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, ser. IV, voi. xii, 1909, p. 91 e sgg.; A. Gloria, Monumenti cit., I, § 440-3; No-vati, Epistolario cit., voi. IV, p. 80 e sgg. ; R. Sabbadini, Epistolario di Gita-rini, voi. III, p. 19; Regesta Imperii XI, Die Urkunden Kaiser Sigmunds (1410-37) a cura di W. Altmann, Inn-sbruck, 1896-900, doc. 6199 e 6247). (3) La disposizione dei versi dei due sonetti è quella data dal cod. Vaticano
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sustentabat (1) BG per quas (m) Mur. vocatus (n) Ar V pe-ricula quoque (o) B G om. unum Mur. nequit unum illum tantum operare (p)Bsive congregandum fuit sive (q) V clerlculorum (i) Era costui Bartolomeo di Andrea del Museo Civico di Padova, c. 74, Zabarella, al quale, secondochè riferi- contenente notizie desunte dallo Scar- sce il Gloria (Monumenti cit., I, § 514), deonio). il padovano Benedetto Dottori
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, in cui l’epistola si legge a c. 74. (b) R om. vir magnifice B vir doctissime (c) V tum omnis honoris generis (1) Dal 4 luglio 1397 fino al 17 maggio 1400 non si rinviene menzione alcuna del Nostro nei Monumenti dello Studio di Padova; e le epistole da LXXXI a LXXXX, dettate in questo torno di tempo, ce lo dimostrano dapprima a Bologna, poi a Roma, ed infine a Firenze. Quali fossero i motivi che lo indussero
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di grandiosi monumenti. Ivi è S. Sebastiano « ad catacumbas », che erano i cimiteri dei primitivi cristiani. Paulum. in muris proximis ad dextram est monumentimi ingens, quadrangula pyramis marmoribus crustata, que vulgo Remi sepul-chrum dicitura, sed qui litteras marmoribus inscriptas legerunt, id negant, quas nune difficillimum est legere propter arbusta que inter marmorum commissuras oborta sunt. in eadam
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-3. Partendo dunque dall’ipotesi che la data 1401 sia giusta, quantunque nulla sappiamo dei movimenti del Nostro in quell’anno all’infuori del fatto che il suo nome non si rinviene nei Monumenti dello Studio Padovano, il re di o correttori de singoli codici annoiano : . Bì • Deficit ex hac multum». P « Imper- • PM in marg. c. 109 B; « Imperfecla epì-leslatur*. (c) B P. P. V. P Eiusdem ad cui si parla dev
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; nel marzo 1399> è canonico di Padova, e nel giugno 1401 assiste al dottorato di Francesco Brazolo (Gloria, Monumenti cit., I, § 664). 3) Il 9 aprile 1399, avendo Giovanni Benedetto, figlio del maestro Domenico, rinunciato alla pieve e alla chiesa di S. Maria de Fon-zario, ne fu concessa l’investitura a « dno pbro. Iacobo ser Hendrigeti « de Feltro » (Archivio della Curia, Diversorum, XII
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che il suo nome si rinviene nei Monumenti dell’Università il 28 agosto ed il 18 ottobre. Per Vergerio de’ Vergeri ved. l’epist. Ili, p. 9, nota. La presente, trascritta, a quanto pare, dal Brunacci medesimo, fu già data alla stampa dal Salmasio in De D. Hieronymi... Opuscula, Pa-tavii, 1767, p. 25.
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» del Nostro, di cui sta a testimone il documento presente. Vero è che nell’unico copialettere che fu salvato dalla distruzione, e che contiene più di ottocento lettere spedite tra il principio del 1402 ed il 31 gennaio 1403, il nome del V. non si riscontra nemmeno una sola volta (ved. E. Pastorello, II Copialettere Marciano della cancelleria Carrarese in Monumenti pubblicati dalla R. Deput. Veneta di Storia patria, Venezia, 1915
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, il quale s’era ammogliato con Caterina di Antonio Cermisone, nel 1435 (cf. la nota all’epist. CXXXII; A. Wesse-lofsky, II Paradiso degli Alberti e gli ultimi Trecentisti cit., voi. I, 1, 1867, p. 124 sgg; Gloria, Monumenti cit., II, § 1108; G. Cogo, Di Ognibene Scola umanista in Nuovo Archivio Veneto, Vili, 1894, p. 92). (2) Cf. Quintil. Inst. Or., XII, iv, 2 : « Sciat ergo quam plurima, unde etiam « senibus auctoritas
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212 EPISTOLARIO Quanti esempi di famose città decadute: Aquileia, Ravenna, Siniga-glia, Adria, e, soprattutto, Roma, ridotta quasi a nulla ! Ma anche a Roma ei si sente sano riguardo al corpo ; l’animo è un po’ fiacco, non però peggiore, il che sarebbe uria colpa per chi veda in Roma tanti monumenti religiosi, tante reliquie dei santi, le stazioni quaresimali frequentate dai pellegrini
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., p. 24), non v’è alcun indizio che ottenesse un lettorato in filosofia naturale dopo il 1589, nè a Bologna, nè a Padova, nella quale città peraltro non troviamo ch’egli sia mai stato se non due volte, nel 1386 (Gloria, Monumenti dello Studio di Padova, II, p. 186; documento del 18 aprile, 1386, «pres. « mag. Aldevrandino fil. mag. Zilfredo «physici de Ferraría»), e nel 1390, quando assistè al dottorato
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; Gloria, viamo di nuovo a Bologna; poi tornò Monumenti cit., vol. II, § 327 sgg.). che lo ha colmato d1 Allegrezza. Niuna cosa infatti potrebbe essergli più dolce di quella vita comune a cui Aldovrandino lo invita; piaccia al cielo che possa avverarsi un giorno. Che cosi sani, n’è quasi sicuro; il solo immaginarlo gli è motivo di gioia. Però, il lasciar Padova adesso gli arrecherebbe gran danno
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, p. 101). «mae». Oltre a tutto aucsto, la maestà del pontefice, lo splendore de’ cardinali e della curia e, soprattutto, le solenni cerimonie, fiovano a sollevar animo, ma l'ingegno rimane alquanto depresso; donde il ritardo a compir la promessa di descrivergli Roma ed i suoi monumenti. Soggiunga poi la mancanza d in- fondatori, e la tendenza del volgo a «naturar ogni cosa con la favola. Tuttavia
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. Gloria, Monumenti cit., I, § 587; ZONTA E BrOTTO, A Chi cit., p. 122, doc. 443 ; e Archiv. Civico di Capodistria, voi. XV, pag. non num.). (3) 11 contenuto della presente lettera dà luogo a non poche difficoltà. Innanzi tutto, nonostante diligenti indagini compiute dal R. Archivio di Stato di Firenze, non si è trovata traccia d’una lettera indirizzata da Gian Galeazzo Visconti alla Signoria Fiorentina
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). Infondata però risulta P accusa mossagli di aver voluto attentare la vita al Carrarese e di Giovanni Hawkwood (cf. epist. XXX1III), poiché lo troviamo membro nel 1392 della seconda lega contro il Visconti (cf. Gloria, Monumenti cit., II, p. 263). Fu a sua istigazione che Giovanni di Cunio venne decapitato nel 1399, Pier Paolo Vergerio. azione che procurò al Manfredi l’inimicizia implacabile di Alberico
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il 22 ottobre del 1398, e quello nella medicina il 29 giugno del 1400 (Gloria, Monumenti cit., vol. I, § 885). Nel 1409 egli era già da molto tempo medico condotto a Trieste, e di là si rivolse ad Ognibene Scola per aver una cattedra nello Studio Padovano. Rispondendo alle sue insistenze, in data del 4 novembre 1409, lo Scola scrive: «Fuit « enim annis aliquot quodam modo, ut «sic loquar, abscondita
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, ed i Monumenti rammentano quale « didascalum magnifi-« corum natorum domini Padue » nel 1405 maestro Lazzaro de’ Malrotondi da Conegliano, il quale aveva aperto scuola di grammatica a Padova sin dal 1376 (cf. E. Levi, I Maestri di Francesco Novello in Atti del R. Istituto Veneto, voi. LXVII (1907-8), par. n, p. 389). La data dell’epistola si determina approssimativamente dall’ affermazione del V. che Ubertino
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(offre l’ufo della falce Critica, fopra quefti monumenti di Pietà. Degni fon coftoro d’effere delufi da ognuno. Fors’anche amano d’effere ingannati, per non dire d’ingannar gli altri: da che niuna differenza mettono fra il Vero e il Falfo. Non fu già di quello feritimento l’immortai Porp©rato, Padre de gli Annali Ecclefiaftici, che tanto faticò per ifpurgare ed illuilrare il Martirologio Romano
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le cofe loro, di fpon-taneo volere offerirono Città e Cartella a San Pietro, e ricevendole in Feudo dalla Sede Apoftolica , le promifero un Cenfo da pagarle annualmente. Reginaldo Re dell’Ifole aggiacenti all’Irlanda, appellato altrove Rex de Man, nel MCCXIl. devenit homo ligius Johannis Anglice Regis s ficcome corta da un documento pubblicato dal Rymero nel primo Tomo de gli Atti Pubblici . Da altri monumenti pretto
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. Giovanni e Paolo, coni’è comune opinione; e che il monumento che copre la facciata interna della Porta Maggiore nella chiesa de’ SS. Giovanni e Paolo non è diviso tra il doge Alvise Mocenigo, e il doge Giovanni Bembo, ma tutto è consacrato al doge Mocenigo, come ha ben osservato prima d’ogni altro, il chiariss. Francesco Zanotto nel fascicolo VI. de’Monumenti sepolcrali più cospicui di Venezia. T on. YI. 2
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