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. La quale fin d’ allora mostravasi, oltre che nel prosciugamento del suolo e nello edificare, anche nel modo per cui i Veneziani seppero procacciarsi 1’ acqua potabile, nella costruzione delle saline e in quella dei mulini. Colla stessa arte già praticata in Aitino, in Ravenna ed altrove, essi cavarono a certa profondità il terreno, ne intonacarono di creta le pareti, selciarono il fondo ad impedire il filtra-mento dell’ acqua
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, altro non volgeva in mente che guerra e conquiste. A tali notizie, la Repubblica affrettavasi a scrivere in data 31 agosto a Gabriele Trevisan vice-capitano del Golfo, che immediatamente partisse colla galea di Creta, dirigen- (1) 1452, Secr. XIX, p. 122. (2) Hamm. IV, 508.
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875 Il 6 gennaio 1475 trovavasi il doge nella sala grande 1475. di palazzo ad una festa che si dava in onore di don Federico d’ Aragona, quando giunse a tre ore di notte un messo della matrigna del Turco con proposizioni di pace, e un salvo condotto per un agente da mandarsi alla Porta per trattare. Ebbe appena il doge le lettere che assentatosi dalla sala e lasciata al principe buona compagnia di gentiluomini ad intertenerlo, si ritirò nelle sue stanze a leggere coi consiglieri i ricevuti fogli. La cosa fu disputata due giorni e gran parte della notte e affinchè rimanesse più secreta fu portata in Consiglio de’ Dieci coll’aggiunta di venti dei principali della Terra. Volevano alcuni si accettasse 1’ offerta e si entrasse in pratiche d’accordo, si opponevano altri. Dicevano questi esser prossimo Usunhasan a uscire in campo con grosso esercito dalla parte di Soria; aver il re di Ungheria fermata pace con quello di Polonia (1) per potersi insieme volgere contro il Turco : essere la Valacchia in rivolta ; Paolo Morosini adoperarsi a Roma per la lega generale ; già Milano e Firenze essersi obbligati di contribuire cento mila ducati ; entrar ora in trattative d’accordo col Turco sarebbe intempestivo, dannoso, disonorevole. Diversamente opinavano gli altri, e tra essi il doge Piero Mo-cenigo il quale essendo stato tanto tempo capitano generale ben conosceva la forza degli Ottomani; essere la Repubblica già da tredici anni con questi in una guerra consumatrice senza l’aiuto d’ alcuno, abbandonata da tutti ; che le borse de’ particolari erano vuote, esausto 1’ erario, non esservi danaro da soddisfare gl’impegni contratti, da pagare l’armata, i galeotti venir perfino sulle scale di palazzo a domandar tumultuariamente le loro paghe ; non esservi (1) Mandava la Repubblica a quest’uopo Seb. Badoer Secr. XXXI, pag. 174.
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31 larghe ricompense ai capitani, onde il Grumello ebbe mille ducati 1’ anno e la nobiltà veneziana (1), Jacopo dal Verme fu infeudato del castello di Nogarela (2) ; Marco Grimani, che si distinse al Bassanello e per cui consiglio si presero la torre e la porta del castello di santa Croce, fu fatto so-pracomito delle galee di Negroponte (3) ; splendide accoglienze si fecero ai legati venuti dalle vicine città a rallegrarsene. Furono eletti primi rettori di Padova, Zaccaria Trevisan e Marco Caravello. Già fino dal 20 novembre il capitano generale Galeazzo avea scritto a Venezia domandando istruzioni circa al Carrara chè trovavasi nelle sue mani, e che avea dichiarato volersi rimettere interamente nella magnanimità della Repubblica, liberando il capitano dall’ impegno della restituzione del castello, che, come attestava il cancelliere, era già stato consegnato dal popolo ai Veneziani (4). Rispondeva il Senato facesse venire il vecchio Carrara a Venezia per quel miglior modo credesse : quanto al figlio, concedessegli un salvocondotto per cinque giorni, spirati i quali gli si prometteva farlo ricondurre al luogo dond’era partito, quando non fosse stato possibile venire ad un pacifico accomodamento (5). Tutto ciò, come si vede, accadeva prima che i Veneziani entrassero in possesso di Padova, e il giorno dopo all’ occupazione della città (23 novembre) mandava il senato, Bulgaro Vetturi e Nicolò Mudazio (6) a (1) 25 nov. 1405, Comm. X. (2) 14 die. ib. (3) Libro Leona 150 t.° all’ Ardi. (4) Così nella risposta del Senato al Galeazzo ohe avea domandato istruzioni circa al Carrara che si trovava nelle sue mani (Secreta II, 20 nov. 1405, p. 17G t.°), con che viene a cadere la taccia comunemente data al Galeazzo di aver mancato a’ suoi impegni. (5) Secreta II. Tutto ciò e quanto segue assai imperfettamente e inesattamente negli Storici. (6) Secreta II.
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dell’ imminente pericolo sola Venezia faceva ancora qualche tentativo di far pervenire nella città alcun rinforzo. Il 7 maggio (2) il Senato incaricava Jacopo Loredano, capitano generale da mare, di dirigersi a quella volta con cinque galere, cui si doveano congiungere altre due di Creta con millecinquecento a duemila ducati in contante, e di attendere a Tenedo le altre navi ; evitasse possibilmente
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398 dicto festo cum multis nobilibus de Creta et ascendisset palatium ubi ornnes biberunt qui voluerunt, habuit dicere dum fieret mentio de domino Marino Faletro : Quid dicitis vos de domino Marino Faletro ? Ipse fuit intimus amicus meus et reperi me quando fuit factus dux. Si ego reperissem me quando occurrit illud factum et ipse mi-sisset pro me et dixisset : Petre, ego volo tibi dare Vallem
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ruzione del secolo fosse anche in quelli penetrata, al che facea uopo porre pronto ed efficace riparo, considerando, che « sulla base della religione e della pietà furono stabiliti i primi fondamenti di questa Repubblica, e i nostri sapientissimi progenitori, gelosi custodi dell’ onore del signor Dio, ebbero anele la benedizione di vedere dilatati i confini del loro dominio e prosperate le gloriose azioni di questa patria » (1669 ag. 26). Un tribunale che in tutt’i suoi decreti si esprimeva con parole di tanta pietà e religione non poteva essere il tribunale di fatti esecrandi. Dopo quanto siam venuti finora sponendo circa alla giustizia del Consiglio de’X, e alla coscienza ch’esso metteva ne’ suoi procedimenti, ci resta ancora ad esaminare quali fossero i castighi e le pene. Storico imparziale, noterò i fatti quali mi fu dato di scoprirli, senza reticenze, senza esagerazioni; ma si ricordi che a que’ tempi la condanna era nello stretto senso della parola una punizione, una vendetta quasi della legge sul colpevole ; 1’ idea di unire alla punizione un mite sentimento di umanità e la possibilità dell’ emendamento è di una molto progredita civiltà. Le pene adunque inflitte dai Decemviri erano : le ammende pecuniarie (1) unite alla punizione corporale ; il bando, il quale veniva proclamato con facoltà di uccidere il colpevole che si fosse lasciato trovar fuori del suo confinamento ; il carcere a tempo od in vita ; la galera ; la mutilazione di qualche membro ; la morte o in pubblico o secreta, più o meno truce. Al bando andavano spesso uniti gravi disordini, poiché ad alcuno poteva avvenire d’essere denunziato a sua insaputa e come innocente non comparendo, trovarsi proclami.) Uno arrestato con stilo indosso abbia due mesi di camerotto e tre tratti di corda e D. 200 d’ ammenda od altri tre mesi di carcere. 30 ott. 1682. Leg. Cons. X, a stampa. Voi. III. 10
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pertanto anche pittore <2>. E la mano che, con abilità inarrivabile, modellava la creta nelle forme più capricciose, si piegava a coltivare i fiori del giardino, AUTOGRAFO DI ALESSANDRO VITTORIA. (1) Predelli, op. cit., pag. 57. (2) Ibid., pag. 25 e segg. Vedi l'Inventario fatto dopo la morte del pittore (pag. 174).
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non si può fuggire l’altro danno che è di lasciarle insieme col ferro. Resta ora da dimostrare perchè importi che il fondo sia piuttosto sponda che piano (intendendo noi sponda quando esso in alcuni luoghi è sollevato in taglio et in cotal guisa molto pofondo). Il qual effetto non in altro luogo fuorché a presso terra si suol vedere. Questa sponda adonque o sia di creta o di fango apporta il disagio di penar assai
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di molta longhezza nel capo della quale vi è un piombo una quarta longo formato a guisa di una picciola piramide nella cui base si pone un dito di sevo che tutta la copre. Et con questa sogliono i marinari prima che essi dieno fondo investigare l’altezza dell’onda et la qualità di esso fondo, perciochè se esso è di arena, di loto, di creta o pietroso nel percuotergli sopra il sevo, rileva
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., n. 147; pubblicata in G. Gerola, Candia all’epoca veneziana, in « Rassegna intemazionale », anno VII, fase. 3-4, Roma, 1901, pag. 330. (*) Nulla infatti nell’avello richiama il duca Sagredo; lo stemma non appartiene a lui ; la data del 1601 è anteriore alla sua venuta a Creta; ed il rilievo stesso si trovò a non capire sotto la seconda arcata che, sebbene non originaria, credo tuttavia risalisse
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LE ISCRIZIONI GRECHE 563 54. Bòbia: Casa di Giovanni Polidakis. Lapide di cm. 26x18. Lettere di cm. 2. Pubblicata da Federico Halbherr, su disegno di Antonio Taramelli(1). Egli accentua la speciale importanza della epigrafe, come testo di carattere giuridico della prima età bizantina. Ma riconosce ben difficile di ricavarne alcun senso, data la frammentarietà della iscrizione : -f- rvwaig r.... xaV éxàoxrjv____ ganegicov x(al) yrj____ éxéoov òià ne____ xal òeio tv/C éfìòo/i... xqov evQÌoxo/iev.... x(al) òanqeov 6 de x..... óxrtb è%°vm'iq è.... xr\ n/fj/ia xfjg atòrj.... xo naQafiaivwv x.... xqj Alyvnxiw.., XtxQov.... rpri____ 55. Odhighjitrja: Chiesa dei Ss. Eutichiani. Frammento di marmo di cm. 30 X 25. In un cerchio vata una epigrafe bizantina a lettere di cm. 4-31 j2. ...... ’AyaOo ...... 56. Ibidem. Sopra la porta del recinto settentrionale del convento (2), è murata una placca colla croce accantonata dai soliti monogrammi ’Ir\aovg Xqioxòs vixà, nonché la data ,A&SH', cioè 1568 (3). 57. Ibidem. Davanti alla chiesa della Madonna, in collo stemma Trevisan, gli ossi da morto cm. 3X|2: ’AXovCio TQifiv^àvoQ fi? avxov xnì xcov ef avxov xncprjv xavxì]v èóei/iaxo xt)v ocoqÓv. rAXB, ànQiXXÌw KE'. -cr^-KACTHW PATi€ ? IUJHK W K<,AetòTHCg8A0N" 1 K OC TtP60MO A€K/ .oKTXCYC HCfc THCXH MATriCCI AH; ^ottapasaimoiht; tu; AiryrrTioi.;/ _ni». r'JI** + •'i Sì-m. era scolpita una croce ed inca- terra, è collocata una lapide marmorea, e l’epigrafe (di cm. 34 X 71) a lettere di (*) F. Hai.bherr, Cretan expedition, II, cit., pag. 612. (3) Cfr. JT. 'A. Eavdovòiòrjg, XoioTiaviy.aì emyQacpai (2) Cfr. voi. Ili, pag. 187. cit., pag. 135.
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InCEPIT.PROSECVTv.I c \ MDLXXX1I MDCI M Le benemerenze dei provveditori generali Alvise Grimani, Benetto Moro e Nicolò Sagredo per gli Arsenali Nuovi sono narrate in questo medesimo volume (3). E vi è notato come nel 1582 il Grimani non fosse ancora giuntò a Creta (ove egli arrivò soltanto nel 1583); e come quindi quella data sia stata erroneamente calcolata. Proconsule(s) : Aloysius Grimano ìncepit IJ
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èni£ara>, ènl èri ,A<I>Li&'. Dunque il tempio, dedicato a S. Giovanni Battista, fu rinnovato, eccetto l’altare, nel 1584 dai fratelli Giovanni e Francesco Kalonà. Morto quest’ultimo sei anni dopo, il superstite nel 1599 vi aggiunse la navata dedicata a S. Nicolò. L’epigrafe fu già pubblicata dallo Xanthudidis, il quale vi diede notizie sulla famiglia Kalonà, originaria di Creta
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della R. Università di Firenze. 1. Candia. Museo nazionale : provenienza ignota. Lapidetta rettangolare, contenente uno stemma (1). La breve epigrafe superiore si interpreta : Stemma di don Shealtiel Hen. La parola stemma è resa con l’espressione biblica Degel Mahaneh (Num. 2, 3 ecc.), che vale letterariamente « vessillo dell’accampamento». La famiglia Hen, oriunda dalla Spagna, è conosciuta a Creta sin dal sec
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LE ISCRIZIONI LATINE, ITALIANE E FRANCESI 313 19. Chiesa di S. Francesco. Iscrizione perduta, trascrittaci da Desiderio Del Legname <0: HELEN/E CAPELLINE FILILE DVLCISSIM/E IAM NVBILI ET OMNIBVS QV/E VIRGINES DECET Poiché Desiderio ci avverte che tale epigrafe per Elena Capello fu dettata dal duca di Candia Carlo Capello, di cui si conoscono altri componimenti letterari, ed il Capello fu duca di Candia dal novembre 1540 al novembre 1542, resta fissata anche la data della iscrizione. 20. Museo nazionale: Provenienza incerta (2). Frammento di pietra calcare facente parte di un sigillo sepolcrale con resti di epigrafe e di stemma: cm. 41 X 31; lettere cm. 3 (3). La data naturalmente oscilla fra il 1541 e il 1544 o 1549. 21. Museo nazionale: Provenienza incerta. Frammento di lapide di cm. 37 x 30; spessore cm. 9. ...ni... utu... hanc e... (s)epultur(am) (f\i)ndam(entis) d... (M). D. XX... La quale data oscilla a sua volta tra il 1520 ed il 1549. (*) « Epitaphium quod habetur in tempio celeberrimo sancii Fran-cisci Candidae, conscriptum a Carolo Capeilio tunc duce Cretae ». (G. Gerola, Le iscrizioni cit., pag. 8). (2) L’epigrafe ci fu comunicata in fac-simile dal dott. Antonio Cattaneo. (3) Cfr. più addietro, pag. 217, n. 144. 1 % TV ANCEr pvltv; DAM X
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(C)refa admirata est universa. Consta{n)tinus frater, ad Cytherae magi-stratu(nì) tra(n)siens, amoris monumentum pioni) duravii). Obiit an{iì)o 1639. Agostino di Antonio Pasqualigo, capitano generale di Creta, morì nell’ottobre 1639. Suo fratello Costantino fu chiamato provveditore a Cerigo nel novembre 1640. 77. Farmacia Ittar. Provenienza sconosciuta. Sigillo sepolcrale, con stemma, arabeschi e targa
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comune anche oggi-giorno in Creta. CASTELLANIA DI PEDIADA 1. S. Basilio: Chiesa di S. Giovanni. L’epigrafe dedicatoria — alta cm. 24 — è dipinta presso la porta in lettere nere di cm. 6 e meno, su fondo bianco. È manchevole alle due estremità. £NHCTl K.£H £TbPW 9 £1 • ori/NC£nTo0 M!0H< 0 <*> HT°V n PO-* PO IY10V- ìiA I g^Tt £T0V ^cp-^ovkvPoy hiko/iÌov TóvT^H/iKONTonovri M 0 HA X H0-• frhH-N
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nàvTwv wv avTÒq ßovXerai yEvéaOai TtagEOXEvactev. ’Ev etei ,A X l', èv firjvì fiata) 1'. cioè io maggio 1610. La famiglia Vlachos era ed è tra le più comuni di Creta (l). L’epigrafe fu edita anche dallo Xanthudidis (2). Sofia <3>. 18. Armeni : Monastero di S. ----- . Sulla porta d’ingresso della chiesa : (a) Cfr. E. Gerland, Histofre cit. (2) Z * A. ZavdovòiSrjCy XoioTiavixaì
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, e questo far tante volte, quante si sente che comincia a corrompersi ». Per addolcire 1’ acqua marina si insegna il porre nel mare un vaso di creta vuoto e non in- (1) Sandi, Storia civile, libro X, XI. ¡2) Alla Marciana Cod. XI, cl. IV, ital. (3) Cicogna, Iscrizioni, t. II, p. 17 e seg.
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