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i667 Malti Cavalieri Ji Europa vanno vo-fantarj alla difefa di Candia. Il Capitan Generale approda a Candia . Oìfparith di opinioni degli officiali veneti nelle (Cnjulte . n Bit a arriva in Candia , con molti gala. 534 DELL’ HISTORIA VENETA lavori andavano più di novanta piedi iotto la contrafcar-pa. Ma i Turchi accodandoli all’opera del Panigrà, diedero principio a più calde fattioni, tentando
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LIBRO SETTIM O. 387 ta da’ colpi dell’ artiglierie poila a fondo . Parte però della gente fu dalle barche delle navi raccolta, e tra gli altri fi trovò prigione il Eafcà comandante. Fù parimenti prefa un’ altra delle fultane,, c’ haveva dato a terra, dopo un lungo coni-battimento , piena di feriti, e di fangue. Verl'o la fera qua-fi tutte le navi, così de’ Veneti, come de’ Turchi ftavano
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tutto un giorno , e pofe militie a terra fotto il Conte Ferdinando Scoti per attalirlo: ma i Turchi fenz’ attendere la forza 1’ abbandonarono inlldiofamente, lafciando una mina con fuoco a tempo, che volò, quando v’entravano i Veneti, uccidendone alquanti. Coftò queft’ efpeditionc la vita a cento cinquanta foldati, altrettanti fi ritirarono feriti 5 e l’armata par-
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vicino dava bene fpeiio alla piazza. Così il prezzo della guerra , & il frutto della campagna altro pareva non fuife, che per una parte condur in Canea i ioc-corfi, e per l’altra impedirli. Non perciò cedevano i Veneti, ò il fiancavano i Turchi . In Coftantinopoli, abbandona- Tfatmi ta ogni mentione di pace, folo fopra la iVbertà dell’ Amba- per la libe-fciator Capello fi negotiava. Al Vantelet
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prefto per la debolezza loro a quaranta ridotta, col favore delle fue piazze, e de’porti, sfuggiva il cimento. I Veneti non potendo indurla a combattere, proponevano l’imprefa di Negroponte, cofigliatada Filippo Palatino Principe di Sultzbach , che con quattordici mila ducati all’anno di provvifione per Generale della Fanteria, era dall’ armate Svedefi pattato agli ftipendii della Republica . Mà
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AL SERENISSIMO PRINCIPE LUIGI CONTARINI DOGE DI VENETI A, &c. SERENISSIMO PRINCIPE. E attìoni della V atri a, imagini della fa-pien^a , e della co fianca de Cittadini, in ardui tempi, e per lunghi anni a fronte dell Ottomana vajìa potenza , regì-firate alla memoria de fe coli nel fecondo Vnume delle fue ]fi ori e dal Signor Cavaliere , e procuratore Battifia, mìo 'Zio, fi prefentano
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1668 lì Senato recala il ripete del Papa, Í Tuteli ejfaìgono il baftione fatti’ Andrea . ’ Battaglia fra’ veneti e tirchi, con ¡a pf?,gto 'di iuefti. 564 DELL’ HISTORIA VENETA polare tumulto, in cui era flato uccifo il Viceré Conte di Camerafsa ; poi giunte a Napoli con le folite dilationi trattenute furono da quei Regii Miniflri. Hora incontrateli nel Rofpiglioiì ritornarono a caia
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LIBRO TERZO. m un’ imprefa efigere in mercede la quiete , e ritornare volentieri 1’ inverno al ripofo ¡ ma Cuflein per levarne il comodo , e la fperanza , Iicentiata 1’ armata , le tratteneva con abbondanti regali , e con prontezza di paghe . Anche i Veneti non applicarono , che a ben munir Candia , eh’ eflfen-do la Metropoli , era confiderata il più certo depofito della falute , e della difefa
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, veneti originari, e ne fu imposto il carico ai cantori di essa chiesa. Eletto poi, forse per la prima volta, un maestro di cappella nella persona del francese Pietro de Fossis, quest’obbligo si raccolse tutto in lui solo, non più ristringendo ad otto il numero degli alunni, ma allargandolo a tutti i cherici addetti al servigio di quella chiesa. Lo stesso dovere fu rinnovato al Willaert
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che, anco dal lato confinante coll’orlo rimasto alle monache, 1’ arsenale esser dovesse isolato, così nella stipulazione dell’ anzidetto livello si ebbe la previdenza di comprendere, nello spazio acquistalo, la disianza di piedi veneti 10 al di là del limile su cui eriger facevasi la muraglia, e ciò per poter lungo essa escavare un nuovo canale, mediante cui mettere in comunicazione quel rivo di Santa Trinità
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<f» 23 «£> suindicato primo matapane si legge: h. dandol; dux lungo l’asta, e s. m. veneti, cioè Sanctus Marcus Veneticus o Veneticorum dal lato del Santo; e cosi di poi si proseguì negli altri grossi o matapani colla sola immutazione dei nomi. Nel rovescio, fin ad Antonio Vernerò, si leggono le sole sigle ic. xc. ai lati del Salvatore; e fu sotto di lui, verso il 1400, che s’introdusse
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, che tra monti afpri fi confervano efenti dal tributo, e dal giogo de’Turchi, mandarono ad ciibire a Veneti viveri, e legni. Difpenfato per la fua infermità dal Generalato il Molino, vi fù dal Senato foftituito Girolamo Mo- Gìrolam* rofini, affinché come Autore zelante del configlio falubre, » benche arrifchiato, di pattar in Candia , ne filile fervido efe- d» cutore. Egli attunto il carico, e fapendo
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di Jufuf fi querelava, di ritirar le fue genti, & attendere dal Sultano nuovi comandi , Trattanto il Pef-terdar della J3ofna venuto a Cliifa a trovare il Barbaro, aprì il commercio, ripigliandoli da’mercanti per yia di Spalato J accoflumato viaggio, A KKO MDC LXXL 1671 PErvenuta con efagerationi alla Porta la rotta di Rifano, non mancarono i Bofneii d’accufar i fudditi Veneti , c^e provocando farmi
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de’primi, e diciotto dell’ altre ^ e quefti trentadue volte tentarono aflalti , e quei fi rifarcirono con diciaflette fortite, oltre diciotto fanguinofe fattioni, che reciprocamente fotto terra feguirono. Il Fine del Decimo Libro. / / t SOM- 1667 L'armata .turcbefca fi ritira « Cefi untino-pe li. Rifirett» della perdi-ta fatta da'turebiyt . da' Veneti intjutfioaf-fedio . I A
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con la modeflia. Sì, che di tutto fi tratta, perche in Candì a, in Dalmati a, su V mare , fi difende Veneti a, quefi a bella città , fede fortiffima deli Imperio . A ciò mirano i Turchi feroci dì fuperbia, e di fdegno , alla profanatone di quefii Tempii facri , allo fpoglio delle cafe opulenti, ali incendio de famo fi edificii, al majacro del popolo fedele , alla clefolatione deli antemurale robufio
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da rnefebetta~ ta Mattai Cornare. Decifrano i Venetialti ¡forcar il pafso de' Dardan/lli. Attore» J»’ Veneti t»' T urebt nel fanali de’ Dardanelli .
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pro-penfus animus fuifset , tanquam poti (¡imam Italia partem, adducete Jiatuifse , ad e am rem Gafpari Cont areno oratori facultate a Senatu imperi ita : quapropter inter Cafarem , 7^e-gem Ferdinandum , Venetorumque T{empublicam ad bac fee-deris paH.i deventum fuifse. I. Primum T{avennam, ac Cerviam, Flaminia urbes Veneti Pontifici traderent : qua illis in locis jura obtinerent, refervarentur
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,• Venetos r ac Mediolanenftum Ducem eft per cuffum . Dum Cafar halos 'Principes lenire y ac /ibi conciliare nitebatur j Veneti mini-vie interea cefsandum rati, Laudern-Vompejam occuparunt ; mox Mediolanum aggreffi, incept o ab ft ft ere coatti funt. Fendere Conjacen/ì vulgato, dum, Modoetia capta, ad Mediolanum inter foe derat os de oppugnanda urbe confulitur, Sforti a necejfitate adattus arcem
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, pro augenda dalle enixe Iaborabat, ut hoc anno , terreftre ceflan-te apparatu , maria ad mutuas vires exercendas latiorem cam- Veneti tUf-pum pr#bitura viderentur . Qu# res Senatum impulere , ut ewa“giht triremium numero audo , Ungula fumma folertia provideret, qu# ad maritima Reipublic# loca defendenda , & maria tutanda pertinerent. Ob id Mauro Corcyr# legato ducenti pe-dites in fupplementum pr
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’ Imperatori effere fiata fempre formidabile a Pontefici ; & a lui dovere accrefcere particolari fofpetti, 1’ havere Carlo H. Vanita .Tom.II. K Im- *54 3 Che fi con» giunge col d'Inghilterra . Il quale volentieri accetta il prender I' armi contro ¡a Francia. Pontefice> fy Veneti,i-tii neutrali. Pontefice inftabile.
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