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da Treviso, poeta, 410, n.;— Paolo, qu. Giovanni, inventario (1404), 516. i Rosso, Domenico, da Rialto, 90, 501, 502. Rot, Adamo, stampatore, 430 n. Rotari, re dei Longobardi, 17, 18. Rozone, vescovo di Treviso, 264. ruga (rue), via, 45; —, degli orefici, ivi. Ruggero, re di Sicilia, 474. Ruskin, John, scrittore, 327. Russi, Russia, 49 n., 92, 228, 242; —, schiavi, 93 n. Rustene, isola, 242. Rusticiano
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1927
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; —, consoli, j spediti a governare l’isola di Rialto, 16; —, museo Bot-tacin, 268, 356; —, palazzo -delle Debite, 5 n.; —, Prato della Valle, rappresentazioni misteri, 184, 414; —, rettori, 380 n.; —, Salone, affreschi, 482 ; —, sottomissione a Venezia (1406), 189; —, studio, università, 380 n., 423; —, torre dell’orologio, 323 n.; —, trattati (1316), 247 n., 252 n. Paesi Bassi, 283. Pafìagoni della regione
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1927
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526 INDICE DELLE INCISIONI Iscrizione paleo-veneta incisa sull’orlo di una situla di bronzo (Valle di Cadore). 5 — torcellana del secolo VII......23 Iscrizioni paleo-venete graffite su vasi di argilla (Campagna di Adria)..........4 Isola di San Marco dall’829 al 1063, ricostruzione dell’ing. A. Pelanda .... 33 — di Spinalunga (Oiudecca).....78 Jacobello del Fiore: IL leone di San Marco
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1834
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, ipsuinq. dominum papam ibi diutius expectantes, die septimo exeunte mense mar-« tio venit dominus papa cum undecim galeis qtias ei R. Velmus dederat, et apud sanctum Nicolaum a fdiis ducis et hone-« stis viris rcceptus ibidem die ilio fuit hospitatus; altera autem die, quae fuit vigilia Anuntiationis B. Mariae, ipse dux et » magnates veneti, patriarca quoque, ac episcopi et clerici omnes induti
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1867
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del Governo Veneto, i Soldati oltremarini a piedi. A schiarimento del secondo signif. di questa voce nel dizionario, fa d'uopo avvertire che Bodoli propriamente sono chiamati nella Dalmazia gli abitanti de^li scogli; e che l'applicazione di questo termine ai Soldati Dalmatini ne’tempi Veneti era un dileggio, che ne facevano gl' Italiani. BODOLÓTO , add. Grassoccio. V. Topo-lòto. I BOÈB
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1867
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, si dice ancora fra noi per Trasandàr, V. TRASEGIAÙRO, (coll’s dolce) V. Stsasi- OIAURO. TRASFEHÌO, add. Trasferito o Transferito, Traslato, Traslatato, Trasportato. TRASFERTA, s. f. T. ebe usavasi nei tempi veneti, Trasporto; Trasportamento; Trasferimento ; Accesso, L’atto di trasferirsi ad un luogo, Visita al luogo. TRASFORÀK, v. Straforare; Verrinare, Forar da una banda all’altra. TIHSLATAR, v. Voce usata ne’pubblici tifimi, ove
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1867
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•482 P A T ter quattro e quattr otto, Manifesto, da non rivocarsi in dubbio. iu T. 'inrin. Paternostri o Rertucci si dicono quelle Palle di Icario rotonde a fora-t.- a ¡;uis.> di paternostri, I» quali facilitano a tirare iu su •• ili giù l'antenna. PATETICIIEZZA, s. f. Lentezza, Lenti-ladine ; Tu/dilà. PATIÉTO, add. dimin. di Patio, Tritlerel-lo, o Tristarello ; Tri» ter citino, Tristanzuolo ; Spuruluzzn ; Sparute Ilo, Àgg. a persona di cattiva cera e uu po’ smagrita pur mali sofferti. PATIÉTO, add. dimin. di Patio, detto per agir, a uomo nel sign. di Tristanzuolo. El x* un roco patito, Eijli e alquanto sparutino o xparutuzto o tristanzuolo. PATIMENTO, s. in. Patimento — Patimento a 9petàk, SIrutjgimenlo, per quella Passiona cliu si sente nell’ asputtare. Oh Dio che struggimento ! PATINA, »• f. Putinu ; Inveniicalura ; Vernice, Composto di gomme, ragie e d'altri ingredienti, elle serve a dare il lucido e ad altri usi. Pdrlaudo di Pitture, dicesi Patena, ed è voce do'Pittori che dicono anche Pelle, ed è Quella uuiversile scurità elio il tempo fa apparire sopra le pitture, che anello talvolta le favorisce. Patini, detto fig. Apparenza : Finzione, e prendesi in mala parto — La xe tuta n-rin, Aon o' Ita che apparenza; È tulio o/petto, dotto fig. e vale Di reale, di buono non v'è niente. Dar la patina a ooalcossa, detto metal. Par colore ut negozio, Far apparire per vero quello ch’è incerto. Quel nt la piti.va; Luslrustivali, voce fiorentina, ed è Quegli che fa professione di ripulire gli stivali e 1« scarpe con vernici, nerette « simili. PATINISI1 A, V. in Patina, Quel ua la patina. PATIO add. Patito; Sbattuto; Macilente ; Sparuto : Smorticcio, dicesi ad uno di cattiva cera. V. Patikto. PATIR, v. Patire, Sopportare — Tornar a PATIR. RlPATIRE. Patisse el giusto per el pecator, Uno fa il peccato e P altro la penitenza. Il porco pali le pene del cane. Patir per aspetàr, Storiare; Allungare il colto, Patir per l'indugio. E l’una cagione o l'altra potè essere per non farlo storiare. Patir el jiar. Mareggiare ; Mareggiarsi, L’aver quel travaglio di stomaco che molti ricevouo dal navigare. \ . iu Mar. Patir, parlando di carni Immezzire, ¡Dimezzare; ¡noietare; Inuietire, Diventar mezzo o vieto. Patir el pan, Pulir di fame ; di danari ecc. vale Averne iuopia — Patire la voglia di ulte che sia, Non disbramarsene. Restarne privo. Patirla, Locuz. faiu. Disgrumarla o Digrumarselo. Non poterla sofferire — Ar- P A T recarsi » Arrecarsela da uno, vale Difendersi, Pigliarsela da uno. e dicesi per lo più d’affronti e d'ingiurie. Patir el zocolo, V. Zocolo. PATÌRI, Voce ant. Patimenti; Sofferenze ; Pene. PATO, s. in. Patto, Coutratto, Convenzione Pati chiari e azze corte o amicizia lo»- ] ga , Putto chiaro amicizia lunga, ovv. Patti o Conti chiari, amici cari, Si dice per avvertire che il rimanere chiaramente d'accordo, è mantenimento d'amicizia. Pato nr. la porta, Limitare, Soglia dulia porta — Pato oe la scala, Pianerottolo o Ripiano, Quello spazio ch’è in capo alle scale degli edifizii — Pato ue l’ altàr. Predella, Il pavimento dell- altare sopra i gradini dove sta il Sacerdote. ScaLIN URL PATO OE LA SCALA, V. ScaLIN. No ME LA POSSO DAR A PATTI, Ao mi SO dar pace ; Aon posso crederla ; inghiottirla ; Aon posso digerirla. Tor db pato, Scommettere ; Credere ; Esser persuaso ; Offerirsi — Me togo oe PATO CHE SON BON OE PARLA ANCA .Di; ¡0 m’ impegno, lo m'offro di furia ; Iu scommetterei che so anch’ io farla. Pato e per lo più Putti. T. di Giuoco; Purtilo, vale Accordo che si fa quando uno benché al di sopra, non sia sicuro di vincere o sia ad egual condizione dell’ altro — Far pati, Far partito, vale Accordarsi ad alcuua condizione, proporre accordo, veuire a patti. Pati? i pati i.i fa i Marangoni, Maniera scherzevole fam. sull’ equivoco o doppio senso della parola Pato, Al qual ribobolo potrebbe corrispondere per le stesse rime. Conoenlo? i cono enti sono ristoppali dai falegnami, E tuttociò vuol dire Non vo'pat-ti, Non vo’condizioni o leggi. PATOCAMKNTE, avv. Patentemente; Sensibilmente ; Evidentemente ; Palpabilmente. Manifestamente, Chiaramente. P ATÒCO, add. Putente ; Palano. Manifesto, Chiaro. Sentimento patoco, Senso o Sentimento ovvio. tetteru’e, Chiaro, naturale. Inamorà patoco. Innamorato collo, Gvxn-demente innamorato. Marzo patoco, Marcio, Fracido, Infracidalo. dicesi di (’arni guastate o simili — Riferito a uomo vale Inlkichi/o. La xe patoca; La ragione è palpabile o paiano: Mostrar il morto su la bara. Si dice di cosa che sia presente o manifesta. Restar pitòco ; Restar confuso ; ammutolito ; Restar brutto o uno stivale, vale Restar burlate, defraudato, i PATRASSO, s. in. (Specie di accresc. da i Patres) Primasso, Voce formata per ischer- i no e vale Uomo principale, uno fra i primi del paese, che per nobiltà e per I’ impiego suo luminoso domina e si d'stiugut. Ella è moglie d’un primusso. In altro sign. Andar a Patrasso, vale Andar al mondo di là, cioè Morire, che anche dicesi Andare a guardar P orlo al 1 P A T prete o a dar beccare a’polli o a ingrassare i pelronciani. J'andàr a patrasso; Mandare in rovina; Mettere uno a soqquadro; in conquasso; Rovinarlo nello stato — Mandare a Patrasso, che anche dicesi: Mandar uno cogli angioli a cena, modo basso, vale Am-_ inazzarlo. PATRIA, s. f Patria, luogo dove si Dasce e donde si trae l’origine; Patria nativa o nulia o genitale, vale la stessa cosa. TcTI VOL BEN A LA SO PATRIA; Tristo tt quell' uccello che nasce in callivu valle ; Ow. Ad ogni uccello suo nido è bello, e vi corrisponde l'altro dettato Lu rana avvezza al puntano s' ella è al monte viene al piano. Dove che se sta ben là xe la so pairia; Per lutto è buona stanza ov' altri gode. Tutto il mondo è paese, Da per tutto si sta bene. PATRIAlt, v. T. ant. Abitare per putria. PATRIARCA, s. in. Patriarca. Patriarca iiei yisdkcazzi, Maniera bassa, V. Visdecazzon. Color PATRIARCA , V. CoLOR. PATRIARCATO o Patriarcado s. f. Patriarcato; Patriurehia, La sede del Patriarca. PATRIÒTO, s. m. Compatriolta; Compa-lriotto ; Popolano e Popolare. IV una medesima patria, Paesano, per dire Dello stesso paese. V. Zknso. Patrioto, dicesi anche per Repubblicano. partigiano del sistema delle Repubbliche. PATRIZÀR o Padrizar, v. Padreggiare e Pu.tr zzare, Assomigliare al padre; e dicesi de'Ggli. PATRIZIO,«, ni. Patrizio, Dicevasi ne'tem-|ii Veueti assolutamele per Gentiluomo Veneziano : benché Patrizii si potessero dire i Nobili delle Gitta dello Stato che avevano consiglio chiuso. Ghe voria el rozzo me S. Patrizio. Locuz. fam. Essere come il pozzo di S. Patrizio, vale Nou contentarsi mai. Non empiersi mai, Egli è il pozzo di S. Patrizio — Ci vorrebbe una miniera d' oro. direbbesi alludendo ad uu prodigo. P VTitON, s. ih. Padrone. V. Par'o.v Patron, dicesi per Molo di salutare, e vale Vi saluto ; La salu'o; Servo suo — Sior paròn patron, dicono le persone volgari salutando un loro superiore, che per riverenza chiamano Padron e; ed è come si dicesse Padron mio la riverisco o saluto — Alle volte si dice scherzevolmente per 1'equivoco della parola, Patron caldo. intendendo di dire Patron caro , ma é una maniera di confidenza, che s' usa colle persone uguali ed amiche o inferiori. Farse patron Insignorirsi — Far da patron o da patrona, Essere il n¡essere e madonna, Comandare. Patroni all' Arsenale, si chiamava sotto •l’impero \eneto una Magistratura composta di tre Patrizii, i quali alternativamente
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1867
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S A IN SAX PROVOLO, S. Proculo era ¡1 titolare d' una Chiesa parrocchiale posta già nella contrada di S. Giovanni in olio, detta comunemente S. Zuane novo; la qual chiesa è stata a’giorni nostri, cioè ne' tempi del già Governo italico, soppressa, demolita e convertita ad uso di abitazione. SAX KASÈMO, S. Erasmo, Nome d'un litorale poco lontano da Venezia detto Lido di S. Erasuao; ed anche Titolare di quella Chiesa parrocchiale. SANSER, V. Shnser. SAN SERVOLO, S. Servilio, ¡Nome d' una Isoletta un miglio circa da \enezia verso Chioggia, ov’ è 1’ Ospedale de' pazzi, che sotto tal senso potrebbe dirsi 1 pazzerelli. Anni» a S. Servolo, Andare ai pazzerelli - Go PACÍA CHE EL VOGlA FINIR A S. Servolo, Egli vuul finire ai pazzerelli. SANSIBOLO, add. Idiotismo della bassa gente corrotto, come pare, da Insensibile, nel signif. di Scnalello; Decimo ; A/ftima-tuzzo, Di poca carne, debole e quasi creato imperfetto, che dicesi di persona venuta su o cresciuta a stento. Tanterulo. SANSON, add. Mastaco; Bastracune ; Allicciato, Di grosse membra e forzuto. Sansón che sbrega la carta iagnada col colo, Maniera faiu. scherzevole ed ironica, che vale Uomo debole e fiacco. SAN STA lì, S. Eustacchio, Nome d' un Santo ed anche Titolare d’ una Chiesa di Venezia una volta parrocchiale, ora succursale di S. Cassiano. SAN STÌN, Nome corrotto da S. Stefano Prete, titolare d' una chiesa di Venezia una volta parrocchiale poi soppressa e demolita : detto cosi in vernacolo come se si esprimesse S. Stefanino, per distinguerlo dal-1’ altra Chiesa più grande, ora parrocchiale, di S. Stefano protomartire, detto propriamente S. Stefano. SANSÙGA ) s. f. lo stesso che Sa.noce-SANSÙGOLA) ta, V. Sanscga, detto per Agg. a persona, Mignatta delle borse altrui, dicesi di Chi indebitamente esige e per vie illecite cava da altri danari e roba — Seguvene e Segave-n , di Chi tiranneggi altrui per proprio utile. V. Pelarina. SANTA, add. Santessa ; Bea te Ha, Falsa divota. SANTA BARBARA, T. Marin. Sunta Barbara, Camera abbasso della nave dove si lien la polvere. SANTACROSE o Madona santa crose, Croce Santa; Tavola, Quella tavoletta ad uso do’fanciulli su cui essi imparano a leggere. SANTACRÒSE o Cause, S. Croce è il nome d uno de’ Sestieri che dividono la Citta di Venezia. Santa crose m ha agictì, si dice fam. da quel padre di famiglia, che aveudo avulo molli figlinoli, gliene rimasero pochi per essere gli »llri morti. SANT AGIOPO (che qualche idiota ha scritto Santa Giovo) Voce storpiatissima del basso volgo, e vuol dire San Giobbe, Nome SAN proprio e titolare d‘ una Chiesa di Venezia, che apparteneva ai Frati Miuori Osservanti, ora succursale di S. Geremia. V. Giopo SANTA GIUSTINA, Titolare d- una Chiesa già parrocchiale con Moniche tutte nobili, che fu soppressa nel 1811. V. Giustin». SANT’ AGOSTIN, S. Agostino, Titolare d' una Chiesa di Venezia, di' era una volta parrocchiale ed ora è soppressa. SANT’ VGOSTÌN, Silvio o S. Agostino, T. degli Slamp. Specie di Carattere di slampa, eli’ è di mezzo fra il Testo d’ Aldo e il Testo. Anche i Francesi lo chiamano Saint Augustin. SANTALÈNA (collestretta)8. f. T.de’Pesc. Con questo nome si chiamano alcune specie di Conchiglie univalvi del genere delle Patelle, e specialmente la Patella vulgata di Linn. ed altre due congeneri d'un’approssi-inanle figura, il cui carattare specifico tra gli altri è P essere stiacciale, rotonde, un po’ elevate e imperforate. Il loro nome vernacolo è derivato da qualche rassomiglianza che sembra al volgo trovarsi in esse colla Medaglia di rame di cui si dirà qui sollo, detta Santa Lena, per essere un po’convesse come quella. S ANTALÈN A o Santa Lena, Voce sincopala da S. Elena, Nome che dassi ad una medaglia di rame della grandezza d'una lira Austriaca detta Svanzica, per lo più contornata d'argento, che si tiene per divozione da alcuni appesa alla corona, o si mette addosso «'bambini fra altre cose sante. Santa Lina o sia S. Elena è poi il nome d’ una isoletta poco distante da’ nostri pubblici giardini, verso al lido, ov’ era una volta un monastero di monaci Olivetani che fu soppresso. SANTA MARIA ZOBENIGO, V. Zomhìoo. SANT’APONAL, S. Apollinare, Nome titolare d’una Chiesa di Venezia, una volta parrocchiale ed ora oratorio di S. Silvestro. SANTARÈLO (coll’o larga) add. SuntereUo e Santarello, Un poco santo, e vale Pio. Divoto, Religionario. Até» cno l’ idea o ’l »oso da santarblo, Aver l’aria o ’/ viso da santo, cioè Di buono, di pio. SANTASSANTORUM, Voce latina che dicesi anche italian. Santassantorum. Trcnìr era cossa in SANTASSANTORUH, Te-ncre in santassantorum, cioè Tenere una cosa in serbo, Custodirla gelosamente. SANTELMO, s. m. T. Mar. Santelmo o Santermo. Quel fuoco che par di vedere su gli alberi delle navi nell'estate, in tempo di tempesta, chiamato da altri anche Corpo Santo e S. Nicola. Questo apparente fuoco è quella specie di splendore o scintillamento che mandano le lucciole terrestri volanti, le quali a sciami trasportate dal vento rifuggono alle navi. V. Losariola. SANT ERASMO, V. San Rasilo. SANTIFICÈTUR - Un santificetor. San-tifizzà ; Graffiosanti, Ipocrito, Baccbetto- i ne; «’intende di certi Torcicolli che affet- I tano divozione. SAN 599 Una santificetùr, Santessa e Spigoli-stra, direbbesi ad una Donna d’egual carattere — Schifa ’l poco, o Monna onrsla, dicesi a modo d’ Agg. di persona la quale artatamente faccia la modesta e la conlegnosa. V. Fiavia. SANTIGLIONI, ». m. detti anche Barriso- ni, che i Milanesi dicono Scia ntiglion, e i Francesi Favoris. Neologismo iiilrodotlosi dalla moda dopo la nostra rivoluzione politica del 1797. Que’ peli della barba più o meno folli e lunghi, che si lasciano crescere alle guance, e che sono come appendici de capelli. I Dizionarii non hanno questa voce, e le persone colte dicono loro le Favorite. Dicesi anche Cintiglioni. SANT’ ISEPO (colle larga), Sant’ Isepo co la pioli, Locuz. bassa e furbesca. Donna arrabbiata, detto fig. e vale Estremamente magherà o secca, che non ha al petto quasi forma di donna. La va moneoa a S. Isepo, V. Monroa. SANTO, s. ni. Santo. El santo, dello per antonomasia, s’ intende S. Antonio di Padova — Far en voto al Santo, Votarsi al Santo. Aver el santo, Locuz. bassa di gergo, Aver paglia in becco, dicesi dell’Aver qualche nascosto disegno mediatile qualche promessa — Aver t’intesa o Star sull’ intesa, vagliono Esser avvisato, Star sull’avviso. Aver odalciie santo, Aver gualche protettore, Esser protetto da qualche persona di riguardo. Dar el santo, Detto furbesco, Dar convegno o posta, Restar d’accordo con alcuni, e dicesi per lo più in mala parte. Fu anche detto Temperar la celera oon altri. Far santo techio de uno, dotto Dg. vale Vilipendere o Strapazzare alcuno. Far d’una vei.ada un santo veciiio, Guastarsi Pabilo; Gualcire, cioè Maluleuare Strapazzare, Manometterò. LAssà star i santi, Scherza co'fanti e lascia stare i santi, vale Non mescolare le cote sacre con le profane. No Gli’ È SANTI NÈ «ADONE, A’uil v’è UC via nè verso; Non c'è modo o riparo, e vale Non v’ è caso, Non v’ è rimedio — Vale anche nel sign. di A marcia forza, A suo dispetto. Parer un santo refresca, Parer una pittura, Dicesi scherzevolmente di quella Donna, che si è troppo lisciata per comparir bolla. Per che santo? Detto interrogativamente, Perchè? Per qual cagione ? Per qual motivo maiì Modo di domanda fatta con impazienza. Qualchb santo »’agieterì, Cosa fatta capo ha; Qualche Santo ci aiuterà; Il tempo darà consiglio, Dicesi a chi vuol pensare in un negozio a troppo sottigliezze. Tirar zo i santi, Maledire i santi; Bestemmiare ; Imprecare; Esecrare; ed anche Spergiurare. Giur »re ptr lostenere il fallo.
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A GRA- tarme el cesto ; Ora mi conviene stare tulio quanto il nato dì a eulaltare le panche, che anticamente dìcevasi a gratta ’l culo, cioè in continuo ozio. QUARANTA, Quaranta, Voce numerale. Un qu*ranta, ai tempi Veneti, dicevasi pef Un Giudice di quaranlìa. Dopo i quaranta salva el sugo per la tianta, Prov. nostro, che avvertisce di usare economia fisica dopo li 40 anni specialmente, in cui l’uomo
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. per indicare La freschezza di una fanciulla da marito, assimilata alla lattuca fresca d’un orto novello. LATUME, detto in vece di Frescusenf., V. LAUDAR, v. Termine molto usato nel Foro sotto ¡Veneti, Laudare, Approvare: il Confermarsi dal Tribunale superiore una sentenza pronunciata dall'inferiore. Il suo coutrario è Tagiàr, V. LAUDÈMIOj s. m. Lauderai», T. legale ex Veneto, dal barbarico Luudeniium
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de’ Provveditori di Comune, composta di tre giudici, instituita per sopranteudere la polizia materiale della Città dominante, e corriapou- P R 0 deva alle incombenze che avovano gli Edili a Roma. PROVEDITÒRA, s. f. Provvedi!rice, La femmina del Provveditore. PROVEDÙDO, add. Provveduto o Provvisto. PIIOVENDA, 8. f. T. basso de’ Barcaiuoli, che suona Provento. Cosi chiamava»! ai tempi Veneti quella specie
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stampata e cifrata, messa fuori dal Governo in vece di danaro, che ha il valore rappresentativo che vi è scritto. Cedola testamentaria, chiamavasi sotto i Veneti quello ohe ora si dice Testamento ològrafo, cioè Scritto tutto dalla mano del testatore. CEDRERÀ, 8. f. Cedronicra o Citroniera, 11 serbatoio ove si conservano le piante degli agrumi nell’inverno. Coverto de la cedrerà, Tettoia. CEDRÌN
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1867
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414 MET corodia, e da’ Francési SpalutÉ. Quest' Uccello è rarissimo nelle nostre Valli ed abbonda in Olanda; è della grandezza di una bell’anitra domestica ingrassata; porta un bel ciuffo di piume sul capo. La forma del suo becco differisce da quello del Fofano, mentre è retto, orizznntalmunte piano, largo nell’apice, rotondalo e a guisa ■ di spatola. Vive di pesci c la sua carne è d’ottimo gusto. MESTRO, V. Maestro. MESURA, voce ant. V. Misura* MISTA o «ino* (coll’ e larga) s. f. Riparata, Voce dell’ uso, che potrebbe anche dirsi Mein, Termine o l’unto dove debbono arrivare i barberi che coirono al palio. V. Mossa. Mute o Mede dicevasi anticamente ai l’ali che trovanti nelle Lagune. METADÌA, s. f. Voce agr. dalla barbarica Meyladeria o Medietaria, che suona Media terra, Metà del prodotto d' un terreno •Intri a lavorare a mezzo ad un Colono, che dicesi quindi Mezzaiuolo o Colono purtiario. Dar a Laoràr i campi a metadia, Dare o Lavorare a mezzo, cioè A metà della ricolta. METVFORA, s. f. Parlar SOTTO METAFORA, Metaforizzare o Metaforeggiare ; Parlare metaforicamente, figuratamente, traslatamente. — Ancora, Parlare in gergo o in lingua furbesca. taETAFORIZARSE, v. Mutarsi di forma, com’ è la superficie della terra, che si cangia iu ogni stagione, il baco da seia etc. MISTANDO, Maniera ant. Mettendo. MET V M A, s. f. Lun-gagnola ; Lunghiera ; Stampita: Ribbia ; Ciarleria, Discorso lungo e noioso, Seccaggine. METER, v. Mettere, cioè Por dentro. Mrtkr, dicesi anche per Ammettere, Dar per ipotesi, Supporre — Metemo on dato, Diam per supposto ; Diamo o poniamo un naso ; Supponiamo ; Diasi per ipotesi — La meta pur, ovv. Mute pur, Ammettete jmre; Supponete. Meter a l’ordene qualcon, V. Imbo-r.oniR. Meter a l’ ordene on afàr, Mettere alla tua ; Ridurre in pronto. Mete* a man una bota o altro, Manomettere o Manimettere, Metter mano. Manomettere una botte di vino, una pezza di drappo e simili. Mete* a Mazzo, Mescolare ; Mettere in mazzo ; Accomuiuirc. Mete* in barca qualcùn, V. Rarca. Meter el sagikto a qualcùn, V. Sagif.to. Mf.teb8e in dozena con qualcun, V. Do-bp.na. Meter a montR, V. Montr. Mete* aqua, V. Aqda. Meter árente, Aggiugnere ; Arrogere — Metèghe árente, Aggiugnetevi; Arrogervi. Meter a segno, V. Segno. Mete* a servir qoalcon, Acconciare alcuno per servitore; Allogare alcuno ; Acconciar uno al servigio altrui. M E r Mete* avanti o Mets* prima, Anteporre ; Preporre, e talora vai Preferire. Meter a dna, V. Una. Mete* ben, Metter bene, Farsi autore di bene. Mete* col culo in so, V. Culo. Mkteblo da iibio a qualcun, Locuz. bassa e fig. Avere, Ficcare e simili una pol-lezzola dietro o di dietro, che vuol dire Avere o Arrecar danno. Mete* de mbzo, V. Mezo. Mf.tf.b dopo, Posporre, contrario di Anteporre. Meter el cErvelo a segno, Mettere il cervello a bottega o a partito, Far giudizio. Meter fora. Mettere in grido, vale Pubblicar che che sia, Farne correr voce. Mete* in bagolo, V. Ragolo. Meter in c*osf. ono, detto metaf. Serrar il basto o i panni addosso a uno, vale Stringere e quasi violentar uno a far la nostra volontà. Mete* in piato, T. di Giuoco, V. Meter su. Mete* insieme, Connettere ; Unire. Mete* insieme, T. di Stamperia, Metter in giro, cioè Riunir i quaderni dei fogli stampati per formare i libri. Metem.a via. Mettere a non calere o in non cale o in non calere; Appiccare o Attaccare le voglie all'arpione ; Appiccarla a un chiodo-, Appiccar l'arme al tempio, vaio Aver lasciato le voglie o il desiderio I d’ una tal cosa — Abbuiare che che sia, dicesi bassamente dell’ Asconderla e non ne parlar più. — Mèterla via, vuol dir anche Tacere — Mktèla via, Tacete. Meter le man da per tuto, Metter le muni in ogni intriso, Ingerirsi in ogni cosa. Mkter mal, V. Mal. Mete* pezza a mogia, Maniera antiq. Ingerirsi in qualche cosa. Metkrsb, T. de' Giuocatori di bigli.irdo, Achiltarsi, Dare il primo colpo alla biglia per mettersi a segno, Dar C achitto. Metf.rse a far qoalcossa, Accignersi a che che sia-, Dar su che che sia; Imprendere. Meterse in petenrj Maniera ant. Acconciarsi il capo ; A domarsi ; Ritifronsirsi — Meterse in petene da trenta, dicevasi per Mettersi in gala. Da queste maniere riportate tifile satire del Varotari stampate nel 1671, siamo informati che anche a quel-l’epoca le Donne usavauo portare per abbigliamento un pettine sull' acconciatura del capo, come usasi nuovamente a’ di nostri. Meterse ator\o el magna*, Forcarne — No meterse atorno el magnar, Il mangiar mangia loro, Prov. e dicesi di Quelli che, comechè mangino, non pare che se ne rifacciano. Meterse coi pie k co le man a fa* qoal-cossa, Meltercisi coir arco o col midollo delC osso ; Ammazzarsi in una cosa; Tuffarsi ; Spogliarsi in capelli o in camicia ; Spogliarsi in farsetto o in farsettino, va- M E T le Impegnarsi con ogni forza, studio e diligenza per ottenere o fare qualche cosa. Meterse dopo de uno, Addoparsio Indo-parsi, Farsi susseguente, far coda ; Accodarsi; Andare al poi — Vogio meterme qua da drio, Voglio addoparmi qui. Meter soto qualcun, Sotterrare alcuno, detto fig. vale Opprimerlo, ridurlo in istato vile. Meter su o suso, V. So. Mete* tra ona cossa e l’altra, Tramettere ; Inframmettere. Mete* t*a ’l stilo k ’l boro, Chiapà* a le strete, in CbiapI*. Meter via la spada, Rimettere la spada, cioè IVel fodero. Mete* via ona cossa, Mettere in non cale ; Cavarsi di capo una cosa; Riporre, Deporne il pensiero. Mete* ona spina a man, Mettere una cannella, detto vale Introdurre una usanza. Mete* ona cossa sora l’ altra, Accavallare; Sovrapporre ; Ammontare-, Soprammettere. Mete* zo, Scrivere; Comporre; Mettere in carta. Mete* zo on peso, on lavoro, Deporre ; Posare; Lasciare ; Por giuso. Mete* zo, detto in T. degli Ortolani, Piantare ; Seminare. l'io essergbene ne da tok nè da mete*, Essere o Andare a capello, a puntino. Tot QUA E MF.TER LÌ, V. ToR. Mkter la sposa in leto, Preparare il tutto diligentemente, onde con tutto agio poter far checchessia, poter adempiere esattamente un’incumbenza, o procacciarsi un divertimento, un vantaggio, un diletto, un guadagno, ec. METIRÈGHE (coll’e larga) s. m. Mala zeppa. Essere una mala zeppa; Metter zeppe, vale Cercar di seminar discordie. V. MetimIl. METIDO, V. Metodo. METIMAL, 8. m. Commettimale, Quello che commette male tra uomo e uomo — Ziz-zaninso vale Seminator di discordie — Metter bielle o Esser mala bietta, Commetter male fra gli amici — Essere una mala zeppa. vale Esser uso a metter zeppe. V. Moso da do musi. METIMASSÈRE, 8. m. e f. Acconciatore o Acconciatrice di fanti o fantesche. METIMENTO, a. m. Imponimento; Imposizione; P nimento. Imposizione di nome. METODO, e Mètido, s. m. Metodo, Ordine. Rom o cativi metodi; Ruone o Cattive ordinanze o instituzioni. MBTRAGIA, s. f. V. Mitragia. METRES, s. f. Voce francese resa fra noi familiare, Ganza; Bella; Dama, Donna amata; siccome Ganzo dicono i Fiorentini all’ Amante. METRO, s. m. Metro, Voce resasi eomune a Venezia sotto il cessato Governo Italiano. Dicesi la Misura lineare inalterabile, ricavata dalla distanza dell’ Equatore della Ter-
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1867
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, Palazzo de’Prìncipi ». la Famiglia stessa dei Principi. Corte del Dose, V. Zudegado. Corte, chiamat asi sotto i Veneti il Consesso giudiziario, ch’era formato nelle Città provinciali dello Stato dai pubblici Rappresentanti e dai loro Assessori, per giudicare le cause criminali, e intitolava»! Eccellentissima Corte Pretoria. Corte d’ una casa, Cortile. Corti dii siiti, Corte; Famiglia della
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1867
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C A M pubblica Veneta al Luogo od uffizio, ove si custodivano i danari del pubblico tesoro in cadauna provincia dello Stato, cui presiedevano due patrizii col titolo di Camer-linghi o Camarìenghi. CAM ARÀDA, s. m. Camerata, Compagno che abita e mangia insieme — Commilitone, dicesi anche al Compagno nei pericoli e nelle sventure. CAMARA LOCANTE, s. f. Albergo; Locanda o Camera locanda, Luogo dove s’alloggia. CAMARÀTA, s. f. Camerata, dicesi all'Adunanza di genti che vivono e conversano insieme, come sono le Camerate dei seminarii. Far camerata, vale unirsi in camerata. Camerata si dicono fra loro i Rarcaiuoli per segno d'amicizia e vuol dire Collega; Compagno. Anticamente si dicevano Rri-ghente cioè Compagnone. CAMARELA, s. m. T. de’Pese, maremma-nij Cameretta, chiamasi un lavoro fatto nell’acqua con graticci e pertiche a guisa di camera, appoggiato al Cannaio, di figura bislunga, in cui entra il pesce che si presenta alla Cogolaria. CAMARÈTA, s. f. Cameretta; Cameretta; Cameruzza; Stanzetta; Stanzuccia; Stan-zolino; Stanzibulo. CAMARIÈR, s. m. Cameriere. Ricevasi anche Cubiculario o Cubicolario. CAMARIÈRA, s. f. Cameriera, Donna che assiste ai servigi della camera — Camerista è Titolo che si dà alle Donne che servono le Principesse ne’ loro appartamenti. CAMARIERÈTO. s. m. Camerierino, Piccolo o giovane cameriere. CAMARÌN , s. m. Camerino ; Stanzino , Stanzinuccio ; Stanzibolo , Piccolissima stanza. Camarìn da fa* i so bisogm, Camerino; Cameretta, Stanzino dov’ è riposto il cesso. Camarìn da despogiarse, Spogliatoio. Camarìn da studiar, Studio; Scrittoio. Camarìn de guardia , Camerino, Chiamasi anche il Luogo annesso alla guardia militare, ove si tengono gli arrestati; ed è una prigione. • Camarìn del portinèr, V. Portinaro. Camarìn da osèli , Serbatoio, Quello stanzino dove si tengono gli uccelli da ingrassare. Camarìn ha razza, Appaiatoio, Stanzino o luogo appartato, ove si pongono i colombi e le colombe per appaiarli. Canarini dei vassèh, Capanne, Stan-zoline, che sono nella poppa e lungo i fianchi dJ una nave, per uso del piloto e degli uffiziali. Welle navi d’alto bordo tali stan-zoline chiamansi Ranci. V. Raschio. Camarìn de l’Aguzìn de galia^ Escan-dota. Canarini in sofita , Stanze o Stanzo-tine a tetto, Quegli stanzini che si fanno nella parte più alta della casa. Boerio. C A M CAJIARINÈTO, diin. di Camarìn, V. CAMARISTA, s. f. si chiama fra noi Quella povera donna ch’è ricovrita per carità nel-l’ospizio detto la Ca di Dio, ove abita in una camera destinatale. Camariera. CAMARLENG YRÌ4., s. f. Camarlingato, Uffizio del Camerlingo, detto anche Ca-marlingatico, che all'uso latino potrebbe dirsi Questorìa. CAMERLENGO, 8. m. Camerlingo e Camerlengo, Titolo di magistratura, che sotto il cessato Governo Veneto esercitavasi nelle città di provincia da’patrizii, a’quali apparteneva la custodia del pubblico danaro, che tenevasi nella Camera fiscale. Anticamente dicevasi Questore. CAMARÒN, s. m. Camerone; Stanzone. CAMARÒTO, s. m. Cameraccia; Buiosa; Segreta ; Carbonaia , Carcere oscùra e stretta. Camaroto del squero, V. Squero. Camaroto, detto in T. Mar. Garzone di bordo, sinonimo di Mozzo. Giovane che serve sulla nave e si addestra per divenire marinaio. V. Mork. Camaroto, dicesi comunemente per Prigione o Carcere semplicemente — Me-ter in cajiaroto, Mettere in prigione; Imprigionare. CAMÀURO, V. Papalina. CAMRELÒTO, Lo stesso e più usitato che Camkloto. V. CAMBIVI)A, s. f. Cambiatura; Cambiamento, Il cambiare. Cambiatura di cavalli alla posta. Darsk una cambiada de ciera, Cangiarsi di cera o di colore nel volto. CAMRIÀL, 8. f. Cambiale o Lettera di cambio, T. Mere. V. Traente, Acetante, Giratario. CVMRIAMENTO, 8. m. ) ) Cambiamento ; CAMRIANZA, 8. f. Cangiamento. Cambianza de casa, Tramuta e Tramu-tanza, 11 cangiamento d'abitazione, V. Massarìa. Cativo cambiamento df. fortuna, Catastrofe, Mutazione, passaggio improvviso di buono in cattivo stato. CAMRIÀR, v. Cangiare o Cambiare; Mutare. V. Raratàr e Permutar — Scambiare, dicesi il dare o pigliare una cosa in cambio d’un’altra. V. Scambiar. Cambiare, T. Mere. Pagar denari in un luogo per esser rimborsato in un altro. Chi cambia paese cambia stato, Chi muta lato muta fato, Prov. e si dice di Chi talora mutando paese migliora le sue condizioni. Vedarè che no me cambiOj Vedrete ch’id non mi muovo a vento, Che non desisto dalla mia opinione. CAMBIAVALUTE, s. m, Cambiatore di moneta, Mercante, che tien banco dove si cambia moneta. CAMBIO, 8. in. Cambio; Scambiamento, Scambio. Cambio, T. Mere, propr. dinota il Nego- CAM 121 zio o traffico di moneta o danaro, che corre e si fa tra un luogo od un altro col mezzo di lettere o cedole di cambio. Andar a cambio, Andare a cambio o in iteumbio, vale In vece. Dar a cambio, dicesi anche nel dialetto per Dar danaro a interesse. Dar el cambio a uno, Scambiare, vale Entrar in luogo di un altro, Succedergli. Questa xf. la seconda de Cambio, detto fig. e famil. Questa è la seconda, e vale Questa è simile all’ altra, e dicesi sempre in mala parte. Cambio, dicesi a Colui che si sostituisce nella milizia in luogo di un altro, che rimane libero dal servire. Nelle carte pubbliche si videro usati i termini di Sostituto e Supplente. Tanti cambi no ta ben, Tante tramute, tante cadute. In cambio, In cambio, vale In vece — In cambio de pagarme el m’ha bastona, In cambio o In vece di pagarmi m'ha bastonato. CAMBISTA, 8. m. Cambista o Banchiere Mercante che tiene banco di cambio. Oggidì più comunemente chiamasi Cambia-valule. CAMRRVDA, s. f. Cambraia, Tela finissima. Il Menzini dice Tela di Cambrai. CAMRRÌCHE , 8. m. Sorta di tela bambagina più o meno fina, per lo più bianca, ed anche a colori di varie maniere, che in commercio dicesi comunemente Cambrioh. CAMEDRIO. V. Erba peb la frp.vk. CAMKÈTOj 8. ni. Cammeino, Piccolo Cammeo. CAMÈLO , s. f. Camelo o Cammello, Animale quadrupede ruminante, che nasce nei paesi caldi, ma portato e conosciuto anojie fra noi; detto da Linn. Carnei un Baelria-nus. Ila due gibbosità sul dorso, una davanti l’altra ; ed è animale mansueto, ohe porta grandissimi pesi. CAMÈLO^ s. m. detto in T. d’Architettura navale. Cammello, chiamasi una Macchina pel cui mezzo si solleva un bastimento nel-l’acqua cinque o sei piedi, onde farlo passare sopra luoghi di basso fondo. L’ abbiamo veduta in Venezia sotto il Governo italico. CAMELOTÌN, s. m. T. Mar. Camoiurdo. Stoffetta mista di pelo e seta, fatta a foggia di ciambellotto. CAMELÒTO o CAMBELOTO, 8. m. (dal barb. Camelotum) Cambellotlo o Ciambellotto e Cammetlino. Drappo fatto di pelo di capra. Cameloto de Brusseles, Brusselhnv. T. di Commercio. CAMÈO, 8. m. Cammeo. Pietra dura faldata , cioè che sopra è d’un colore e sotto d’ un altro, nella quale a forza di ruote s’intagliano di basso stiacciato rilievo o basso rilievo, bellissime teste , figure, e animali etc. Dicesi anche Camain. CAMERLACÀI. V. Cazzatòr. CAMERLENGO. Camerlenghi del Cornivi , chiamavasi una Magistratura antica della Repubblica \ eneta composta di tre IG
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1867
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ad uno che ha indovinato un enimma. Fu anche detto, A chi vuole indovinare in bocca gli possa un can cacare. Magazèn de lk merde, V. Magazèn. MERDACAI, s. m. Detto fam. per ¡scherzo, Tafanario. MERIDIANA, s. f. dicesi volgarmente al - 1’ Orologio solare. V. Relogio. M EItIG\, s. m. Dicevasi ai tempi Veneti in alcune provincie a quello che ora chiamasi Cursore d’ un comune, al quale però spettava il dar deuumie de’ casi
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1867
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ad uso d’Ingrassar le terre. Mota de S. Antonio, dicevasi ne’ (empi Veneti a quell’ altura che ora forma la Mon- M 0 T ta^nuola del pubblico giardino, ed aveva una tale denominazione perch’ era prossima allo Spedale de’ marinai con Chiesa intitolata a S. Antonio Abbate, stata demolita per farvi il detto giardino. MOTÀR, v. T. de’Vignaiuoli, Ricoricare o Ricoricare, parlando di Erbe, vale Ricoprirle
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1867
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da’ pescatori. MVTAPAN, s. in. Maltapane, Moneta aulica d'argento Veneziana, stata fatta nel 1195, ed abolita nel secolo XV, della quale se ne conservano alcune dagli antiquarii. La sua grandezza è quella del da-dieci Veneto, ma di argento beu Gue, del valore a quei tempi d’ un Grosso, che ora sarebbe di soldi veneti ventisei o sia di centesimi italiani 65. Chiamavasi comunemente Grosso
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1867
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, eh’è l’Operazione di portar ne' pubblici registri al nome del nuovo possedere i beni da lui acquistati, e cassar l’anteriore. Sotto i Veneti dicevasi Traslatore; ora secondo l’espressione del Codice civile Austriaco, Trascrivere. YÒLZER, v. (colla z dolce) Avvolgere, Porre una rosa intorno ad un’ altra in giro. V. Desvolzer e Svolzer. VOMITAR. V. Gomitàr e i derivati. YON, T. Antiq. che vale Andiamo, plur
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1867
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V E S VE S V E T 791 trizio, Così chiamavasi ai tempi della Repubblica Veneta quella Toga di panno nero all’ uso greco, di cui andavano ricoperti i Palrizii Veneti ed anche i Cittadini esercenti alcune pubbliche funzioni, come Segretarii, Avvocali fiscali, Notai de' Magistrati, Avvocati e simili quando attendevano alle loro Magistrature ed uffizi!. Essa aveva maniche larghissime
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