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contro la difficoltà del significato: l’alb. regj non significa mai « piccolo re », « reuccio », e non si potrebbe spiegare la ragione per cui fosse creato un diminutivo per esprimere il concetto di « re ». Né d’altra parte l’alb. regj può venire dalla forma regem, come vuole il Pek-mezi (4): da un regem l’albanese avrebbe fatto *regje, (1) P. J. Rrota, Monumenti ma i vjetri i gjuhes shqype D. Gjon Buzuku, Scutari
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armonia delle parti questo prezioso monumento della rinascenza .....Ile sopra tutti gli altri monumenti sepolcrali della città eterna.2 V. l'orazione funebre nel Coti. 45 C. 18, f. 1211>-122 della Biblioteca <' rsini di Roma. Dalla biblioteca di Pietro Riario proviene il magnifico 'v delle tasse di tutti i vescovati e abbazie, elle itossiede a Monaco il signor J Knsenthal
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Paolo II e il Rinascimento. La “congiura,, dell’anno 1468 e la soppressione dell’Accademia romana. Platina e Pomponio Leto. L'arte della stampa in Roma. La collezione artistica del papa nel palazzo S. Marco e sua cura per i monumenti antichi. I >• grande movimento intellettuale della rinascita al t«*iiip<» di * Paolo II stava ancora in continua salita. Anche i due indirizzi
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alcuni storici posteriori, ch’egli sia stato sepolto nella chiesa di san Lorenzo ; ma la loro asserzione non ebbe altro fondamento, come notò opportunamente il diligente Lazari (1), se nou perchè « forse credettero sepolcro di Marco » quello, eli’ egli per filiale pietà aveva cretto al padre. ■ E sul proposito di monumenti, cIiq ne onorassero la memoria, così prosegue il Lazari sullodato
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, ossia Jesolo. Se dovessimo attenerci alle notizie, che ci porgono I’ Ughelli e il suo continuatore e correltore Coioti, dovrebbe»i già da più anni riputar cessata la serie dei loro vescovi. Dai documenti per altro, che si conservano inediti nei nostri ar-chivii, da iscrizioni antiche tuttora superstiti, e da altri storici monumenti, abbiamo i nomi e il tempo, in cui n’ esistettero i successori
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1’ origine da spirilo generoso di patria libertà, da cui dicevano animalo Boemondo. Al quale contradditorio giudizio, un’ altra stoltissima pretensione aggiungevano i meschinelli, che componevano quella Commissione. Volevano, che i fatti, documentali già, per attestazione di loro, incontro versibilmente, col consenso generale degli storici e de’cronisti, de’monumenti privati e pubblici sino
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della sua esistenza, questa magistratura, benché ne avesse la facollà, non annullò inai veruna legge del Consiglio maggiore: né le storie nostre ce ne diedero indizio giammai, né i registri dell’ archivio della Cancelleria ducale o dell’ archivio secreto ce nc conservarono sillaba che potesse appena lasciarne il sospetto. Eppure quei valenti storiografi forestieri lo dissero e lo diffusero, ignari dei monumenti
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(2). Altri monumenti della sua principesca generosità furono le fabbriche da lui ordinate in Grado e in Eraclea. In questa fece ristaurare molli dei pubblici edifìzii, ridotti poco meno che alla rovina, per le vicende delle guerre e per la vecchiezza degli anni : vi fabbricò un palazzo per dimora ducale, quasi a ricordanza dell’ antica sede, che vi avevano avuto i primi dogi della veneziana consociazione. In Grado
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, ed era, che in alcuni giorni solenni egli impartiva la benedizione al suo popolo ; quasi fosse, crcd’ io, il padre affettuoso che benediceva i suoi figli. E per lui d’ altronde si facevano pubbliche preci nelle chiese della repubblica c se ne pronunziava il nome solennemente. Tutto ciò dalle antiche carte e dalle cronache è dimostrato. Sappiamo inoltre da irrefragabili monumenti, avere avuto il doge redditi dal comune
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, in una delle sue dissertazioni sulle Antichità Italiane del medio evo (2). Eppure, con sì magra provvista di monumenti storici, scrissero una Storia della Repubblica di Venezia. E la loro storia trovò non di meno encomiatori. Certamente perchè merce straniera. CAPO X. Guerra a Zara contro gli slavi. Vittorioso Ottone sopra l’umiliato vescovo di Adria, dovette ben presto rivolgere le sue armi a ricuperare la città di Zara
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PREFAZIONE 15 interne discipline, e ad impedire la manifestazione ili ciò, che potesse adombrare, ancorché leggerissimamente, lo splendore della veneziana grandezza. Nulla poi dico del mezzo secolo, che passò tra la caduta, o piuttosto l’assassinio della Repubblica, e i faustissimi giorni della nostra odierna rigenerazione : ognuno lo sa qual duro giogo pesava sul nostro collo, e con quanto di cavillosa malignità venivano speculate le sillabe persino di chi avesse voluto pubblicar colle stampe le nobili produzioni del proprio ingegno. Chi avrebbe allora potuto alzare il velo a manifestare gli avvenimenti, che avevano avuto luogo tra Venezia e f Austria, oppure tra i Veneziani e le corti or di Roma or di Francia ? Sarebbe stata pazzia, nonché il tentarlo, l’immaginarlo soltanto. ¡Via il tempo alla fin fine è pur giunto, in cui Venezia avrà la sua storia ; la quale, se non sarà una buona storia, certo sarà una veridica storia. Buona non oso dirla, perchè conosco la mia insufficienza a ben trattare un tanto argomento : veridica la prometto, perchè fu sempre mio stile sacrificare ogni riguardo, ogni mio interesse, ogni cosa alla verità. E la verità potrò dire con franchezza, perchè nessuno me 1 può impedire *, e per dirla m’ è schiuso d’innanzi un emporio di manoscritti e pubblici e privati, che me ne somministrano la materia. La sola biblioteca Marciana mi offre oltre a duecento cronache inedite, le quali per la maggior parte incominciano dall'origine di Venezia, e ne raccontano le vicende sino ai giorni dell’autore, che le scriveva. Nè qui mi fermerò ad enumerare i tanti e irrefragabili monument i, che dagli archivii, particolarmente dal massimo di S. Maria gloriosa dei Frari (*), mi vengono opportuni allo scopo prefissomi, e mi porgono (*) Per formarsi un’ idea ili siffatto cui- eruditamente il dolio nostro prete Giusep- porio di documenti, basta scorrere nel- pe Cadmi», nella pari. II del voi. 11, dalla l'oper» teslè pubblicala, Venezia e le sue pag. 3 alla delle Appendici. lagune, la parlila degli Archivii, cui Iraltò
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anno 1175. 487 » Eraclea, sendo quel divo illustre martire di essa città e fino a clic » fu qui recato il corpo dell’Evangelista san Marco ; — 2, perchè » in tutti i pubblici monumenti, decorali colle immagini dei santi, » vedesi con san Marco san Giorgio e non san Teodoro ; come lo » si scorge nelle sculture della scalca de’ Giganti effigiato princi-» palmente in compagnia dcll’Evangelista
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, su questo tratto di tempo, che un mezzo secolo appunto ne comprende. Ad un siffatto pensiero m’induce la recente pubblicazione di un libro, venuto in luce nello scorso anno collo specioso titolo di Memorie ttoriche degli ultimi cinquant’ anni della repubblica veneta; il quale tanto più mi stimola a curiosità, perchè il frontespizio ce le annunzia tratte da scritti e monumenti contemporanei. Per verità, in buona
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in discorso. Il più maraviglioso poi di siffatte Memorie storiche degli ultimi cinquant’ anni della repubblica veneta, si è il fondamento, a cui sono esse appoggiale. Sino ad ora chi scrisse storia procurò di farsi forte nello studio dei contemporanei documenti, dei solenni monumenti, delle carte degli archivi pubblici, delle testimonianze oculari ; di quegli elementi in somma, che la buona filosofia
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; dalle » prerogative nelle disposizioni del Consiglio predetto alla sola pub-» blica sovranità subordinato; dall’autorità di mero e misto impero » nel suo rettore, non ad altro reggimento soggetta ; dalla lunga » estensione del suo territorio e numerosi abitanti ; dalla maniera in » line di suo governo con particolari approvate leggi e consuctu-» dini. A tutto ciò mentre si aggiunge per onorevoli monumenti, » clic
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dal trascriverlo, perchè lo può leggere chicchessia nel Sanuto (1). Dopo ricordati tutti questi solenni e perenni monumenti, che attestano uniformemente la serie dei falli in discorso, potrei portare le testimonianze di moltissimi storici stranieri, che ce lo espongono in egual guisa. Dico degli stranieri, perchè se volessi fermarmi alle cronache nostre, non basterebbe un intiero volume a contenere le parole
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8 LIBRO V, CAPO I. propensione verso tutto ciò, eh’è di straniera provenienza, e per genio di contraddire e di procacciarsi forse rinomanza nella novità di una scoperta, che mostrerebbe vissuti in erronea credenza per tanti secoli i nostri antenati, e che dichiarerebbe bugiardi i monumenti pubblici, i documenti irrefragabili, gli scrittori antichi, i quali altrimente ci attestano. Tuttociò
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monumenti concorrono a confermare. Troppo lungo sarebbe il voler tesser qui la serie degli antichi scrittori, che, parlando di questi avvenimenti di Alessandro III, non ne hanno punto negato il travestimento ed anzi l’hanno affermalo. La testimonianza della
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allo aitar maggiore. Ivi il papa celebrò solennemente il sacro rito e di sua mano comunicò Federigo, in attestato di riconciliazione e di pace. Tali sono le circostanze della venuta, di Alessandro III e di Federigo Barbarossa in Venezia. Interessa ora, che ne confermi la verità, recando gli innumerevoli monumenti, che ce ne assicurano : e contraddicendo, colle ragioni e colla critica alla mano
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e tanti altri, che ne parlarono. Chiuderò questo capo col notare soltanto, che in seguito diventò esso a poco a poco il luogo ove furono depositale le spoglie mortali ovvero innalzati monumenti gloriosi ai nostri più celebri personaggi, che si distinsero nel mestiere delle armi : e qui inoltre si celebravano sempre più i solenni funerali dei dogi defunti. CAPO XIV. Primo statalo veneto, ossia racco
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