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della Ducheffa Leonora, che dopo aver quivi ricevuto grande onore, pafsò alla Corte di Milano. Probabilmente fu egli mandato dal Padre colà, per aver penetrato il maneggio, che fi facea di una Lega fra i Veneziani, Fiorentini, e Duca di Milano (e). Ma non dovette arrivare a tempo per ^ ganuio diilurbare il trattato , perchè effa Lega fu conchiufa nel dì 20. ¡Jf- <¡1 Veneti di Novembre (/), con reitarne
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(c) , fra le genti Crocefegnate annovera Quos Athefis pulcher vrccterjluu , Endanusque , Quos Tyberis , Macra , Vulturnus , C rujìumiumque , Concurrunt Itali &c. Pifam ac Veneti propulfant cequora remis . Soggingne più fotto: Qui Ligures , Itali, Tufci, pariterque Sabini, Umbri , Lucani, Calabi ', fimul, atque Sabelli, Aurunci, Volfci, vel qui memorantur Etrufci-, Quoque etiam gentes jparguntur in Apula
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principio alla terribile zuffa. Si combattè con incredibile ardore da ambe le parti , ma in fine re-itò fconfitto 1’Alviano. Le particolarità di quello conflitto fon defcrit-te in differente guila dal Guicciardino, dal Giovio , dal Gradeni-go , e da altri. Fra morti e prefi de’Veneti fi contarono circa quat-rrocenro uomini d'arme, e quattromila fanti. L’Anonimo Padova-no vi aggiugne più di ottocento
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gli archivi italiani, la terza gli austriaci dell1 epoca presente. Il terzo riparto ha sei divisioni, che contengono gli archivi giudiziari. La prima contiene i veneti, la seconda i democratici, la terza gli austriaci deirepoca precedente, la quarta gli italiani, la quinta archivi di vari luoghi ed epoche, la sesta gli austriaci dei tempi nostri. 11 quarto riparto non appartiene alla direzione degli archivi
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<j» 133 «ea- Che se Europa tutta concorreva ad innalzare al principe della moderna scultura il monumento descritto, la sola magnanimità del- 1 augusto impcrator Ferdinando ne voleva eretto uno, che ricordasse il nome del principe de’ veneti pittori, nel luogo appunto in cui si credono riposare le di lui ceneri. E parve che fortuna volesse serbato a Fernando stesso opera si luminosa
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» gonfio per le tempeste, trabocca e si agita nelle paludi, e colli 1’ amara mescolanza impedisce che ivi nascano bestie palustri ; » ed anco quelle che dai luoghi superiori nuotando giungono al » lido, per l’inusitata salsedine muojono. » Non avrà forse appoggio 1’ asserzione che gladiatori si mandassero in luoghi paludosi per conservarli sani e gagliardi; non pare (1) Memorie storiche de'Veneti
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di là diede una rotta a Gian-Paolo Manfrone Capitano de’ Veneziani. PreSe anche Lignago, con farvi prigioni alquanti Nobili Veneti. Cosi’ camminavano le cofe della guerra in Lombardia, quando Papa Leone , che avea parecchi intereflì fpettanti alla fanta Sede e alla lùa propria Cafa, da Smaltire col Re ; e quel che è più, non amava, che etto Re veniffe armato a Roma a fargli un atto d’oSTequio, per timore
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Borgognone , marciarono verfo Soave . Lucio Malvetfo , e Andrea G ritti, me fio in armi l’efercito Veneto, animofa-tnente s’ affrontarono con loro a Villanuova. La peggio toccò ai Veneti, i quali poi fi ritirarono a Lunìgo, e di là a Padova, lafciando aperta la ftrada a’nemici di venire a pollarli a Vicenza. Pafsò dipoi l’Armata de’ Collegati fotto Trivigi, ma lo trovò ben guardato. Nel tempo fteffo calò
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: un robusto basamento mette piede nell’ acqua, c tredici arcate gigantesche, decorate di semplici e robusti parli architettoniche, costituiscono quel maestoso prospetto. La fabbrica è lunga piedi veneti 447 . 1, pari a metri 149 . 50, ed alta piedi 45 o metri 15 . 10 ; ivi sotto si segano e squadrano legnami. — Da questo fabbricalo si giugno al cosi detto riparto Galeazze, dove si costruivano appunto
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di Andrea Dandolo, di cui abbondano in copie i veneti archivi. Notizie e relazioni varie, e discorsi sopra il regno di Francia. In due volumi V istoria veneta di Giovanni Giacomo Caroldo, ed in un terzo la Storia della repubblica veneta dellostesso. Leggenda dei Veneziani composta da Giovanni De Men Olandese, già stampata col titolo CJironique abrégée des Venitiens, nel 1509. La Storia veneziana di Nicolò
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a renderli. Tali furono nel prefente Anno gli avvenimenti del Piemonte. Quanto alla guerra de’Veneziani con gli Auilriaci, continuò que- -ila lenza fatti meritevoli, ch’io mi fermi a raccontarli. Solamente accennerò, che ad ellì Veneti riufeì nel dì 19. di Marzo d’impoflèlTarii della Fortezza di Mafcheniza, e poi di Sorifa , nido d’Ufcoccbi. All* incontro venne fatto a gli Aullriaci di occupar la Pontieba
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Francefco Morofino in tante fue paliate prodezze , che i voti di tutti concorfero a conferirgli quella Dignità, unita al comando dell’armi : unione troppo rara in quella prudente Repubblica . Mentre egli dimorava nel Golfo d’ Egi ia , gli arrivò quella nuova nel dì primo di Giugno , e gran felle ne fece tutta T Armata. Otto Galee di Malta comparvero in aiilto de’Veneti, con un battaglione di mille fanti
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di quella Repubblica, travellito da Marinaro, ed ella avea fatto un bel preparamento di milizie e navi, con eleggere Capitan Generale Francefco Morofino, già celebre per molte lue légnalate precedenti azioni. Il Pontefice Innocenzo XI. fomminiftrò quel danaro, che potè in aiuto de’Veneti, e non folamente fpedì ad unirfi colla lor Flotta cinque fue Galee, ma fette ancora di Malta, e ne ottenne quattro altre da Cofimo
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avere ubbidienza. Crefciuto poi il vento, lì fepararono le due Armate; la Veneta verfo l’Albania e Schiavonia, con perderfi cinque delle fue Galee fot-tili per la furia del mare; e la Spagnuola a Manlredonia e Brindifi. Ebbero pofeia il meritato gaftigo gh Ufiziali Veneti, che aveano mancato al loro dovere. 11 Veniero fu premiato. Non tanto per ifventare altri tentativi, che potette far l'Ofluna
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Sorella del R.e di Spagna, fpofata a Ferdinando III. Re d’Ungheria e Figlio del regnante Imperadore. A cagion della Pelle, che sì fieramente infettava la Lombardia, fu ella con funtuofo duolo di Galee condotta fino a Napoli, e in ella penfava poi di pattare a Triefte. Gelofi i Veneti de i loro diritti nell’Adriatico, fi oppofero al paffaggio di quella Flotta, efibendofi eflx di fervir la Regina
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un fufììciente e~ fercito, che fervi a frailornare ogni ulterior progreffo de’Franzefi e Veneti in quelle parti. Avrebbe egli anche potuto far di più, fe non fof- fe ila-
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mai non mandavano tal nerbo di gente in foccorfo di Candia, che i lor Generali poteifero tentar grandi imprefe. Trovavafi anche fola in quello cimento la Repubblica, giacché l’Imperadore e la Polonia fi Studiavano di itar in pace col Nemico comune. Miracolo perciò era, che non andafì’ero fempre più peggiorando gl’intereiìì de’Veneti, troppo picciolo riufcendo al bifogno loro il foccorfo delle Galee del Papa
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delle fue armi, e per aver lafciata in mano de’nemici la confiderabil Fortezza di Neuheuiel, e delufe le fperanze de’ Veneti, che per quell’impegno di guerra lì figuravano ornai facile il ricuperare in C^ndia i Luoghi perduti. Non erano peranche afeiugate le lagrime nella Corte di Torino per la morte dell’impareggiabil Madama Reale Criflina, che nuovo motivo di pianto fopravenne per la morte
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ciò , che a-michevolmente s era dietro a proccurar colla deflrezza ne’Gabinetti. Però moili a furore, ed animati dai Veneti Zecchini, benché i piìi armati di foli baffoni a foggia di mazze , fi diedero a ricuperare i Luoghi dall’armi <\e\\'Arciduca Leopoldo, e quanti Tedefchi trovarono ne’prefidj, tutti li facrihcarono alla lor collera, a riferva di que’ che erano alla guardia di Maienfelt, e di Coira
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«! in Napoli a« rebbe dint rutto ogni indipcmlensa -vita politica orila pentola. egli inalili«*- il |»a|>a mi intervenire l fasore di Ferrante1 Firmar e Veneti« ni dichiararono neutrali il rapo in*err di «aktaUoehe mercenarie Iuco|m> Piccinino rim*-t ingannare il legato pontificio e Federico di Urldno e a marria lungo la natta vena» 11 Hud per dar mano ai rivolto«!. Nella primavera del 1166
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