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, la sua corona lunare : il ponte massimo, si e no barocco. È il ponte che non oscilla, la triplice ascesa, la trìvia unione : diritto, fede, libertà : la via della fede nel mezzo, la più larga, quella che permette l’afflusso da ogni rampa. I veneziani che la calcano son della creta di Pasquale Cicogna, il buon doge costruttor di fortezze nel nome della Croce, guardano a un miglior domani. Giunta
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politica seppe mantenerli per qualche tempo anche alloraquando posavano sopra una base di creta, dovettero cadere all’urto di un grande commovimento, e mostrarono luride piaghe, che dal manto della passata grandezza erano ricoperte. BANCO-GIRO. In una città di tanto movimento commerciale, ed in tempi in cui non facile, nè senza pericoli riesciva il trasporto del danaro, e più di lutto non mantenuta
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del granoturco e del tabacco intorno alla bassa shtépi di creta impastata e applicata a graticci o alla casa di pietra a secco intonacata all’interno di gesso, è rimasta tuttavia un elemento indispensabile della rudimentale economia domestica anche tra le montagne e sopra i mille metri sul mare. L’albanese è assai parco : si nutre di latte fresco o inacidito (kos o jamti, yogurth), di miele, di formaggio
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, ridotto a terrazza. Dappertutto però l’impiego dei materiali, che va dalla pietra nelle migliori costruzioni alla creta impastata e applicata su steccati di giunchi e di rami delle miserabili shtèpi del Kur-velesh, determina una gamma infinita di abitazioni. I villaggi del settentrione esistono solo nominalmente e sono costituiti da un gruppo di case disperse, lontane tra loro e staccate
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prestigio sui soggetti, allora soltanto iniziò quell’opera seria ed energica di repressione di cui fu epilogo la Legge Gabinia. L’occupazione di Creta nel 67 a. C. non aveva sradicato la pirateria, sulla quale Spartaco qualche anno prima avea fatto assegnamento per portarsi in Sicilia a risollevare gli schiavi. Nello stesso anno 67 il vincitore di Sertorio compiva nello spazio di quaranta giorni
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95 trollo che sulla sua politica esercitava Badie, il capo dei contadini croati. Nincic e Basic si trovano impotenti ad opporsi alla rumorosa ostilità che la Skupcina, sotto l’inlluenza del demagogo croato, manifestava alia ratifica dell’accordo con l’Italia. Rappresentanti d’un regime democratico-costituzionale, i ministri responsabili iugoslavi dovevano sottoporre la loro opera all’approvazione del Parlamento. Ora bastava che il Governo inserisse nell'or-dine del giorno della sessione parlamentare la ratifica delle convenzioni italo-iugoslave derivanti dal Patto di Roma, perchè nella c) esecuzione dell’accordo relativo a Fiume per ciò che riguarda i problemi sorti dalla divisione del territorio ; d) accordi riferibili al turismo nelle zone di frontiera, al regime delle comunità greco-ortodosse In Italia etc. Un accordo si riferisce alla tutela della proprietà degli Italiani in Dalmazia, e statuisce che, non essendo ancora votata in Jugoslavia, la legge sulla riforma agraria, sino a che non Intervengano nuovi accordi, sono esclusi mutamenti dello stato di possesso e di proprietà. Il governo jugoslavo si impegna a revocare le limitazioni già imposte. Altri accordi garantiscono: a) la possibilità per gli italiani optanti della Dalmazia di acquistare beni immobili; b) assicurano l’uso della lingua italiana in Dalmazia e della serbo-crata a Fiume, tanto a voce che in iscritto, nei tribunali e presso le autorità politico-arn-
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fe ne partì, perche vin- o . Fin dal principio doueaegli apprendere, che alla fine àrebbe naufragata la fua fortuna. Hauea ingoiato due legni co'I penfiero,efi truoua morto di fame, iènza tefò-0, iènza gente, e quel ch’è peggio, fenza l’honore. Ma i Corcirefi, che benche foccon eiTero Pirro,haueail altre forze da combattere, nonhaueanoancoralafciato Timprefà diCreta,incuiconAreo Re di Sparta
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, che contro di loro non vfaifero; e perche» nelPvnione accennata delfarmi, i Greci dell’Ifola fi inoltrarono fauoreuoli a’ Venetiani, non andarono , anch’eglino, efenti dalla barbarie,che rouinaua le loro cafe,e deJ figli, e delle loro mogli facea macello. Era Creta tutta vn laberinto di confufione, nè filo fi truouaua per difeior-la,auuengache il filo della fpadariufciuainabile,perlibe-rar da quel viluppo, che chiudeua tanti
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i Saraci-ni da Creta, e Michele partì dalla vita. Morì con fofpet-to di Giudaifimo, il quale fi accrebbe nelle perfècutioni, che fece allefàcre immagini fuo figlio Teofilo,à cui mandarono i Corcirefi Ambafciatori, per offerirtene loro for/.e contrai Saracini dell’Africa, che i lidi dell’imperio dcuaftauano. Poiché, condotti da Saba, famofiflìmo Duce, haueano Taccheggiato l’Italia, e la Sicilia
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. La tempefta conduifo l’armata Atenieiè fino a’ lidi di Creta, oue fece preda di diece naui Leocade, e Ambrafciote, amiche de’ Corinti/, j quali aggiugnendo fdegno, afdegno, alla fine contro gli Ateniefi commoilèro tutta la Grecia, che fi lacerò da femedefimaperquarant’anni. LeartidiPerdicca, Redi Macedonia, da amico, ch’egli era, fatto auuerfario degli Ateniefi 5 le violenze de Lacedemoni, ch’entrarono
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8 2, Della Hiftoria di Corfù. mi ipigne a crederlo la nuoua guerra, crebbero con gl* Illirij, hora detti Schiauoni, da’quali furono fìretti’n modo, che non erapoifibileconferuare in Creta la guerra, e difenderfi da nimici così potenti. Era Re degTlllirij Agrone ; Principe di quefto più fu-perbo non conobbe la Grecia. Egli, aperfuafionedi Demetrio fecondo Re di Macedonia, con numerofo ftuo- 10
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i Saraci-ni da Creta, e Michele partì dalla vita. Morì con fofpet-to di Giudaifimo, il quale fi accrebbe nelle perfècutioni, che fece allefàcre immagini fuo figlio Teofilo,à cui mandarono i Corcirefi Ambafciatori, per offerirtene loro for/.e contrai Saracini dell’Africa, che i lidi dell’imperio dcuaftauano. Poiché, condotti da Saba, famofiflìmo Duce, haueano Taccheggiato l’Italia, e la Sicilia
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, che contro di loro non vfaifero; e perche» nelPvnione accennata delfarmi, i Greci dell’Ifola fi inoltrarono fauoreuoli a’ Venetiani, non andarono , anch’eglino, efenti dalla barbarie,che rouinaua le loro cafe,e deJ figli, e delle loro mogli facea macello. Era Creta tutta vn laberinto di confufione, nè filo fi truouaua per difeior-la,auuengache il filo della fpadariufciuainabile,perlibe-rar da quel viluppo, che chiudeua tanti
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della vela, o di un’insegna. La persona dentro la barca tiene alzato il braccio sinistro, e il destro disteso lungo il corpo : le gambe sono coperte da una lunga sottana. Interessante è la forma della poppa che rassomiglia ad una barca di bronzo trovata in Creta nel santuario di Giove sul 1) Nel Museo di Torino Te ne sono due che provengono dalle torbiere di Mer- curago.
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. Il nome di Europa leggesi la prima volta negli inni di Omero per indicare il nord della Grecia. Comunque sia. la madre di Minosse chiama-vasi Europa, e venne da Creta il nome del nostro continente. Le barche minoiche, per la loro struttura, potevano correre nel Mediterraneo con velocità uguale a quella degli ordinari Odissea, canto MI. 2) Libro I, 2.
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94 LE DONNE GRASSE E 8TEATOPIGE che rappresentano una donna, si trovano in Egitto nell’età neolitica. Come gli altri idoli esse furono dipinte con linee brune e ne pubblicai una che tiene le mani sul capo x). Dentro le palafitte nella Bosnia trovaronsi figure femminili cilindriche di terra cotta2) ^ che sono probabilmente ‘ ! fM posteriori ai tipi minoici : .%r- ___Jutgfc d* Gurnià e di Prinià; ed f t uie X ronsi ■ * M ■ I’Egeo e in Egitto, le figure tjr, ' 'r, JsS neolitiche sono esclusiva ,Y ■ mento femminili. A que- sto fatto dobbiamo dare valore per comprendoni v £ ‘ l’unilòrmità della religio- Mici •ne tuette virili. Nella stazione neolitica di Butmir, sopra Fig. 74. — Idolo femminile di Caldare circa trenta figure degli presso Girgenti. idoli che vennero in luce, e furono rappresentati su splendide tavole in due volumi, sono tutte donne col seno bene sviluppato e non si trovò un solo maschio. Alcune sono steatopige e l’Hoernes ammette che la comparsa delle figure femminili steatopige nel Mezzogiorno dell’Europa centrale, si debba attribuire ad influenze stilistiche nell’arte che venivano dal sud s). 1) Idoli femminili e figure di animali dell’età neolitica, Memorie Accad. scienze di Torino, 1907. Tav. n, fig. 17. 2) Hokrnf.s, Urgeschichte der bildenden Kunst in Europa. s) 2>ie neolithische Station von Butmir, II Theil, 1898, pag. 3.
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vi sono triangoli, cioè due linee ad angolo con una bissettrice come nella fig. 129 D. Un altro motivo che diventò comunissimo nelle terremare, e che J) tino cubico con figure di animali su tutte le sei faccie lo pubblicai nel volume sugli scavi di Creta (fig. 104, pag. 194). 2) Efruspit 'Ap%ato\oytxy, 1902, tav. I.
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volta all’esterno rassomiglia ai pugnali di Creta. Si trovò pure un’accetta piatta di rame, coi fianchi ribattuti e leggermente rialzatil), e venne in luce la parte di un manico d’accetta ricavato da un corno di cervo. In totale si scoprirono 117 sepolcri i'ig. HiS. Piccola accetta di rame di Remedello. nella necropoli di Remedello e nessuno diede qualche oggetto di bronzo. Altri duecento
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1912
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1,80 dal pavimento trovai un fondo di ’) Rendiconti R. Accademia dei Lincei, voi. XVI, giugno 1907. 2J A. Mosso, Escursioni nel Mediterraneo e scavi di Creta, pag. 254, fig. 142. 8) Ibidem, pag. 5, fig. 4.
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La religione italica 273 Questi brevi cenni bastano per dimostrare che a Creta e in Grecia, già nell’età micenea eravi l’usanza delle stipi sacre e delle armi infrante in onore della divinità. Perchè si infrangessero le armi e gli oggetti delle stipi non lo sappiamo, ma è probabile che si sacrificasse un oggetto prezioso per ottenere in compenso una grazia, e per ciò il dovere di renderlo
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