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? ac Meliten/ìbus oh marítimas excurftones difeordiae exortat. Japoniorum T^jegum ad Pontificem legati ì{oma difeedentes, Veneti as accedere . Sub id tempus Gregorius XIII. mortuus e fi, ejufque in locum Xyfius V. juffeHus . Res Aquilejenfis hoc Pont/'ire compofita, omnifque fmultatum materia fublata efi. Qui rerum fuarum flatus efiet, Galliae Rex Henricus Senatui fìgnificavit. TSLicalao Vontio
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3oo HISTORIAE VENETAE 1604 rudcm gentem flederet , id neque Gallicis neque Veneti? foederibus adverfum eiTe contendebat } quod Henrico in Italia nulle ditiones eflent, ad quas recuperandas cum exercitu profìcifccretur j quodque ad Venetos tantum bello laceilìtos defcndcndos, non ad arma in alios inferenda foederis pre-fcripto obitringerentur. At vix Padavinus in Rhetiam per-Hrrtuìn venerat
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, aebant. His multa accedebant, quibus mentes fufpicionc quadam veluti defixe dctinebantur. Cum Itali Principes fere omnes in Philippum, veluti in orientcm folem , refpicerent. Solus Clemens, tnagnus Dux Hetrurie, ac Veneti ad Italie dignitatem
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in dubium verti queant 5 nihilominus, quod per tot rerum humanarum cafusjam mille ac ducentos annos liberi Veneti imperitent, illud in primis , fecundum Deum, excellenti Reipublicse forma; tribuendum exiftimo, ex qua ea inftituta ac leges promanarunt, quibus firmifTìmis ra-dicibus innixum imperium , inconcuiTum immotumque perfeve-rat. Neq^e enim ei illapfa mala funt, quibus perturbata; atque everfe
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a più galee Catalane, dai Comandanti della quale avrebbe intefa, la urgente direzione, chedovea prendere. Non fenza grave cordoglio , obbedì prontamente, ed attraverfato il Golfo, rinvenne non molto lungi da Zara die-* ci- 79 cinove vele, cinque Catalane, e quattordici Venete, delle quali quattordici, per altro, quattro eran quelle, ch’egli da Ottranto avea fpedite a Venezia. Da que’Veneti Comandanti
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, la Veneta foldatefca a foflenere daper-tutto a piè fermo l’inimico , che nè il presìdio di Chioggia, nè le galee Genoveiì poterono accorgeriì del pro-feguimento dell’ erezione , fe non quando, terminata, che fu, i Veneti gridaron : alto . Vennero allora le galee Genove/I, e le truppe Padovane per ifmantellarla , ma incontrato le prime l’intoppo della porporella , e delle Cocche mandate a pico
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quando ambi due pofcia uniti infieme s’ affacciarono al porto di S.Niccolò, sbarcarono fui lido le genti , ed affalirono , e prefero la Chiefa, tentando di farii t forti in effa, non avendo faputo que* Veneti Comandanti nè prevenire , nè ■ x8s> nè impedir tanta ruina . Nè il potè aferivere', che a mera fortuna , che poco poi l’inimico sloggiale , avendo evacuato quel porto, fenz’eiferne fcacciato
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intanto il lavoro ideato della cognizione delle baflie fopra le Cocche , già fermate negli accennati fi-ti. Ma incominciat’avendone l’erre-Primi lezione, cadde in animo, fuor di prò-’de* pofìto, a que’due Capitani foraftieri Veneti fot. di portar/! a riconofcere gli allog-clllos-giamenti nimici , e fpintiiì troppoS3‘ avanti fu per il litorale con buon corpo dei loro fanti, furono Scoperti da uno di que’drappelli
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al fatto le relazioni, ftandovi- per quelle ruine efpofti a romper/ì i Veneti battimenti egualmente , che i forettieri ; perlocchè fcriife al Senato, che per renderlo iicuro, conve* ni va ttendere più oltre l’antico mo- lo, e chiuderne l’imboccatura, ag-giugnendo, quanto alla prima operazione , per eftenfione alle antiche ruine un’ammaifo di nuovi macigni; e levando, quanto alla feconda , la vecchiainfuilìftente
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quell* aweriione, ed odio, che gli uni contro gli altri covavano da lungo tempo ne’loro petti, e riferbavano con incredibile aniìetà al primo permef-fo momento, Veneti * e Genoveiì s incominciarono quindi a tirar lan-eie, freccie, faifi, fiombe, baleftre $ e verrettoni , eh’ erano quell’ armi * che allora erano in ufo. Si fcaglia-rono pofeia con urti impetuoiì le galee l’une contro l’altre , e s’udU vano
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i6o viera di Genova, nè farebbe al Do-ria libero ai foccorfi il Mediterraneo, nè gli avrebbe giovato bloccare i Veneti ferm’ in porco , potendo eifere agevolmente per la vicinanza dalla patria affittiti ; ed era meglio , comunque andaffero le colè, patire un blocco a Pola, che arrifchiando una rotta, metter nel pericolo d’un’aifedio Venezia . Oppofe al Capello , che nemmeno l’inlegne Genoveii
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del qual’era certo, che dipendeva , non il procurare alla patria una vittoria , non il ripararle una perdita, ma , o il fal-varla, o il perderla artolutamente . Il primo ad opinare fu il Provedi-tor Bragadino, e parlò , pervadendo , che fi attaccale, col dimortrare, che 157 che trovandos’ i Veneti con fedici galee fpalmate , altre cinque bene in ordine, tre grandi arfìlj, che portavano duecentocinquanta foldatiper ciafcheduno
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, che attraver-fava la foce del porto con lunghe acuminate punte armando gli fpcro-ni di legno, tertuti di forti fandoni, e prolungati fott’ acqua gran tratto in mare per impedirne l’accortamene to ai legni nimici. Mife in battaglia tre grolle navi, che vi rtavano fopra, guernindole di gran numero di Veneti balertrieri , fiombatori , e bombardieri , e fprezzando le antiche competenze , e gli odj recenti , ne dié
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, che per diitinguer queita guerra dalle altre trattate fra Veneti, eGenovefi, gli Scrittori tutti 1 hanno denominata la guerra di Chioggia. Se di gran momento fieno fiate le azioni di lui in queit’aifedio, ne lafcieremo il giudicio al lettore; ma
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contro i Veneti, covato da’ padri, e fin dagli Avi loro ,in fette rivolte, ed orgoglioii della gran potenza del fovrano , fi mifero dalle mura a farii beffe dell’ armi Venete , ed a villaneggiare con irriforj fchiamazzi sì fattamente l’infegne dell’armata, che irritatone afpramente il Pifani, farebbe flato tentato d’ ordinarne 1’ afsalto , Te , fapendo quanto era la Città ben fortificata, con buon pre-iidio
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qualche tempo la difefa, ma con la ritirata dal primo recinto , havendo perduto il commodo dell’acqua del Fiume, ne havendo trafeu-ratamente nelle altre, preparate conferve per lunga provifione, ridotti in .anguftia furono coftretti a cedere , e darfi a di-fcretione . L’Atlaglich co]i il Nipote, & alcun altro di con- ditio- Ktiinjtren-¿t à i Veneti.
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168 8 ¡(¡tirata de i Veneti ita Hegrcpentti 3oo DELL’ HISTORiA VENETA l’aflalto al Torrione verfo la marina a quella parte, ove fti inutilmente attaccato il giorno ottavo del pattato Settembre . 11 fìto come impenetrabile era poco guardato da i Turchi , così alcuni de ì più arditi guadagnata la fommità con felice principio vi piantarono fopra 1’ Infegne Chrifliane . Ma non travata maniera
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1683 Veneti abbandonano Astrit. 'Kcvìfofpet. li di ptfie nell'Amali Ytiuìt. jSufUarii Ìrr Armata, 1 j form,. del foro trattamento col Voge, 288 DELL' HISTORIA VENETA Signore più ftudiofo dell’Alcorano , che habile al Governo, refiftè molto a quella deputatione, adducendo, che per Leg-ge era prohibito l’humiliarfi a’Chriftiani, e chiedere loro la pace. Fù finalmente perfuafo
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168? t!cmparfa dille [quadre aufilia-rie in 'Levante , che poi paffare-rto in Dal• malia. Veneti ilarcano à VatraJJo. 144 DELL’ HISTORIA VENETA in quert’Anno dertinato quel Juogo per l’unione deirArtna-ta, attendendo l’aprivo delle Galere aufiliarie . Quelle del Papa, e di Malta doppo eiTerfi fermate qualche giorno à Cafopo neirifola di Corfu per ricevere gl ordini da Roma
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rclationi , che gli puotè fuggerir l’odio a’Vencti, e l’affetto a’Nationali. Prima però, che fe-guifle il fuo ritorno, ieritte il Primo Vifire al Molino una lettera fecondo il fatto della Natione foftenuta , e minacciante con acerbe indolenze per li cori] accidenti, concludendo, che tutti i luoghi così da Turchi , come da’Veneti doppo la guerra habitati, vuoti reitaifero fino alla comparfa de’ Cornili
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