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. Fin dal 1140 furono cosi detti i danari piccoli Veneti a cagione dell’impron-, ta di S.Marco. 580) MARCHETTO . Si coniò da Francesco Dandolo verso il 1330. Valeva 12 piccoli. SI nomina anche soldo, ed era \ del Matapane . Pesava gr. 9, con 8ì circa di fino. Così a prezzo odierno valeva soldi 3 , 9 prossimamente. Ma quello del Dandolo sembra che fosse v maggiore. Ved. n. 593. 581) MATATATs[1 , Masequani
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S.Jacobi de Rivoalto noftra Dicecesis Veneti cui cura non imminet animarum : cujus inflitutio & deflinatio no-bis, noftrisque successoribus tam de jure , quam de antiqua & approbata hucusque consuetudine spettai & pertinct : locchè mostra quella Chiesa non essersi nemmeno allora riputata Parrocchia. 73) I Proveditori al Sale per non pregiudicar ai proprj diritti, ed insieme evitar le liti
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, & adminiftrationem, & omnia computa: & hoc sub debito sacramenti, ac pana pri-v at ioni s Trioratus. * 992) Item Ecclesia S. Marix de Capite "Brolii ; Abbatia S. Felicis de Cumanis , sive Ecclesia SS. App. Philippi & Jacobi : .Albati a S. AEgidii de Fontanella: Prior at us S. Jacobi de Ponteda Diacesis Bergomensis . Hxc omnia Beneficia Summi Pontiff* cupientes Templum S. Marci de Veneti
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34* Libro Secondo. ¡ti, ovvero 'Lettori. Gli Apostolici Visitatori nelle loro esortazioni così parlavano nel 1581 : Au-diatis Tlebani Veneti chrifliim : Qui mollibus vefti-untur in domibus re,rum sunt . E molto dopo : Attende tibi & dottrina; infici in illis : Quid scim-ticim repulisti, ego rrptllam te. Ma più espressamele In iis qua pcrfinent ad ‘Parochos, così parlarono : Cnm Vaulus
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Ziani lllustris. 1 1075. Quei di Spalatro scrivono ; Vobis Domino Bominico Silvio Duci Veneti# & Dalmatia , , ac Imperiali Trotospadario, Seniore nostro. 109j. A’tempi di Vital Falier Doge trovasi pu* re appellato Serenissimus. li 00,
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Libro Primo. 557) BIACCA. BIACCO. Ved.n. 551 ,553 , 554- 558) BISANJI moneta d’oro e d’argento di Bisanzo o Costantinopoli. Eranvene di diversissimo peso. Nel Sec. XIV quelli d’oro valevano duas partes Floreni. Nel Sec. XV quattro facevano 2 lire di denari Veneti. Eranvene, che pesavano una dramma, cioè quanto un Zecchino circa. I grandi d’argento usati in Cipro pesavano gr. 96, e ne aveano
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prima del Secofo v. 157 $. VII. Del concorso dei rifuggiti a quefle Iso- lette . 160 Cap. VI. Della Libertà Veneta. 164 Cap. VII. 2legno de' Veneti marittimi. 175 Cap. VIII. Appartenenze dellx Città di Ve- nezia. 184 §. I. interramenti e rialti delle veline e pa- ludi. ivi. §. II. Orti, Vigne e Boschi. 186 §. III. Canali della Città. 190 §. IV. Delle Rive. 201 §. V. Laghi e Tiscine. 20 6 $■ VI. Dei Molini
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Capo XlV. 195 grande dì Mestre, e fu gittàto il coperto nelle paludi . Restarono rovinate mo'te case e spiantati alberi . Comparvero meteore terribili e strideva l’aria orribilmente . Il popolo presagiva disgrazie . Due mesi dopo venne avviso, che i Tartari avea-no derubata la Tana , e uccisi i Mercadanti Veneti con danno di Ducati 120000. Aggiugne il Dol^ fin, che caddero eziandio
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plus ou moins déformés d’une foule de tribus slaves qu’il n’y a point lieu d’énumérer ici. Toutefois il ne faut pas ignorer que les Allemands, dans les chro niques latines, donnent aux Slaves le nom de Vendes (Wenden,Veneti), qu’ils leur appliquent encore aujourd’hui dans certaines contrées. L’épithète do Windisch, accolée à certains noms géographiques, rappelle une origine slave. La constitution
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. A. S. V. - Stato Civile Napoleonico, b. 245, 1814: Morti. A. S. V. - R. Corte di Giustizia dell’Adriatico (Sez. Civile) : cause Camera I, gennaio-febbraio 1808, f.a 2, fase. 66 e 76. A. S. V. - Pretura (Sez. E), n. 282, 1864: eredità Foscarini Felice di Giacomo. A. S. V. - Tribunale civile (1803-07), b. 92. Museo Correr - M.S. Cicogna 572: arbori dei patrizi veneti (famiglia Foscarini). ALVISE IV MOCENIGO. Giomo
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. Annunziò già loro di avere ottenuto da Venezia che i di lui sudditi potessero recarsi a trafficare liberamente nei domini di quella ; accordò pari sicurezza e libertà ai veneti nelle di lui terre ; non trova quindi necessario di spedir loro salvocondotti. Data a Senosetsch. 1373, Luglio 16. — V. 1366, Giugno 23. 708. — 1373, ind. XI, Agosto 12. — c. 174 (169). — Il procuratore nominato nel ti. 701
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di artefici veneti. Per compiacere il M.se Leonello successo a Niccolò III, Leon Battista Alberti fornì i disegni della bella torre che fu definita « il 41
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che le ricchezze, le forze, il governo ed in somma lo stato tutto dell’impero ottomano sia fondato e posto nelle mani di gente tutta nata nella fede di Cristo ; la quale per diversi modi è fatta schiava e tramutata nella setta maomettana » (61). I rappresentanti veneti si dilungavano specialmente, come è naturale, a descrivere lo stato delle relazioni tra Venezia e la Porta, ed a precisare il grado di prestigio
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segnalati nei dispacci dei rappresentanti veneti, fu particolarmente grave quello verificatosi nel maggio 1766: «da qualche giorno tutti qui tacciono gli affari — scrive il bailo G. A. Ruz-zini il 2 giugno 1766 — e se affatto non tacciono si amministrano a ragion lentamente, attesa la soprevenienza d’un spaventevole terremoto, nuovo nella strana sua forza agli uomini più antichi
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). Fra le persone che, pur non facendo parte del governo, esercitavano influenza sulla politica della Porta, si rileva nelle pagine dei rappresentanti veneti il noto Giovanni Mi-guez, della famiglia Nasi. Nato in Portogallo da famiglia ebrea che era stata obbligata a convertirsi al cristianesimo, egli, dopo soggiorni fatti ad Anversa ed a Venezia, si era stabilito a Costantinopoli, ove era tornato a professare l’originaria religione della sua famiglia
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ii6 DE’ FATTI. VENETI ci ; e parendo finalmente , che anche le pale delle Artigliar^ volaffero fortunatamente, andarono alcune dirittamente à coi" squarcia P*re Capitana medesima di Silocco, fquarciandola da tutte quella di le parti à trauerfo . Hauea inueftita coftui poco prima laGa-Sthc"' lea del Gouernatore, Giouanni Contarini, così fattamente per mezzo , che poco mancouui
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694 ‘DE’ FATTI VENETI 164?. tr*a> e ch? Per 1 fu0* aI£* requifiti , e intigni meriti fu al Prcncipato della Patria a fuo tempo degnamente aifunto. Ma conuenienze più forti ancora , che di fangue , e di erarij dalla República contribuiti , contentauano il Gran Duca appieno . OJtre à quello di gran pefo , eh* ella fofteneua , e ri-Operatiti ni paraua in terra con le fue militie, teneuano li fuoi
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5i8 DE’ FATTI VENETI coltà , e potea dirli , I* impoffibiltà della Republica 1 di occupare la Valtellina , dopo occupata dagli A-lemanni la Rhetia 5 e quanto era necefsario , in», vece di officij , dar di mano ad effettiue , e celeri rifolutioni - Deliberò per tanto in vn pieno conuocato Confìglio, di leuare quattro mila Suizzeri , due portioni col fuo denaio
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104 DE’ FATTI VENETI 1571 Corno finiftro 5 corpo di Battaglia , e foccorfo . II pri-» or*na mo di cinquanta Galee , confignò à Silocco ; il fecondo , pAmata, altrettante ad Vluzzalì 5 il terzo di nouanta à fe iìeiTo, e à Portaù ; & il quarto di dieci , col rimanente di Fu-fte, e di Galeotte, diede alla cura di molt’altriCapitani. Dif-potfa, c’hebbe in tal guifa T Armata , procurò
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328 DE FATTI VENETI. 1613 fciauano » invero , difcernere la fincerità degli oggetti. Era già flato da vna parte il Rè l’vnico iniìrumento a_» sforzare Emanuele alla rilaiTatione delle tré Piazze à Ferdinando ; E vi intraueniua all’incontro con la richieda della Nipotina . Siaggiunfe à ciò ancora vn’altca importante^ nouità , per tanto più ingombrare la verità de’ penfie-ordim d-, ri . Inuiò
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