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dal Gran Signore (col solito regalo di una sciabola e di una veste) furono che dovesse a qualunque azzardo della Monarchia ricuperare l'isola di Scio con trasportare sopra la stessa tutte quelle forze che si trovavano in gran numero ammassate, nelle circonvicine rive della Natolia, che dovesse combattere l'Armata veneziana etiam con sicurezza di disfare la sua propria. E perchè gli ordini dei Sultani
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ta Pelagia (Sala d'armi del Palazzo Ducale di Venezia). 258. » 50 -Francesco Morosini Capitano Generale da Mar (Anonimo Museo Civico Correr Venezia), » 258. 51 -La penisola di Morea (Dall'lsolario del Coronelli). » 259. 52 Isola di Tino (Dal portolano del Camozio esistente al Museo S, N.), 262. 53 -Conquista di Navarino (Incisione dell'epoca esistente al Mu seo S, N.). » 266. » 54
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degli imperiali a Peterwaradino, decise di togliere l'assedio e riportare i resti dell'esercito a Butrinto. In tal modo dopo 42 giorni i Turchi partirono dall'isola di Corfù nella quale perdettero 15 mila uomini. Essi abbandonarono 56 cannoni e 8 mortai da bomba e numerosissimi materiali da guerra. Il presidio di Corfù perdette durante l'assedio 30 mila uomini. La Rotta turca attese
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sempre a Costantinopoli dopo la morte di Giovanni Cappello, fece sapere al Senato che probabilmente avrebbero potuto avere accoglienza favorevole dalla Sublime Porta delle proposte di pace sulla base della cessione dell'isola di Candia. Discussa la proposta in Senato alcuni dei Senatori espressero parere favorevole ad iniziare trattative ed anche lo stesso Doge Bertucci Valier era propenso ad iniziarle
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di quell'isola, della quale volevano valersi per tentare una impresa sulle coste italiane. Il Senato veneziano rimase vivamente contrariato per l'esito sfortunato della guerra. Nelle sedute si accese una viva discussione sull'opera svolta dal Capitano Generale Daniele Dolfin che si volle sostituire nel comando. Egli fu accusato di non essersi subito portato fino dall'inizio della guerra
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dalla luce dei tempi nuovi. Allora Taranto fu un povero boTgo adunato eopra un' isola angusta e guardato sul fianco da una Rocca lperonata tra le cui salde mura s' esercitava la tirannia pil1 odiosa. I suoi abitanti si nutrirono di frutti di mare accompagnati da poco pane: ebbero la malaria, le pestilenze, la careltia. Tutti i segni dell'antico splendore sparvero frantumati e cancellati
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quasi tutte con una fonna allungata e parallela alla c06ta di cui, quasi, sembrano frammenti staccati. Laggiù ogni isola ha il suo aspetto, le sue piccole colline, il suo mare più vasto attorno: un maggiore respiro di cielo ed una maggiore ampieua d'acqua per cui si va con intimità minore, e con maa-a-ior libertà di rotta. Arbe. la prima sosta del navigatore che mova pel Quarnerolo verso mezzogiorno
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!le ha creduto di poter compiere un suo vano sogno facendo occupare dai suoi battaglioni ACri ( I) quel tratto di costa albanese che degrada dai monti epiroti d' Argirocastro sul tratto di mare cui dall'isola omerica d'Alcinoo, Corfù guarda maliosa, s'inganna se crede di poter mantenere nell'avvenire la sua efimera conquista. La Grecia sa bene che il suo confine oltrepassa
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il meriggio vi divampa sopra. pare anzi che arda : e non è allora eenza significato il pellAl'e che di contro. nell'isola greca di Corfù memore di NausicÀa e di Ulisae. il Pantoc.rator offre al cielo la sua forma d'altare perchè la solare OItia vi splenda. Divisi dal mar breve la latinità e l'ellenimlO si fronteggiano. E foree il tempo del contrasto non è lontano
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così da parte dell’ Europa, come dell' Impero Ottomano e dei riformatori della Macedonia, il più vivo interessamento. Oltre che contro gli albanesi, tale sistema di ellenizza-zione acuta per mezzo delle armi veniva diretto contro i loro vicini valacchi che costituiscono un’isola di forse duecentomila abitanti, tutti ortodossi ma nient'affatto greci, su’ confini meridionali dell’Albania. Quest’episodio chiarisce
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6o (Ümimtzf « putita roño i ripetuti traodagli degli abissi ocra ni ci, la cattura di un pescecane c i cori notturni. Benché di malumore e mezzo affamati, i marinai lavoravano d’impegno anche nelle frequenti chiamate notturne per manovrare le vele •e si alzava un fiato di vento. Solo il io settembre fu avvistata l'isola di Luzon. A San Jacinto si buttarono tutti a terra per uscire
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Cimarti» m Mutua quella impuntata tuli* questione d'onore che indusse il Portoghese a precipitarsi in cetra di polvere e a far tuonare le salve inalberando il tricolore in cima alla Tortezza. Però in quell'isola il nostro guardiamarina fece le prime tristi constatazioni sull'abbandono in cui erano lasciati i connazionali all’estero: perché vennero a bordo i capitani di dodici legni
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, tanto per chi divertivasi, come chi per iacea divertire. Così terminarono le sei recite della Pasta, e sotto sopra le sette della Norma j e così il secolo XIX ebbe a Venezia il suo anno Norma, come il XVIII ebbe già 1’ anno Todi. XXVII. Teatro di s. Benedetto. —Il Furioso ali/ isola di s. Domingo. — Parole di Iacopo Ferretti, musica del maestro Donizetti. — i.a, a.a E 3.a RAPPRESENTAZIONE (*). Fra tutti i casi dell’umana
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rappresentazione, 809 del corrente . 99 33o XXIV. Teatro Y Apollo. — La Norma, prima rappresentazione ........ 99 335 XXV. Teatro 1’Apollo. —La Norma. —Terza rappresentazione.......» 34» XXVI. Teatro l’Apollo.—La Norma.—Sesta rappresentazione........» 343 XXVII. Teatro di s. Benedetto. — Il Furioso all’ isola di s. Domingo. — Parole di Iacopo Ferretti, musica del maestro Do-nizetti
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del nostro millennio c'è una breve serie di armoniosi sonetti di Giosue Carducci, in cui ricorrono i versi: « Bianche l'axturro Egeo teavetneste, navi di Pia. correte, correte... ». Certo i giovani di Rodi italiana, che oggi a Pisa proseguono gli studii incominciati nella bella isola nativa, sentiranno tutto l’interesse storico di queste antiche colleganze fra il Tirreno e l’Egeo.
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? Dice : « L’isola nostra è in un seno morto del Quarnaro. Ci dimenticate fratelli ? Siamo pochi, superstiti dell’ italianità percossa ; pochi ma tenacissimi. Ci condannate, fratelli ? I.a condanna è segnata nelle rovine che ingombrano la nostra città piccola dalla quadratura italica. La condanna è sospesa su i settecento Italiani, che furono settemila. Le case dei barbari sorgono dalle nostre rovine
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19 - C. Testi dialettali. LA PARABOLA DEL FIGLIUOL PRODIGO. Capodistria. Un omo al vèva do fioi. E el più zovene de lori do el glie dir al pare: «Pare, deme fora la parte. E el pare ga diviso fra lori la sostansa. E pochi zorni dopo, el fio più zoveno, fato su e' fagoto, el s’ à ciapà su e el xe andà in viaio int-un paese lontan e qua l’à dissipa la sostansa, vivendo de continue fraie. Isola
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il comando, con tutto che quegli avesse fatto prodezze di valore. Se tutto il mondo avesse a regolarsi a quel modo, io penso che fossi posto dalla gente in un generale interdetto, e mi nasce anzi il sospetto se non avessi in buona coscienza a ritrarmi, siccome Filot-tete, in un antro o in qualche isola disabitata. Io era volto appunto su questi pensieri, non senza un grande perchè, quando si bussa
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, si chiude con un doppio spettacolo pirotecnico. LA « SAGRA DI SAN PAOLINO » A ISOLA Durante il mese di Giugno si svolgono, ogni anno, nella provincia di Napoli, storiche Feste e Sagre, di eccezionale importanza per il turista. Fra queste feste folkloristiche, due sono di eccezionale interesse: la Festa dei « Quattro Altari» a Torre del Greco, e la <( Sagra di S. Paolino »; quest’ultima in occasione
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1922
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4.700.000 37.900.000 5.800.000 16.500.000 Incluse tutte le regioni già soggette airUngheria: Banato, Baéka, Baranja e Isola della Mura ed il territorio oltre la Mura. 2) Comprende la Vecchia Serbia e Macedonia, con approssimazione. 3) Con approssimazione.
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