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, V. SCHIUSON’, s. m. detto in T. fain. Bertuccione. Dicesi d'Uomo brutto e contraffatto. SCIIIESON, s. in. dicevasi a’tempi Veneti un Almanacco o Lunario con poesie vernacole e facete, cbe stampavasi ogni auno a Treviso, dall’ autore Giovanni Pozzobon, e che dopo la sua morte fu continuato iu Venezia dall’ ora pur defunto Giambattista Rada. Sciuesòn chiamavasi ancora il Pozzo-bon. E siccome iu fronte
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, Esser carceralo. Il topo è tascata nell’orcio; Il tordo è rimasto C 0 T alla ragna; Incappar nella rete da sé medesimo, Detti figur. de'Ladri che incappano nella forza pubblica o vengono arrestati. Ciiiapàr in cotego. V. Chiapàb in trapo-la, in Chiapàr. Cotego, si diceva per ischerzo ai tempi Veneti, in vece di Cotiiio. V. Cotego, dicesi anche per agg. ad uomo nel sign. di Rustico; Ruvido
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li-gnaria, la quale è rara. BEPiS VGIO, s. in. Bersaglio e Berzaglio, Luogo dove andavano i nostri Artiglieri urbani, a’tempi Veneti, a far il loro esercizio del cannone e della bomba, eh' era a i tempi nostri ai Biformati. V. Taolaz zo. Esser el bf.rsagio de qualcun, Esser il BES bersaglio di alcuno, cioè l’Oggetto della persecuzione, dell’ odio di alcuno. BERSAGLIAR, v. Perseguitare; Vessare
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, s. f. Traccia, Orma o sogno o indizio, Seutore, Fumo. TRE, Tre — Tre volte artanto, Tre tanti o tre conanti. i tre de soba, Locuz. inotaf. che usavasi ai tempi Veneti, e voleva dire gl’ Inquisitori di stalo. Tre volte bagiòb, Triplo ; Triplice; Triplicato. Tisti tbe, Tutti e tre o Tutti a tre. Le particelle e o a vanno sempre aggiunte per proprietà di linguaggio. Tbe tre pala danari, V. Falàr. Sbsza dib
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, vale Variarla in più modi, cantando. A ose popolo, Modo plebeo e specie di avverbio, A voce o A grido pubblico ; A voce comune. Boero. OSE OSELA (coll’ e larga) s. f. Così chi «inevasi una specie di Medaglia d’argento del valore di lire tre e soldi diciotto Veneti, che sotto la Repubblica era qui battuta ogni anno in dicembre, a cura del Magistrato oe le kasòn vkchik, e dispensata dal Doge nel giorno
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trasportano, e che gli fanno cangiar direzione, luogo e riva; più comunemente dicesi Rinterrimento — Materie fluitate diconsi le Ghiaie, le arene e le deposizioni trasportate da’fiumi. DEPOSTA, V. in Posta. DE PRESENZA. V. Presenza. DEPROFONDI, s. m. Deprofundis, Principio d’un Salmo che suole recitarsi per suffragio de’morti, Dire un deprofundis. DEPUTA2IÒN DE CAUSA , dicevasi nel Foro ai tempi Veneti
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di giunco i pescatori formano delle corde, dette da essi Libaki, che vengono usate nella pesca ; e fansene ancora stuoie, state fra noi sostituite a quelle che a' tempi Veneti avevamo dalla Spagna, intessute di Giunco marino, detto da Linn. Stipa tenacissima, più valido senza dubbio degli altri due giunchi. BRULÒTO. V. Rurlòto. BRUN, Bruno, Agg. ili colore, e vale Oscuro e nereggiante. Il bruno
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ad alcuno ; Codiare alcuno. Calarse zo, Calarsi o Calarsi giù, Abbassarsi, Discendere. Da una finestra di quella casa si calò nel giardino. So Serenità cala , (dieevasi ai tempi Veneti) Sua Serenità o II Serenissimo cala, per dire, che il Doge scendeva in pubblica forma e in gran corteggio, per andar in funzione. Calàb zo la visiera, Tirar giù la buffa, e vale Disprezzar la vergogna e por da banda
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l’acqua. Roda da rodar, Ruota, è altresì una sorta di supplizio, bensì anche a’ nostri tempi stato usato in qualche Stato d’ Dalia, ma giammai fra i Veneti. Roda del subio, V. Staio. Andar in roda. Andare a vicenda o per vicenda » per turno, che vale Ora P uno ora l’altro secondo l’ordine fissalo. Gran rjda! Questa ruota sempre gira, chi sta lieto e chi sospira ; Il saliscendo ora s'alza
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) s. f. Gazzetta, detta già in Toscano Crazia, Antica moneta Veneziana equivalente a due soldi Veneti. — Gazzettino è il diminutivo. Gazeta dr le novità, Gazzetta; Foglietto; Foglio d' avvisi, Foglio noto che si pagava una gazzetta, e da ciò prese il nome. Esser da gazeta, Esser un meschino o miserabile ; ed è maniera antiquata. GAZETIÈR, s. m. Gazzettiere ; Gazzettante e Foglicttante. GAZETÌi
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S A M Governo. che da qualche Pittore da sgabel- li dipingevasi grossolanamente e senza regola dell’ arte, sopra l'ingresso d’ una bettola nuovamente aperta, come si è detto di sopra; ed era espressione di sprezzo o ridicola. Voltàr kl nuso a Samakco, frase di gergo de’Barcaiuoli, vale Dar ad intendere una cota per un’altra, Burlare, Corbellare. Suucu o Marcheti chiauiavansi volgarmente al tempo ultimo della Repubblica li Soldi che allora correvano, detti ora poi MlKCOLI.1l. SAMARTÌN, s. iu. S. Martino, Nome di un Santo ch’è posto agli 11 di Novembre, tempo in cui d’ordinario finiscono e principiano le mutazioni e le tramate delle case. Quindi Far samartìx vale Sgomberare ; | Far tramuta, Lasciar la casa a disposizion I del padrone e passar ad un'altra V. Massa-ria. Far L4 FB9TA DE SaMARTÌ» 0 FAR EL Sl-masti», su cui è anche detto proverb. Da Samartìx se spixa la rota del box vi». Servendomi delle erudite nozioni date su tale proposito dal Padre Carmeli nella sua Storia di varii costumi sacri e profani, dagli antichi sitio a noi pervenuti (Lib. II, capo IV.) non sara discaro ai leggitori il Bapere, Che l'uso nostro di stare in allegria, di convitare, gozzovigliare e manomettere o spillare la botte del miglior vino nel di 11 novembre d’ ogni anuo, proviene immediatamente dal costume sin a noi pervenuto dell’antica festa in onore di Bacco, che da’Greci celebravasi solennemente per tre giorni, cioè 11, 12, 13 del mese Antesterione, che corrisponde al nostro Novembre, detta quindi cou greco nome Anleitiria, il qual primo giorno degli undici, ch’era il più solenne, si chiamava da essi Pitigia o Pilegia, che vuol dire Aprímenlo delta botte. Plutarco singolarmente ce lo attesta, aggiungendo che i popoli della sua nazione chiamavano l'undecimo del detto mese Giorno del buon genio, cioè d’ allegrezza e sollazzo, di conviti e piacevoli conversazioni. Dopo tutto ciò è necessario notare che il Santo nostro Vescovo Martino nulla ha che fare con questa festa uaziouale, e ch'essa chiamasi Festa di S. Martino soltanto perchè cade nel giorno 11 novembre la memoria di questo Santo. Istadela de S. Martín, Piccola state di S. Martino, chiamasi li Dieci giorni che seguono dopo quello di S. Martino, duraute i quali per ordinario suol essere buon tempo. S AMARTI NÉTO, s. m. che vuol dire Piccolo S. Martino, chiamiamo il giorno 12 Novembre, cioè il posteriore a quello del S. ' Martino, perchè anche in questo secondo giorno usano alcuni far conviti o gozzoviglie. fi quindi Far el sahabtixéto; significa Gozzovigliare nj,I giorno 12 Novembre: ben intesi perii che il Papa e Martire S. Martino: che si onora dalla Chiesa in questo giorno, non ba alcuna relazione cogli usi nostri nazionali. SAM.VSTIUM. s. tu. T. de’ Pizzicagnoli, SAN quasi Salmastri»!, così si chiama fra noi il pesce di mare spaccato per lungo e salalo che si vende. SAMBÈCO, s. m. Sciabecco o Stambecco, Nave bislunga a vele e remi, della grandezza della Fregata, che porta da 14 a 22 cannoni. SAMBUGO o Samrcghèr, s. in. Sambuco e Zambueo, Sorla di piccol albero notissimo, le cui frondi putono; detto da Limi. Sam-bucut nigra. Roba sabbocàda Sambuca/o, Agg. di cosa dove sieno mescolati fiori di Sambuco — Sambuchino o Sambucino vale Di sambuco. SAMIS, s. m. o più distintamente Samis n’ oro e Samis d’ arzrxto, Drappo ad oro o Dr appo d’ oro e Drappo d’argento, cioè Drappo di seta tessuto con oro o con argento. Samis è voce del latino bari», detta altrimenti Samit e Semitum, nel sign. di Drappo di seta. Aurisamitum si diceva ne’ bassi secoli al Drappo d’ oro. Vedasi il Dizionario del Du Cange alla vooe Examc-tum. SAMITER, s. m. Voce antiq. Drappiere di filaticeli, cioè Mereiaio venditore di tele di seta stracciata (Bavkla), il quale vendeva anche licci ad uso de’ tessitori. A Vicenza dicesi Samitàro al Lavorante o tessitore di drappi di seta, che corrisponde al nostro T kstùr. SAMO, ». m. Sciame; Sciamo o E sciame di api, cioè Quella quantità di Api che vanno e vivono insieme. SAMPiCÒiY, lo «tesso che Salpicòx, V. SAMPOGNA, V. Zampugxa. SAN, add. Sano, Che ha sanità. Aria b loco sa», Salubre; Saluberrimo ; Salutifero. Piato sa», Piallo intero, Senza magagne, contrario di Rotto — Piato sa», dieesi ancora per Cibo sano. Sa» cose c» cami-axélo o comr d» pfssk. Sano come una lasca; Verde come un oglio; Più sano che un pesce, si dice di Chi è di vera sanità — Ksser sa» p. co»-texto, Esser fiori e baccelli, delto fig. — I SA»I »0 GA BI50G»O DEL MIEDP.CO, PiSCÌU chiaro e falli beffe del medico, Detto prov. che I sani non hanno bisogno del medico; e figur. che Chi ba la coscienza netta e pura dee star sicuro e non temere. Sa» cose el cavìlo del Go»kla ch’ el ga trextìsie magagne boto la coa, Sano come il cavallo della carretta, e vale Cagionevole, Ammalazzato. Coucafessa. A laorar poco se sta sa»i, La poca fatica è sana, Prov. e dicesi di Coloro che fuggono la fatica. Pure proverb. Chi fugge fatica non fa la casa a tre solai, e dicesi degli Infingardi che poco approdano. Chi ta pia» va sa», V. Pia». SANABILE, add. — Cossa sa»abile, Cosa rimediabile, delto fig. SANA CAPANA. Locuz. furbesca de’nostri Barcaiuoli, e vale Alla salute della compagnia, Specie di brindisi — Cappanella di- S A N 597 cesi in buona lingua per Radunanza d’ uomini discorrenti fra loro in luogo pubblico. SANATÒRIA, s. f. Ripiego; Temperamento ; Consiglio. Questa xe usa boxa saxatoria, Quest' è un ottimo ripiego o consiglio. SAN BOLDO, S. Ubaldo e Agata, Nome titolare d’ una Chiesa di Venezia una volta parrocchiale, ora soppressa ed aggregata a Santa Maria Gloriosa de'Frari. S V\ CANZIÌM, S. Ca tizi ano. Nome titolare d'una Chiesa nostra parrocchiale. SAN CASSÀ.V, lV. Catsiano, Nome d’ un Santo e Titolare d’ una Chiesa nostra parrocchiale. Parer c» San Cassa», Parere un S. Cas-siano, dicesi qui comunemente di qualcheduno che sia stato ucciso con molte coltellate e rimasto sfigurato : come inori S. Cas-siano Vescovo che fu ucciso in Imola da'suoi Scolari cogli stiletti co’ quali anche nell'anno di Cristo 350 sorivevasi. Far ex S. Cassa», vale anche per Sciupare; malmenare — Vardk che S. Cassa» che m'ho fato dk sto abito, Guardate questo mio povero abito tutto malmenato. SANCULÙT e uel plur. Saxculoti, Voce del tutto francese, qui conosciutasi nel tempo democratico dopo l’anno 1796, o vuol dire Sbracali; Senza calzoni. Davasi questa specie d' aggiunta per disprezzo a que'galuppi o bagaglioni vili, che iu arnesi ceiiciosi seguirono a quell’ epoca I" armata francese in Italia. SANDOLO, s. m. Sandalo, Battello assai leggiero usato da’ Cacciatori nelle valli dql-l’fistuarlo. Sandalo rosso, si dice ad uua specie di legno del tutto rosso vivo sanguigno e odoroso, elio ci viene dalle Indie e chiamasi in sistema Pteurocarpus Santalinus. Serve non solamente all’uso della tintura in color castano, ma ai lavori d'impiallacciatura, per manichi di coltelli etc. V’ hanno per altro molti altri legni rossi che hanno il nome di Sandolo ma che sono affatto diversi. S AN DON, s. m. e per lo più Sa»do»i in plur. dal barb. Sundoncs, diconsi quelle barche piatte, o zattere a guisa di barca mozzate in punta, sulle quali stanno eretti gli edifizii dei mulini da acqua, come sull’Adige e sul Po. SAN DONA — Sa» Do»à xe morto k so fio sta mal, San Donato è morto e Ristoro sta male, Dicesi per ¡scherzo da chi non è disposto a donare. S ANDRÀCA, 8. f. Sandracca o Sandaracca Resina o Gomma che geme dal Ginepro, detto Juniperus vulgaris, e dall'altro dello Ginepro rosso e in sistema Juniperus Uxi-cedrus. Resa non solo vien impiegata negli usi della medicina, ma polverizzandosi, dai Calligrafi per ¡strofinare la carta prima di scrivere. SAN FELISE, *S. Felice, Chiesa parrocchiale di Venezia. Come nome proprio di Uomo però i Veneziani nou dicono Fklisk, aia Felice.
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, sotto del quale van le altre di quella squadra. CAPITANATO, s. m. Capitanato e Capitanala, Distretto, giurisdizione o anche Palazzo del Capitano. CAPITVNIO. s. m. Capitano, Titolo di uf-fizial militare; e ne’tempi veneti era anche titolo d’un Governatore di provincia, patrizio, la cui giurisdizione estendevasi specialmente sul Militare. V. Prefeto. Capitamo dei sbiri, Bargello, Capo del satellizio — Capitan
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delle Razze, ed è il maschio della Raia Pastinaca (Matana), dalla quale differisco soltanto per la presenza degli organi maschili. Si pretende che la voce Mechio ditrivi o sia corrotta dal latino Mucro, ebe vuol dire Punta d’arma, così forse anti-cam. chiamato per lo pungiglione di cui è armato alia coda. MUCÌNA, V. Mocìna. MUDA, V. Mea. MUDA, s. f. Muta, dicevasi ai tempi Veneti un Dazio cui erano soggette
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: Lampeggiare; dicesi nel Risplendere delle cose lisce e lustre, come pietre, armi e simili. BARNABÒTO, s. m. L’etimologia di questa voce, a’ tempi Veneti così comune, sembra indicare Abitante di S. Barnaba, eh’ è una contrada di là del Canal grande, situazione anticamente abitata da povere persone. Fino agli ultimi tempi del Governo Veneto però dicevasi Barnabòto ad un Patrizio quand’ era povero
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presuntuosa di saperne e che corregga altrui facilmente, V. Do-tòr. Corettori alla promission Ducale, chia-mavasi a’tempi Veneti uaa Magistratura di cinque patrizii, che nominavasi ad ogni morte dì Doge o in altri tempi straordina-rii per la correzione degli abusi interni di governo. La prima nomina di cinque Correttori dopo la morte del Doge fu fatta nell’anno 1268. CORÈZA, T. antiq. V. Scoreza. COREZIOLE
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R U F persone o simili, per la facilita <Ji rinvenire le.memorie o le carie occorrenti. Sotto i Veneti coteste Rubriche si chiamavano \ a-chète, V. Ochiéto, * Rcbrica dieesi pure un ristrettissimo compendio o epitomo o trausunto di un libro o dei varii capitoli di esso; è cosi dello, incile iu buon italiano, siccome pensano fili eruditi, perchè questi suuti facevansi con inchiostro di rosso
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, le quali servivano nei tempi veneti a listare la vesta patrizia nella mezza stagione. V. ArmelÌn. ORNO. s. ni. Orniello comune e Orno. M-bero notissimo nelle campagne, che fu detto da Linn. Fraxinus Ornus. ma da’ Sistematici moderni Omus Europaea. Somiglia al Frassino, ma n’ è più piccolo. Dal-I’ orniello si raccoglie la Manna. ORO (eoli’ o largo) s. tn. Oro. Oro agro, T. degli Orefici, Oro aspro, È P oro indorato
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. V. Loti. PATURM V, add. Patum oso, Che ha le paturne, vale Torbido, melanconico. Son paterni* . Son meianconico ; Son pieno di lasciata- sture. PATURMOSO. Lo stesso che Patduiì. PAULO, Pao'o, Nome proprio di tomo. Paolo, chiamasi poi una Moneta papalina d' argento del valore poco più di venti soldi j Veneti, che una volta per ragione di confine | collo Stato Papale era in corso
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, che nei reggimenti d’infanteria portava l’insegna. Quello della Cavalleria dicevasi Cornetta. Ora si chiamano Portainsegna. Arfièr dei scaciii, Alfiere; Delfino; Al fido, Pezzo degli scacchi, eh’ è il terzo dei principali pezzi e fiancheggia il Re e la Regina. ARFIÈR V, 8. f. dicevasi ne’tempi Veneti alla Moglie d’un Alfiere. ARFOSSÀR, v. V. Rekossàr. ARGAGNO, s. m. Fabbrica della lira, E-difizio composto
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gente, molta u-dienza. ZENTÌL, add. Gentile, Nobile, Grazioso. Kegazzo zentìl, Ragazzo minuto, di-licato, gentile. V. Zentileto. * Osei dal beco zentìl , Uccelletti gentili o di becco gentile. Far zentìl, Ingentilire. ZENTILDÒNA, s. f. (colla z dolce) Gentildonna; Dama, e ne’ tempi Veneti inton-devasi Patrizia. Le forestiere dicevansi Zbn-tildone de teraferma, o d' altro luogo. Gentildonna, dicesi
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