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480 PAS Pa,ta ìMtLR ii , Pinta ommazzcratu , Quando è dura, indurita, assodata. L > tocuetd un pisi a ; Pastello, Pezzuolo di patta. Pasta dk fritole de torta o dk Boom ee«. Intriso. Pasta d« marzvpàn, detto per aig. a uomo n fig. Buon pasticciano o puslncciu-no; Uomo di buona cucina; Pasta di miele. Ave* le mas ijt pasta ; Essere in pisci-no ; Entrar in piscina ; Esser messo in piscina, e simili maniere dinotanti Aver maneggi. Pasta d’ oro, Locui. fam. Coppa U’ oro, per dinotare la bontà d'alcuno. Destala* la vasta, S¡instare, Distaccar la pasta dond'e attaccata. Domai la pasta; Hitnenar la pasta, Dimenare. Esser de sona o cativa rASTA, fig. Esser di buona o d, mala cuc na o natura, di buona o cattiva p tsta; bene o ma e impastato — Esser tenero di calcagna, dicesi di Chi si lascia facilmente »olgure. MkTER le man in fasta, V. Metri. Quel da le faste, Pastaio; Vermicello-io; Lasagna o, Quello ebu vende paste leucite ad uso di mineitra. Sto putei.o ve usa tasta, È manevo e, docile; ubb diente ; comp avente. Questo xe un altro magnìi de fasta, V. Magnar. PASTÈCA, «. f. Pasteca, T. Mar. Pezto di legna a mezzo cerchio, che serve per tener termi i ganci delle scotte. PastRla, detto in T. del Contado verso Padota, Calcese o Taglia, Carrucolo di mo-talio eoo uua sola girella, che serve per far augolo a’cauapi che tirali pesi. PASTÈCO, s, m. (coll e larga) Idiotismo di chi uon sa beu pronunziare e meno intende le parole della Chiesa Pax tecum, e vale, dello scherzevolmente, ■Schiaffo, Ceffata. PASTÈLA, s. f. (coll’e aperta) Intriso, Quel miscuglio che si fa di farina o d'altro simile coll’acqua. per lar tolte, migliaccio« ai- | utili. | Dipinto a fa stèli, Dipinto o Colatilo a pastelli, Rocchetti di colore rassodati. Pasti.la da osèli, Pastello, Specie di torta che si la di farina gialla intrisa cou torli d'uovo, che si cuoce e si da grattugiata per cibo ad alcuui uccelli, coiue agli usignoli. V. Gratariula. PASTIEI1I, ». m. T. Agr. I.o stesso che Corni, e intende« Corna ile'buoi. Pasturi, detto in T. Mar. \. Caviate. Pastikr. detto iu T. de'Cannonieri, Corno, dicesi Quella fiaschetta di corno, dove si tiene la polvere per innestare il pezzo. PASTIGLIA, s. I. Pastiglia o Pasticca, Piccola porzione di pasta di che che sia, e si dice più comunemente di quelle che si abbruciano e si tougouo in bocca per odore. Pastiglie, Pastina, lo stesso che Pastareale, ma più carica di zucchero e d’impasto più delicato, fatta a piccole strisce o gi- P A S redini disposti sulla carta, e messi in forno o sui fornelli sulle teglie di ferro. Pastiglie, si chiamano dal volgo quei pezzi di pane giallo condito, che vendonsi per le strade di Venezia ad uso della poveraglia; ed è Farina gialla intrisa e mescolata con discreta quantità di sibibbo, cotta in forno e tagliata in pezzi. PISrfNB, s. f. Pastelli, Pezzuoli di varie materie ridotti in pasta e poscia assodate. PASTI/. Ut, v. Impasticciare o Appastic-ciare, lina maniera di accomodar la carne. Pastizìr su, detto fig. Impiastricciare ; Guazzabugliare ; Imbrogliare. PASTIZIÈRA, s. f. diciamo alla .Voglie o Femmina tli Pasticciere o Posteli.ere, la quale sull'esempio di tante altre voci consimili e cosi formate, potrebbe dirsi Pastic-ciera o Pastelliera. PASTIZZÈTO, a. in. Pasticcno; Pastic-ciotto, Piccolo pasticcio. PASTIZZIÈR, s. m. Pasticciere * Postel-liere, Quello che lavora di paste e le vende, PASTIZZO, ». in. Pasticcio, Vivanda cotta entro a rivolto di pasta. — Crostuta, dicesi al Pasticcio sopra eui si fanno croste di pasta — Cassa di pasta si dice a quel Recipiente in cui si chiude il ripieno de pasticci. Pastizzo detto fig. Viluppo ; Intrico ; Cagno ; Cubata ; Ruggirò. Pastizzo de farolf., H sticc o o Biflic-rico e Piastnccio, Giuoco di parole elio uon s’intendono — Pastizzo de discorso longo ciie seca, Triterà, Stravagante lunghezza di ragionaiiH-uto. Tanta/era o Salsiccia, Mescolanza di molte cose malameute unite ed accoppiato — Pastizzo de diverse cose; Buglione, Moltitudine coufusa di cose diverse. V. ZlRALDÒN. Far dei pastizzi o Far fastizzi; Faide'pasticci, detto fig. vale Fare un grau mescuglio, uu guazzabuglio di molte cose insieme siccome sono i pasticci; e parlando di giuoco, di contratti e simili, s' intende Far degl' imbrogli che per lo più sogliono essere Irulfelte — Aver fallo un pateracchio, Aver conchiuso uu cattivo negozio, un affaraccio. Pastizzo de cavéi, T. de' Parrucchieri, Pasta de'cupelli, Quantità di capelli posti e molto rotondati deutro uua pasta di farina di segala, «he si mette nel forno per dar loro il riccio. PAST1ZZ0N, s. ili. detto per agg. a Persona, Imbroglione ; Busbaccone ; Buxbo; Bu-sbacco. V. ImsrouiIin. PASTO, s m. Pasto, Il desinare e la cena. Far pasto; Pasteggiare ; Banchettare ; Pur pasto. Magnar a fasto o fra pasto. V. Magnar. A tuto pasto, modo avv. .4 tutto pasto, detto fig. .4 lutto transito; Alla fio, va-gliono M contimi». Mai sempre. PASTOCO. \. Patatbco. PASTON, s. ni. Pastone, Pezzo grande di pasta spiccata dalla massa. 1!on pastosi Buun pastricciunn o pasti ! -c ana' cio; Buon pasticcione ; Postaccio o P A T Bonaccio, Detto a uomo in sign. di Docile, Quieto, Serviziato. PASTONCIN, s. ni. Pastello, Piccolo pezzuolo di pasta. P.VSTORIL, s. m. T. de’ Vetturali, Pasturale o Impostura, Quella parte del piè del Cavallo, dove gli si legano le pastoie. PASTRVN, s. in. T. de’Pesc. Lo stesso che Bastràn. V. PASTROCim, s. f. Pastocchia: Punzona; Fandonia, Cosa falsa diretta ad inganno — Ascoltar zanze e referir pastrochie; A-sciltar cionce e riferir pastocchie. PASTHOCHIIR. V. Impastrochiàr. PASTROCUIO, s m. Piastrircio, Guazzabuglio. Cosa fatta confusamente e alla peggio — Impiastro ; hnb aglio ; Zuppa e Pastocchia, valgono Intrigo, Viluppo, Inganno, V. Potaciiio. Far un pastrochio, Far impiastro, Condurre a fine qualche trattato ineonsiderati-fnente — ¿(n tare a brodetto, Farsi d’ogni cosa un mescuglio e un guazzabuglio — Far zuppa, Confondere. Far dei pastrochi, Farle campane di Son Ruffe'to, Vendere e impegnare — Far fascio d’ogni erba, Parlare o scrivere senza elezione o scelta di parole e attendere a impiastrar carte. Pastrochio de la strada, Fanghiglia ; Pu’tiglia. Liquido imbratto del fango. Pastrochio de magnar, Intriso, Mescolanza di cibi onde si forma una vivanda u-mida. — Piastrine o o Pattini nio, dicesi di Qualunque guazzabuglio, e specialmeute di cose liquide o che siano state umide ed appiccicate insieme malamente. PASTUCO o Pastuco CO LE »INDOLE DA DO, Lo stesso che Patàtuco, V. PASTUME, s. m. Pastume ; Intriso, Composto di varie cose mescolate, per far torte o simili. Pastume dei denti. Pattume, Poltiglia de denti., Quella porcheria che s' unisce ue-gli alveoli dc’denti, e infradiciata puzza. PASTURA, s. f. Pastura, dicesi al Luogo dove le bestie si pascano e '1 Pasto stesso — Slangime, Roba per mangiare, e dieesi ciò che serve di pastura al bestiame — Ferrano, vale 'Jescuglio di alcune biade seminale. per mietersi in erba a pasturarne il bestiame. V. Foia extelo e Sorghkto. Campo di fastcia, V. Campo. PASTURVR, v. Pasturare, Aderbare, Custodire gli auimali tenendoli alla pastura erbosa. PI TA. s. f. Pantà, Eguaglianza di cose. Pata 0 Pendenza o Giudizio de fata, di-cevasi iu T. For. ex Veneto, alla Lite rimasta indecisa per parità di eufTragii. Ciò non accadeva però che nelle Quaranti* e ne’Col-legi. Ne secondi consigli le cause rimanevano indecise, se i voti favorevoli ad una Parte non superavano quelli deHa contraria ed anche li non sinceri ; ne’ terzi consigli v'e-ra palla, se i voti non sinceri superavano tutti gli altri, ose il numero de’voli di conferma era uguale a quello de' voti di rifor-
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1867
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R 0 S ROSSO, s. in. Rossezza e Rossori. Kosso dbl vovo, Tuorlo e Torlo, ed anche Rosso d'uovo. Rosso dicevasi volgarmente.ne'teuipi Ve-ueti a quello de" Consiglieri attuali di' era auche inquisitole dì Statò, giacché il Tribunale supremo componeva»! di due membri del Consiglio de’ di;ci, ehi) usavano la veste nera, e d’ uno dei sjì Consiglieri, che la portavano rossa. Quindi il Consigliere Inquisitore era dello liosso dal colore della >e»le, come all'opposto dicevasi negri gli altri due - L’È 1M>! SD COIIK liOSSO E UDITO Dose, disse in uu apologo il nostro Gritti, cioè Fu inquisiture di stulo come Consigliere e poi /tt Doge. IlOiSO add. R isso; Rosseggiante — Verni g ìj vaie liosso acuto propnam. del colore del ciurmisi. E»s.:u bosso in viso, Essere verni g'io, Quel rosso naturale che hanno iu viso le persone giovani — Parere un gambero culto, direbbe*! d uomo attempato. Kosso come uva iosa, Vermiglio ruta; Guance di rusd, Colorito d'un rosso vermiglio com'è quello delle rose. Dbventàr rosso, Arrossire, Divenir rosso e vergognarsi — Arrossare ; Arrub glia-re; Arrubinare ; Invermigliare, Accendersi in faccia — La bugia gli corre su pel naso, dicesi di Chi da colore d’ aver detto una cosa non vera. Far veunìr rosso un perù, Infocare un ferro ; Arroventare. \. l.vrocÀa. liOSTA (.coll’ o largo) s. f. (.probabilmente dal Tedesco Rosi) Steccaia; Pescaia, Riparo o Sostegno che si la ne'fiumi, per r.- I volgere il corso delle ac^ue a'muliui u simili edifizii. Rosta da molìn, Cora, Canale per cui si 1 cava l'acqua de'lluini mediatili le pescaie, o si riceve da'lossali che scendono da’ monti per servigio de’ mulini, delle gualchiere, delle cartiere eie. Doei.a chiamasi quel Canaletto di terra colla, di legno o d' altra materia, pel quale bi fa correre unitamente l'acqua, per guidarla sulla ruota del mulino o di a.tro edilizio. ROSTAK, v. Fare una steccaia, Fare un sosteguo o riparo per divergere l'acqua il'un fiume. \ . Rosta e Cavf.dòn. ROSTE, 8. f. (coll’ o stretto) Calumaste ; Rru iute, Castagne cotte arrosto. E dii le vende dicesi Calilarrostaro o ¡linciata o e ¡tostato. ROSTESi-N, s. ni. ArrotUcino, Piccolo arrosto. Far b.\ r dstbsìn , detto flg. Fur un po’ d’ agresto, Far un piccolo guadagno ad altrui pregiudizio V. Mosto. RUSTIA ) s. f. Frode, Incanno occulto alla ROSTÌD V) vicendevole fede — Frode, di-rebbesi iMla frode che si la celando alcuua cosa «'gabellieri. RUSTIOÙRA, a. f. Arrotamento o Arrotii-lura, L'azione del cuocere arrosto. ROSTÌO, add. Arroti lo, Cotto e fatto arrosto. Boerio. n o t Delto fig. vale Trappolato ; Bubbolalo ; Ingannato ; Truffuto; Pregiudicato. ROSTIR. v. Arrostire o Fare arrosto. Cuocere in ¡schidione, tegame ete. Detto fig. Rostire a'cimo; Bubbolare; Frodare, Ingannare altrui — Appiccarsi a'ie mani alcuna cosa : Far agresto ; Fi ir una vendemmia antic pala, Dieesi di quell’avanzo illecito che fa taluno nel fare i falli altrui ROSTO, s. m. Arrosto, Vivanda arrostita. Meter el rosto in sfeo, infilzare l’arrosto, cioè infilzar nello spiedo la vivanda che si vuol arrostire per porla al fuoco. Cusixàr a rosto, Cucinare arrosto o Arrostire. Xe mkbio el rosto oel lesso, Le carni sono più sane arrosto. Questo xe on rosto, detto nietaf. Questo è un inganno, una truffa, una giunteria. Sta opera xe un rosto, Quest’ opera è una trappoleria una giunteria, una baratteria. Ci dan lucciole per lanterne ; Ci ficcan capra per mannrrino; Mollo fumo e poco arrosto, Tutti modi fi.iur. per significare che gli Attori sono pessimi. Manco pcao e più rosto, detto fig. Manco fumo e più brace. Meuo apparenza e più sostanza — Molto fumo e poco arrosto. Molta apparenza e poca sostanza. Feto lesso o felo rosto, Maniera fam. che dicesi d' un uomo di buona tempera che volentieri s'adatta all’altrui volontà. Uomo da bosco e da riviera ; Uomo di tutta botta. V. Marf.afàn. HOT V (coir o stretto) s. f. Rotta ; Rottura; Rompimento ; Rompitura, Il rompere. Rolla, dieesi delle Aperture fatte negli argini e ripe de'fiumi. Rotta o Rombo, in T. Mar. (dal francese Route, strada) vale Viaggio, Cammino per mare — Far rotta vale tener un cammino, navigare — Far più rotte, Dirigere il cammino verso più rombi bordeggiando. Causiàr o variar la rota, Dirottare, vale Allontanarsi dal suo cairtmino nel far vela per un porto o altro luogo destinato; e quindi Dirottamento, dicesi il Cambiamento di strada. V. Derivar. Anni* in t'unarota defunto, V. Diroto. Dar la rota, vale Dar su la voce, ¡Negare con aspri modi e simili — Talvolta significa Deridere; Schernire. Tor su una rota, Detto in parlar fam. vale Soffrire un gran danno n discapito. A ROTA O A ROTAZZA IIE COLO, A rotlipicol- lo : A fiaccaeollo ; A scavezzacollo ; e ci s'intende Andare, Fare etc. vale Precipitosamente. Cavalo of. frijia rota, V. Cavìlo. RO TÀCIIIO, s. in. Piccola rotta o rottura, e s'intende degli argini de'fiumi; Rotta che non ha portato grandi conseguenze. ROTA M E, s. ra Rottame; Frammento ■ Pezzame, Rimasugli di cose rotte. Rotasi de farriciie, Fatciume; Sfasciume ; Maceria; Muriccia; Mucìa. Moltitudine di rovine. V. Rotinazzi. n 0 V 585 ROTO (eolì'o stre'.to) adii Rutto, Infranto. Roto, dieesi anche per Crepalo; Crepolato ; Fesso. Dieesi ili qualche vaso. Oìio roto. Uomo rotto, cioè Disordinato, Vizioso, Scapestrato, Di mal costume — Rotto, dicesi anche per Miserabile, Sdru-scito, Cencioso. Ovvero Impoverito : Povero in camiti ; .1 v> ili dan irò — Co se xe roti tuti i malam core ORii>. Alla nane rotta ogni vento è contrario, dotto fig. Coi roti no ohe staco, si suol dire scherzando allorché si vede rompere qualche tazza o peutola o simile; ed è una maniera fam. mel. allusiva agli uomini rotti, cioè disordinati e viziosi: ed è quanto diro Non amo i rotti, cioè gli scapestrati, i viziosi. Roti, detto sost. Rotti o Fraziuni, Parli aliquote o aliquante che avanzano nel partire un numero per un altro. Libro roto o scompagno. Scampagnalo, Agg. a quel Tomo di un’ opera che non ha riun ti a sè gli altri tomi, c isicchè l’opera sia imperfetta. ROTO.'M, add. Lo s'.esso che Spiantaoòn e Squartaoùn. V. ROTÙRA, s. f. Rottura e Rotto. Stasso, \pertura fatta con ¡strumento e propr. La frattura di cassa e cassetta. Rottura, dicesi per Crepata a ; Allentatura, Ernia. Rotura db pevare. ue nose, nosele etc. Frangimento; ¡nfrungimento; Infragni-lura. Rotura de le terb, Pastinaz'one della terra, Fender la terra per seminarlo. Rotoha de pati. Rottura, vale Infrazione. Violazione, Inosservanza. RÒVARE, s. in. Quercia o Querce ma più coniun. Rovere o Rtwero, Sorta d’ albero ghiandifero, assai comune ed utilissimo per molti usi, detto da Linn. Quercus Robur. Rovarf. cefì. Capitozzo, Quello che ha tagliali i rami sino al tronco. Rotare sola, Rovere marcato, diciamo a Quello che fu segnato e marcato per conto pubblico. Rovare rolì, riferito fig. a uomo, Impalminolo, Che ha color giallo, cagionato da affezione interna e indicante malsariia. Riferito a costume, Mozzorecchi, detto a Uomo infame ed aggiratore, assomigliato a que'malfattori, che esentati dalla pena ordinaria vengono dalla giustizia contrasseguati. Rotare nel parlar fam. dicesi ancora per Agg. d’ uomo e vale Duro; Aspro; Cervi-coso ; Sciocco ; Stupido. ROVEGÀR, v. Inerpicarti o ¡nnerpicarsi. Sai ire aggrappandosi colle mani o co’ piedi, ed è proprio degli uomini — Arrampicarti, dicesi pur dell’uomo che cammini colle mani e coi piedi in qualche luogo difficile — Arrampicarti o Arpicare, sincopato da Ar-rampicare, vale salire appicandosi coi rampi che s’intendono Pugne del Gatti) o d’ altri animali, che si dice anche Inerpicare e Innerpicare o ¡nnarpicare. V. Rote-giàr. ROVEGIIÌN. Rampante e Rettile, Agg. di 74
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. Sotto i Veneti dicevasi propr. Tribunale a quello de’tre Capi del Consiglio de’diecl e degl’ Inquisitori di Rtato; gli altri Consessi giudicanti avevano il titolo rispettivo di Consiglio o di Magistrato. Nelle Città dello Stato di Terra-ferma i Consessi criminali formati dai pubblici Rappresentanti e dagli Assessori, dicevansi Corti. Ne’ tempi del Governo italico bì chiamavano Tribunali civili e correzionali
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S G U Scudo, chiamavasi uu'autica Moneta Ve-ueta il’ oro e d’ argento. Lo scudo d' oro si coniò sotto il Doge Andrea Grilli'nell' anno toT>o del valore a quel tempo di L, 0 : IO, ed era simile agli altri scudi d'Italia. Quello d’argento valeva uel 1598 L. ti : 4; poi andò cresceudo a grado cbe giunse al valore di L. 12:8 e tale si mantenne lino agli ultimi tempi della Repubblica, e dicevasi Scudo dalla croce, perché d' uua croce aveva da una parie l’impronta; e pesava once 1 carati 9 di peso veneto. \ ' erau poi il Mezzo scudo dei valore di L. lì:4, il Quarto di scudo di L. 3:2, e il Mezzo quarto di scudo ili L. 1:11 venute. SClDOAi, s. in. Scudone, accr. di Scudo, Scudo graude, e dicesi dell'Arme difensi>a. SOL'li LA o Suuela, (coll'e aperta) s. f. Scodella o Ciotola, Vasetto cupo, usalo per lo più a mettervi dentro minestre. SUUELÈTA, s. 1'. Scodellila o Scodellimi e Scodellino, Piccola scodella. SCUELl.N s. m. Tondino e Yussuino, Quel- lo cbe sostiene la chicchera dei caffè e simili cose. ScuEM.ii del Schiopo, V. Schiopo. SCUELO l'Ì.N, s. in. Ciololelta; Ciololina ; Ciololinu, Scodellino per diversi usi. ScUELoTÌN UEL ZUUOj V. PIATELO. SCLELOTO, s. in. Cioiolu ; Bacinella o Bacinella, Quel vasetto o coppa di legno fallo a guisa di scodella senza orecchie, in cui i Banchieri o Mercanti tengono il daua-ro. Scukloto de li saliera, H concavo, La parte concava della saliera, che couliene il sale. ScANÀR I SCUELOTI, V. gciIIICUKLOTI. Scukloto he tuuili, Cu/fiotto o Scuffiato. Specie di parrucca senza coda, già usata ili Venezia a'nostri tempi da molti Bottegai della Merceria, cbe ora più non s'usa, come neppur la frase. SCUELOTÒN, s. m. Ciotolone, Ciotolo grande. SCIÌFIA, s. f. (dal greco Cuphos, levi*, quia nullum levius tegmen quam r^te) Cuffia e Scuffia o Cresta. Adornamento o Riparo di varie fogge in capo delle Donne. Scupia dei asini, dello per ¡scherzo, Gabbia o Musoliera, Arnese che si adatta al capo de’ giumenti e racchiude in «è il loro muso. \ . Musaimòl. Giie s'iio piena la scuru, Locuz. fam. d’ impazienza agl’ importuni, fT ho colmo o trabocco il sacco, e vale Son annoiato, stucco e ristucco. Ghe piasb anca um uataco la ci l» scu-pia, Come qualche farcito inzi'ietlato, eh’ una cuffia eh’ ei vegga ad un verone, di poslu corre a fur lo spasimalo. Ad ogni cusa appicca il maio, che comi' f asin fa del pentolaio. A\è«7 ANI DE LI JIATA SCUKIl, V. A»0. SCUFIÈR A, 9 f. Scu [filini ; Crestaia, Fa-citrice di scuffie o creste. SCDFIBTA. s. f. Piccola cuffia o eresia. SCUFIET.IDEL DOSE, V. Papalina. scu SCUKLNA, s. f. Scuffina, Specie di Raspa o Lima lunghissima e larga, con denti Otti e radenti disposti a scala, di cui si servono gli Artefici di gravieeuibali, gl’ Intagliatori, i Tornitori e i Pettinagnoli per piallare i le-gui duri, il corno e lavorio. V. Raspa. SCUF1ÒN, s. in. Scuffiune o Cuffione; Scuffiano, o Cuffiutlo, ( lutila graude. SCUFON Alt, v. lo slesso che Scoronar, V. SCliLV, add. Sciuncalo o Dilombato. V. Desculà. Arco o Volta sculàda, Arco stiacciato. Cavalo sculà, Cavallo, sgroppato, Senza fianchi, Scarico di groppa. SCLL VDA, s. f. Culaia o Culattata, Percossa col culo in cadendo. Chiapàk o unse una sculàda, Battere una culata. SGLILARSE, v. Dilombarsi, Affaticare e sforzare i muscoli lombari, si che dolgano. SCULAZZ ARANCIO, s. ui. ltuciapile ; Gruffiusanti ; Picchiapetto ; Spigalislro, Falso divoto. SCULAZZ IDA, s. f. Sculacciata o Sculuc-ciune, Golpo dato sul culo. Ton SU UNA SCULAZZÀDA 0 UNA SONA SCU- lazzàoa, dello fig. Riportar un danno o un gran danno — In altro sign. Farsi scorgere per balordo, ignorante, tristo, br.ceone etc. Farsi deridere, svergognare, sbeffare. SCULAZZADÌNA, s. f. Sculacciatimi, Piccola sculacciata. SCULAZZIK, v. Sculacciare, Dar delle mani in sul culo. Dello figur. Scorbacchiare alcuno, Palesare gli altrui difetti e malefatte, Mettere iu derisione. Sculazzàr i banchi, Lustrare i marmi ; Acculatlare o Culatlare le panche, Modo basso, vale Frequentar le Chiese e fingere d'essere divoto. Farse sculazzàr, Farsi scorgere un balordo o un tristo o un ignorante; Farsi deridere e simili. V. Sculazzàda. SCliLAZZI").N, s. m. Sculacciane e Sculacciala. SCL'LIÈK, s. in. (dal lai. Cochlear o Co-chleara, e più anticamente dal greco Co-chliarion, che significa propr. Conchigliet-ta: forse perchè i cucchiai hanno forma di Conchiglia, o perchè i primi cucchiai furono appunto conchiglie ) italian. Cucchiaio , Strumento notissimo per uso di mangiare — Mesto'ino dicesi il Cucchiaio di legno. Pala o Fonuo dei. sculikb, Concavo. A LA LEVAZIÒN DEI SCUI.IEBI, detti) faillil. Air ora della bucolica, cioè del Mangiare. Perdesse in t’on sculikb i>’ aqua, Morir di fame in un forno di schiacciatine ; Affogare in un bicchier if acqua, dicesi Allorché uno non sa condursi bene in un affare per altro facile, e v’ affoga, che anche dicesi Adombrare ne’ragnuleli. L’* un sculikb ii’Aqut, detto fam. fig. Portar il cavolo a Legnaia o /’ acqua al mure o le legne al bosco, Portar alcuna cosa in un luogo dove ne sia abbondanza. SCU C37 Quatio scolibri db brodo, Qu litro cucchiai di brodo. SCULIKKADA, e nel plur. Sculibrab, s. 1. Cucchiaiata o Cucchiaiata, e nel dimin. Cuechiaiatina, Quella quantità cbe si prende iu uua volta col cucchiaio. SCIJLIERO, T. de'Caccialori, V. Foìa.no. SCLL 1EIU).N s. m. Cucchiaione e Cucchili-ra, Cucchiaio grande. SCUÒDER, v. Riscuotere; Esigere, Ilice-vere il pagamento. ScUOUER DE LE BOTK 0 DB LB POBCOLK, Aver le busse ; Toccar le busse. Scuouer i pegni, Riscuotere ; Riscattare. SCUODIDOR, s. iu. Riscuotitore o Riscontare e Scuotitore ; Esattore, Chi prezzolato riscuote i credili altrui — Ministrellu, dicesi a Piccolo agente. SCU0D1MENT0, s. ut. Esazione. V. Scos- B1ÒN. SCUOLA, V. Scola. SCURE l'A, 8. f. T. de'Faleguaini, Panconcello; Assicella e Assidua, Asse sellile assai, con cui si cuoprouo le impalcature o si fauno altri lavori sottili. SCU RETO, s. ni. Picchia impatta di finestra. SCURETO, add. Scuretto; Oscure Ito, Quauto a colore; Buietto e Ruiccio, Quanto a luce. SCURI V, s. f. Scuriada e Scuriata e Frusta, Sferza di cuoio notissima, colla quale si frustano per lo più i Cavalli per farli camminare. Uatua ub la scubia, Frustino, Dicesi propr. Quel mazzetto di seta cruda o simili, ch’è annodato alla frusta per farla scoppiare, che dicesi auebe Mozzone. SCHIOCÀB DE LA SCUBIA, V. SCIHOCÀB. SCURI IDA, s. f. Sferzata; Colpo di scuriada o scuriuta o frusta. SCURI ARSE, v. Riportare una etcor azione. V. Sbrouiarse. SCUHIMENTO, s. m. T. de' Tintori, Incu-pimento, Lo incupire, cb'è Dare a qualsiasi colore un impiumo che il reude più oscuro. SCURÌO, add. Oscurato, Fatto oscuro, che anche dicesi Scuralo. V. Scurir. Spechio scurio, Specchio abbacinata, vale (<ou poca luce. SGURIOS Ut, v. usato a Chioggia e proprissimo ad esprimere Domandare per curiosità — Detto poi nel sign. di Orecchiare o Origliare, vuol dire Accostarsi per sentire — Orecchiare il desiderio altrui, vale Cercar di sapero quel che altri desidera. SCURIR, v. - Scurir del tejipo, Rabbruz-zare ; Rabbruscare ; Scurare, Oscurarsi; Il Ciel rabbuia o s’abbuia. Fu anche dello Fu culaia — Dbl zobno, Annottare; Annottarli; Annolhrsi ; Abbuiarsi ; Oscurai -si — De la vista, Scurare; Scurarsi; Inebbiarsi; Offuscarsi; Abbacinarsi; Caligare. Scubib ob la roba, Abbrunare ; Annerare ; Annerire, Diventar bruno o nero. Im-bigiure, Divenir bigio. Incupire, Contrario di Schiarire, ed ò T. de’Tiutori.
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, s. m. Albicocca o Alber-cocca; Frutto che nasce dall’Albercoeco, chiamato da’Sistematici Prunus Armeniaca. I Sanesi lo appellano Baeocca. V. Armelìn. BARVCOLA, s. f. T. de’pese. Piccola Ruzza. Chiamansi per lo più con tal nome dai Pescivendoli gl’ individui giovani della Raia Clavala Linn.,e sono in conseguenza buoni a mangiare. B ill VCOLE, in plur. s. f. dicevasi ne’tempi Veneti per ¡scherzo a que’ Bendoni
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, uno spettro : dicesi di Chi è eccessivamente estenuato e macilente. ’ FANTASTICAR v. neutro Fantasticare, fantasiare. Andar vagando colla fantasia, coll’immaginazione, per trovare 0 inventar checché sia ; ghiribizzare, almanaccare. FANTE, s m. Famiglio; Cursore, Messo 0 Famulo di Curia. Fante dei Cai, dicevansi ne’tempi Veneti que'bassi Ministri, che servivano alla grave Magistratura dei tre Capi
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1867
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S E R co Ji Dima, Aver fatto il pieno, Quando tutte le tavolette sono impostate iu modo cbe l'avversario nou può allogarvi le sue. Seràr en ochio, V. in Ochio. Chi ben se«* ben vbize, Chi ben terra ben trova, vale che Le cose ben chiuse sono sicure. La buona cura caccia la inali! ventura. Serìr, detto fam. e fig. parlandosi di Uomo Aver fatto il groppo, vale Aon crescer più; onde dicendo di uno, Egli ha fatto il groppo, vale ÌS'on crescerà più della persona, che anche si dice,' Egli ha posto il tetto — Parlando di Donna, iSerrare, vale Aver Gnito di mestruare. Cortèlo che se sera, Coltello che si ripiega, cioè Che si chiude nel manico, contrario al Coltello in asta che sia fermo. V. Cortèlo. Torma* a sera«, Richiudere ; Riserrare. SERA SERA, s. in. (coll’e aperta) Rulli bol- li, in forza di sust. vale Tumulto, Rumore, Scompiglio — Ael zorxo dodese Magio «ile setecento nonantasete ghb xe sta a \exezia on sera sera che ga fato seràr dassèno porte e boteghe, Acl dì \“2 Maggio 1797 si levò per Venezia un bo li bolli e si serrar ono tulle le botteghe come le porte — Gue xe sta in casa om sera sera maledeto, La famigliu levassi a romore o Fu messa a romore Li famiglia. Serra, vale Tumulto, Impeto, Furia nel-1’ azzuffarsi. Far serra vuol dire incalzare, Opporsi con tutte le forze — Ln seira serra o Un leva leva dicesi Quando alcuna gran quantità di popolo, adunata in qualche luogo, si sia partita in un subito e veloce-uieute — Sta mote al tratro im te l’ andar FORA CHE IB STA A LA PORTA OS SERA sera de zf.mte maledeto, La scorsa natte per la fretta d'uscire dal teatro, vi fu tra la moltitudine un parapiglia o un terra serra pericoloso. SERATA, V. Seràda. SERAVERZI, s. in. (colla z dolce) Apri-chiudi — Un continco seraverzi, Un apri-ahiudi continuo, cioè Un frequente apri-■nento e chiudiniento di qualche uscio o finestra o d'altro simile. SERAÙRA, V.Seradora. SERÉNA, detto per Agg. a Donna, Segren-na; Regina delle spigolistre ; Schifa 'l poco, Donna magra, sparuta e di poco buon colore. V. Sarta. SERE VADA, s. f. Serenata, Quel cantare e sonare che fan gli amanti la notte al sereno davanti alla casa della Dama — Cocchiata, dicesi delle Serenate che fanno i musici e i suonatori cou allegria e strumenti musicali, specialmente, nelle notti d’estate. Bela serrnàda. si dice anche nel sign. di Cielo sereno, V. Serèm. SERENISSIMO, Serenitsimo, Titolo di gran Prinoipe; ed anche Quello che davasi al Doge Veneto. Il Serenissimo Principe dicevasi in tutti gli editti pubblici a stampa d‘ ogni Magistratura, ad eccezion; però dei decreti o leggi del Senato. Nel parlar fam. SER perSEREMssmointendevasi il Doge. D Doge medesimo però quaudo aringava il maggior Consiglio, stando iu piedi col capo scoperto, cominciava diceudo, Serenissimo Masòr Consegio, faróx oe la Repcblica e parò.» nostro. SERENITÀ, s. f. Serenità, e attribuiamo questa voce metaf. alla mente, alle idee — Diciamo per esempio, El ga una serenità de-meste ch'el consola, Egli ha una mente e le idee cosi lucide, eh’ è un piacere sentirlo parlare. Serenità era Titolo che davasi al Doge della Repubblica Veneta, dicendosi Vostra Serenità; Sua Serenità. SERÈTA, s. f. T. Mar. Serrette, dicousi Due legni indentati ne' membri del piauo del vascello per collegarli stabilmente insieme, i quali riunendosi a poppa e a prua col paramezzale, si avanzano in linea curva verso l’incastro de' madieri. Dimisi anche Veringole. SERIOLA, s. f. chiamasi quel Canale arti-fiziale derivato dal Brenta, che scaricandosi nella laguua a poca distanza da Fusina, ivi somniiuistra l’acqua dolce corrente che trasportasi uelle barche tutti i giorni a Venezia. Seriola vuol dire piccolo Serio, fiume notissimo del Bergamasco, da cui verso la pianura anche Bresciana hanno origine molti rami inservienti alla irrigazione delle terre e all’ uso di edifizii : come si dice IIrentela ad un ramo di Brenta ; Piaveskla da Piave etc. Questo termine Seriola nel caso nostro è dunque improprio e dovreb-besi dire Brentela; ma è consacrato dall’uso. E questa opinione dell’erudito Frauceico Negri, trattasi da alcune sue memorie manoscritte sull’ etimologia di varie voci Veneziane, che il chiarissimo Emanuele Cicogna autore della bell’ opera Delle iscrizioni Veneziane e possessore legatario delle dette memorie, favorì gentilmente di comunicarmi. SERMÙ.N, s. m. Sermone. Discorso propr. spirituale. V. Fervori». Sermòn, si dice ancora nel sig. di Riprensione — Dir el sermòn a uno, Cantar a uno la zolfa, lo stesso che Dare una sbrigliata o una sbriglia tura. SERNER. V. Cernir. SERO (coll’ e larga) — El segno del sero, T. delle Scuole pubbliche, Il segno o tocco delta serrala, cioè del punto in cui al suono d'una campana i Maestri entrano nelle scuole a far lezione. SÈROLA o Sperga, s. f. Uccello del genere de’Mergbi. detlo da Linn. Mergus Serrator. Egli porta dietro al capo un ciuffo di piume affilate e sottili e all’ inserzione delle ali una speeie di fiocco parimente di penne, V. Serolóx. SEROLÒN o Skrolòn del po, Scrulone o Segatone e Mergo Oca, Uccello marino, chiamato da Linneo Mergus Merganser. fi di eorpo assai maggiore della Serola. Le femmine di queste due specie ti assomi- SER 647 gliano moltissimo. Frequentano non solo il mare; ina i fiumi c le paludi, ed amano ancora le praterie e i luoghi seminati. SERPA, s. f. Serpe, dicesi alla (¡assetta delle carrozze quando vi siedono i Servitori iu vece del Cocchiere, particolarmente quando si la lungo viaggio. Cassetta si dice Quando si siede il Cocchiere. 1’agiolo o Zapapìe de la serpa, Pedanti, Quel pezzo di legno su cui posano i piedi del Cocchiere. Serpej in T. Mar. dicesi a quel Pezzo di legno il quale si unisce all' estremità superiore del Tagliamare come suo finimento. Serpa, pur in T. Mar. Cucutuio, Luogo stabilito sul castello di prua nelle navi, che s rve ai bisogui comuni de’marinai e de'sot-to ulficiali. V. Gorneta. SERPENTE, s. m. Serpe o Serpente. Picolo serpente, Serpetla ; Serpieinu. Logo de serpenti, Serpaio. Cr'iar del serpente, V. Crìar. Cavalièr serpente, detto per ¡scherzo per Cavalièr servente; cioè Che serve ed accompagna la Dama. SERPENTÈRA, s. f. Crepaccio, T. di Mascalcia, Malore che viene ue‘piedi del cavallo. ed è uua crepatura che si fa nelle pastoie e al nodello sotto le barbette, la quale geme dell’acqua rossigna e fetente. Alcuni dicono Crepaccio. SERPENTIN A, s. f. T. degli Erbolai, Pianta g ine serpentina, Pianta erbacea, detta anche da Linn. Plantago serpentina. Serpentina, dotto iu T. degli Oriolai, Ruota serpentina o Serpentina assolut. chiamasi una delle principali ruote dell’Oro-logio che imbocca la Corona. Sf.rpemtì»a, detlo in parlar furbesco, vaio Lingua. — Lingua serpentina, si dice poi per Lingua maldicente, mordace. —Tip.» la serpentina dentro i mp.rleti, V. Merleto. SERPILIO o Cerpilio, s. m. T. degli Erbolai, Serpillo o Sernwlino, Erba di grato odore, detta da’Sistem. Thymut Serpylluni. fi di sapore aromatico, un poco amaro, e di. odore inclinante al cedro; pianta poco grata alle api. SERPIR V. Cerpìr. SERVA, s. f. Serva ; Servitrice ; Fantesca; Fante. V. Masséra. Una strazza de serva, Maniera fam. Servicciunlu ; Servacela ; Fantetmceia. V. Strdpiascovoli. SERVÈTA, s. f. Serviceiuola; Ragazzina; Fanlicella; Servicella; Servicina ; Meschina; Ancella, Ragazza che presta servizio. Servita da teatro, Servetta, Cameriera nelle commedie; terza Donna, che ordinariamente si finge amante del Servitore. SER\ ÌO, add. Servito. Soldo servio, Soldo o Atilario servii'), »’intende Guadagnato, Meritato: il suo contrario è Soldo anticipato. Servio pel le feste. V. in Servir. SERVÌR, v. Servire, Prestar servigio. Meter a servir, V. Metp.r.
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. Del Prefetto, Agg. Di cosa allenente al Prefelto. Cancelleria Prefettizia, dicevasi sotto il Goveruo Veneto alla Cancelleria del Prefetto, detto volgarmente Capitami). PREFÈTO (coll e aperta) s. in. Prefetto. Titolo d'uno de'prinii Magistrali dell'aulica Roma, che la governava neU’assenza de' Consoli e degl'imperatori. Prefetto era anche Quello, cbe ai tempi veneti chiamavamo
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della campana alle ore due dopo il tramontar del «ole; costume antico che conservossi a lungo in Venezia, benché 1’ orologio non fosse più regolato all' uso italiano. Cabpana de terza o beza terza. V. Terza. Campana drio nona , delta altrimenti, Campana dei fami. Così si chiamava il Segno disteso d' una campana , che a’ tempi Veneti si suonava ogni giorno, mezz’ora dopo mezzogiorno, sulla torre
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; Cagionuzsa, Piccola ragione o cagione. RISPA, s. f. Raspa o Scuffina, Specie di I.ima da legno, detta anche Ingordinu. V. Scufìna. Raspa poi comunemente chiainavasi nei tempi Veneti quel Libro su cui si registravano le sentenze criminali d' ogni sorta. Quindi Esser in raspa. Aver de’pregiuitizii criminali — Dicosi anche attualmente I’kdk di raspa al Certificato di essere o non essere stato soggetto
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ad altre — Causa de minori, Quella il cui importo non eccedeva ducati Veneti duecento — Causa mista, Quella che partecipava del civile e del criminale — Causa sumaria, Quella il cui valore non eccedeva le lire trecento e dieci, cioè 50 ducati. Causa concomitante, Concausa, Causa che agisce con un' altra. CAUSA, add. Causato o meglio Cagionato. CAUTA, add. Cautelato o Guarentito. Assicurato con cauzione
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et dilectionis affectum. Susseguiva poi in italiano la lettera, dopo cui dicevasi Data in nostro Ducali Palatio die ... mense ... anno .... indictione ... ed era firmato soltanto da un Segretario. V. Bolo ducàl e Bola. Ducale, in forza di sust. o Vesta ducale, dicevasi quell’ ampia Toga di drappo di seta di color chermisino, lunga ed a maniche larghissime, che portavano i patrizii veneti nelle pubbliche
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» ; Rede ; E-rede, Quello che eredita. Col nostro termine però intendiamo Quello ch’è prossimo o presuntivo erede. REDITARIÓLA, s.f. Reditiera; Reda; E-rede ; Redatrice, La femmina che eredita. REDÙDESE, s. f. dicesi più comunemente per A REDÒDESE, V. REDONDA, s. f. chiamavasi un' antichissima Moneta d’oro \eneziana del valore di una lira d’ oro o sia di sol. 64 Veneti, che corrispondono a L. 1. 60
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IN t’u.VA VOLTA, Non si può cantare e portar la croce ; Non si può strigliare e tener la mula, bere e znfo'are. PODESTÀ, s. ni. Podestà, Titolo de’Pretori patrizii ex Veneti in alcune Città e Paesi dello Stato, ai tempi della Repubblica — Podestà, dicevasi sotto il Regno italico al Capo delie Municipalità cantonali. Questi) titolo è tuttavia conservato nelle Città provinciali, sotto il presente Governo
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da fogna. Brutto visaccio simile a quelle faccie scofacciato in marmo, colla boccaccia \ aporta, che vedeansi a’tempi Veneti presso j gli uscii dello Magistrature, por esservi gittate 1« denunzie segrete. Muso da cor.iÙN, Musomo, Stupido. Muso da do musi, Bifronte ; Tecomeco; , Commettimale ; Uomo doppio'; Bilingue , Fallace, che ha due lingue — Scorpionista, (ibi loda in presenza e in assenza burla
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ramificati formanti piccoli gruppi — Groppo più propr. L’unione di molte ciliege o prugne, che si partono dallo stesso punto. Chioca de piaste, V.’Baro. Chioca, dicesi altresì famil. per Ubriacatura, V. Inchiocarse. Chioca (dalla Chioccia) dicevasi fam. e fig. ne’tempi Veneti per allusione alla Città capitale Venezia — Esser soto la chioca o Lontan da la chioca, voleva dire Prossimi o lontani da Venezia
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de'legui a due luoghi, il quale è mastiettato per poterlo alzare ed abbassare. SENTARSE, v. Sedere, e dicesi anche Assentarsi o Assettarsi — Impaniarsi, Porsi a sedere, ma per lo più a tavola — Accularsi, direbbesi del seder dalle Lepri, e di altri animali simili. Sentìr qbalcùn, Insediare alcuno, Metter in sedia, in possesso. A sentàr, siori EcELENTissim, gridava ai tempi Veneti un Comandatore
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488 P E Fi Note tioe pena, Mon le ne caglia, Non ti prender affanno o pena. Per* feconiabia, Multa ; Tasta pecuniaria o pecuniale, Gastigo che si da a’col-pevoli condannandoli ad un esborso di danaro — Ammenda o Emenda, vaio Ristoro, rifacimento di dauno. Quindi Ptrn, in T. di gorgo valeva nei tempi Veneti un da treuta soldi, che alti'¡menti divinasi Liraz-r.k — Do o tue pere
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1867
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Q U A Veneto, e inleudevasi Giudice Utile qua-runlie. \. Quuimìi e Quaranta. QUARANTORK, V. Esfosiziòn. QUARK — ¡Non sine qiare, dicesi volgarmente e vale lo slesso suo senso latino, cioè Aon senza ragione; Non senza il perchè. QUARÈLO, 8. m. Quadrello o Quadruccio e Multane. Pielra artifkiale di color rossastro, composta d'una terra grassa impastata e cotta nel forno) dove acquista la consistenza necessaria all’ U9o di murare. Se il Quadrello è più piccolo, dicesi Mezzana e Mattonnello. V. Tavèla; Matòn; Forna-SIÉR e PlF.IA. Squadràb i qoareli. Spianare i mattoni, Comporre i mattoni col mezzo delle forme. Far trb fìssi se on quarelo, V. Passo. QUARÈSEMA, ». f. Quaresima e Quadragesima, Digiuno di quaranta giorni. Far quaresima o la quaresima. KsSER AVANTI CO LE QUARF.SKME, ESSC/'C innanzi cugli anni ; Gli unni /'anno soma addosso a colui. Esser avanzato in eia. Lotico COME LA QOAKESEMA. ESSPT più lungo o maggiore che il sabbaio santo, Suol dirsi ad domo assai tardo nello cose sue. V. liisia. Quaresima atta, dicesi Osando comincia inulto innanzi nel mese di Mano. Far qoaresema, detto in sigu. di Mangiar poco e male, Quarcsmeggiare. rii' è però voce scherzevole — Detto metaf. Fare dieta, dicesi dell’ Astenersi dalle cantali concupiscenze. Chi TE CREDESSE NO SARIA 0RL1GÀ A FAR quaresema, V. Creder. QU ARICELO , s. m. T. d'Architettura, Specchio, dicesi a Qualunque cosa lucida ove si riguardi come iu ¡specchio. QUARNÈRA, ». in. T. Mar. Specie di Vento. V. Greco Levaste in Grrgo. QUARO, ». m. Voce corrotta da Quadro, e »' intendono le Lastre o siano i pezzi quadrati di vetro o cristallo, i quali lavorati e lustrati, indi si riducouo a specchi. Quaio spiana, dicesi la Lastra dopo la prima spianatura. Sfiaxadòr da quadri, Maestro piallature di quadri, e l'ArteDce che sopra un masso di pietra viva levigatissima e orizzontale, riduce politamente piani e levigati li pezzi grandi di cristallo che debbono servire a specchio. Qoaro be fero, T. de’ Fabbri, tjuadru, Ferrareccia detta Ordinario di ferriera e di più grossezze, come Quadro grosso; Quadro da letti; Quadro di soldo; Quadro di distendino eie. Grossezze quadrangola le. QUARTA, s. f. o Oc arti br, Quarta, La quarta parie d’uno staio. Osarti j>k la »ah, Un pa'mo, Quanto si possouo stendere a parte fra loro oppo&ta le dila indice e pollice della mano. Qoarta del rrazzoléi, Quarta e Quarto, Quarta parie del braccio, che serve a misura dei panui. Boerio QUA Quarta, dicesi anche alla metà d’ un piede, ed è divisa in sei once. Quarta, al giuoco del Picchetto, chiamatisi Quattro carte seguenti di cadami seme, e conta quattro punti. Miserar i rezzi co la quarta, Misurar le doppie collo staio, vale Esser ricchissimo. QUARTÀL, b. m. T. de'Teatri, una delle quattro rate, in che veugono pagale, a musici e recitanti le loro scritture. QUARTA RIÒL, s. m. Quarteruulo, o Me-tadcllu. Sorta di Misura, la quarta parte d'una quarta, o sia la sedicesima del nostro staio. Qoartarolo o quartuzzo, Quarteruulo o Qualtriuolo, chiama vasi una vecchia Moneta Venela di rame, che valeva tre danari ed era la quarta parte del soldo: dal che prese la sua denominazione. Nel dizionario delle voci barbariche di Du Cange v’ è Quartarulus, Venetis Moneta minutior; vaiorii quartae partis unius danari. QUARTÈSE, s. m. Decima, si dice Quella parte de'frulli della terra, che si dee da alcuni annualmente pagare alla Chiesa QUARTESJN, s. in. Spicchio, parlandoli di melarancia o simile, Una di quello parli o costole, in che sono divise per lungo le melarance, o si ponuo dividere le pure e simili. j QUAIITÈTO, s m T. di Musica, chiamasi ila uoi un Puzzo di Musica cantabile o suonabile da quattro persone o strumenti. QUARTIÈR, s. in. Quartiere o Quartieri, Alloggiamento de’Soldati. Qoartiér uri veterani, Ospizio dei veterani Dos andar qoartiér, V. Domandai. Qoartiér, dal barb. Quarte riunì, dicesi per ciascuna delle quattro parti, in che si divide lo Staio. V. auche Qoarta nel primo significato. QU ARTIGLIO, V. Zogàr al coartigli». QU VRTIN, ». m. Quartuaio, Chiamasi il Quarto della quarta parie d’ un braccio o sia la sedicelima parie d’uu braccio. Quartì* de ora, Quurticello d'ora, Un breve quarto d'ora. QUARTO, s. m. Quarto, Quarta parte di che che sia. Quarto, Misura che tiene la quai la parte d'un Quartiere Veneziano. Quarti de la luna, Quarto di luna, dicesi Ognuna delle quattro parli in che si divide una lunazione o sia Tela d'una luna; e sono Luna nuova, Primo quarto, Luna piena e Ultimo quarto — Fase ò termine generico — Quarltrone dicesi al primo quarto cioè nell’ oliavo giorno — Andar ono a qoarti de lona, Esser pazzo a punti di luna; Esser lunatico: cioè OrR di buon umore ora di trislò. V. Lona. Qoarto de manzo, Quarto 9 per lo più Quarti, dicono i Macellai la quarta parte d'un manzo, d'un vitello etc. — U» qoirt» oe <-afòx, Li quarti del cappone o de' polli aobo quattro, due davanti, cioè 1« ale, e due 1 Q U A 5 45 di dietro, cioè le cosce. Coscia di cappone o di pollo — Quarto de quadrupedi, Quarto; Lacca e Lacche!la. Quarto de vinto, V. Vesto. Un quarto de pomo, de fero eie. dicesi Spicchio. Così pure Spicchio di melarancia. Quarti de la velada, Quarti del giusla-cvre, S'intendono quelle Parti che pendouo dalla cintola iu giù — Quarti datanti, V. in Partìa — Perder a Cader l'abi- to a brani, a quarti a quarti. Aon se tir tener brano, Dicesi di chi ha una vesto lo-goratissima. El quarto fio, il Quartugenito. Un libso in quarto, Libro in quarto è Quello il cui foglio è piegato in quattro divisioni o pagine. I quarti da drio, Il culaccio, peggior. di Culo e intendesi il Deretano. Andar a quarti, Andare in ruuina, in precipizio. QUARTUZZO, 8. m. Quartuocio, Sorla di misura di vino in Venezia, cioè La quarta parte d'una libbra — Mezzetta o Mettadel-la, dicesi la Misura che tiene la metà del boccale. QUASI e Sqoasi, Quasi ; Quasimente ; Come ; Come se ; Poco meno che. Slitto QOASI AL FINIR DEL MESE, Siami) pressoché al termine del mese, cioè È quasi o poco meno che finito il mese. QUATARSE, v. Acquattarsi, Chinarsi a terra il più basso che I’ uom può per non esser visto. E dicesi anche per Chinarsi semplicemente. V'. Cufolarse. QUATO. V. Quachio. QUATÒRDESE, s. m. Quattordici, Voco numerale. Acosìr un ooatordesp., T. del Giuoco del Picchetto, diceii Quando il giuocatore abbia iu mano quattro assi o quallro re o quattro cavalli o fanti o dieci, i quali contano quattordici punti nella partita: onde nel dialetto tanto vuol dire, Accuso quattro assi, quanto un quattordici di assi. QUATORNO, Qui intorno; Quinci oltre; Quind'oltre ; Quinoltre. QUATRÌN, ». tn. Quattrino, Moneta Veneta di rame, che cominciò a baltersi sotto il Doge Leonardo Loredano dopo il 1501, e continuò sotto altri Dogi, ma a'nostri tempi non era più conosciuta. Essa valeva quattro bagaltini, ed era la terza parte del soldo. ¡No aver gnanca on quatrì.n, Aoii aver un becco d’un quattrino; Aon ce ne cantar uno ; Aver soffialo nel borsellino ; Aun potere o Aon avere da far cantare un cieco, Non a\er un soldo. QUATRO, Quattro, Voce numerale. Quattro, dinota anche un Piccolo numero di che che sia, come Far quattro passi; Mangiar quattro bocconi; Regalare quattro fichi eie. Quatro boxi fogni, Un rifrustetto di pugna, cioè Un buon numero. Quatro volte altietaxto, Quadruplice, Che è quattro volle lauto. 69
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in tavola le vivande ed anche le trincia. Tra gli uffiziali della casa ducale ai tempi Veneti v’ era pure lo Scalco il quale aveva le sopra dette incumbenze, serviva ai banchetti pubblici del Doge, e lo accompagnava nelle funzioni, tenendosi sopra gli Scudieri, ma alla smista del Cavaliere. Questa carica era per lo più sostenuta dal Maestro della casa privata del Principe. Scalco si chiama
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