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a Coflantinopoli, dove Landolfo da San Paolo Scrive , lan.cap. z. che Succedette la Sua morte. Salvoffi dopo la rovina del Suo eSercito il Duca Guelfo, e per mezzo ad infiniti travagli ebbe almen la confolazione di arrivare a Gerufalemme. Soddisfatto ch’ebbe ivi alla Sua divozione, Se ne tornava quefto Principe per mare a caia; ma giunto all’ ISola di Pafo, o pure di Cipri, e colto da una mortale infermità
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di protezione della Grecia stessa di fronte agli eventuali avversari balcanici. La necessità di raccogliere a Corfù l’esercito serbo in ritirata, indusse gli Alleati a sbarcare truppe in quell’isola: furono fra queste reparti di carabinieri italiani. Ciò parve produrre grande irritazione in Grecia; la camera di Atene se ne fece interprete lanciando contro l’Italia parole oltraggiose, dopo di che (18 marzo
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preminente nella storia della Grecia per oltre un quarto di secolo, era nato alla Canea nel 1864; avvocato nell’86 e capo del partito liberale fin dall’88, fu l’anima del risorgimento della sua isola che egli voleva unita alla gran madre Grecia. « Rivoluzionario di professione », come apertamente si proclamava, militò in tutte le lotte or segrete ora aperte contro la Turchia. Nei moti scoppiati ad Atene
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sitis ». Promette aiuto ed esorta a migliorare sollecitamente le fortezze e fosse dell’isola. IÀb. brev. 12, t. 87b, loc. cit. Archivio segreto pontificio. 97. Papa Paolo II al duca Borso di Modena.4 Roma, 3 marzo 1471. In poche parole il papa annuncia al duca, che era in procinto di muovere verso Roma, che gli manda incontro a salutarlo l’arcivescovo di Spalato [Lor. Zane] « thesaurarius
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sopra la piazza de San Marco, che è molto più bello di questo. In questo sestier vi è l'isola di Rialto, di tutto el mondo la più ricchissima parte, dirò cussi: prima, sora ’1 canal, è il fon-tegho de la farina, grande et pieno; et à doe porte et assa’ botteghe; sono deputati li signori, qual dirò di sotto. Et poi venendo su la Riva del Ferro, cussi chiamata perchè ivi è ferro da vender, a la fin del ponte
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, in tutta ditta isola di Rialto, pieni di mercadantie di grandissimo valor; et si'1 fusse possibile a veder tutte in uno, non obstante che quotidie si vendano, sarebbe mirtini quid, perchè anche ogni anno ne vien di levante et ponente, dove si mandano galie, deputate a li viazi per la nostra signoria, date a chi le voleno, pur che sia patritio. a l’incanto publico. Et è da saper, che venitiani, cussi
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, numero 10. Et non solum è di qua ditto sestier. ma ancora di là da canal per mezo, parte de Santa Lucia si chiama Santa f. Et etiam Muran, eh' è una isola daspersi di Ve-nie\ia, è uzoma a ditto sestier de Santa Croxe San Polo, el ’quinto sestier, chiamato a no-
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, quale è li nostri palazzi, ma case facevano de legno, al meglio potevano; non cercavano sontuosità, ma utilità ; et attendevano a far denari, et lassar fama di loro per la nova città habitavano. Adon-que li populi preditti de le città ruínate da' barbari, come scrive Ricobaldus ferrarese, histórico, fonno cagione de la editicatione di Venetia in l’isola de Rialto, habitata da pescatori, qual ho — 23 —
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NUOVI ABITATORI et cussi per autorità di Pelasgio pontifice. t'o detto capo et vescovo di quelle isole vicine nova-mente habitate. Demum Arnolfo, re de- longobardi. espugnando la città de Padoa, z.i instaurata per Narses sopra commemorato, questo isole hebbe mirabil augumento per li padovani, che veneno ad habitarvi in l'isola de Rivoalto, la qual poi si chiamò Venetia. per le rason
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, ha ve per revela tio-ne, come dovesse vegnir in li lacuni di l'isola di Rialto, dov' era comenzata una città in aqua a fabricar, chiamata Venetia, et ivi dovesse far edificar sette chiesie. La prima fu, che li apparse San Piero apostolo, et li comandò, dove tro-veria boschi et pecore a pascolar, in uno capo de ditta città, dovesse far edificar una chiesia al suo nome; et cussi fece, eh’ è la chiesia
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, a San Luca et a San Cassano in Carampane, eh' è quod.immodo luoghi publici, in diversi luoghi et contrade ne sono; le qual, per non esser in questo numero, non vi accade il scriver eie. In questa isola de Rialto, a presso la chiesia di San Zuanne Evangelista, dove è il legno de la Santissima Croxe de Christo. dove è un campa-niel non sona campane ma hore, con doi home-ni congegnati
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, re di Franza. Leone primo, pontifico romano, e Valentiniano juniore. Ma altri cronici, scrivendo questa origine, voleno, e questa è la verità, che questa città in l'isola de Rialto fo comenzata a edificar, et fatto li primi fondamenti de la chicsia de San Giacomo, che è ancora al presente in Rialto, del 421, a di 25 marzo, in zorno di venere, sonava l'hora di nona, ascendendo, come ne la figura
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miglia in lunghezza dal lido di Grado a quello di l)rondolo,ed in larghezza pcrcirca dieci, secondo i luoghi, da terraferma alla linea degli scanni. E dicendoci l'antico Strabono che i Padovani (b) arrivavano per lo fiume Medoaco, oggidì Brenta, all'isola diMalamocco, a tenervi fattori e fondachi per traffico, edonde veleggiavano a Ravenna colle merci manufatte che poi recavano fino a Roma
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da loro o dai Longobardi, essi imperatori avrebbero usalo tale potestà anche in progresso nella elezione dei dogi. Anzi i documenti storici ci chiariscono, che i Veneziani si diedero sempro liberamente tribuni e dogi. Paolo, pieno di civili e guerresche virtù, frenò c compose gli abitanti di Eraclea, nimicati contro quel- li di Equilio; dispose che ciascun’isola costruisse baia) Missi sant ad Romani ad Deodatum (errore
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contrarietà dei cristiani, ma ariani, longobardi, professare liberamente, e così godere della soddisfatta coscienza. E quest' ultimo tempio è quello detto oggidì s. Giovanni in Bragora ; vocabolo ab antico derivato da brago, cioè fango: derivazione, che ci fa conoscere che quell' isola, la quale veggiamo bene lastricata e guer-ujtn di case, era appunto un campo di brago, che quei rifuggiti tolsero
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veneziani, adunati nella chiesa di Eraclea, correndo l’anno seicento-novantasette, elessero a doge l’aolo Lucio Anafesto, uno dei primi dell’ isola, acclamato dalla circostante moltitudine; il quale giurò di osservare il diritto, che l’assemblea si riserbava, di decidere nei casi di alienare beni o lagioni pubbliche, di fare, abolire, ori alterare leggi, e di statuire *'irca la politica costituzione
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terzo e quarto, e Diodato, papi durali fino alla morte di lui, avvenuta nell'anno seicen-to juindici. La terribile potenza di questo re e le sterminatrici invasioni degli Avari nel Friuli, e più innanzi, raffermavano la sicurezza delle isole, maggiormente difese, ed anche 1' interna libertà, perchè se cominciava, secondo procedere delle umane cose, gelosia e contesa fra questa e quell' isola
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non facevano reciproco commercio, e che ciascuna, senza confederarsi con l'altre, era impotente a difendersi da parte di mare e di terra da uomini, cui e invidia e avidità facevano, e maggiormente farebbero assalitori; e perciò fu fermato di stringere le disperse membra in tale forma, che se ne componesse unico corpo. Ciascuna isola si elesse.un tribuno notevole per nascita e per nobile animo e per cognizione
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e di guerra. A Marcello, stato per nov’anni doge, il consiglio di Eraclea diede per succe-sore, ne! settecenloventisei,Orto, di nobile stirpe di quell’ isola. Il quale fu primo che colla grandezza dell’animo, k delle gesta illustrasse i Veneziani; perocché lodandoli nelle marittime battaglie, non lasciava di far loro intendere che all’agilità, alla forza ed al coraggio loro mancavano alcune arti guerresche
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!, poi alcun poco sulle rovine rifatta, sterminò terribilmente, concedendo ai cittadini, privati dell’ armi, andassero con quanto sulla persona potessero recare, e ne divise il territorio fra i Trivigiani e Cenedesi, per cancellarlo almeno dalla geografia, se non poteva distruggerlo. F. moltissimi di questo ramingo popolo, non potuti albergare in Eraclea, recaronsi in alita isola, dove fabbricarono Equilio; e la più nobile
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