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LA CROCE. Fiurs EIVS , ET MA RI XVS GRADONICO. ISTE GLORIO-srs dvx fecit facem cvm ecclesia qvia ANTE 1LLVM MAGNA DISCORDIA FJ'IT IX TER POLLAXVM ET HENR1CVM DANDVLVM PATRIARCSAM . ISTE DVX SORlLlSSlMrS FECIT PACF.M CVM REGE SICIL1AE rriLELMO IDEO QVIA IN MAGNA DISCORDIA ERANT VENETI CVM REGE SIC! LI A E PRO IMPERATORE MA-yVELE . IN TEMPORE 1STIVS SERENISSIMI DVC1S FVIT REHOVATVM
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1834
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alla chiesa ducale di san Marco, e delle onorificenze che dopo essersi in Venezia rifuggito egli accordò al doge Ziani. Questa si legge in molti esemplari della cronaca defr Dandolo (col. 5o4); ma il più preciso suo documento si è del iStìg, in cui a norma di una annotazione autografa di Giacomo Gradenigo il cavaliere veduta dall’ Agostini (Scritt. Veneti t. I p. 280), questi la trasse ex quadam facie muri
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, p 8. 49- ec- 4^4- 513.) Petri Justiriiani. Uistoria Veneta edit. i5y6. fol. p. 35 1. 375. Jacobi Pliilippi Tomasinì Annales Canomeorum se-cularium s. Georgii in Alga. Utini 1642. p. 35,8. 482. e nel Lifyro : Elogia. Patavii i644* P' 286. Giuseppe Mntteacci. Ragionamenti Politici. Venezia 1613. p. 193. Datti e fatti memorabili del Senato e patrizii Veneti del p. maestro Giacomo Fiorelli. Venetia 1672. p. 25
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.—Zeno nella prefaz. agli Storici Veneti p. XVII. XVIII. e nella Bibl. Font. II. 219. 220- A questi aggiungansi : Giambatista Ramu~ sio padre nell’ Esposizione premessa a5 Viaggi del Polo T. II. p. 12. tergo i5—Federico lia-doaro nell’ Istromento di Deputazione ossia Fondazione dell’Accademia Veneziana i56o. fol.—Epistolae Clar. Viror. Venetiis i586. 8. ov’ è la sopraccennata dell’ Oricovio—Paolo
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1834
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65o CORREZIONI E GIUNTE quel tempo ( dcll’Interdelto) era agente del Duca di IJrbino. Imperciocché lasciando la inverosimiglianza che il Duca tenesse presso la Repubblica in momenti si dilicati un estero, e molto più un Veneziano, vi era colà chi rappresentava quel principe nella persona di Giacomo ArsilLo gentiluomo di Sinigaglia, e suo suddito naturale succeduto all’ abate Giulio brunetti, del quale vedi il Mazzuchelli. Il Leoni era bensì stato ai servigi del Duca (prima però dei dissapori tra Roma e Venezia) in qualità di secretario con P incarico di scrivere la Vita di Francesco Maria I. suo grand’avolo, e fugli commessa la direzione di qualche particolare sua faccenda; ma non mai fu investito di carattere diplomatico (i). E in quan- to al testé accennato carteggio di Mons. Gessi, il Procacci ebbe la sorte di trovare nella libreria di un colto cavalier Pesarese il carteggio che il Gessi Nunzio in Venezia tenne dal XIIII Giugno 1607 al 24 Novembre 1618, che fu il giorno in cui partì terminata la sua Nunciatura. Le lettere sono contenute in due grossi tomi in foglio di carattere di quel tempo assai minuto. Il Procacci si compiacque di farne alcuni estraiti relativi all’ Interdetto e ad altre curiosità veneziane, e son quelli che qui sotto trascrivo (B). Vi si troverà la conferma che il Cardinale di Giojosa, nel trattare la concordia teneva un duplice linguaggio, mescolandovi all’ uopo (come sogliono fare per lo più i mezzani di pace) qualche bugiuzza per ismor- (1) li Leoni fu carcerato per ordine del Consiglio di X alli i5 circa del novembre 1600, per non so quale imputazione ; sebbene conosciutane la innocenza venisse dopo pochi giorni liberato. , (B) Registro delle lettere scritte da mons. Gessi vescovo di Rimini all’ill. sig. card. Borghese nel tempo della sua nuntia-tura di Venctia. Voi. I. dal XIIII gingno 1G07 al XXIX novembre 1G1 a. Voi. II. dal gennajo 16>3 al 24 novembre 1618. Luglio 1607. Ho parlato di nuovo sopra le case et beni ch’hanno i pp. Gesuiti in questo stato col sig. amb. di Francia, il quale dice risolutamente, che mai s’e qua stabilito ne anco trattato che la custodia (li quei beni si dia al Nunzio, et che di questo egli ne haveria scritto a Roma; et perchè una parte di lettera, che a me fu consegnata nella quale »1 conteneva che questa custodia debba toccare al Nunzio, diceva., che ciò era stato promosso al sig. card. Giojcfsa dalli cav. Mocenigo et Baduaro, ho risoluto intendere quel che ne dica il Baduaro, quale ha risposto, che mai ha parlato di lai cosa, et perciò io credo che dal sig. card. Giojosa, o d’alcun altro forse anco in questo si sia trattato in un modo a Venctia, et in un altro in Roma, Questa custodia al presente si trova appresso certi economi deputati d’ordine della Repubblica, et io crederò che sia bene cercar qua come di cosa eccl. d’haverci parte et sopraintendenza, et ne farò in-stanza ; ma perchè ho inteso che saria desiderio della Repubblica d’impiegare quelli frutti presenti che saranno in esjere oltre al ser. delle chiese, in opere pie, desidero, che V. S. ili. si compiaccia avvisarmi se a questo debbo impugnale, 0 consentire o in tutto 0 in parte che poi subito farci l’instanza. Ottobre 1607. Hier sera presso al tardi fu ferito di due, o tre stilletate fra Paolo Servita, et si crede che egli non sia in pericolo di morte, sebbene non si sa di certo. I sigg. Consiglieri di X clic formano il processo per quanto si dice in pubblico hanno inditii delle persone, quali si crede habbino commesso il delitto ; per la città si è fatto gran romore, et mostrano che gli sia dispiaciuto assai essendo egli grandemente amato. Ho inteso che l’altro hieri mori l’arcidiacono di Brescia. Ottobre 1607. llaVcndo hieri inteso, clic fussi stato carceralo un buon sacerdote confessore delle monache di s. Giustina per conversazione havuta col Poma, me disposi di volerne con una polizza far ufficio col doge; intesi poi hieri sera che era già libero liavendolo solo ritenuto tre ore. Mando un foglio di zlfra. Novembre 1607 Gli Frati Serviti hanno attaccato il stiletto col quale fu ferito fra Paolo ad un Crocifisso, ch’è sopra un altare della loro chiesa con queste parole. Dei fìlio liberatori. Mando il nuovo bando stampato et pubblicato per difesa di fra Paolo et gli soliti avvisi. Xvl Luglio 161 a. Il doge e morto all’improviso hoggi di apoplesia, 0 goccia. E’ andato questa mattina in Coll, et partitosene sano, ma gionto nelle sue camere gli è venuto ¡’addente, per il quale è cascato in terra, et ha detta una sola parola cioè ajuto, poi ha persa la favella, et è spirato senza ricevere alcun sacramento della s. Chiesa. Io ho stimalo, che mi convenga significarlo a N. S. et a v. S. ili., mandando con questa un mio staffiero a Ferrara a raccomandarla all’ill. sig. card. Spinola. Per successore nel dogado si nominano più degli altri i sigg. Procuratori Priuli et Mozenigo. Il primo ha più parenti et autorità, ma gli nuoce l'havcre molli figliuoli et uno di essi eccl. Frate Paolo Servita si trova infermo et dicono che ’1 male sia grave et pericoloso. XXI Luglio 1612. Con la lettera che io lunedi scrissi a V. S. ili. et inviai per la via di Ferrara mi persuado che già sia nota a N. S. età lei la morte del doge Donato, drlla quale si è vista nel popolo una grandissima contentezza perche egli era comunemente odialo se bene haveva nella nobiltà la sua particolare fattione clic ora si mostra addolorata. VII Novembre 1615. Si fanno oghi giorno li soliti consigli per la nominatione degli elettori del nuovo doge, et quelli che si tiene habbino il meglio per il dogado, sono il sig. Proc. Sagredo, et il sig. Proc. Nani da quali si poiria sperare poco ajuto nei negotii eccl. E’ morto Giacomo Barozio nobile et avv. Veneziano ch’era de più avversi alle cose di Roma che fossero in Venetia. XIII Novembre »6i5. Io credo che sia utile cosa per la giurisdizione eccl. che non arrivino al dogato il Sacredi » il Nani perche ambedue hanno l’animo avverso alle cose di Roma.
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;. Guerra di Gandía. Vi perde gran paite de’suoi beni il vescovo Cocca! i o i 155. 1657. Imprese de’ Veneti a Spalato contro i Turchi. Libretto relativo, 682. (658. Si tratta 111 senato di dare un Porto Franco a Venezia, 3gi. 1660. Fortificazione di Corlù, 672. 1662. Viene a Venezia il cardiuale Antonio Barberini, 378. 1662. Franchigia del Porto accordala, 3gi. x664• Cosimo IH, granduca di Toscana visita
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1834
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7*8 — Fantina, 142. — Federico, 49 > 4*5 , 443, 444, 5o6, ¿07, 588. -- Flaminio, g, 36, 72, i32, i3y, i38, i43, i5g, 181, 231 , 242 , 246 , 257 , s5g ,_a64 , a83 , 289, 294, 311, 3i3, 3i5,3i6, 325 , 447 , 457 , 475 , 485 , 520 , 546 , 547 , ¿76 , 58i j 610 , 6ra , 634 , 648 , 651 , 653, 6g6. ■*- Francesco Piscopia, i3i. — Francesco, 214, ai5,a3i, 443, 670. — Giambatista Piscopia, 20, i3i , 215 , 23o , 441 > 442. 1— Giampaolo, 214- — Giorgio, 59,71, 102, 182, i83, 324, 467» 562. — Giovanni, 22, 81, 102, 262, 292 , 3ao , 321 , 336 , 4ì3 , 41.9 , 449 j 475 3 476 , 483 , 5oj , 588 , 681. — Girolamo, 71. — Girolamo Piscopia , 442 j 443, 482. — Jacopo, 5g, 467, 48t- — Jacopo Luigi, 38, 442. — Luigi, 14, 37, 5o6. —■ Marcantonio, 22, 4‘9, 644- — Marco, g4, 221, 263,324, 606, 638. — Pamiilo, 638. — Paola, 414- — Paolo, 465, 638, — Teresa, 467. — Tommaso, 4 51. — famiglia, 24, 49> *68, 215, 221 , 443 , 4g5 , 496, 629, 640. Cornelio da Venezia, 378, 5g8, . 599. Cornesio (F. Cortesio). Corniani bernardino, 149. — Marcantonio , 233 , 476 , 479, 638, 667. Corona Lionardo, 199. Coronelli Vincenzo, 7, 288, 382, . 443, 449-Coronini, 294. Corradtni Antonio, 090. — Carlo, 664• •*— Natalino, 686. Corradino conte Palazzol, 5g2. Corrado arciv. Salisb. 5gi. — vesc. Giustin. 582. — di Sella Luce ( 0 Nuce ), 5.92. — Latinerio, 592. — March. Attems, 592. — March, di Monfer. 592. — soldato, 3o5. e F. Conrado. Corraro Correrà, 5o3. — Francesco, 169, 5o3. — Giovanni, 6g4, 705. — Gregorio, 276, 512, 514. — Teodoro, 660. Correggio (di) Chiara, 74. Corner Agostino, 6, 26, 345, 49$, 629, 675. Corsica (F. Angelo di). Corso Rinaldo, 62. Cortese Francesco, 670. — Gregorio, 263. Corti Lancino, 608. Cortona Amelio, (F. Melio). — Angelo, 141 • Cesare, i3g, 140. — Giovanni, 141. — Melio, 1-31, 1.39, i4°. — Paolo, 141- ;=. (da) Pietro, 170, 272, 3go, 5g8, 6i5. Coruibolo Domenico, 288. Corvino (F. Mattia re;. Cosimo (F. Medici de). Cosma (S.) erem. 246, 256, 257, 268 , 311 , 336 , 348 , 35i, 352, 5g6. Cosma e Damiano (SS.) 251, 269, 299 , 3oo , 335 , 348 , 3?3-. Cosma prep. di Cinquechiese, 5g2. Cosmi Stefano, 643. Cossarzio Gabriele, 456. Cossazza Viatico, 58. Costa (della^ Alemanno, 531. Costa Gio. Girolamo, 663. Costantini Livia, 117. — Pietro, 539. — Viviano, 628. Costantino imp. 244» 254 , 284, 341, 4o3, 485. Costantino Cesare, 53. Costantinopoli (da; Michele, 3a3. — (il patriarca di') 340. F. Dandolo Fantino. Costanza di Tancredi re, 573. Costanzo (S.J 634. Costanzo imp. 247, 485. Costanzo Scipio, — Tuzio, 162. Cotfa (di; Pietro. a5g. Covolo (dal) Giuseppe, 5i3. Cozza Bartolomeo, 5oo. Cozzando Lionardo, 12, g4 , 4-55. Crabbe Pietro, 456. Crasso Angela, 162. — Francesca, 162. — Francesco, i5g. — Giunio Paolo, i63. — Lazzaro, i5g. — Lucrezia, 162. — Luigi, i63. — Marco 160, usq. t63, 170, l7u — Michele, 171. — Nicolò, i3i, 15g, usque, 162, i-63, usq. 171, 43o, 434 , 458 , 466, 474 , 563, 688. Credi Lorenzo, 66g. Crema (dij Giovanni, 263. Cremona Giamb. 43g. Cremonino Cesare, i63, 427» 451, . 599- Cresccntina Antonia, 678. Crescenzio Pietro, 40, 53. Crestone Giovanni, 601. Crettone Jacopo, 628. 1 Crevalcuore (da) Antonio, 640. Crevenna P. A. 665. Crico Lorenzo, 642.. Crisologo (S.) Pier. 598. Crisostomo (S.) Giov. 5g8. Crisostomo (F. Dione). — monaco, 6rg. Crispo Francesco, 261, Cristiano arciv. Magon. 589, 5go, ^gr. Cristin tajapiera, 327. —> muraro, 323. Cristoforo (S.) 3.48. Cristoforo da Brescia, J22. — muraro, 23o. — tajapiera, 322. — Romano scultore, 64o. Crivelli Domenico, 691. Croce (dalla) Andrea, 80. — musicante, 118. — (della,) S. Giovanni, to5. Crotta Laura Ravagnin, 114- — Sebastiano, 565, 576. Crovato (F. Biondetti). Crozat galleria, 233. Crucis T. Ver. >52. Gratta Lunardo, 662. Cubai Caroliua, 121. Cubat, 158. Cnmirano Serafino, 210. Cunal Simeone, 54o. Cuneo Pietro, 165. Cuoio (V. Colo;. Cupero Gisberto, 541. Cupo Pasquale, a5i. Curlandia Pietro duca (di) 5o5. Curii Rocco, 6, 685 e altrove. D Dabalà Girolamo, 202, 2o5. Da Castello Giacopo, 3go. : Dainese, 6o3.
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1827
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. Palazzi ( Fasti Cardinalium. Venetiis 1701 fol. Voi, II, p. 167, i58). Giovanni Tritemio ( De scrìptoribus ecclesias. a p. 171. della Bi-bliotheca ecclesiastica Io.Alb. Fabricii. Ham-burgi 1718. fol.). Pier Catterino Zeno (An-dreae Mauroceni Pita a Ñic. Crasso conscripta, cum notis. Venetiis 1719, pag- VIIII. Tomo V. degli Storici Veneti). I)u l’in (Nou-tielle bibliot. des Auteurs ecclesiastiques
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1834
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ANNO-RVM LXX 1 SVBSTITVTO AD SACRV MVN. EX FRE NEPOTE- 1 COGNOM1NK 1 SANCTA HAEC INTRA CLAVSTRA IVOLVIT VIVERE MORI VOLVIT I BENE ET BEATE 1 CIDIDCXVI I KAL. MAIS- Sul pavimento nella stessa Cappella de’Mor-•i. Quest’epigrafe è nel Puccinelli ma con errori. p. 68. M atteo Sanuto figliuolo di Pietro q Benedetto, e di Isabetta Malipiero q. Nicolò patri-zii Veneti venne al mondo nel i546. Vestito 1 abito
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1842
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. Si consulta circa l’armatura delle milizie della repubblica. Opinione del Generale Del Monte 126, 127. i5g8. Si procura di ottenere col mezzo dell’ambasciador Duodo dall’ imperadora Rodolfo un risarcimento per li danni recatici dagli Uscocchi 127. i5gg. Condizioni stabilite per la lega tra i Veneti e i Grigioni col mezzo di Girolamo Cor-naro 84-i5gg adi 6 luglio. E’ decapitato in Venezia Francesco Bembo
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1842
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GL’ INCVR ABILT. 34a del Corniani. A pag. 280 nel libro VII intitolato Nomenclátor Academicus, il num. 86 è un distico diretta al Corniani. Lo stesso Bonifacio nell’altra, sua opera col titolo: Ludri-ca Historia. Venetiis 165 a apud Pauluni Ba-leonium. 4-° a pag- 1^7, i38, ove parla de characteribus /iterar um et numerorum ricorda di avere scritto a Gianfrancesco Corniani : De literii earumqu» iriventoribus vulvari italorum lingua copiose disseru\mus cum ad virum claris-simum Joannem Franciscum Corneanium ma-truelem nostrum suavissirnum scribcremus. Una epistola latina del Bonifacio al Corniani intorno all’ordine e forma delle ballottazioni nel Maggior Consiglio sta nell’Opera de’Magistrati e della Repubblica di Venezia di Gasparo Contarini. E intitolata t De Majoribus Comitiis e comincia:: Viro alarissimo Joanrii Francisco Corneanio matrueli suo Balthasar Bonifacius S. D. Reges Lacedqmoniorum .... da ta. Torvi-sii 1628. die intercalari anni bissextilis. (Vedi T. V. Parte I. Thesauri Antiq. et Histor. Ita-liae Jo. Graevii. anno- 1722. pag. 63. — Lo stesso Bonifacio nelle Lettere poetiche per difesa e dichiarazione della sua Tragedia. Venezia 1622. 4.“ ne addrizza due al Signor Gio. Francesco Corniani; l’una è a pag. lòoy l’altra a pag. i35. Appo il sullodato Monsignore Ramello stassi un manuscritto del detto. Bonifacio intitolato Peregrinatione■ ossia Vita di esso Bonifacio, in cui al capo XXXV del libro IV chiama la nohil casa di Gianfrancesco suo cugino caro e dolce rifugio in tutte le tribù/azioni, e che si può dire un Tempio di Giove albergatore. — In un altro manuscritto del Bonifacio contenente libri undici Epistola-rum Metricarum, varii epigrammi diretti sono-al Corniani; e in alcuni il Bonifacio confessa di aver appresi i rudimenti della poesia dal Corniani cugino. — Stanno nella Silvestriana di Rovigo varie Lettere latine del ripetuto Bonifacio per Io più inedite^ ma tutte autografe, dirette- a Domenico Moliti (XV. Kal. decemb. 1624) a Giovanni Meursio (prid. idus, quinti-lis 1625, e sexto id. quintilis 1626), e allo stesso Corniani (del 1626^ 1631 r *635, i63gj i«40 nelle quali con molta lode si rammenta l’Areopago tradotto e commentato dal Cor* mani, e lo si chiama virum egregie de literis mentimi.... e domus tuae columen tuoruinque desiderami. Le lettere dirette al' Corniani sono anche assai erudite, perchè oltre alPesservi quella che di sopra abbiamo veduta impressa nel Tomo quinto del Grevio, v’h» una intor- no alla desinenza di alcune voci latine in abus e loro uso ; un’altra intorno al proverbio Fortuna vitrea est cum sp/endet frangitur, una terza intorno alle meretrici e al correggere gli errori corsi nella stampa de’suoi libri ; una quarta ove parla delle Venezie, di Adria; altra (164») che discorre sull’età lunga, o breve, e su’ comodi e incomodi della vecchiaja; e una che prega buoni auspicii alla guerra intrapresa dalla famiglia Foscarini cpntra i Pirati ( 1639). Giovanni Meursio fralle suddette manuscrit-te lettere del Bonifacio, ne ha una diretta allo stesso Bonifacio (data 1625. IX. aprilis) nella quale onora il Corniani delle parole viro exi-mio.... e un’ altra diretta a Domenico Molino ia data X iunii 1627 in cui confessa di do« vere molto al Corniani dal quale brama di essere amato» Nell’ Opera : Acta Litteraria ex manuscriptis eruta. atque coltecta cum Burcardi GotthelJJii Struvii ec. Fasciculus Sextus. Jenae 1709. a pag. 18 vi è lettera, di Domenico Molino a Giovanni Meursio- delPanna 1620 in cui gli dà notizia che il Corniani ha già portato nel nostro idioma il vostro eruditissimo Areopago, e che gli promette di darlo alle stampe, il che seguì- (come vedemmo) nel 1626. Anche Gaspare Bonifacio nella dichiarazione alle suindicate Rime di Baldassare suo fratello’ (p. 18. p. 4a- p- 87.) ricorda il Corniani. IIV OSSA j R. P. GABRIEL1S LAIRA PREDIC. f MINOR. REG. CLEIUCOR. | MDCXXVI. Sul pavimento- a sinistra dirimpetto-la por* ta laterale. Nel 183o-31 demolendosi la chiesa« e ¿»prendo le sepulture si è trovato intatto il cadavere >del p. LAIRA, che però andò in polvere subito che sentì, il contatto, dell’ aria, e-Steriore. Abbiamo alle- stampe r Oratorio del molto> K. P. D. Placido Maria Vanni Palermitano de chetici Regolari nell’esequie del molto Reverendo padre Gabriello Lairafamosissimo- predicatore de PP. cherici Regolari Minori, celebrate in Venetia il dì seguente alla sua morto nella chiesa dell’ Hospidale degl’ Incurabili. In Venetia MDCXXVI. 4 " appresso Già. Antonio Giuliani. E dedicata ai Governatori dello Spedale dallo stampatore perchè fatta dal Vanni figlio di quella Religione fondata dal Beato Gaetano Thiene da cui riconoscono te TV. SS-illustrissime il princìpio e i’ accrescimento di
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1830
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ed osele ) fu in suo onore coniata, rappresentante motto FORTis et Felix ( Presso il fu nobil uomo Giovanni Balbi'). Dagli autori seguenti ho estratte le notizie per questo articolo: Contarini G. B. Storia Veneta. II. 279, 516, 518. =2 Cornaro. Eccles. Ven. II. 202. Coronelli. Guida, 17:14. p- aa3. Crassus, in vita Andr. Mauroc. Storici Veneti T. V. p. 57. s Elogia p, 35. Foscarini Lette-rat. p. 97
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1842
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552 ALLA CHIESA DI S, ,, Dionigio che facea tant’ onoro alle di lui „ composizioni avealo avuto a maestro in Ve-„ nezia : il qual ira Dionigio poi probabil-„ mente restò in Inghilterra il rimanente del-M la sua vita, mentre alla Cappella non ri-„ tornò certamente, benché altri vi fossero „ chiamati poco dopo il 1518. Voi. IV. p. 514. col. 2. Intorno ad Andrea Benedetto Ganassóni ha dettato un articolo anche Giambatista Chia-ramónti ciltadiuo Bresciano a p. 14G. 147. GEORGIO MAGGIORE. 148. del libro Ragionamento sull’ origine, antichità e pregi del MonachiSmo Brtscia. 1788. 8.vo Voi. IV. p. 521. col. % Ottima riflessione leggo nel T. I. a pag. 463. della Storia della Repubblica di Venezia dal suo principio sino al giorno d’ oggi, opera originale del prete Venesiano Giuseppe Cappelletti (Venezia. Antonelli. 8. 1848-49) ed è in illustrazione della epigrafe posla sui sepolcro del doge Domenico Michiel, ove lui hospitalis munifìcentiae l'enetorum in excipienda Anna regina 7Tangari a? ec. i5o2, che ho notato a p. ioG «lei Voi. Ili, non solo rammenta 1' Armonio, ina trascrive i versi latini da lui in quell’ occasione composti, e vestili di note e cantati da Pietro de Fossis, celebre in quest’arte, (pag. 4}. ¿¡5. eilit. lai. voi. del eh. Testa Padova i83; ). Pietro Bembo scrivendo nel i5oo da Padova al dello Angello Gabrieli lo invitava alla Villa con Pietro Pasrjualigo, e volea che conducesse seco anche Armonio : sed veliera etiarn Harmonium poetam. ( E-pistol. famil. Col. Agrip, i58a. p. *6 tergo ove per errore è detto Pascalium invece di Pascalicum J. Armonio era uno de’socii dell’Accademia Musicale introdotta in Venezia da messer Antonio Molino detto Burchieila, siccome assecura Lodovico Dolce nella lellera dedicatoria a Giacomo Contarmi del libro : / fatti e le prodezze di lUanoli Blessi Strathioto composto dal Molino, e impresso in Venezia dal Giolito nel i56i. 4- Altri poi più recenti rammentano l'Armonio fra’ quali Marco Foscarini ( p. ai. Ragion, della Letteratura della Nobili» Veneziana 182U) ove per errore é detto Armadio anziché Armonio ; Girolamo Tirabosc/ii ( Letter. VII. p. 1969. Ediz. i8»'| j. Fra Giovanni degli Agostini ( Scritt. II. 3o? ). Iacopo Morelli (Operette T. I. p. 1G4 ). Fabio Mutinelli cavaliere (Annali Urbani Lib. VI. secolo XVI. p. (\ib. 4*7 ov® giudiziosamente osserva la licenza de’ tempi, e ile’ costumi anche nei Crociferi di allora, ne’ quali un frate non aveva riguardo di farsi istrione al pubblico.) Indagando in fine della patria di frate Armonio, egli non era Veneziano, ma da Marsi nel Regno di Napoli ; il perchè la parola Marsi eh’ egli stesso pone dopo Ilarmonii non è cognome, ma patria. In effetto eh’ egli fosse Napoletano lo si deduce anche da’ versi latini sopraccennati del S.¡bellico ove lo chiama Piscosi Fucini nobiiis accola ; e si sa che il Lago di Celano ossia Fucinus lacus è nel sito de’ Marsi nell’Abruzzo Ulteriore alle radici dell’ Appellino. Quindi se alcuno avesse posto fra gli scrittori Veneziani frate Armonio ve lo 1 evi, e lo ponga invece fra* Napoletani, supplendo cosi a una mancanza del Toppi, del Nicodemo, e del Tafuri. Anche il mio distinto amico soppraccennato Francesco Caffi da me interpellalo intorno all’Armonio, tiene cb' egli fosse di Celano o Tagliacozzo nell’Abruzzo Ulteriore nel Regno di Napoli. Non ha potuto scoprire in quale anno nascesse, ne in qual epoca entrasse nei Cfocicchieri, nè quando a Venezia venisse. Crede ma non ha documenti, che prima di entrare successore al Memmo nella Cappella di S. Marco ( che fu con decreto de’ Procuratori di S. Marco, a’quali n’ apparteneva la cura, del 16 settembre i5iG, come si è detto di sopra) 1’Armonio vi fosse gi.l in qualità di Cantore sotto il Maestro ch’era allora Pietro de Fossa o de Fossis. Conghiet-tura che al posto di organista giugnesse anche pel favore del veneto patrizio Aluigi Pisani che quattro mesi prima ( 18 maggio i5i6 ) era stato crealo procuratore di S. Marco de Supra, poiché di questa famiglia potentissima allora nella Repubblica egli godeva, direbbesi, la confidenza — Lo stipendio concesso dapprima all’ Armonio per I’ufficio d’organista fu d’annui ducali 60: ma per decreto i5 luglio i53o fu accresciuto a due. 8o, a* quali aggiungevansi due ordinarie buonemant (raancie) ciascuna di ducati 20 per le solennità di Pasqua e di Natale. Ebbe egli cosi in lutto annui due. iao ; somma in que’ tempi sufficientissima. Soggiunse il Caffi, che 1’ Armonio tenne il detto posto in S. Marco per trentasei anni sotto il reggimento di due maestri fiamminghi, il suddetto De Fossis, ed Adriano IVilluaert. Ebbe a compagni agli organi uomini di gran vaglia Giulio Segni modenese, Baipassare da Imola, Jacìiet fiammingo, Girolamo Forabosco piacentino, assai simile a lui perchè poeti e d’ umor vivace e bizzarro. Successore all’ organo gli fu Annibaie Padovano. Imperciocché reso impotente ed infermo fra Armonio, venne per decreto de’ Procuratori 22 novembre i55a disperi-sato dal servitio con vitalizio assegno d’ annui duciti 70. Quando precisamente morisse, e dove fosse interrato non potè ¡scoprire il Caffi- Crede però che debbi aver toccito forse il quartodecimo lustro dell’età. Non vide alcuna opera sua musicale, nè sa che n’ esistano, ne anche ne trovò indicata alcuna dagli Scrittori. ^QO trovò pure che ottennesse mai largizione o distinzione straordinaria da’ Procuratori, di che verso distinti musici non furono avari. Morto De Fossis non si pensò M'Armonio ma gli fu sostituito il suddetto famoso Willuaert; il che fa tenere al Caffi, che il valor nell’ arte dell’ Armonio sommo non fosse. Tutte queste notizie saranno più sviluppate dal Caffi nell’Opera sua Intorno alla musici veneziana, nella qu ile si vedrà non senza meraviglia il sin qui poco conosciuto, ma eminente e raro merito della Cappella Musicale Marciana ; e con quanta avidità le Corti di Europa in tutti i tempi cercassero chiamarne a se i maestri, i can-tovi, i suonatori : imperciocché la patente Ducale di Venezia era presunzion giuridica d’ una straordinaria abilità nel professore, era cambiale di sicura accettazione in qualunque piazza, per servirmi delle frasi dell’illustre autore.
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ai tempi Veneti, specialmente negli atti pubblici, Diffinitiva-mente, che vuol dire Decisivamente, Determinatamente. Dicevasi nelle sentenze di banda perpetuo, Che A'. A. sia bandito definitivamente e in perpetuo. DEFINIZION, s. f. Diffinizione o definizione, Decisione, termine. DEFONTO, add. Defunto o Morto; e dicesi degli uomini. DEFORM AR, V. Df.sformàr. DEFORME, add. Deforme; Difforme;Sformato
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, coprendosi il viso. Babao ! detto con ammir . Canchero ! Zucche fritte ! Cacasego ! Cacalocchio. V. COGIOM. BABAO ! ammir. o Barabao’.sì dice fam. e per ironia, verso colui che minaccia o fa delle spampanate : come a dire Bagattelle ! Babai, Voce detta per vezzo ofanciullesca, e vale Pidocchi. Babai, si diceva per antonomasia ce’tem-pi Veneti agl’ Inquisitori di Stato, cosi chiamati famil. dii Babao
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, dicevasi a’ tempi Veneti, quando si provava una disposizione testamentaria vocale col mezzo de' testimonii. BREVIATliRA, V. Abbreviatura. BREZZA , 8. f. dicesi da molti per Hrk-cima, V. BRI A e Rrena , s. f. Briglia. Strumento con cui si tiene in obbedienza il cavallo. Le parti specifiche della briglia sono le seguenti. Vera de la bria, Passante — Redene, Redini — Sguanza , Sguancia — Curamela
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il Guardiano delle vacche — Vaccara, dicesi alla Femmina. VACIIÈRA (coll’ e aperto ) s. f. Ha .soffione ; Pentolone, Domo assai grasso e pinguissimo. V. Forcherà. VACHÈTA, 8. f. Vacchetta; Vaccarella ; Restia vaccina d’ un anno intiero. Detto per Agg. d’ingiuria a Femmina. Vaccherella ; Vaccuccia. VAOIIÈTA, s. in. Abbecedario, Libro che, disposto con ordine alfabetico, serviva negli Archivii sotto i Veneti
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, Invaghicciarsi. Incapriciarse in una cossa , Incapric-cirsi; Invasarsi; Invaghirsi. INCAPUZZAR, v. Incappucciare; Incap-perucciare; Imbacuccare; Camuffare; Coprir altrui la testa e ’1 viso con panno. Nelle voci barbariche di Du Cange abbiamo Caputiare, Caputio caput operire. Incapuzzìr qualcun, dicovasi ai tempi Veneti nel sign. di Arrestare o Imprigionare, perchè l’Arrestato, quando non era ladro, veniva
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. Compromesso de idre tantum, dicevasi ai tempi Veneti, Quello che toglie ai Giudici la facoltà d’arbitrare, e li addebita di giudicare secondo il rigor del diritto. Compromesso de jure et de facto more Veneto et inappf.llabiliter, era il Compromesso con facoltà di arbitrare e pronunziare inappellabilmente. Mkter in compromesso, Mettere iti com- CON promesso; Mettere in ballo alcuno; Mettere in favola
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S G A SCATOLÉTTA, s. f. Scatoletta e ScalioL-no, Piccola Scatola. Scatolkta, (licesi anche volgarmente a quell' Artista, che lavorando al tornio la »catole <la tabacco. V. Scatolìn. SCATOLÌN, s. tu. Scotolino o Scatoletta. Scatolìn, dicesi ancora per Scatolata. cioè per I’ Artista ehe lavora Scatole al tornio. Scatolìm de zibèto, dsso sclierzosa-inente il \ arotari satirizzando do’ giovaui attillati, Profumini; Tu ¡pani ; Bellimbusti. SCATÒJi, s. m. T. Mar. detto anche Maschio ue l' albebo, Miccia o Anima ilell’ albero, dicesi Quel petzo principale dell'albero cui si adattano tutti gli altri, quando è composto di più pezzi, e cbe va dal piede sino alla gabbia. SCATURIR, v. Ripescare, detto Gg. vale Ritrovar che che sia con industria e fatica. SCATURÌO, Scaturito, add. da Scaturire, cioè Derivato, ¡Nato, Cagionato. Dicesi pure nel sign. di Impaurito ; Intimorito; Intimidito. SCATURIR, v. Scaturire, Co scoppiare o 1’ uscir delle acque dalla terra o da’ inastii, che dicesi anche Pollare e Spicciare — Rampollare è il Sorgere e lo scaturire dell’acqua dalla terra. Scatdbìb fora, Trovare o Dar fuori ; Dissotterrare ; Ripescare ; Rinvenire. • In diverso signif. Scaturì» uualcùn, vale Impaurire alcuno. SCATÙRO, lo stesso che Scalfuro, V. SCAVADÒR. s. m. Cavatore, Colui che cava la terra per coltivare, per far cave, pozzi e simili. SCAYALVr, v. Scavallare ; Scapigliarti, Darsi alla scapigliatura, a menar vita dissoluta. Scorrazzare, Correre in qua e in là in-terrottamente e talora per giuoco — Scorrere la cavallina o il paese, dicesi dell’An-dar liberamente dove si vuole, come si fa dal Cavallo quando è in libertà; e si dice por lo più de’giovani — Detto de'Fanciulli irrequieti, dicesi Saltabellure. Correre qua e là furiosamente. SCAVALC VDA, s. f. ) Accavalcatura. SCAVALCAMENTO s. m.) T. de’Lanaiuo- li. Dicesi che l’Orditora ha fatto una cavalcatura, quando nel portare la seconda mezzetta o mezza paiuola sull'orditoio, lascia di seguitar l'andamento della prima mezza paiuola. (Portàda). SCAVALCAR, v. Accavalcare, Salir sopra. Sormontare — Scalare, Salir sopra un muro o simile e passare all’altra parte. Scavalcìb o.io, detto fig. Scavalcare ; Scavallare; Ditcavalcare alcuno, Far cadere di grazia qualcheduno entrandovi tu, che anche~dieesi Soppiantare o Dare il gombito — Si dice non meno fig. nel sign. di Tratcurare ; Negligere, o carne dicono alcuni, Preterire. Scavalcai el tempo, Accavalcare itempi S C A l cioè Fare anacronismi, confonder le epoche. V. Tempo. ScATALOAlSE LA COBO l DEL POZZO, V. Ro-DELA. SCAY ALCAÙRA, s. f. Scnvul'utura e Sca-vallatura, in sign. di Soppiantare, Dare il gambetto. SCAVALON, s. m. Scapigliato, Dato alla scapigliatura o alla vita licenziosa e disordinata. SCAVALÒNA, V. Scorabiòna. SCAVAR, v. Scavare. Scavar le posse, Rimettere le fotte, vale Rimondarle e volarle di nuovo, cavandone la terra o altro che le ingombri. Scavar le fosse per piantar le viti, dicesi Soggrottare. V. Escavìb. SC.YVAZIÒ.N, s. f. Scavamento;Scavatura. SCAVAZZUA, Uccello, lo slesso che Ca- VAZZIIA, V. SCAYEZZA. s. f. lo stesso che Tbbssa, V. SCVY EZZACOCO, s. m. Scavezzacollo, dicesi a Lomo di scandalosa vita — Rompicol- lo, a Persona atta a far capitar altrui male — Scapestrato o Scaprettato per metaf. Dissoluto, Licenzioso, che ha scosso il freno della verecondia. V. Scavezzò*. SC VVEZZAR, v. Scavezzare o Scapezzare, Rompere, ipezzare in tronco. Scavezzar la bkvùa, V. Kevùa. Scavezzar, si dice ancora nel sign. di Accorciare ; Scorciare, Diminuire, Far più corto. Scavezzi» la strada, Far un ganghero ; Scantonare ; Attruvcrtare, cioè Andare per una strada a traverso. Scavezzasse da la fame, detto per esagerazione, L’orologio è ito giù ; Veggo la fame per aria; Allampano dalla fame ; Arrabbio dalla fame. Scavezzasse el colo, lo stesso che Rom-perse, V. El box tempo scavezza el colo, Affogare nella bonaccia. Pendere al mah: iu mezzo alla più buona fortuna. SCAVEZZ VÙRA, s. f. Scorciatoia; Traget-to, Via più corla. V. Traversa. Scavezzaùra DEL pano, Fenditura, Dicesi di quel Panno che essendo stato mal posto nel tiratoio, si fende a traverso. SCAVEZZERÀ, s. f. Lombaggine, Specie di Reumatismo nei lombi. SCAVEZZO, add. Scavezzato e Scapezzato, Rotto in tronco, e dicesi di che che sia. Colombi scavezza, V. Colomba. Vm scavezzo, Vino adacquato. SCAVEZZO, e nell’accresc. ) Capestro; SCWBZZÒN, ». tr. ) Scapetlra- to ; Copretlaccio ; Scorretto ; Discolo ; Scapigliato, dicesi di Giovane di mala condotta. Pare che il nostro Scavezzò* voglia dire Senza cavkzzi, come Scapestrato, Senza capestro Scavezzò* de l'alboio, T. Agr. Toppo, Pezzo di pedale grosso di qualunque albero atterrato. Ro»a »cavezza, Scavezzane, T. di Commercio, Rottami, Polvere, Stacciature ed S C II 625 altri avanzi di materie fragili ; come la cannella, la china e simili. SCAZZYFVSSI (A) Mauiera avv. aut., A catafascio, Alla peggio — Tota la »osa vaga a scazza passi, Tulio vada alla peggio, in rovina; Vada il mondo in carbonata. SOAZZAPE.NSIERI, ». m. Gabbapentieri, dicesi Ciò che allettando distrae la mente e caccia la noia. SCEMO, \. Semo. SCEMPIO, V. Sbmpi». SCENA, V. Sena. SCIIEG1A, s. I. (coll' o stretta) Scheggia, Quello che propr. viene spiccato dal tagliare o lavorar le pietre. La scheggia del legname si chiama venezianamente Steli, \ . Scheggia anche dicesi a Soltil striscia di legname, per uso di far corbelli, panieri etc. V. Sciiecibta. SUEG1AR, v. Scheggiare, Fare schegge. Sciikgiaksk lk jiam, Sverzarti; Scheg-giurti; Pugnasi colle sverze o schegge. SCHEGIÈTA, s. f. Schegginola o Scheg-giuzza, Piccola scheggia — Sverza o Scheggia, si dice a Pezzuol di leguo o simile elle penetri nella carne. SCIlEGlOiNA, s. f. Scheggione, acer. di Scheggia. SCIIEG|ÒSO, add. Cipolloto, T. de’Legnaiuoli, Dicesi del Legno ch'è soggetto a sfogliarsi. StJIELETRÌO, add. Scheletrizzato , Di morto fatto scheletro. Detto per agg. a Uomo, Otto •e pelle ; 0 stacci a senza polpa. Estere o Parere una larva, una morte, Dicesi per esagerazione di Persona estremamente stenuata dal male, che anche si dice Allampanato ; Lanternuto ; Secco più che più. SCHÈLETRO, ». m. Scheletro; Carcame ed Arcarne. Scheletro dk casozza o dk barca pigola, Guscio, Il primo abbozzo d’una barca o d’una carrozza. Scheletro o’ un bastimento, Carcame o Carcassa o Scheletro, T. de’ Costruttori. Costellarne d'un bastimento non coperto dal fasciame o prima che questo siavi applicato o dopo che dallo stesso siavi staccato. Se è coperto dai madieri o dal fasciame, si dice propr. Scafo. Schèletro de caikgiib e selk, Futlo e vale Ossatura. Farse 0* schèlet»o d’ una lbziòn, e simili, Fare un tommario, un sunto, uno sbozzo, un abbozzo, l’orditura. SCHEMA, s. f. Schiena o Dorso e Dosso. Nell’ Uomo la parte deretana dalle spalle alla cintura; nel Quadrupede dallo spallo alla groppa; ne’ Pesci e simili tutta la parte di sopra tra il capo o la coda. Schena del cortelo, Cottola. La parte opposta al taglio. ScHBSA o’ on libro, Dorso o Dotto del libro. ScHENA d'u.TA CA1BGA, V. SciIBNÀL. Scisma de la carta, T. degli Stamp.
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