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ANNO 13i!|0 — 13t»2. 173 CAPO III. Nuova ribellione in Candia. % Ed eccoci a dover narrare novelli tumulti, che disturbarono la calma, di cui godeva da circa quattordici anni 1’ isola di Candia (1). Leone Calergi, uomo di pessima vita, bevitore, libertino e pronto ad ogni più enorme delitto, ne fu il principale fomentatore. Egli, sebbene per lo suo infame costume non fosse punto accetto ai greci
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colonie. Le mosse dei turchi tendevano all’ isola di Rodi. I cavalieri di san Giovanni di Gerusalemme, che ne possedevano la sovranità, opposero loro ogni più valida resistenza e combatterono con ma-raviglioso valore : ma in fine furono costretti a cedere, sopraffatti dalla enormità del numero dei nemici. Anche a questi costò l’impresa molto sangue e vi perdettero molte migliaja di uomini
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232 i.iimo vii, capo vi. Fu cangiato allora anche il Dolfin, ed in sua vece vi fu spedito Giovanni Storlado. Or, menlr’ egli teneva il governo dell’ isola, avvenne, circa l’anno 1225, che ricominciassero le private dissenzioni tra le due sunnominate famiglie candiolle, Scordilo e Melissinò (1). Crebbero le discordie per guisa, che essendosene formato un grande parlilo
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122 LIBRO XXXIII, CAPO XXXYII. di essa. Se avessero avuto il loro stabile domicilio in quell’ isola, quasi per tenerli appartati dai cristiani ; non avrebbe il senato, nel 1385, deliberato di fissare ad essi un luogo, in cui dimorassero insieme raccolti : • Item nolificetur dictis Judaeis, quod per nos » providebitur de stantia eorum, ita quod poterunt stare simul (1): » il qual luogo
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, che s’ introducevano pei porli, e che toglievano e sicurezza e comodità a fermarvi stabile domicilio. Appartengono ad esso anche le varie ¡solette, che insieme unite formarono 1’ isola di Spinalunga, detta di poi Zuecca e Giudecca (3). In quest' isola era lecito trovarsi ricovero agli esiliati da Rialto. Nel Dorsoduro, e precisamente a sant’Agnese, 1’ ebbero i profughi di Poveglia (4). San Polo, che dev
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anno 1572. 169 Fatte queste disposizioni, la flotta si pose alla vela. Era il dì 11 settembre. Seppesi che i legni turchi s’erano ritirati in parte verso le coste della Morea, in parte a Modone, e in parte a Navarino. Fu deciso perciò di navigare a coperto dell’ isola di Zante per non essere veduti ; e quinci passare con prestezza all’ isola di Sapienza, eh’ è tra Navarino e Modone. Lo scopo
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Terese (lo), orfanotrofio femminile, Sia. Teresjane carmelitane di s. Teresa, r>4i. Terziarie Francescane presso s. Eufemia della Giudecca, 349. — presso s. Francesco della Vigna, ivi. Tesoro di s. Marco, 77. Teutonici cavalieri religiosi c militari, 281. Tiepolo, palazzo, 417. Tiziano monumento, 26». Tommaso (s.), chiesa, 101. Topografia di Venezia, a. Torcello, isola, 004-Tornei, 491
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160 LA LAGUNA frega, sotto le cui acque c’ è la città di Centranica, là vicino c’ è l’isola di S. Cristina ove si trovava un monastero le cui monache dovettero fuggire a Tor-cello davanti allo acque invadenti. Scomparvero pure ingoiate dal mare due illustri città, Ammiana e Co-stanziaca ; al posto della prima si vedono due fossi, la seconda trovasi sotto ortaglie formatesi con materiali
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15 6 LA LAGUNA i quali è seminaseòsta una chiesa oi ricorda il Poverello d’Assisi. E l’isola di S. Francesco del deserto nella quale, secondo la tradizione, sbarcò il Santo reduce dall’0-riente. Nel convento v’è una cella con un’iscrizione allusiva al suo soggiorno. 0. Più vicina a Venezia è Mavano celebre per le sue vetrerie delle quali si vedono numerosi campioni nei negozi di Venezia. Notevoli
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a picco senza l’energico intervento delle altre che “ non ne vollero più (1) fj Quantunque fuggissero a vele spiegate e col favore dei remi e dei venti, furono sempre inseguite dalle nostre navi fino al porto di Rodi con un’ incessante pioggia di cannonate. Allora il Guadagni dette ordine alla squadra d’incrociare nelle acque dell’isola, sperando di poter giuocare di nuovo la partita
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1888
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della, pianta materiale della- città e l’aumento dei suoi fabbricati. Fino a tanto che perdurava il timore degli Uscocchi ed il pericolo d’una sorpresa nemica, gli abitanti erano rimasti chiusi e stipati nell’isola, dietro la doppia difesa delle loro mura, e stretti attorno al castello che dal monte di S. Eufemia assicurava loro valida protezione. Mons. Tommasini così ci descrive la nostra città nel 1650
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numerose traverse costruite a difesa e protezione del presidio. Sotto uno degli archi, in una barca chiusa, si stabili la polveriera principale. Ad 800 metri indietro, alla destra del ponte, sorge l’isola di S. Secondo : essa chiude il canale di Mestre che venne pure solidamente barricato. In quell’ isola stava collocata una batteria di 13 pezzi di grosso calibro con quattro mortai, e a destra
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dall’introduzione delle forme dell’autonomia medievale, per opera dei pontefici e delle conquiste pisane e genovesi. Mentre i pontefici facevano valere un diritto d’alta sovranità sull’isola, Pisa rompeva la compagine dei vecchi giudicati, sostituendo alle dinastie indigene il dominio di qualche proprio potente feudatario: dei marchesi di Massa e dei Gherardesca nel Cagliaritano; dei Visconti in Gallura
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Capitolo Quinto. Ambasciata di Russia. — L’Isola di Cipro. —La Repubblica vi prende sempre maggiore ingerenza. — La pretendente Carlotta e suoi maneggi. — Cerca appoggio nel soldano del Cairo. — La regina Catesina Cornaro obbligata a rinunziare, rientra festeggiata in Venezia. — Le si assegna il castello d’Asolo. — Sue opere pie. — Sua morte a Venezia ed esequie pompose. — Vicende de’ figliuoli
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un nuovo mondo, e sua ricompensa furono i ceppi, che volle seco deposti nella tomba. La notizia di quella scoperta presto giunse a Venezia e il cronista Malipiero, che allora viveva, così la registrò ne’ suoi Annali (2). « L’armada del re Catholico ha trovà paese nuovo, e 1’ ha acquistà per so nome. La prima isola i la chiama s. Salvador, la segonda Santa Maria, la terza la Fe-randina, la quarta la Isabela
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trovasi a non molta distanza l’isola di santa Maura, sfortunata allora per la sua situazione al confine ottomano, dai cui abitanti veniva infestata. Povera delle produzioni del proprio suolo, proponeva il Proveditore come mezzo opportuno al suo risorgimento, 1’ escava-zione ed il riaprimento del lungo canale posto in mezzo a quelle estese lagune, che dividono l’isola dal turco paese di Ceromero
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faceva il dopo pranzo del giorno di Natale all’ isola di san Giorgio per venerare le reliquie di santo Stefano trasportatevi 1’ anno 1109 da Costantinopoli sotto Ordelafo Falier. L’isola di san Giorgio, detta anche dei cipressi per l’abbondanza che allora avea di questi alberi, chiamavasi altresì Meni mia, perchè avea appartenuto in gran parte al doge Tribuno Menano. Amenissima per sito, prospettando
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che i Veneziani nell’ isola si conducessero bene verso gl’ indigeni (2), vennero nuovi movimenti dei Turchi a destare nuovi timori. Il 16 febbraio 1487 si decretarono fortificazioni nell’ isola, tenevasi consiglio se a farla meglio rispettare convenisse alzarvi la bandiera di s. Marco (3), raccomandavasi intanto al capitano generale Francesco Priuli di farvi buona guardia, e di ridurre la regina
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146 Nuovo Archivio Veneto X. Le Isole. La Sicilia è sempre ricca di pubblicazioni storiche. Varie tra queste riguardano 1’ isola in generale. Nel secolo XII il rito greco decadde nell’ isola, per estinguersi quasi del tutto nel -sec. XV. Così c’ insegna C. A. Ga-rufi (1), il quale esamina un documento greco, esistente a Palermo, che di consueto si attribuisce al sec. XIV, mentre è del sec. XII
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1925
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‘217 attenta a estendere la propria influenza in Levante, oppo-nevasi al matrimonio della figlia di Giovanni Sanuto duca dell’ Egeopelago col fratello dell’arcivescovo di Patrasso (1), e otteneva eh’ ella sposasse invece il figlio del doge (2). Tutte queste opere di pace venivano però sconvolte da formidabile rivolta in Candia. Da lungo tempo andava in quell’isola covando un certo scontentamento
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