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copre memorie storiche, talvolta preziosissime. Poi, certi monumenti, che formano oggidì l’ammirazione di chi viaggia la Dalmazia, sono notevolissimi per il processo di sovrapposizione storica in essi palese. Altri, invece, hanno conservato
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a visitare i monumenti ai periti nelle due battaglie del 1811 e del 1866, perocché chi perisce in guerra per la patria, a qualunque nazione appartenga, s’imponga alla venerazione dell’esploratore. Nel ritorno dal mio pellegrinaggio sentimentale, incontro il mio amico Serafino Topic, possidente ed armatore, uno degli uomini più nervosamente attivi che io conosca. Inaugurò, recentemente, una linea
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ZARA 43 dicando da essi, dobbiamo rappresentarci Zara pagana, prescindendo da altre iscrizioni e monumenti, come una città sfarzosa e ricca. Degli ùltimi secoli abbiamo scarse notizie sulla chiesa di San Donato. Il cadavere di s. Donato si conservava sull’altare a lui dedicato nell’abside destra della chiesa inferiore. Nell’abside sinistra era l’altare di San Luca, quella di mezzo era dedicata
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in questo mezzo troverebbe uno tra i molti monumenti che dell’eternità sua v’assicurano nella memoria degli uomini. Ancora a Zara, Sire, si chiama la contrada degli Albanesi il luogo ove nel passato secolo un pugno d’Albanesi sono stati tradotti
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di Dalmazia, fiancheggiata da tre monumenti architettonici rimarchevoli: ad est, la pomposa cattedrale di stile lombardo; a sud un edifizio vastissimo, il cosidetto arsenale veneto, di forme colossali e sode : la facciata al mare è sostenuta da un bell’arco di circa 5 metri di raggio: altri sette archi interni sostengono l’edifizio; nel pianterreno, un locale grandioso, i lesignani conservavano le galere
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— 224 — vergogna, la Venezia che sta si dappresso a quell1 italiana regione, e forma co1 suoi abitatori una sola stirpe per identità di lingua, di costumi, di bisogni, di sentimenti, e ne condivise le liete e le tristi sorti per ogni età fino a pochi anni or sono, e serba ne1 suoi monumenti, ne1 suoi archivi, nella ricca letteratura de1 suoi avi, i più preziosi documenti della sempre onesta
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, lungo il varco tortuoso delle Alpi, avevano i Romani distese altre due linee intermedie di mura fortificate; cosicché, prima di giungere ad Aidussina, dovevansi prendere d’ assalto tre linee di fortilizi. Se si riscontrano queste grandi linee di propugnacoli sulle mappe topografiche , si scorge come vi siano state poste a segnare e coprire i confini. Se poi si consultano le storie, i monumenti
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nei monumenti veneto-cretesi dal secolo XVI in poi e prosegue del pari attraverso l’epoca turca. L’archivolto, sormontato da grossolana trabeazione e fiancheggiato da due telamoni, è coronato dallo scudo accartocciato dei Zangarol, ai cui lati sono scolpite due protome. — Entro al cor- - F]G 126 _ SCH]ZZO DBLLA CANTONATA tile, la scala aperta, sebbene in parte rima- DEL PALAZZO zangarol a canea. neggiata
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certo uno dei suoi pregi migliori. Essa pure sorse sui ruderi di un anteriore edificio, del quale si vede affiorare una muraglia presso il lato nord della chiesa. (') Cfr. pure A. Taramelli: Ricerche archeologiche R. Accademia dei Lincei). Milano, 1899, voi. IX, cretesi (Monumenti antic'ii pubblicati per cura della Pag* 316.
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di cornice ; ed un frammento centrale collo stemma Venier, accostato da due leoni, ove il cartello contenente il nome dell’estinto è sorretto da putti adagiati sopra pavoni. Altrettanto fini ed eleganti dovevano essere due altri monumenti, dei quali del pari non ci restano che pochi ed infelici avanzi : l’uno era collocato fra due pilastri, nella chiesa di S. Giorgio a Kamarjòtis (Milopotamo
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1929
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XVI. — LE ULTIME GESTA E LA MORTE infatti nella chiesa di Santo Stefano; ma non nel modo ch’egli aveva disegnato. Già nel 1692 il Doge s’era rivolto ai padri agostiniani di Santo Stefano per ottenere da essi il consenso ad addossare due monumenti funebri, uno per sè, l’altro per la sua famiglia alle pareti laterali dell’abside dell’altar maggiore; cosa che sarebbe stata fatta senza diminuire
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, dal concerto altissimo del campanile di San Marco. In un batter d’occhio furono chiuse tutte le botteghe; una folla clamorosa invase la piazza; si organizzarono nuove dimostrazioni, nuovi festeggiamenti, nuove fantastiche illuminazioni per la sera; sorsero qua e là monumenti ingegnosi raffiguranti la città espugnata, il campo sconfitto, il capitano generale trionfante, i comandanti turchi umiliati; i vinti
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10 elevandosi sulle alture di Castel-Trinità e toccando la regione di Garbai] proseguiva fino a Budua, a Lastua ecc. 1 Questa via militare, rimasta ancora inesplorata, mettendo i Rizuniti in relazione coi Dalmati, cogli Enchelei, coi Terbuniati, coi Dio-cleati, cogli Epiroti, apportava loro senza dubbio vantaggi considerevoli. 1 monumenti che tuttavia si conservano dei primordi della dominazione
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37 Il Coleti però a queste asserzioni oppone: 1 „gli esordi del vescovato di Cattaro non sono conosciuti, nè vi hanno monumenti anteriori al secolo IX dai quali si possa desumere sue traccie, se anche o-scure“. Ed il Carrara: 2 Catarum (Cattaro) ebbe il suo primo vescovo nell’877. — Ma, osserveremo col Bassich, 3 per la sola circostanza che da parte nostra manchiamo di dati positivi
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bia avuto vita dagli Epidauritaiii di Prevlacca, confermando 1’ opinione che l’Epidanro della mitologia sia stato alle porte del Seno Rizonico, e quindi nella terra più propriamente detta degli Enchelei. E qui non sarà fuor di proposito ricordare che negli scavi di Risano furono scoperti monumenti dell’ età del bronzo, che a Lastua inferiore si conservavano, fino a non molti anni
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; 6 l’altra superiore sulle sommità di esso. Constando che il castello riedificato da Giustiniano per far fronte alle tendenze dei Barbari fu denominato Cattaro, e constando che i Barbari eransi già spinti nelle regioni montuose di Doclea (Montenero), ne segue che l’inferiore, quella cioè in cui si scopersero i monumenti latini, dev’essere stata la Ascrivio, mentre l’altra che occupò le falde del monte dev
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dopo aver decantate le proporzioni di quella stupenda mole, la lucentezza dei marmi con mirabile arte connessi e lo slancio delle arcate ; dopo averla 1 V. pag. 65 ed 82 di questo libro. 2 Kukuljevic. Slovnik Umjetnika Jugsl. Zagreb. Gaj. 1858. Per ciò che riguarda i monumenti architettonici in Cattaro, si ricordi che il materiale fu sempre d’origine nazionale. Il baldacchino p. e. i gradini, le balaustrate
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36 L’autore del Prospetto cronologico della Storia della Dalmazia discorrendo del Concilio convocato nel 341 a fioma da S. Giulio Papa e citando Rhi-zinium, asserisce che questo Vescovato fu istituito fino dai tempi di S. Doimo e quindi sullo scorcio del primo secolo, o al principio del secondo. 1 Dell’origine del Cristianesimo alle Bocche di Cattaro, non si hanno monumenti. Alle falde del monte
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1795
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, ma eziandio per supplire il M. C. In tal guisa interpretando, a me pare che si possano conciliar pacificamente le contrarie sentenze; sussistono i numeri indicati dai Monumenti del Sig. Abb. Tentori, e ¡Cronisti ed altri Scrittori nostri non ci contano una favola, come mgiiinosa-hiente egli Joro imputa. In fatti comi mai può f ima- \
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1795
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fa ■vedere come si distinguessero le marirate dalle Vergini. Altrove pure vedremo , che l’abito vedovile talvolta da alcune prendeva^ dalla mano del Vescovo. 410) U Dottissimo P. Bernardo de Rubeis nei suoi Monumenti della Chiesa d’Aquileja^. 903 , 904, adduce un antico Monumento in cui trovansi parecchi ornamenti antichi , i nomi de’ quali egli ivi interpreta. Il Dogiioni altresì trasse dall’ Officio
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