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questo, e si può dire anche per i monumenti : Chi ama teme ; ma è un fenomeno degno di nota : L amore del bello invece di rasserenare la mente, pare che abbia l’effetto d’intorbidarla ; invece di ispirare 1’ amore, pare che generi ed alimenti l’odio ; tanto che non vi furono mai battaglie più rabbiose di quelle artistiche, feroci come le religiose, poiché si sa che l’arte è una religione
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l’anima antica volle il suo campanile “come era e dove era”; Volle i suoi monumenti saldi sfidanti le ingiurie del tempo, degni di ricevere i tributi di ammirazione del mondo, e quanto volle fece. E questo risveglio di energia feconda da parte di Venezia, che a torto fu stimata fiacca ed accidiosa, è bello notare come sia stato felice preludio al presente ridestarsi della coscienza italiana
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VITA ECONOMICA E COMMERCIALE 115 I monumenti ci dànno una visione solenne e splendente della cultura superiore. Ci mancano documenti tra il vi e il x secolo per definire le condizioni generali della vita cittadina. Gli atti del placito del Risano lasciano gettare sguardi profondi nella situazione economica degli Istriani. Ma sono di carattere generale, né si saprebbe riferire con esat- fig- 34:
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nazionale, prima d’aver potuto proferire il nunc dimittis, morì sereno, perchè quella fiaccola gli illuminava le oscurità del futuro. Salve, Daniele Manin. A te che sei fatto oggi tale, che il pensiero nostro ti giunge senza veli, non abbisognavano il marmo nè il bronzo. Che i tuoi figli ti amano, già tu sapevi : e sapeva il mondo quanta virtù albergasse nel tuo forte cuore. Non i monumenti, ma le gesta
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Come dissi — ho fatto accenno, seppur sommariamente e nelle linee generali, ai monumenti artistici, ai commerci, alle comunicazioni, nonche alle principali industrie, sempre per abbozzare un quadro delle condizioni essenziali, in cui ebbe a vivere e vive il Comune dalmatico, che è la prima unita e la più importante estrinsecazione del nostro organismo sociale ed amministrativo. Si osservi infine
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SEPOLCRALE DEL DOGE NICCOLÒ TRON. (Venezia, chiesa deiJFrari). della scuola di San Giovanni Evangelista e altri edifizi, insuperabili per composta leggiadria e per ricchezza. Questi Lombardo furono una famiglia d’artisti, ond’ha il nome di lombardesco lo stile di molti palazzi, come quelli Dario, Manzoni-Angaran, Corner-Spinelli, Contarini dalle figure, Grimani a San Polo. Ma di questi e di altri monumenti
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LA CITTÀ NELL’ARTE DEL RINASCIMENTO 87 Come nell’arte delle seste, così in quella dello scalpello, furono eccellenti i Lombardo. Di Pietro, aiutato dai figli Antonio e Tullio, sono, per non dire di altre opere, i monumenti sepolcrali dei dogi Pietro Mocenigo e Niccolò Marcello ai Santi Giovanni e Paolo, i due altari di San Jacopo e di San Paolo nel transetto di San Marco e parecchie sculture
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la ben che minima notizia; inoltre di gettare un po’ di luce sulle ancor oscure vestigia illiriche; di studiare i monumenti classici, sopratutto quelli lasciati dalla romanità; infine d’indagare quanto vi potesse essere di vero nella tradizione letteraria che fa discendere da un unico ceppo etnico tanto gli Euganei del Veneto, i Mes-sapi, Iapigi e Peucezi della Penisola Salentina
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388 TX - I.’ePIRO ove, dopo la vittoria, ed a perenne ricordo del grande avvenimento, fece sorgere la città di Nicopoli, a pochi chilometri a nord di Prevesa. I due rivali passarono così tutto l’estate prima di decidersi alla battaglia. Di Nicopoli rimangono ancora in piedi grandiose rovine dalle quali si vede assai bene come fosse vasta e ricca di monumenti, di teatri e di terme la città sacra
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FONTANE E PUTEALI 47 provveditore generale Francesco Morosini : che con essa volle coronare i poderosi lavori per il definitivo acquedotto di Candia. Della capitale del Regno fu sempre uno dei monumenti più notevoli(1); ed oggigiorno pure costituisce uno dei più caratteristici adornamenti della vecchia metropoli veneziana (2). La vasca esterna, vista specialmente dall’alto, presenta il più vago
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, i ricordi gloriosi della nostra storia, i monumenti dell’arte, tutto ispira il poeta. « Noi siamo nella terra dei sonetti. 0 Musa, facciamo ora dei sonetti! Armonie divine soffiano da questi campi, dalla volta azzurra e dal bosco dei mirti. Italia, nella tua polvere si nasconde l’eco immortale dell’antico onore romano, nel tuo petto batte un giovane cuore come di una vergine alla novella d’amore
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, se mi era recato a visitare i tali altri, e se dessi mi erano piaciuti. Io rispondeva loro relativamente a quanto io aveva fino allora osservato. Apparivano moltissimo contente quando io lodava i costumi, i monumenti, e le leggi di questa cittade unica nel suo genere e nel suo governo. Oh quante cose le restano ancor da vedere! diceami sorridendo la signora Dorotea. Un poco alla volta, io le rispondeva, e vedrò
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dei monumenti storici dell’antichità bulgara e con l’intenso studio del folklore seppe risvegliare negli animi addormentati l’autocoscienza nazionale, senza della quale non era possibile la libertà. Se l’aver composto una ballata servendosi di motivi popolari era stato indubbiamente un merito del Gerov, assai più grande fu il merito del Rakovski di aver direttamente cercate le fonti della poesia popolare
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ad Echinadas ducit. 484. Fortirer pugnat. 489. Fugam capir. 490. Perufia a Baleoniisoccupatur. I. 32. A Va-ftio recipitur. 340. Perufinus ( Felix ) Monopolim praefidio mit-titur. I. 308. Peftilentia : Mediolani. I. 91. iot. In foede-ratorum caflris ad Neapolim . 278. Vene-tiis. IL 103. 617.624.^ ftqq. 643. In Creta. III. 133. In Carnis. 149. In Iftris. * 260. la
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veder splender il raggio, Viva speme il conforta - A’ suoi languori Reca religion dolce sostegno; Ed ei ne’ spazi, che il dolor pur lascia, La dolente famiglia erge e consola. Pronta l’alma a lasciar la creta vile, Ogni vigor raccoglie, e con fatica Siede nel tristo letto; ai servi stende La man, su cui corron di pianto i fiumi. Saluta i cari amici, e la trafitta
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di pace in grembo. Efferato Sanilo a Dio nemico, Apre di Cristo all’alta luce appena L’accecate pupille, ecco sospira Che la creta mortai tosto si sciolga, Per congiungersi a lui. Sonno soave Il discepol diletto prende in grembo Di morte, poiché in sen del suo Signore Ne provò le delizie. Anche il sublime Oantor delle divine alte grandezze Del liing’o esilio suo si duole, e piange. Deh ! la fede
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(è la raccolta degli articoli pubblicati nel 1888 su La Tribuna); G. B. Casa, Marinai e soldati d’Italia a Creta, Livorno, Giusti, 1906; Mario Valli, Gli avvenimenti in Cina nel igoo e l’azione della Marina italiana, Milano, Hoepli, 1905; Ministero della Marina, L’opera di soccorso prestata dalla R. Marina nelle regioni devastate dal terremoto del 28 dicembre 1908, Roma, Rivista Marittima, 1909; Luigi
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sulla riva della disperazione. E accorda, abbassandoti come sempre fino al nostro lamento ed alla nostra rimpianta incapacità di domandare a Te, Molto Buono, perchè hai plasmato dal fango questo misero vaso del nostro essere allorché tante volte c’è l’ordine che vi arda dentro un fuoco molto più forte di quanto può sopportare? Perchè dev’essere proprio di creta questo vaso, quando era scritto
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378 IN LIB RUM SEX TUM E PITOM A. Lo di a a Genuenßbus expugnata eft : Ejus cìa dis & nuncius ingentem attulit civitati terrorem : Vi-m ä èìor T if anus decreto Tatrum vinculis liber atus eft: Imperium clajjis partim Thaddao Juftinia-720, part/m Vittori Tifano eft decretum ; Urbs circa por-tum & aliis pluribus locis valide munita eft : Carolus a Lodovico Rege mijfus Taurifium obfedit : Tax apud barbar um motaob iniquijftmas conditi ones ad exit um per duci non potuit r Genuenfes ad Medoacum cum tota clajfe confederunt : Utrinque & in littore & in internis aquis ex occafìone fapius eft pugnatum : Valida in urbe clajjis decreta eft : Multi privati Rempublicam diver Ja ratione juverunt : Ligur, foluta obfidione\ C lodi arrife recepii .'Carolus ILenus multa S upero Inferoque mari in h oft es gejjit : Clodi am Venetus mdique obfedit : Circa port am & ad Brun-dulum laboriofe in hoftes eft bellatum: Thaddceus Juftinia-nus partem clajfis ad Sipontum amifit : Genuenfes circa Ciò di am ingenti pr alio vitti , inde ferme domiti, de ditto-nem fee er e : Dux v prceda militibus concejfa , captivos cum urbe recepii.
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1928
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che là dove Dandolo e Pisani, Venier e Morosini calcarono il tallone (e par di vederli dritti sulle gambe ercoline del marinaro abituato al rullio della nave) qualcuno della loro creta sferzasse l’ignominiosa inerzia oppure che la parola incandescente d’un poeta-soldato comunicasse sante ebrezze. Ma, allora, i poeti veneziani non cantavano la patria. Come sarebbe facile un parallelo tra il tramonto della Repubblica
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