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— Che VOL DIVERSE COSSE CHE VB LE NOTARÒ, jPl- verse cose vi vogliono che ve te noterò — Chi ga da far co un dReto nol voi, esser un cogiòn, Chi ha a far con Tosco, non vuol esser losco. Voler una parte o un decreto, Maniera di espressione che usavasi ne’ tempi Veneti, Esser per l’ affermativa d’un decreto; cioè ^ler dare il voto affermativo sulla proposizione d’ un decreto. •— Mi ve vogio, VOL
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, lo stesso per idiotismo che Flusso, V. FRUSTA, s. i. Frusta; Rifrusta; Sferza, Gastigo pubblico che ai tempi Veneti si dava a' malfattori, battuti con frusta o sferza per le strade della Città, a pubblico esempio. Frusta, Tira via, Passavia, Parola in 37
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, e. f. Piazza, Luogo spazioso circondato da edifizii. Piazza del!'erbe (come a Padova e a Verona) o Piazza oliluria. dicesi a Quella ove si vendono l'erbe. Piazza tonda, V. Tonda. Piazza dki. brilante, V. Brilante. Andàk in piazza, dicevasi a’tempi Veneti Quando un Giovane patrizio mettevasi per la prima volta la vesta ed entrava nella piazza pel broglio a farsi vedere e conoscere. V. Brogio, Vesta
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di Soldato sotto ufliziale, che ha cura dell'ordinanza della milizia. Sergente delle ordinanze, chiamavasi ai tempi Veneti quell’Ufliziale d'una compagnia delle cerne, ch’era subalterno al Capitano, e corrispondeva al Tenente della milizia regolata. V. Capo de cento. Sergente maggiore di battaglia, dice-vasi dai Veneziani a Quello che ora si chiama General magg iore, a cui i Francesi dicono
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, cioè Contentarsi d'un onesto guadagno o di che che sia. VPALTVDÒR, s. ni. Appaltatore, Chi assume un appallo o impresa del Pubblico. Finanziere o Fermicre, duesi l’Appaltatore di oggetti di pubblica finanza. APALTO, s. m. Appallo, dicevasi sotto i Veneti, e dicesi ancora Quella specie di contratto per cui una o più persone assumono dal Governo il diritto esclusivo di vendere nello Stato una mercanzia
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dei busti, che usavansi nel secolo ultimo passato, le CAS nostre donne vi sostituirono una specie di farsettino che chiamano Bostìna, vocabolo eh’ è sinonimo di Cassèto o Cobpèto o Corpetìn. Conchiuderemo che per Gasso debbe intendersi Abito di donna senza maniche. CASSÒN, s. m. Cassone, Cassa grande. Meter in cassòn, Frase che usavaBi ai tempi veneti, Abbuiare che che sia, e vale Nascondere o sopprimere
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di rame, del valore di due soldi veneti. RAGION, add. detto a Uomo, Cicalone; Cicala; Ciarlatore ; Cianciatore ; Ciancerò ; Gracchiatore ; Cornucchione , si dice di Chi favella troppo senza conclusione : quasi dicasi Abbaiatore. RAGIONA, Ciarlatrice; Cianciatrice, dice-si alla Femmina. BAGIONÈTA, s. f. Baionetta, Ferro appuntato notissimo , che inastato sulla bocca del fucile, serve al soldato di arme
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Rappresentanti Veneti, come abito di mezza comparsa in certe funzioni. La veste ducale di color rosso era quella delle comparse di tutta gala nelle pubbliche funzioni. V. Diicàl. Andar via a la romana, V. Vndàr. KOM ANCÌNA, s. f. Rammanzina o Romnn-zina e Rtimmanzino o Rammanzo, Riprensione, Rabbuffo, Gridata. Dar o Tocàr una romangina. Dure o Toccare un rivellino, un rabbuffo, una riprensione. KOMANCIN VIV
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V A II re in maneggi, de’ quali non fi possa ritrarsene lenza danno. V ab dar co l'ocujo del frefazio, Guardar attraverso; Guardare di mal occhio. YaRDÀR co l’ OCHIO DE Là SCAFETA DB LA pietà, Guardar con occhio pietoso, compassionevole, Dicesi per ironia. Vardài co la coa de l’ ochio, Guardare colla coda dell’ occhio o Far l’occhio del porco, Guardare in banda. Vardab con gusto, Occhieggiare. ' Vardàb da l’ alto al basso , Guardar da superbo ; Guardar con occhio sprezzante. Yardàr da orbo , Sbirciare , vale Socchiudere gli occhi onde osservar con più facilità ogni minuzia. Vardàr el bezzo , Chi non ishma il quattrin non lo vale ; Quattrino risparmiato due volte guadagnato. Yardàr e tornàr a vardàr , Sguara-guardare o Sguaraguatare. Vardàr fisso, Affissare. Vardarghe le man, Tener V occhio ai mochi, che vale Aver diligente cura di non esser gabbato e rubato. Yardàr incantà, Guatare. Yardàr in qua e in là, Guardare verso mercoledì, si dice di Chi va vagando coll’ occhio in qua e in là fisso in altro oggetto — Aver gli occhi a’ nugoli, Non badare. Vardàr pf.r sutìl , Metafisicare ; Sofisticare ; Riandare o Riveder le bucce, V. SoTÌL. No LA VARDÀR TANTO PER SUTÌL , Non la guardare in un filar d’embrici o di case ; Filare o Ber grosso ; Ingrossare la coscienza ; Aon la guardar così per la minuta o per minuto o nel sottile ; Chi guarda ogni penna non fa mai letto. Vardàr in sfesa , Guardar capolino o Far capolino ; Guardar di soppiatto. No VARDÀR IN TEL DOSO NISSÙN , Gittd- re il giacchio tondo ; Darla a mosca cieca ; Menar la mazza sorda, Non aver riguardo a niuno. Aon bisogna oggidì guardar in viso persona ; Come la stadera de' beccai. Vardàr per traverso, ovv. Vardàr I Santi per traverso , Guardar bircio o sbircio o bercilocchio, V. Sguerzo è Losco. Vardàr uno per traverso, detto fig Guardare in cagnesco ; Guardar bieco o con occhio traverso ; Guardar uno a squarcia sacco o a stracciasacco ; Guardare a mal piglio o di mal occhio, va-gliono Guardar burbero o di mal ocebio. Far viso arcigno, V. Pegio. Yardàr sbiego o per sriego ; V. Var- DAR PER TRAVERSO. Vardarse un per l’ altro, Guatarsi l’un raltro, Denota stupore o meraviglia. V ardarse , Paoneggiare , Guardarsi e vagheggiarsi da sé stesso per vanagloria e per boria. — Guardarsi, Prender cura VA II di sè , Provvedere cautamente che male non t’ avvenga, non lì sorprenda, Prendere o Prendersi guardia : Stare a guardia. Vardarse da la bubana, V. Bubàna. Yardarsb dai segnai da Dio, V. SegNÀ. Yardàr sotochio o soto cozzo via , Guardar sottecchi o sottecco ; Sbirciare uno sotf occhio. Vardàr stralochio, Stralunare, Stravolgere gli occhi afGsando la vista , Avere gli occhi strabuzzati, o stralunati. Varda ch’ el te la fica, Tal ti ride in bocca, che dietro te l’accocca, e vale, Tal ti dà buone parole, che fa poi de’ tristi fatti. Yarditb da chi t’ha cogionà , A can che lecchi cenere non gli fidar farina , detto fig. e vale Non ti fidar più. Vardite dai papatasi, V. Paratasi. Yardite piuma ti e pò parla, Guardali a’ piedi, Esamina prima te stesso avanti che biasimi alcuno — La padella dice al puiuolo, fatti in là che tu mi tigni, Maniera che dicesi a uno che riprenda altrui d' un vizio del quale esso sia macchiato come ’1 ripreso. Varda ben come ti t’impegni, Non allargare le ali più del nido ; Aon li stendere più del lenzuolo; Misurati col tuo passetto ; Fa il passo secondo la gamba. Vabdè el fato vostbo , Guardate al vostro acconcio: cioè Riflettete e determinatevi giusta l’interesse a piacimento vostro, che può anche dirsi Guardate al fatto vostro — In altro senso dicendo State ben accorto o State sull’ avviso, è un Avvertire altrui di star attento per non essere burlato. Vabtb o Guartk, Guarii, per Guardali, si può usare in poesia. Dio varda, Guardi o Cessilo il Cielo ; Guardi Dio ; Ao no ; Davvero. Dio HE TARDA DA CUI GA DA FAR DNA cossa sola, Dio mi guardi da chi non ha che una sola faccenda: detto proverb. perchè quel tale mai non parla d’ altro e sempre con essa importuna altrui. Se mi fusse una bela dona , Dio vab- DA CHE VE VOLESSE PEB MIO CAVALIER, S’ÌO fossi donna e bella, Dio guarda ch’io mai vi volessi per mio cicisbeo. Dio me varda dai petegolkzzi de le DONE, V. PeTF.GOLF.ZZO. Dio ve varda da chi ridf. e varda in là, da chi ingiote la spuazza f. da chi MAGNA SENZA PARLARVE , PrOV. VUlg8tÌ88Ì- mo fra noi, al quale corrisponde, Il Ciel vi guardi da chi ride c guarda in là, da chi ingoia lo sputo e da chi mangia senza parlarvi: Tutti indizi! di persona equivoca. Nel parlar fam. Se Dio varda, vuol dire Se per avventura; Se a caso: come Se Dio tarda nol zogava cope, mi no chía-pava, Se egli per caso non giuocava coppe, io non pigliava — Se Dio varda no GBE MRTEVA DEL $10, NO SARÌA NATO GNEN- tb, Se io non ci metteva del mio, nulla sarebbe avvenuto. V A R 779 No so da chi vardarne, Dai buoni mi guardi Iddio, che dui cattivi mi guarderò io,-Dettato «omunissimo, che indica, Esser più difficile guardarsi da chi nella società ha buon concetto ma tristo cuore, di quello che da’ cattivi, perchè il cuore non si vede. Farse vardàr drio, V. Drio. La varda che casi! Guardi lei.1 ì/laaie-ra fam. espressa con ammirativo per derisione o ammonizione. Fenestra che varda su la strada, Finestra che riguarda o che riesce sopra la strada ; ovv. che ha riguardo alla strada; cioè Ch’ è posta verso la strada. Se varda anca dna merda, posso var-darve anca vu, Anche i gufi e i barbagia-ni sono guardali, Risposta che si dà a chi disdegna d’ esser guardato. ZoGÀB A VARDARSE, V. ZoGÀR. VARDARÒRA, s. f. Guardaroba , Luogo della casa ove si conservano gli arnesi. VARDAROBIÈR , 8. m. Guardaroba, di-cesi anche Chi ha in custodia tutte Ih biancherie, vestiario, uteuoili e mobilio altra Buppellettile di una casa ; ed in questo sign. nel numero dei più si dice Guar-darobi, masc. VARDASCARTOZZI . s. m. Guardacar-tocci o Lanterna da cartocci, T. Mar. dicesi un Vaso di legno fatto a posta per contenere un cartoccio onde poterlo trasportare ben difeso da ogni pericolo di fuoco. YARDI A e Guardia, s. f. Guardia, Custodia. Guardia, si dice anche al Custode, al Guardatore. Star in variiia , Mettersi ; Porsi e simili in guardia. VARÈ, vuol dire Vedete, presente di vedere ; e s’ usa anche per intercalare, che aggiunge però forza al discorso, richiamando l’attenzione di chi ascolta. Mi no vare, Io no, vedete — Mi sì, vare, Io si, vedete. Varè cossa che me toca a veder ! Detto con ammir. Guardate che cosa mi tocca vedere ! Vare che gran cosse ! Guardate che maraviglie. Vare o Vardè co i dise, a cui talora si soggiugne ch’ el ponte de Noàl xe a S. Felisk, Maniera fam. di ammirazione, come direbbesi Oh diamine ! Che cosa sento ! Per bacco ! e simili ; o che talora si dice in aria scherzevole di rimprovero a chi esageri nel discorso o pretenda più del dovere ec. ( Il ponte di Noale è nella parrocchia di S. Felice ). Quaranta al grosso , vare, Gridano in Venezia i venditori di fichi, ed è come dicessero, Vedete i fichi eh’ io v' offro a quaranta al grosso : cioè quaranta per quattro soldi. VARÈA, s. f. Avarìa, T. Mar. Danno che accade ad un vascello o alle mercanzie delle quali è caricato ; e il Cotto e la Spesa non preveduta che uno è obbligato a fare in un viaggio. Avaria semplice è il Danno ac-
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, s. m. coll’o chiuso e nel plur. Pio- li o Fioi, Figlio e Figli. Fioli de Samarco, dicevasi anticain. ed anche a’ nostri giorni, per Sudditi Veneti. FIOLÒN, s. in. Figliuolone. FIONAZZO o Fionòn, add. Fantino; Mascagno; Bagnalo e cimato; Fante della cappellina, Astuto e malvagio. FIONCO. V. Mante. FIONDA, s. f. Frombola; Fionda e Fonda o Scaglia e Romba, Strumento per ¡scagliar pietre. Tiràr co la fionda, Sfondare
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534 PRE seia ; Allacciarsela via, Presumersi più del dovere: ma sono maniere antiquate. Tcti pretende d'esser qualcossa, Ogni gatta vuole il sonaglio ; Ogni fiore vuol entrare nel mazzo ; Ogni cencio vuol entrare in bucato, Ognun pretende di apparire. PRETENSIÓSI, s. f. Pretensione c Prelen-denza. Prktensiòn de savér, Saccenteria; Sac-ciulezza, Sapere affaltato e senza fondamento. Tuti da le so pretensiòn, V. in Pretender. PRBTERÌO, ndd. Preterito ; Pretermesso, Lasciato fuori, negletto. PRETÈRITO, s. m. Preterito ; Il di dietro ; Il deretano ; Il culo. PRETÈSA, lo stesso che Pretensiòn, V. Pretesa e per lo più in plur. Pretese, dicevasi come termine del Foro civile, nel significato di Domanda; Petizione; Ragioni delle Parti litiganti, ed era anche usato nel proemio di alcuno sentenze : come Aloide lk pretese db le parti, che voleva diro, Sentite le ragioni delle Par- li ec. PRETESTA, s. f. dicevasi antic. per Pretesto ; Sulterfugio ; Scusa— Preteste mendicar, Pretesti mendicati ; Scuse o ragioni di pan caldo o di pannicelli caldi. PRETESTAR, Verbo usato da taluni od .mcbt! scritto, nel sign. di Addur per pretesto. L’ ha pretesta el so incomodo per no tkcnìr, Addusse per pretesto il suo incomodo per non venire. PRETESTO, s. m. Pretesto. Pretesti minchioni, Pigliar l’ occasione del pctroscmolo o prelesemolo ; Addur ragioni di pan caldo, Pretesti o ragioni nou sussistenti. V. Anzìn, Endégolo e Degole. PRETIN, s. m. Pretino, Prete giovane. Prctazzuolo o Prctignuolo, peggior. di Prete, e si dice quasi per mostrare la bassezza o poca perizia di alcuno che sia prete. PRETÒR, s in. Pretore, Titolo di antichissimo ed autorevole Magistrato di Roma, il quale amministrava giustizia civile e criminale definitivamente. Pretori, si chiamavano non meno li Podestà delle provincie Venete ne’tempi della Repubblica, distinti dai Prefetti o sia da' Capitani. Pretori, ora si cbiamauo in questo Regno Lombardo-Veneto que’ Magistrati che iu ogni distretto sono stabiliti come giudici di prima istanza nelle materie civili e nelle gravi trasgressioni di polizia. Il loro uffizio dicesi Pretura. PREVALSO, Prevaluto, add. da Prevalere. PKEVAR1CAZIÒIN, s. f. Prevaricazione o Prevaricamento, Trasgressione o Mancanza de’pubblici impiegati, che abusano del loro ufizio per colludere colle parti e trarne profitto. Questo gravissimo delitto chia- PRE masi però dal presente Codice criminale Austriaco, Abuso della podestà d'ufizio. PRÈVEDE (colle stretta)s m. Voce antiq. e vale Prete. PREVÈDER, v. Prevedere; Antivedere ; Antiguardare. Chi prevede provedr, Cosa prevista mezza provvista, Prov. e significa che L’uomo si prepara e provvede alle cose cbe conosce e antivede, onde anche si dice Uomo avvertito mezzo munito — Piaga untiveduta assai mcn duole, Prov. Il male preveduto si sopporta più pazientemente — Carestia prevista non venne mai, e vale che Chi provvede anticipatamente nou sente i danni della carestia. PREVEDÙDO, add. Preveduto e Previsto, da Prevedere. PRÈVEGNÌR o Prevenir, v. Prevenire, vale Anticipare, Venire avanti — Furare o Rubur le mosse, vale Prevenire in dire o far cosa che altri prima avesse iu pensier di fare, il che si dice anche Romper /’ uovo in bacca. Makdàr a prevkgnìr, Far antivenire, Far arrivare un avviso ad uu luogo, prima dell'arrivo della persona che fa avvisare. Fk a «odo mio, perchè no siè prevk-gsùo, Fate a modo mio che qualcun altro non vi furi le mosse o non vi prevenga. PREVENTIVO, Preventivo, Voce Lombarda iu forza di sust. Chiamasi dalle Amministrazioni del Governo il Conto d' avviso delie spese generali ordinarie o straordinarie, che occorrono farsi per 1’ anno venturo ; o per qualche opera speciale. Da questo Preventivo si è veduto scrivere Spesa preventivata o non preventivata, per dire Preveduta o no dal Preventivo; e quindi Preventivare. PREVENZIÓNE f. Preven zione ; Antive-denza. Ater cativa pretenziòn, Esser male prevenuto, Mal disposto, Aver mala opiuio-ue d'altrui, o di cbeccbesia. PREVIO, Specie di Avverbio, che presso a noi corrisponde al Purché ; Quando ; Se ; Colla condizione ; Con patto. Faremo pase previo ch’ kl he paga. Fa-rem pace, purché mi paghi, cioè Colla condizione d'esser pagato. PREVISTO, V. Prktedudo. PREZIÀR (colla z aspra) v. (Antic. Apre-ziàr) Prezzare ; Apprezzare e Pregiare, Stimare, Far il prezzo della cosa. PREZZO, s. ni. Prezzo, Valore in danaro delle cose che si vendono e si comprano — Pregio vale Stima e riputazione in che si tengouo le cose. Prezzo despato, Prezzaccio, Prezzo bassissimo, che più avvilitiramente fu anche detto Prezzaccio disfatto. vii prezzo. Prezzo mercantìl, lo stesso che Pla-trìl,V. Prezzi ministeriali, \ . Ministeriali de palazzo. Prezzo d' apkto, diciatti noi Quando una cosa si valuta più di quello eh’ è univer- P R I salmente stimata, per motivo d'una straordinaria affezione che desta nel nostro cuore il possesso della medesima. Impreziosire una cosa, vaie Farla crescer di prezzo. Dar el prezzo a la roba, V. Prezzar. El ron prezzo strazza la borsa, Le buone derrate vuolan la borsa, 11 poco prezzo alletta a comperare. Nol ga prezzo, Non aver pago ; Non potersi pagare, Esser di pregio infinito. Proferir prezzo, V. Proferir. PRIA, 8. f. Voce ant Veneta, detta però ancora sul Padovano per Pietra. Da questa voce trae origine Prbo (che ora si dice Aspreo, T. de'Pescatori) nel sign. di pietre o luogo pietroso del mare, ove frequentano alcuni pesci. V. Aspreo. PRIÀRA, s. f. T. ant. Cava di pietre ; La-pidicina. PRIESIO, T. aut. Prezzo, V. PRIMA, avv. Prima; Primamente ; Primieramente; Avanti; Innanzi tratto. Prima ni e po i altri, Più vicino è il dente che nessun parente, Prima pensar a sè stesso e poi agli altri. Fu anche detto Primo prossimo è sè medesimo, Prov. che si dice per giustificare la tendenza che ha ogni uomo al proprio interesse sopra quello degli altri. Prima per el so sangue e po per i altri, Strigne più la camicia che la gonnella, e vale che Si ha più riguardo al suo interesse o de’ suoi, che a quel d'altri. Messo prima, Preposto, Che viene avanti quando dovrebbe venir dopo. PRIMAGEMTURA, s. f. Primogenitura, Facoltà del primogenito. PRIMÀRIO, s. m. Primario dell' Avvoga-ria, dicevasi al .Notaio superiore o anziano agli altri di quell’Ufizio. I Priinarii eran due. PRIMAR1ÙLA, s. f. o Primula e Primavera, T. de’ Fioristi, Fiore di primavera o primo, Pianta che ha le foglie radicali senza peziolo ; detta da Limi. Primula offici-nalis. Le sue foglie sono capaci di nutrire i bachi da seta, e sono mangiabili crude e cotte. Prisarìola, detto per Agg. a Femmina, Primaiuola , Voce Fiorentina, chiamasi Quella douna che partorisce la prima volta. PRIMAVÈRA, s. f. Primavera. Rctàr primavera. Vedersi o Sentirsi primavera, cioè Ralenare e tuonare per la prima volta nell'apertura della stagione. I n fior no fa primavera, Una rondine non fa primavera, e vale fig. Un caso non fa regola. PRIMIZIA, s. f. Primato, e intendiamo Prelazione, Preferintenlo, Preminenza che altri gode. Qdklo ca sempre la primazìa, Egli è sempre il preferito. PRIMISSIMO, Primo, primo, cosi raddoppiato ha forza di superi. V. Primo. Persighi primissimi, Pesche primaticce, dicesi di Quelle cbe si maturano a buon'ora.
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di esca per pigliar il pesce. Inescar ri, fouòn, T. degli Artiglieri, Inescare o Adescare. Metter la polvere o lo stoppino nel focone per dar fuoco. L'Infanteria usa nella stessa operazione la parola Cibare, parlando del moschetto e delle pistole ; ed è T. Milit. INESIVAMENTE, avv. Voce che usavasi negli Ufiìzii pubblici ai tempi Veneti. Inerentemente, Corrispondentemente. INESPEDÌO, add. Pendente
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S B R SBRIGATIVO, add. Sbrigativo o Sbrigato, Cbe facilmente si sbriga. SBRIGNÀR, V. Sbignàr. SBRINO 'ACOLO, s. ni. (che forse potrebbe derivare d.il lai. barb. Sbindala riportato dal l)u Cange e interpretato per tienda, ma che dall’ esempio ivi addotto pare che fosse una cosa pendente) Strombetto o Brano o Brandet o, Parte spiccata o pendente dal tutto; e per lo più ditesi de’ vestimenti laceri — Frappa o trincio di veste stracciata. SBRÌN'DOLA, add. Sgualdrinella; Man-drucchiola ; Bergh, nella ; Vaccuccia; Vaccherella, Puttana giovane. A vèr la so sbrivdola. Aver la su'i druda, la sua manza, la sua mantenuta. Sbbindola, dicesi nuche per vezzi ad una Fanciulla, lo stesso che Bagarini a, V. SB1UNDOLÀR, v. Penzolare ; Penzigliare, Star pendente o pendolonè. Sbrindolàr uà per tuto, Essere tutto cencioso.. Andar sbriciolando. detto in altro sign. Andar a girone, a zonzo, a ronda, vale Andar attorno e non saper dove. Ronzare in qua e in là; Andare in tregenda, vale Aggirarsi senza proposito alcuno. SBRINDOLÈTO, s. m. Bambinello; Fan-ciullino ; Bamberottolo ; Mammoletto ; Rubacchinolo. V. Bagarìn. SBRÈNDOLO, s. ni. Rrandello ; Penzolatu-ra, ('.he che via pendutone — Rimbrèncio-lo, direbbesi a Pezzuolo di carta, di straccio, di carne o di che che sia altro. Tirar via i sbrindoli, Sbrandellare, Spiccare brandelli. Sbrodolo db tutelo, V. Sbrindolkto. SBRINDOLÒN — Andàr a sbrindolòn, V. Andar. SBRINDOLÒNA, add. Vagabonda; Randagia, Che va volentieri vagando. Ma la nostra voce vernacola s’esprime per lo più in mala parte, intendendosi di Douna che non abbia cura delle cose domestiche e sia quasi sempre fuori di casa sua. V. Ziran-doiòn. SBRI.NDOLÒSO, add. Cencioso, Vestito di cenci — Rimbrenciotoso, Che ha rimbren-cioli, che ha molti pezzetti, ciarpe e bazzicature. Srrindolosa, Strofinaccio, Femmina di mal fare. SBRINGÀR o Springàb v. T. de’Fornai, Dar acqua alla pasta mezza fatta, vale Inumidire la pasta per perfezionarla. Sbrucar, dicesi pure fam. nel sign di Spruzzare che che sia con acqua. SBRIO. V. Per sbbio . SBR1SA. s. f. (colla s aspra) Voce agr. e per lo più Sbrisk nel plur. B rizzai ino, Nome d’una specie di fungo che nasce ne’ pedali e ne’tronchi degli alberi. Albentto, si dice a Quello che nasce su tutte le specie de’piopph SBRISA, add. e nel plur. Sbeisai, Voce ant. che somiglia nel sign. a Sbbico detto a Chioggia per Ardito; Temerario. Legge»! SRR in un componimento poetico ant. De gran SBRISAI MOSTRANDO ESSER DE RAZZA, cllO Vllol dire Dando a divedere esser della schiatta de'temerariì. SBIUSETO. dim. di Sbriso, V. SBRISO, add. Sbricio, Agg. a Persona, p vale Abbietta, vile, miserabile — Speiutc-chiato, per metaf. si dice di Chi è male in arnese — Stracciato. Agg. ad uomo o don-ua che abbia vestimenti stracciati e rotti. S3RISÒT0, add. Alquanto sbricio o gretto, b’ intendo di Uomo. SBRISSÀDA, 8. f. Sdrucciolata ; Sdrucciolamento, L'atto dello sdrucciolare. Dar una sbrissàda a I’adoa, a Treviso etc. detto metaf. Dar una corsa : Far una gitta. V. Sbrissòn. Sbrissàda, delta pure fig. Stappata e nel dimin. Scappatella o Scappatina, vale Errore, o Leggerezza — Dar o Fa» dna sbrissàda o dna sbrissad'ina, Far una scappala o una scappatella o scappatina, vale Commettere alcun errore o leggerezza; e dicesi anche in modo basso Scappucciare. SBRISSADÌNA, dim. di Sbrissàda. SBRISSÀR, v. Sdrucciolare ; Sinumare ; Scorrere, Si dice propr. dell'animale quando posto il piede sopra una cosa lubrica, scorre senza ritegno. Scendendo meno avvedutamente, smucciandole il piè. cadde. Srrissàr via, Scorrere; Sfuggire, V. Batersela in Bater — Tempo che sbrissa via, Tempo sdrucciolcntc, cioè Veloce, Fu-gace. Sbbissàb dna parola, Sfuggire una parola, Uscir di bocca inavvedutamente un discorso senza consiglio. Vardè che no ve sbrissa nel parlàb de le cative parole, Contenete o Raffrenate la lingua vostra perchè non isdruccioli, cioè non trapassi. SBRISSO, s. m. Sdrucciolo ; Lubrico ; Lu-bricchezza, Scrucciolamento: e Sito dove si sdrucciola. Sbrisso peb la strada, Mollume o Mollo-re, Quel bagnamento e umidità cagionata dalla pioggia della notte. SBRISSÒN, s. m. Sdrucciolata ; Sdrucciolo, L’atto dello sdrucciolare. De sbbissùn, detto avv. Di passaggio; Per istiuncio; Trascorrenlemen/e. Far un sbrissòn, detto ant. Gg. Lo stesso che Sbrissàda, V. Savèr una cossa de sbrissòn, Super di rimbalzo o per cerbottana, vale Saperlo indirettamente o intenderlo per terza persona. El m’ha dà so la testa de sbrissòn, Mi venne a dare per istiancio in sul capo; Mi percosse di schiancio. LVocbiaoina de sbrissòn, Un’occhiatina alla sfuggita. Dar un sbrissòn a Mestre, a Treviso, a P a do a, ete. V. Sbrissàda e Scapàd.a. SBRISSÒSO, add. Sdrucciolevole e Sdruc-ciolente o Sdrucciolante, Agg-. di cosa sopra la quale si sdrucciola, Lubrico ; Liscio. Sbeissòso, detto in forza di siist. è anche sur gii Voce di gergo de' Barcaiuoli, che vuol dire Anguilla, ma propr. Quella che chiamasi volgarmente Bisàto. SBROCVIH. s. f. — Sbrocàda dr tempo, Scoppio o Scoppiata di tempo, di fulmine etc. Srrocìda de parole, Bravata ; Sbrigliata, Aspra riprensione, che dicesi anche Rabbuffo; Curiata. Scappata vale Trasporto o Uscita di parole per lo più iraconde od oscene. SBROCADÌM, s. f. Scappatella, Piccolo trasporto o sfogo di parole. Sbrigliatella, Piccola sbrigliata, cioè Riprensione SRROC.VGIO, 8. m. T. de’Fabbri e degli Orefici, Allargatolo e Spina, Strumento d’ acciaio, il quale serve ad allargare e ridurre un foro alla debita grandezza e liscezza col farvelo girar dentro. SBROCÀR, v. Sbroccarc, Mandar fuori tutto ad un tratto o con impeto, e dicesi della collera improvvisa ondo uno si sfoga. Sbrocarsk, Sfogarsi, Soddisfare alla propria passione gridando e strepitando — Sbloccare si dice pure nel Parlar con isfogo ovvero inconsideratamente — Se no me sbroco me sento morir, Se io porto chiusa la mia doglia fera, morir mi sento: detto Ggur. Sbbocàr, si dice pure fig. per Scoppiare, nel sign. di Nascere, Avvenire, Derivare — La xk finalmente sbrocàda, Finalmente scoppiò. Sbrocàr, parlando di tempo, Scoppiare, Farsi improvvisamente cattivo tempo. Sbrocàb i fiori, Sbocciare, si dice del-l'Uscir il fiore dalla sua boccia. Sriocàb de le piaghe, Suppurare ; Dare in fuora. Sbrocàr fora da oh logo, Sbucare, Uscir fuori. V. Sbusài. Sbrocàr i rami, Sbrancare, cioè Troncare, Potare, Tagliar via le branche o i rami. SBROCO, s. in. Sbroco ; Sproco o Brocco, propr. Quello clic rimette dal bosco tagliato. • Sbroco, mot. dicesi per Sfogo ; Sgravamento, Passione d’animo, Collera improvvisa. V. Desbrocàda. SBRODACELA, add. Imbrodolalo, Intriso, Imbrattato, Lordato. SBROIHCIII Ut, v. Intridere, Ridurre in paniccia con acqua o altra cosa liquida che che sia. Detto anche por Imbrodolare, che vale Imbrattare, Sozzare, Lordare;e dicesi puro in questo significato Intridere. SBRODACIDO, V. Sbbodichio. SBRÒDEGA, s. f. Guatteraccia ; Sudicio-na ; Lavascoddle, Donna destinata ai più bassi servigi della casa. SBRODEGÀR, v. V. Sbrodolàr. Aqua da sbrodegàr, Acqua da rigovernare le stoviglie. In Venezia distinguendosi l'acqua dolce dalla salsugginosa, s’ inteude la seconda di cui alcune famiglie si servono per rigovernare i piatti e per altri uflizii domestici ordiuarii.
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1867
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, eh’ era in circa il doppio della Veneta, dividevasi in cento centesimi di rame e corrispondeva perfettamente al Franco. Ora soppressa la moneta italica, abbiamo la Lira Austriaca che dividesi pure in eento centesimi di rame o in venti carantani, e chiamasi comunemente Svanzica, dal Tedesco Zwanzig, al quale corrisponde il valore di 87 centesimi italiani jo sia trentacinque soldi Veneti.
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1867
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PRO El yerbo prometer no sta rER mantechi», Il promettere non vuol dir mantenere. Far delle sue parole fango ; Portar la fede in grembo, Esser facile a mancar di parola — Dà buone parole e friggi, Detto proverb. plebeo cbe si dice di Chi promette bene e noi fa. Prometer s no BAKTESMU, Chi dà e ritoglie, il diavol lo ricoglie ; Chi promette e non mantiene, l’ anima sua non va bene, Chi promette è nell' onesto duvere di mantener la promessa. Molti baci e pochi quattrini, e vale, Gran promesse e poche esecuzioni. PROMETER RUMI E TOMA, V . RoílA. L’i un rio che pRoiiKTE, Egli è un figlio 0 un giovane che promette bene, per dire Ch e di grande aspettativa. A CHI EL LE DÀ E A CHI EL LE PROSETE. /I chi ne da e a chi ne promette, ludica una persuua cui pizzicano facilmente le mani e di carattere impetuoso e collerico. PROMISSION, s. f. Idiotismi) populare per \oler dir Permissione ; Volere, e s'intende di Dio. Promissiòn ducàl. Promissione Ducale, dicevasi sotto il Governo Yeuelo alle leggi stabilite dalle correzioni per contenere l'autorità del Doge dentro a certi limiti, che assicurassero la liberta pubblica permanente. PUOMOTÒR, s. m. Promotore ; Pronamente ; Proponitore, e dicesi talora iu mala parte. Promotori di carità, si chiamano in Venezia quelle persone, che in ogni parrocchia sono scelte per promuovere l'esercizio di beneficenza fraterna e cristiana verso 1 poveri raccomandati alla Congregazione di carità, da cui essi Promotori dipendono. PROMOTORA, s. f. Promotrice; Promo-uilrice ; Promovente, La femmina che promuove, PROMOVER, v. Promuovere e Promoveré, Conferir grado o dignità ad alcuno. Promover el corpo, Smuovere il corpo, cioè Cominciare a sciogliere il ventre per ¡scaricarne le fecce. PRONOSTICO, s. m. Pronostico e Pronosticamento, Giudizio o conghiettura di ciò che ha da succedere. Pronostico, dicesi poi dagl’ idioti nel sign. di Digressione impertinente all’argomento di cui si parla — Cossa vegnìu fora co STi propostici ? Stk sul proposito. Voi parlate a sproposito ; Voi uscite di tema o di tuono o dal seminato ; Che cosa ha da fare la luna coi gamberi ? PRONTA, s. f. Voce ant. detta per Impronta o Impronto, che trovasi usata nelle prose del Calmo, e vale Imagine impressa. PRONTO, add. Pronto, I'resto, Lesto. Pronti?, diciam noi anche per Puntuale; Esatto, e si riferisce alla Prontezza di fare altrui pagamenti di dovere. Pronto a ogni so cosando, Pronte : Disposto ad ogni cenno o comando : Essere Boerio. PRO a conto d' alcuno, Mostrare di voler sem- j pre dipendere. Sempre pronto a farve del ren dove possa, Ogni cosa che mi sia possibile nel vostro bene sempre intendo di fare, ovv. M’ offro esser tempre pronto ad ogni vostro bene. Esser in pronto. Essere a filo, in pronto, in punto, Bello e pronto — Aver cimiero a ogni elmetto, Esser pronto o acconcio a tulle le cose e per ogni verso, che dicesi anche Aver ingegno o scienza in contanti ; Aver mantello a ogni acqua; Avere in pronto. Se Tl JLE PRONTO TI, GNANCA mi no cogio- no, Se tu cuti una tuono cd io con due, Se tu sei proulo ed io più di te. Vender a pronti, V. Vender. PRONTUARIO, s. m. T. di Finanza. Voce derivata dal latino, dataci da’ Lombardi. Chiamasi Prontuario un Libro sul quale a regola de' Ricevitori di Onanza, sia registrala la tariffa proporzionale del dazio che deesi pagare pel vino e altri geueri daziabi- li , spando la capacità delle botti, delle barche etc. PRO NUNC. Termine del diritto criminale ex Veneto. Inibizione di molestia. Sentenza dubitativa, che assolve l'accusato per difetto di provo, sebbene sussistano indizii tali da poterlo richiamare ili giudizio nel caso che si acquislino prove maggiori. Ora dicesi Sospensione di processo per difello di prove legali. PRO OMNI TOTO EO, Maniera latina conservala ancora nell' uso del nostro vernacolo. e vale In tulio ; Fra tutto ; Compreso tutto, e s’allude alle spose. PROPINQUO, add. Voce bassa, o idiotismo Inclinato; Propenso; Favorevole —- Propinquo a favorìr, Propenso a favorire ; Inclinato. Propinqui, vuol anche dire Congiunti o Distretti di sangue. PROPÒNER, v. Proporre ed anche Propo-nere. L’oho propone e Dio dispone, Ij uomo orditee e la fortuna lette, o vale che I disegni dell' uomo hanno bisogno dell’ aiuto della fortuna. PROPÒSITO, s. m. Propotilo, Soggetto, Motivo. A proposito, Convenevolmente ; A propotilo, Secondo la materia proposta. Dir cosse fora de proposito, incordare i morti a tavola, detto fig. cioè Dir cose non adattate al tempo ed al luogo. La me vien a proposito, Ella mi cade in acconcio ; Mi viene in cocca e all’ uopo o a bene ; Ella m’è a taglio ; Mi viene più appunto o a tempo che l’arrotlo — Quando ghe vien a proposito quf.la cossa, la SE DESTRIGA A DARMELA, Quando le Viene in deliro quella cota, non indugi a darmela. Nol me vien a proposito, Non mi viene a dettro ; Non mi viene a mano o a verso ; Non mi viene in concio. PRO 557 Mal a proposito, luiporlunalamenle ; Importunamente ; A contrattempo. A proposito de zuche, V. A PROPOSITO. Discorso molto a proposito, Discorto appropositissimo. Tornar al proposito o al quia, Tornare a bomba o a bottega o alla callaia ; Tornare in chiave, Tornar al proposito del discorso. PROPRIAMENTE, avv. Propriamente e Pivpiamenle o Propia, \ eminente. Vestir propriamente, Vestire pulitamente, cioè Cou decenza. PROPRIETÀ, s. f. Proprietà e Propietà, Le cose proprie. Proprietà (che vien dal francese Prò-prete) si ilice aucora per Decenza ; Civiltà ; Nettezza; Pulizia, e ni riferisce al parlare, al vestire, al trattare — Thatàk o Vestir con proprietà, Tratture o Vestire decentemente, pulitamente, civilmente. PROPRIO, add. Proprio e Propio, Che attiene, che conviene ad alcuno. Proprio, dicesi nel sign. di Dcccnte ; Convenevole, ed è Agg. di Costume, di alto esterno, di vestimenti. Persone proprie. Persone civili, e tan- 10 s’intende col nostro termine le Persone di coudizione tra'l nobile e’1 plebeo, quanto Quelle di costumi nobili e dotate di civiltà. di gentilezza e di cultura. Giudici al proprio o alla Corte del proprio, Erano una Magistratura giudiziaria civile di prima istanza, sotto la cessata Repubblica V eneta, stata istituita nell’anno 1094 sotto il Dogo Vitale Falier, col nome di Giudici del palazzo, composta di tre patrizii. Ad essa appartenevano i Pagamenti di dote, le Successioni intestate, le Divisioni di fraterno, i Chiamori, i Vadimoni! etc., ed anche la nomina del Carnefice ; ed era una delle Magistrature dette volgarmente Zudegaoi V. PRORITO, s. m. Prurito e Prurito dicesi da noi figur. per Desiderio o voglia grande di che cbe sia, Brama intensa , spasimata. Prorito de andar dal corpo, Stimolo di cacare — Me sento un prorito de cacàr. Non la posso ritenere ; Io quasi mi scon-caco, lo mi sento un grandissimo stimolo — Prorito de pissàr, Stimolo, Gran bisogno di pisciare. Io mi scompiscio, vale Ho gran voglia di orinare. Prorito da mato, Capriccio ; Bizzarria; Ghiribizzo ; Ticchio, voce bassa. Gli tocca 11 ticchio, vale Gli viene questa volontà, questo pensiero. : PROSONTUOSO, add .Presontuoso; Presuntuoso, Colui che presume con arditezza di sè medesimo. — Non può il vitello e vuol portare il bue, dicesi proverb.de presuntuosi, i quali inetti per le piccole cose son vogliosi di mettersi alle imprese grandi. PROSONTIOSÉTO, add. Prcsuntuoset-to, a cui corrispondono Procacelto ; Arro-gantuccio ; Saccentino. 68
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e secondo i NASI. SECRESTÌA, V. Sacrestia. SEGRÉTA, s. f. Segreta, Luogo Secreto; e si dice anche per Prigione separata e segreta. Segreta, chiamavasi ai tempi Veneti l'Arclimo di Stato della Repubblica. Segrete, Parte della Messa che il Sacerdote dice sotto voce. SECKETXRIV, b. f. Segreteria, Luogo dove 6tanno i Segretarii a scrivere, e dove tali scritture si conservano. SECRET VRI V, s. f. Segretaria
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, che fu soppresso a’ tempi veneti. Ivi rifuggì il Pontefice Alessandro III nell 176 per sottrarsi dal cader nelle mani dellTmperatore Federico I. Rarbarossa. Ora questo edilizio, assai più dilatato e magnifico mercè la munificenza sovrana del nostro Imperatore Francesco I. d’Austria, serve di decoroso stabilimento all’ Accademia delle, belle arti. CARITADÈLA, s. f. Elemosinuzza. CARITATÉVOLE, add. Caritatevole
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a cavaliere, dicono i nostri Cacciatori quando la trovano a covo, cioè accovacciata vicino ad una gleba, e tanto rannicchiata, che possono prenderla sin colla mani. Cavalieri della stola d’oro, si chiamavano ai tempi veneti que’Patrizii, che sia per privilegio di famiglia nell’ordine di primogenitura (com’erano le famiglie Contarmi dal Zaffo, Morosini e Querini di S. Ternita) sia per meriti personali
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, Subbielto — Palf.ta del crico, Pallet/a del roteitene — Covertìn o Con-tramàntese, Contrammantice — Cengioni, Cignoni. V. Carozza e mantese. Caro venezian. 11 Carro di Venezia, con cui si misura la legna da fuoco, contiene cinque piedi veneti quadrati, che corrispondono a sei dita cubiche della nuova misura metrica pei solidi. Caro de la malora, V. Malora. Meter el caro avanti i bo , Metter il curro
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1867
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e vale Contingente. Carato, si chiama una Sorta di peso, ed è il ventiquattresimo dell’oncia in riguardo all’oro, e parlandosi di diamanti o di perle, il peso di quattro grani. Paga* a carato, Pagare a ragguaglio o a proporzione, In corrispondenza della quantità e dell’obbligo di cadauno. Carati, chiamavasi ai tempi veneti Quella tassa proporzionale che pagavasi agli Uf-fizii civili vincendo uua lite
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