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— 113 — mente fu determinato da un ulteriore sviluppo preso dal paese, con orientamento verso ponente, dove il terreno si presenta meno inclinato e quindi anche meglio riparato dalla bora. Questa forma di villaggio, però meno spiccata, si nota anche a Pernata ed in generale essa predomina nella parte elevata dell’isola, dove il centro abitato sortovi ha dovuto, per l’inclinazione del pendìo
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per la pesca, essi ritornano a casa. Ne viene di conseguenza che in tutti i villaggi e centri dell’isola le donne si trovano più numerose degli uomini. 2. — I tipi E i caratteri degli abitati. — Diverso è, nell’isola di Cherso, l’aspetto dell’insediamento umano e questo in relazione alle possibilità economiche permesse dalle sue particolari condizioni morfologiche e idrografiche. Gli abitati
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, ed essendo questo, come ora fu notato, povero, è certo che il bestiame grosso verrebbe a soffrirne; per di più soltanto un numero limitato di questi animali abbisogna all’isola, dove esiguo è il terreno arativo. Risulta così spiegato anche il secondo punto sopra rilevato. L’allevamento degli ovini ha il suo massimo sviluppo nella parte centrale e meridionale dell’isola che meglio si presta a terreno da pascolo. Le pasture
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e la penisola istriana, la zona costiera e le isole ne furono almeno in parte risparmiate. Breve fu su di esse la durata della signoria gota, durante la quale esse mantennero quasi intatto il sistema politico-amministrativo che le aveva rette durante l’età imperiale. Nè diversa fu la posizione dell’isola nel successivo dominio bizantino. Le sue relazioni di dipendenza da Bisanzio furono così fissate: Ossero
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Smergo, presso la omonima località. La parte centrale dell’isola è percorsa dalla strada principale che partendo da Cherso arriva a Ossero dopo un percorso di 45 km. Essa segue quasi sempre l’asse orografico dell’isola e prosegue in generale, per le migliori condizioni morfologiche, senza lunghi giri, abbastanza diretta, fino alla Cavanella; soltanto nel primo tratto, a 5 chilometri da Cherso
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— 80 — ressi, che, trattandosi di un’isola, si faceva sentire più forte; poi l’alto grado di civiltà, che Roma prima e poi Venezia avevano dato e davano continuamente all’elemento indigeno di fronte all’ignoranza degli Slavi, metteva l’elemento stesso in uno stato di grande autorità cui corrispondeva sottomissione; per di più non c’era chi fomentasse l’odio fra le due stirpi per abbattere
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che era stata liberata dal dominio e dalle scorrerie dei Turchi, e precisamente nel territorio compreso fra la Zermagna ed il Kerca; nelle isole del Carnaro, invece, l’affluenza degli slavi, scarsa dapprima, aumentò di molto soltanto nel secolo XVIII e continuò anche nei primi decenni del XIX secolo; infatti l’isola di Cherso che intorno alla metà del XVII secolo non aveva neanche 5000 abitanti, raggiungeva
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— 68 — dei primi slavi, questi castelli siano diventati « tam Roma-norum quam Sclavorum ». E questo insediamento appare tanto più logico, se si considera il maggiore sviluppo preso dall’agricoltura, in quest’epoca, per opera dei romani. Non potrebbero adunque gli odierni villaggi interni dell’isola, quali Bellei, Aquilonia (Orlez), ecc., essere già stati un tempo antichi « oppidula romana
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— 130 — si può comprendere quanto grandi sieno le difficoltà che deve superare il contadino; e soltanto il suo carattere, tenace e forte anche dinanzi alle avversità meteoriche delle singole annate, lo sostiene di anno in anno nell’abituale lavoro. Si è potuto constatare che negli ultimi decenni le condizioni produttive della nostra isola sono andate peggiorando, forse in causa delle avversità
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, deve i suoi pregi alle speciali condizioni del clima, del suolo e dei pascoli dell’isola, come pure alla qualità e alle doti speciali delle sue api. L’ape soltana ha anella cenerine, tendenti al giallo, è un po’ più grande dell’italiana e dell’egiziana, ma molto più laboriosa, e va al pascolo anche con vento e con leggera pioggia. Ha pure il grande pregio di succhiare un solo fiore, il ramerino (rosmarino
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300 LA DALMAZIA storia locale c’è nn momento che emerge : nel 1538 la flotta confederata dei principi cristiani contro i turchi — il pontefice Paolo III, l’imperatore Carlo Y, Ferdinando I di Ungheria e la Serenissima — e composta di 150 galere, comparve dinanzi all’isola di Mezzo, sotto i comandi del patriarca di Grado, Marco Grimani. Un sotto-comandante fece saccheggiare l’isola e il Grimani
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26 LA DALMAZIA gli aranci di Castelnuovo, il latte dell’isola di Bua, gli agnelli di Lissa, gli astici delle isole di Spalato, e via discorrendo. Restava ancora da esporre alla signorina curiosa qualche dettaglio etnografico sulle isole a nord-ovest di Zara. E il barone proseguì: — Sono gente laboriosa, discreta, d’una moralità ineccepibile. La benestanza è quasi generale, in merito al tatto
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di Cesare, condusse un soccorso agli assediati. Ottavio allora lasciò Epidauro e passò con la sua flotta per le Bocche false (tra l’isola Jakljan e lo scoglio Olipa), per entrare nel porto Luka. Vatinio lo inseguì e si ancorò con la sua flotta all’imboccatura di quella baia, ritenendo che la flotta nemica non gli sarebbe sfuggita. Ma Ottavio sfuggì per uno stretto canale, ad occidente della baia
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A BORDO DELL’ « IRIS » 25 galera a tre alberi: sono tre campanili, quello della cattedrale, l’altro del monastero di Sant’Andrea e il terzo dei minori conventuali. In proporzioni ridotte, il panorama della città rassomiglia a quello di Eio Janeiro. Fra le sue preziose reliquie, conserva religiosamente il capo di s. Cristoforo, patrono dell’isola, e le teste dei tre fanciulli, Sidrach, Mi-srach
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LE DIFESE DI COSTA. 101 e Monte Lorello, trascurando il Monte Colonna per la sua aspra natura. La difesa permanente dell’ isola non esclude quella mobile delle truppe; però il carattere generale difensivo è quello che ho procurato di sbozzare a grandi tratti. La difesa dell’ Elba io la vorrei vedere compiuta anche a costo di sacrificare, momentaneamente, quella delle nostre basi di operazione
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— 190 — gate ipetriere, organizzazione dei servizi, assorbivano interamente l’attività dei marinai. Oltre ad un sommergibile inviato a turno a stazionare nelle acque dell’isola, spesso prendeva contatto con il presidio il gruppo leggero di crociera al Nord della linea congiungente Brindisi-Saseno, ovvero mezzi speciali di piccoli piroscafi o velieri a motore arrivavano portando rifornimenti
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— 174 — Alle ore 11 i tre gruppi navali riunitisi si allontanavano da Pelagosa per fare ritorno a Brindisi. Avevano lasciato nell’ isola 90 uomini, compresi i sottotenenti di vascello Da Zara, comandante del presidio e Vallauri, incaricato dell’impianto della stazione R. T. Essi si accinsero subito alla sistemazione del materiale ed all’organizzazione difensiva iniziale dell’ isola 1 scavando
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guato due miglia a Sud dell’ isola, allorché avvistò i cacciatorpediniere nemici che si avvicinavano dal N N O. Si portò subito al Nord per prendere posizione d’attacco e lanciò infatti un siluro a 500 m. di distanza contro il Balaton, ma questo lo schivò manovrando; inseguito da una delle siluranti, VAmpère dovè per qualche tempo prendere caccia, ed allontanarsi verso ponente. Ritornato
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iog bre i Su6 affine di non trovare ostacoli al passaggio dei luro navigli ne’ Canali di Lesina, e di Spalato accostatisi con un Vascello di linea, F avevano smantellata , restando liberi di girare in tutte le direzioni sul mare che l'Isola circonda . L'Isola della Brazza senz’ alcun presidio militare, era governata dalle Autorità locali, e da uu Vice Delegato nella persona del Nobil
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è il più antico e usitato nome. Nomavasi ancora Scopulo . Guarda in faccia alla Giudecca . Notano al* cuni Cronisti , che venendo assai infestata quest’ Isola dai Corsari, erasi resa deserta. Ma la cura del Doge fece che venisse abitata. Vi soggiornavano pescatori , e gli Escusati del Doge ed altri Custodi pubblici . Cavarzere è considerato e ascritto a quest’ìsola. De Monacis pag. 6z. Si trovano assegnate
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