oro, e nell’Arsenale sotto di lui cominciato. Sebbene trovisi memoria, che già Pietro Orseolo
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venuti a Venezia fin dal 1227. Il giorno 3 aprile 1230 vi fu posta la prima pietra, alla presenza di Ottaviano di s. Maria in Via Lata legato pontificio, di Pietro Pino vescovo di Castello, di Jacopo vescovo Bolognese, di Vitale vescovo Tommasini (2). Ma non erano soltanto i monumenti dell’ arte che fin d’allora dessero testimonianza della magnificenza veneziana, la quale ad ogni solenne occasione
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51 tributi e di provvederli negli anni di carestia o di altre sciagure ; ebbe special cura dei monumenti ; scelse a suo segretario Marc’Aurelio Cassiodoro, uomo di distinto sapere per quell’ età, le cui lettere ancor conservate, piene a dir vero di una pompa inopportuna di erudizione e di una eloquenza da retore, sono però documenti preziosi per la storia del tempo. Nei trenta e più anni
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suo e la riconoscenza della Repubblica richiedevano, furono i suoi funerali. Fu costrutto un ponte di barche attraverso il canale dal suo palagio di S. Cassiano per poter più comodamente e con maggior pompa trasportarne il corpo alla chiesa dei Santi Apostoli nella quale i Corner avevano una cappella coi monumenti de’ loro maggiori. Accompagnavano il feretro il patriarca, la Signoria, il vicedoge Alvise Priuli
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abbandonò non le persone solo dei suoi difensori, ma tutte le carte, e la regina non meno ; così tutti, 1 i più chiari monumenti sono ora rimasti in mano de’ loro nemici. Pretendesi che la regina abbia fatto pervenire una lettera al re di Prussia a Coblenz, pregandolo a ritardare le operazioni delle sue truppe sino dopo il giorno dodici ; tanto essa contava sul felice esito di quella giornata
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avete il più minuto dettaglio di questa terribile giornata. Considerate la mia presente situazione, e di tutta la mia spaventata famiglia » (1). La Comune trasferiva la famiglia reale nella torre del Tempio ove facevaia strettamente guardare, correva furiosa a distruggere le statue, gli stemmi, i monumenti e gli emblemi della monarchia, istituiva un Comitato di vigilanza per gl’ individui sospetti, i più famosi
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1882
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— 151 — « su nominato Quartiere Plàcka, presso il quale si trovano la « maggior parte dei monumenti della rinomata antichità, og-« getti di molto studio. Il detto quartiere è unito alla nuova « Atene senza distanza. I Plakioti TtXaxudraii parlano la lingua « albanese, però intercalano di tanto in tanto parole greche e « soprattutto nei termini che esprimono cosa di alta sfera
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1909
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(6). — Il foro (1) F. Gregorovius, Geschichte der Stadi Rom im Mittelalter, 5 ed., II voi., Stuttgart, Cotta, pp. Vili, 493. (2) D. Angeli, Le chiese di Roma, Roma, Soc. Dante Al., 1903, pp. 662. — O. Montenovesi, I monumenti mariani a Roma, Mise. stor. eccl. II, 253, 296, 338 ; III, 35, 48. (Dalle rappresentazioni Mariane nella catacomba di Priscilla. Madonne Costantiniane nelle catacombe. Madonne bizantine
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Nuovo Archivio Veneto P. Gribaudi (i) fece uso di due statuti inediti, sec. XIV, di Chieri, per ricavarne dati agrari : in quel tempo sulle colline chieresi si coltivava l’olivo. L’arte nella Valle d’Aosta è l’argomento di una bella conferenza del can. F. G. Frutaz (2). Molto oscura è la storia artistica valdostana prima del sec. XII, alla quale spetta il magnifico chiostro di S. Orso. Col sec. XIV è divenuta grande la potenza dei Conti di Challant, la cui munifi-cienza si manifesta specialmente nella cattedrale di Aosta. Il Rinascimento recò anche in quella valle numerosi monuménti artistici di varia natura. Merita non piccola lode Mons. A. Due (3) vescovo di Aosta per la pubblicazione dell’antico libro censuario del vescovado. Quel documento reca molta luce sui costumi feudali e sulla topografia della valle. (1) Olive e zafferano sulle colline di Torino, Boll. slor. bibl. su-balp. Ili, 298 sgg. (2) L'art chrétien dans la Vallèe d'Aoste, Aosta, impr. catholique, pp. 31 — J. Breyssac. Georges de Challant chanoine de l’église et comte de Lyon, chanoine et archidiacre de Notre-Dame, prieur de Saint-Ours, Lyon, Mougin-Rusind, 1899, pp. 43 (pel sec. XV). (3) Livre des cens de l’évequé d’Aoste ¡304, Misceli, di stor. ita/. XXXV, 137 sgg. — Sull’alto delle Alpi fra l’Italia e la Svizzera, sfida i secoli il cenobio del Gran S. Bernardo, in causa del quale citiamo qui: I. Tresal, St. Bernard de Menthon, Paris 1897.
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1903
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in tutto gli elementi originari. Parla poi di monumenti o frammenti architettonici, che in Lombardia, in Piemonte, nell’Emilia, nel*Veneto, nella Toscana si innalzarono fra questo periodo e 1’ aprirsi del sec. XI. Qui il racconto, per ora, si arresta : proseguirà, poi. — L’ opera del R., illustrata da disegni d’ ogni genere, è una di quelle che, non ostante i loro difetti, recano alla trattazione di un argomento
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