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. v HI. Il noflro Satifta. nacque il di 30. d’ àgofto dell’ anno 1616. e ’1 di fet- 1616 timo del futteguente mefe fu battezzato in fan Cattano, chiefa allor parrocchiale di cafa fua , e ’1 nome poftogli nel battefimo fu Giovambatifta-Felice-Galero; contuttocià nel libro pubblico del magiftrato dell’ A vogaria ,■ dove' della naicitae nome de’patrizj Veneti fi tien efatto regiftro, detto volgarmen- a
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difendendone altri, fi coprirono con alzare terreno. I difenfori altrove fi rifarcirono , fcacciando da un’ho- , ^ ileria fortificata il Nemico, che dava loro grande molestia . wV*‘ Ma iè progrediva l’attacco, s’avanzava la fame nel campo, chiun da* Veneti i paili alla condotta de’ viveri, e de’ grani, ncbeiafa-de quali ancora tutta l’Italia miferamente pativa. Mancato alle militie il pane per più giorni
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del w,/»«-/, Senato di confegnare a cambio fue proprie Galee, piegò in fine all’ aggiurtamento , che confiftè, In prometterfi dal Bai- irsuta»» lo qualche danaro, come in rifacimento de danni, alla Val-Iona inferiti ; in reftituirfi quello /caffo prefervato, per effer -«•"/<*-proprio de Turchi ; nel refio fopirft qual fi fia pretensone ; comandarfi d Cor fari di non moleftar i Veneti ani
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il tentativo . Voi, fpingendo ì Venetiani oltre al fumé ì Efercito, fi formafsero i due corpi , e s in-viafse il numero pattuito in Tofcana, fetida che la confulta del Modonefe potefse impedirlo. Da Roma fi richiamavano i Miniflri ; da Veneti a, e Firenze fi licentiavano i TSLuntii,fi (equeflravano le rendite de' Barberini ; e della vera , intentio-ne della Lega, portata folamente alla quiete , al rifar
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i6iy che per gli Affari di Carlo , iaccafi anche da quelli della %- pubica. La q itale trasferire il negotiato m Frauda, rijl tingendo le fu« ri-cbiefle nella fola rtflitu-tione de'te-gni, predatile dall'of-funa . Gradifca , ridotta all* ejlrtmo, fe vengono impediti i foc corfida' Veneti . dentro le cui Tende porta//1' Inimico. 150 DELL’ HISTORIA VENETA ito efeguito
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756 DELL' historia veneti i 643 ricuperato ; Cartel Leone con Piegajo occupato; Montalere pnfiamntt e * Molini di Perugia battuti. Ma prefto fi vide in piedi a/tr’Arma- nuovo Efercito di fette mila Fanti, e diciafette compagnie Strini Bar' di cavalli fotto il comando del Commendatore Nari, e di Tobia Pallavicino, per efeguire il difegno de’ Barberini d'affari veduti
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fenza teftimonii fi copre. Solo il pofto di Predella ailalito da’Tedefchi, per diflrahere nel tempo fletto le forze , da’ Veneti fi difendeva $ ma prefto anche qucfti dalle grida avvertiti, e dal clamore, che il ne* mico, fatto padrone della Città, fopraggiungeva alle fpalle, convennero cedere j alcuni, cercando falute nell’ acque del Lago, vi s’ affogarono, gli altri reftando in maggior numero tutti tagliati
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militia non conofcendo altra laude, che del vincere, furono da’Veneti obligati a rientrare nella Piazza. Furtivamente pe’l Forte Stella calavano alcuni di notte al Fiume, non orante, che le guardie ne faceifero alle volte prigioni, portando a gli ailediati qualche tenue fovegno. Veramente ferviva quel Forte, come di Cittadella alla Piazza, & il NafTau s’haveva eshibito d’ occuparlo
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, fu co-firetto a ritornare fui Milanefe. La guerra nella Valtellina, profeguitafi con var'j avvenimenti , finifce con una pace, fe-gretamente, fen^a partecipazione de collegati, conchiufa fra le corone di Francia e dì Spagna. Ciò benché gravemente offende(je i collegati , pure i Veneti ani con la folita loro prudenza ad approvarla sindugerò ; la dove il Duca dì Savoja, favorendo gli Ugonotti, proc curò
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propo-ila, fù a Bichi confegnata fcrittura con prometta della refti- ¿Ili dìm-turione predetta . Se di quefto folo foffero per appagarfi i Col- do™„renun. legati, fi rendeva ancora dubbiofo ; anzi ne’ Congreffi in Ve- do i Veneti , netia infiftevano i Modonefi, che , fe non le ragioni fopra Ferrara , almeno quelle di Comacchio foffero dalla Lega prò- afare di tette a favore del Duca. I Venetiani (limavano
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DELL’ HISTORIA VENETA 'l6lO non Çen^a apprendane de' Veneti ti ni . thè in darri» col Pontefice, e ¿li Aujiriaci j’affaticano per la pace . fortifica-tifi. follecitano la Lega Svinerà, porgendo foldo a’ Grifoni. tbe am-muffati in molto numero , corrono a pre-fidiare Chiavetta, rimefcslan-dofico fan-guinojo (copiglie tra Sollevati. thtf on loro addo/fo, ingagliarditi dalle Sol-datefebi
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i6i? Tele Jo piino di'agita-tioni all' •vvifo doliti Pact. con dì ver-/ioni rifolve di ajjìcura• reGradtfca. fìorgendo-regli opportunità i ru-moriacquie. tati del Piemonte, pajfa a f'correre il Cremafct. ’ inquietando i Terri-ttrii conviti ni , ende i Veneti accin-gonfi alle difeft. dimanda il pajfo per lo State di Mantova, con rifenti-ment» della J{tpuilica. 156 DELL’ HISTORIA
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della Republica da Valezzo paiTaTse a Marmirolo, Si a Cafti-glion Mantovano, Terre di già prefidiate, ma che hora parevano opportune, per alloggiarvi col grorto, affine di prender poi dall’occafione il configlio , Te Goito attaccar fi dovef-fe, ò pur’ailalire alcun’altro de’ quartieri Alemanni, almeno H, TSlani T.L Ff divi- 163» dijft ritmilo all' Im-prej'a di Goito. intanr», chi i Veneti cantra
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, memore dell'antica amicitia , e di sì lunga corrifponden^a , dalla quale l'Italia fempre ha tratto honor e follievo. Unico fperarlo la Valtellina, e la Rhetìa da queflunione, al prefente pareggiando con giuflo trattato i vantaggi della potenza Francefe co' benefitiì della vicinanza de' Veneti. Si riconofcevano veramente da’ Francefi, graviiTimi nel tempo della minorità
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cinquecento pedoni, che pronti fe gli fecero incontro. Di già dalla parte de’Veneti s’acclamava vittoria : ma i Turchi non mai combattono meglio, che quando pajono diiiipati, e confusi 3 perche all’ hora tirando chi li lìegue in aguato, ò almeno allontanandoli dalla forza del grotto , con maeftria mirabile fi rimettono preftamente, & hora fparfì, hor uniti combattono, & ogn’uno da per sè
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LIBRO DUODECIMO. 633 nc ingiunfero la commiffione all’ ifteflo Ferat, che imperver-fato ne’ Tuoi fentimentr , fece quanto potè per riftringerli . Ad ogni modo fi dilatarono alquanto , ricuperatifi a’fudditi Veneti molti villaggi, e ciò feguì del mille cinquecento fet-tanta Tei . Hoia i Turchi oltre ogni credere tenaci del proprio , & avidi dell’ altrui, anche quando fi tratta folo di un fafl
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• La Veneta da cinque galee del Pontefice , e fei de3 Malte-fi accrefciuta , oltre altre quattro con cinque navi nuovamente armate in Venetia , teneva riftretta 1 inimica di modo , c havendo quetta tentato più volte I’ ufeita , non volendo battaglia , Tempre fi ritirò . In terra fi fcaramucciava frequentemente , comprandoli da’Veneti l’acqua col fan-gue i & havendo i Turchi avvelenato i pozzi
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i6/\6 Altare a S. Lorenzo Giujìinia-no, e Chìefa alla Beata Vtrgine addolorata , eretti per vote del Settata, Vìfcirdie fra’ capi dell’ armi Venete in Levante , Tastone fra'Veneti, e Turchi a Cladifso , con lo [vantaggio de' ni/! ri. 92 t)ELL’ HISTORIA VENETA Patta . Tali deliberationi furono animate dalla pietà del Senato j che oltre larghe elemofine, e continue preghiere, votò
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1649 Amurat Vtfir tanta romponi-mento tolta Spanna per divertire tgni foctorfo a * Veneti. 260 DELL’ HISTORIA VENETA to così defiato vantaggio, altro più non bramava , che in pace goderlo j & il Duca giovane trafcurò lo fpoglio di ciò, che gli cagionava oltre 1’ aggravio de' debiti inceiTanti difturbi. Da Madrid giungevano in Italia commiffioni frequenti di mandar vafcelli allarmata dc
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la poppa, ammazzati molti , & altri feriti, e tra quefti, b'cnche leggiermente, l’ifteifo Capitan Bafsà, refe inutile il legno. Atterrite le genti, Maz-zamamma fteffo impaurito più di qualfifìa altro, chiamando ToccorTo fi diede alla fuga , ajutato dal remurchio di alquante galee . A tal’efcmpio voltarono tutti gli altri le Tpalle. II corno finiftro de’ Veneti, che fi era mollo , giunto tardi
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