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157 UOXXXIII MAGGIO. 158 reverendo protonotario mi ha dito quelli di Casal haver mandali alcuni soi fuora, et dato fede al signor Antonio da Leva di tenersi a nome di Cesare »spelando il suo signor, ma che desiderano haver uno fio! naturai dii marchese defunto Icgitimarlo et haverlo per patron. 49* 11 signor Anlonio da Leva, per non dar carico a quel Stado è ritornato iudriedo in Alexandria ofer-tagela da questo signor duca; il capitanio Zucaro, le compagnie volendo danari, è ritornalo a Milao, cosi fece il Torniello, qual sarà fanti 1500, et apresso il Leva et molti capitanei et zente hyspane da persone 300 ha dalo ordine haver alcuni pezi di arlellarie di pezi 17 sono in castello di Cesare et farli condur in Alexandria, ma di danari non è sta fala alcuna provision. Dito Leva ha mandalo a Zenoa per aver di poi danari per pagar li fanti, et fato intender al marchese di Saluzo voi reslituir Alba perché poi li sarà fato ragion, non ha hauto ancora risposta, qual ha diio è servilor di Cesare insieme con il suo Slato, et non ha potuto oblenir San Damiano, ancora che io scrivesse l’havia haulo. È fama che diio marchese babbi durali 50 milia in cassa, cosa che mai li soi predecessori non li ha bauli. Ha dimanda al re Chri-svanissimo aiulo, et li ha risposlo, si dice, non li par tempo al presente, et restituendo Alba il Leva voi custodirla, e( il duca di Savoia non ha fato ancora movesta alcuna contra il Stato di Monferà. CI magnifico Taberna è parlilo per Spagna, va per la condusion di le noze di la nepote di Cesare in questo signor duca, eh’ é la seconda liola dii re di Scolla, di anni 9 in IO, ma hyspani dicono di inenor età ma di persona poco inferior di la maior, imo di statura m?ior, el più bella la dote, Cesare li dà ducali 100 milia che questo signor li dia dar, il Ta-bernn va per far siano quegli di le prime rate, el li hanno promesso ancora ducali 100 milia dii Irato di Dalia quando quel regno sarà recuperalo. 50 Fu poslo, per sier Tomà Michiel et sier Mario Morexini censori, una longa parte, zerca la eleclion di procuralor el zerca le pregierie, con molli capi, la qual si ha a meler a Gran Conseio presa la sia qui. Et sier Zacaria Barbaro qu. sier Daniel execu-lor sora le aque andò io renga el conlradise a molte parte. Et li rispose sier Marin Morexini predillo, dicendo le grandissime pregierie si fa, el bisogna proveder respondendo a le opposilioo fate a la parte, el non si provedendo a questa ambilioo, ruioeremo. Et poi aodò io renga sier Francesco Barbaro I qu sier Daniel è proveditor a le biave, dicendo si I proveda a rimediar videlicet provar li censori in Gran Conseio, poi compìdo l'ollicio, el a questo fu falò gran romor dal Conseio. El iterum sier Marin Morexini tornò in renga, dicendo in Collegio haver fato lezer questa parte di provar lui el il compagno el uon parse al Collegio fusse ai proposito, perchè li censori non fevano il suo debito per non esser fati cazar. Andò la parte ; 15 non sinceri, 61 di no, 115 di la parie, et fu presa. Fu poi lelo una suplicalione di le monache di Santa Chiara di Cataro, qual è sta tansade a lo impresterò ducali .... et restano debitore da ducali 45 in 50, per tanto li Cousieri, Cai di XL el Savi, messeno di donar a le dite monache, qual non hanno inlrada più di ducali 170 et la spesa dii capelan el zago ducati 70, la inità dii debito, el dii resto farli termine a pagar in anni 4, ogni anno la quarta parie. Ave : 157, 1,6. A dì 11, Domencga. La malina. Se intese cri esser fato uno per di noze: la fia di sier Andrea Gusoni procuralor iu sier Zuan Lippomaiio fo camerlengo a Bergamo qu. sier liirooimo dai liuti-co con dola ducati 15 milia, videlicet Iteri li dete ducali IO milia d’oro, ducali 100U fin do anni, ducali 1000 di cosse, ducati 3000 di Molili, videlicet 1000 di Molile vechio, 1000 di....... Di Andrea Rosso, da Trento, fo lettere. Il sumario scriverò qui avanli. Da poi disnar, fo Gran Conseio, non fu il Serenissimo, vicedoxe sier Zuan Alvise Duodo, el era sier Gabriel Moro el cavulier cousier iu paonazo conira la forma di la parte, el non lo diio altro. Fu avanli l’andar in elction, lelo, per Mariolo-mio Cornili secrelario dii Conseio di X : che a di 7 di l’instante di noie, (tessendo sla Irovà io Cana-reio sier Alvise Sagredo qu. sier Anastasio con le arme, el richiesto da li oflkiali de Douiciiego Visentin capitanio dii Conseio di X da parie di Cai non ge le volse dar, usando parole iniuriose, unde per li signori Cai di X lui ti 3 d’acordo, sier Bernardo Soranzo, sier Antonio Surian dolor et cava-lier, sier Marco Barbarigo, a di 8 dito, per l'autorità haula dal illustrissimo Conseio di X, hanno seulen-tià et condanà che ’I predilo sier Alvise slii mesi do in prexoo serado, et poi sia baodilo di Veoetia el dii deslrelo per mexi qualro. Fu da poi aodale le eletioo deolro, posta per i Coosieri la parte di ceosori di le pregierie, presa era nel Cooseio di Pregadi. La copia di la qual sarà
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9 MOXXXM, APRILE. IO di Legnago, et poi le feste veri a Venecia. Item disse liaver parlalo con uno florentin vien di Zenoa qual li ha dillo I* imperador zonse de li la sera et la malina a di ... . montò in galla per passar in Spagna, ma non fu vero. Fo balotà in Collegio li piezi di la barza incan-tada per il viazo di Cipro a sier Pandolfo Coniarmi qu sier Andrea, per ducati 606, la mila de prae-senti, il reslo al suo ritorno : sier Hironimo Mar-zello qu. sier Andrea et sier Marco Antonio Dandolo qu. sier Zuanne; el questo eri, a di primo de l’instante. Item questa malina fu preso in Collegio con li provedilori dii Sai che di certi earizi di Fellre che caricano sai ut in ea; etiam un’altra parte in questa maleria di earizi di sali come in Notaiorio, appar. 2 Da Crema, di sier Piero da ca' da Pexaro podestà et capitanio, di 28 ricevute a dì primo Aprii. Questa mattina sono passati di qua alcuni lanzinechi : referiscono esser numero 6000 stali al soldo di l’imperador, partidi di Bologna et venuti a Cremona ; e de li partiti, 3000 sono passali di qua, va senza strepito alcuno, è sla li più fuora di la terra, et dicono li altri vanno per la via di Pizza-gaton, hanno auto una paga da l'imperador el vanno a Milan poi a Como. Di Brexa, di sier Jacomo Corer, capitanio et vicepodeslà, di 27, ricevute a dì primo Aprii. È venuto qui uno Zuan Bianco ferier di le zente alemane, et a noi ha monslrato una patente di don Lopes Dona, et manda la copia, et è conienti passar a pezo a pezo o come parerà. Ho auto aviso di domino Zuan Ragazo maistro dii campo dii signor duca di Urbin : scrive è stalo a veder dille zenle, sono manco numero. Messer Urban colatera! dii signor duca ha aulo da loro esser conienti di passar in Ire fiade e lui li aoompagnerà fino sul veronese ; ho scritto il lutto a li rectori di Verona. Il capitanio si chiama Francesco Tamisa colonello, la patenle è fata in Milan a di 19 marzo. Item manda una relation ha fato Zuan Bianco come dille zenle sono da 5000 el hanno 12 capitane!, alcuni di quali è andati verso Milan per andar per la via di Como a la volta di Costanza ; questi mo voleno andar a la volta di Trento poi a Belinzona, parte voleno andar a Bologna et parie a Roma et alcuni in Franza, et pagerano come dicono le viluarie honeslamente e anderano in più schiappi. Dii ditto, di 19, ricevute ut supra. fieri dille zenle zonseno a Caslel nuovo el a Remedello, sono > da numero 3000 fanti de combaler et 100 a cavallo armali, e Ira femene e famegie 500. Domino Zuan Ragazo li ha acompagnall sino Inora dii brexan, ne promise fazino disordine alcuno, e cussi li capi-tanei li hanno promesso di far, et datoli la fede. Di Verona, di sier Zuan Dolfin podestà et viceeapitanio di 30, hore 3 di note, ricevute a dì primo Aprii. Tulle le zenle sono passale et vanno ad alozar in diversi lochi sbandali, non li è mancalo cosa alcuna dii viver, a li capilanei ha-verno fato presenti el si hanno porta bene, pagano il tullo. Il signor duca di Urbin è zonto questa sera de qui, è slraco, diman lo visiterò eie. Manda una lettera di domino Piero Sagredo, qual è a di 30, et scrive a bore 22 sono passati questi finti i'Adite si pra li porli el li cavalli sono passali per la . . . ... li fanti su le barche, non li ¿ mancalo viluarie né strami per non esserli acadulo, hanno fallo grossa ciera, li capilanei si hanno portalo honestamente, si che le cose sono successe bene. Dii dito, di ultimo, ricevute a dì 2. Come era sialo a visitar il signor duca di Urbin qual ha dillo esser venuto per proveder quanto l'avesse acadulo el per veder le fabriche, el cussi montò a cavalo e andò a vederle con questi ingegneri. Da poi disnar fui da Soa Excellcnlia, mi comisse facesse compir da la parle di san Felice, et altre parole mi disse, va a Legnago a veder quelle fabriche, poi a Manloa per esser il tempo che la duchessa sua consorte qual è 11 dia parlurir, et fate le fesle dice voler venir a Venclia el veni etiam la signora duchessa expedita che la sarà dii parto. Dii dito <htca al suo ora/or domino Zmn Jacomo Leonardo di Verona, di 30, la qual fo lela in Pregadi. Come si deve haver circospe-tion in le cose di Sialo, però era venuto a Verona, et come andava a Legnago a veder quelle fabriche per tornar a Manloa. Da Corphù di sier Zuan Moro proveditor generai, dì 3 Mareo, ricevute a dì primo Aprii. Per più mie ho descrito la fortificaron di la terra et mandai il modello per Agustín di Castello, poi son cerio domino Guido di Naldo e Zuan di Como liabi dito bisognar de qui crescer al numero di 200 fanti, fabricar la terra el far alozamenti per li soldati. Io alti 27 di marzo compio l’anno et vcrò a repatriar. Di Crema, dii podestà et capitanio di 29, ricevute a dì 2 Aprii. Per uno venuto da Milan ho inleso che li lanzinechi erano andati insieme adunali in più parie, sempre li capi precedendoli mollo avanti loro, fanno mia 25 al giorno, et
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757 INDICE DEI NOMI DI PERSONE E DI COSE 758 conte di Montpeosier, di Cler-mont en Beauvais, di Forez, de la Marche ecc., fu contestabile di Francia, luogotenente generale dell’ Imperatore in Italia, 23, 25, 39, 40, 57, 00, 86, 87, 90, 91, 92, 99, 100, 106, 107, 114, 123, 132, 133, 142, U3, 145, 167, 186, 200, 202, 213, 214, 219, 232, 233, 236, 258, 259, 264, 310, 372 , 373, 418, 428, 490, 532, 555, 583, 651. Borbone (di) duca (del), nipote, 322. » » (del) gentiluomo, 396. Borghese (Borgesi), famiglia nobile di Siena. » » Bortolomeo, 545. » » Giovanni Francesco, di Pietro, 545. » » Girolamo, 545, 590. » » Pietro, 545, 590. » » Simeone, 645. Borgo (del) Andrea, oratore a Roma dell’ arciduca d’Austria, 64. Borgognoni (di) abate, v. Trevisan Sebastiano. Borini (di) Marco, di Cotogna veneta, 659. » (di) Nicolò, di Cologna veneta, 659. Borlatto Bartolomeo, scontatore del dazio di Padova, 146. Borromeo, famiglia nobile di Padova, 253. » Giovanni, oratore del marchese di Mantova a Firenze, 40, 41, 155, 197. Boschetti Edoardo conte, commissario nell’ esercito pontificio, 276, 277, 534. Bosnia (di) sangiacco o pascià, 30, 668. Bottigella Pietro, pavese, 61, 95, 598. Bozolo (da) Federico, v. Gonzaga Federico. Bragadin, casa patrizia di Venezia, 569. » Alvise, fu podestà e capitano di Treviso, qu. Marco, 174, 358. » Andrea, fu al luogo di Procurator sopra gli atti dei sopragastaldi, de' Pregadi, qu. Alvise procuratore, 522. » Andrea, fu dei XL al civile, di Alvise, 664. » Francesco, de’ Pregadi, savio sopra le decime, qu. Andrea, qu. Giacomo da santa Maria Formosa, 49, 56, 358, 522. » Francesco, savio del Consiglio, qu. Alvise procuratore, 135, 172, 365, 366, 450, 473, 491, 508, 600. » Giacomo, de’ Pregadi, qu. Daniele, 37, 358. » Giovanni, di Giovanni Francesco, qu. Bernardo, 487. » Giovanni, qu. Francesco, 524. » Giovanni, qu. Sante, da campo Rusolo, 7, » Giovanni Francesco, vescovo di Adria, 502. » Lorenzo, fu capo del Consiglio dei X, qu. Francesco, 14, 15, 69, 858, 865, 366, 151, 628. Bragadin Marco, qu. Andrea, 634. » Nicolò il grande, qu. Raimondo, 462, 606. » Nicolò, fu capo dei XL, dei XL al civile, qu. Domenico, 150. » N. N. di Nicolò, qu. Raimondo, 462. » Paolo il grande, provveditore alle biade, qu. Giovanni Alvise, 81, 320, 351, 409, 458, 481, 604, 637. » Pellegrino, sopracomito, qu. Raimondo, 284, 462,606. * » Pietro, fu bailo a Costantinopoli, consigliere, qu. Andrea, 51, 69, 135, 293, 357, 409, 483, 492, 501, 506, 521, 523, 557, 561, 562, 564, 566, 573. » Vettore, podestà a Murano, qu. Pellegrino, 559. Bramino, capitano del Consiglio dei X, 410, 472, 611. Brandeburgo (di), casa principesca di Germania. » » Casimiro (Culembach), 398. » » Gioacchino, marchese, elettore del- l’Impero, 239. Brandolini, casa dei conti di Valmareno. » Brandolino, primo signore di Valmareno, 349. » Cecco (erroneamente Guido), 274, 349. » Cecco (di) moglie, Creusa Diedo, 274, 349. » Gianconte (Zuane), qu. Cecco, 274. » Gianconte (Zuane) (di) moglie, v. Lion Pietro. » Guido, di Cecco, 274, 349. Branswich (di) duca, v. Brunswick. Bredani, v. Briani. Brescia (da), Feracino, contestabile al servizio dei veneziani, 162, 242. » (da) Pretello, contestabile al servizio dei veneziani, 242. » (di) vescovo, v. Zane Paolo. » comunità, 306, 307, 394, 408. » consiglio della comunità, 427. Bresel Baldassare, messo della repubblica di Genova ad Odetto di Foys, 642. Bressan Matteo, proto nell’arsenale di Venezia, 97, 98, 160. Bressanone (di) preposto, oratore a Venezia dell’arciduca d'Austria, 321, 419, 447, 637. Brexa, Brexan, v. Brescia, Bressan. Brezè (di) Luigi, conte di Maulevrier, siniscalco (gran Maestro), di Normandia, 259. Briani (Bredani), casa patrizia di Venezia, 570. Brinon Giovanni, signore di Villames e di Antole, cancelliere di Alen<jon, 259. Browne (Bruno) Antonio, oratore d’Inghilterra in Francia, 264. Brozzolo (Broiuol) (da) Paolo, dottore, oratore a Venezia della comunità di Padova, 49. Bruno maestro, v. Browne Antonio,
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1896
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213* 321 mdxkvii, ci preso uno lochotenente. Questa noli« si fa. una grossa cavalchata di cavati et fanti. Del ditto, di 13, hore . . . Come erano tornati da fanti 25 di quelli di Guido di Naldo, i quali è stati a le man con la mior banda di cavali lizieri de inimici, quali è sotlo il capitano Zucaro, de li qual hanno preso da 25 cavalli ; sì che sonno andati a piedi et tornati a cavallo. A dì 15 Sabato fo San Vido. Il Serenissimo vesHito di restagno d’oro, et cussi la bareta, vene in chiesa di San Marco per andar drio la procession a San Vido con li oratori Anglia, Milan, Fiorenza, Fe-rara et Mantoa et il Pesaro episcopo di Bafo etiam lui invidato al pasto, però che il Legato è andato a una soa possession in padoana alli monti ditta Mirabella, et quel di Franza è amaialo di gole. Il cesareo et quel di l’Archiduca non negotia, nè vien con ri Serenissimo. Poi erano, olirà li deputati, li XL Criminal che manchò solum ...... et li Savii ai ordeni, et 12 altri zoveni amici del Serenissimo. Portò la spada sier Zuan Fero, va capitanio a Brexa, vestilo damaschin cremexin ; fo suo compagno sier Andrea Barbarigo è di Pregadi qu. sier Francesco vestito <*i veludo cremexin. Et fata la proces^ sion, andoe colo cerimonie a messa a San Vido et tornoe con li piati eie. Di campo, del Pixani et Vituri, dai Bagni apresso Viterbo, di 11. Come erano venuti lì con il campo, et era venuto lì di Roma el signor Renzo da Core qual voi andar in Franza, et hessendo andata la moglie et suo Mol a Civitavecchia per montar sopra le galee del Doria, Irovono che le erano partite. Scriveno haver consultato, et par molti spagnoli siano parliti di Roma el andati verso Napoli, el che tien per uno mese ancora non polrano ussìr di Roma. Scrive, è zonto li in campo il cavalier Ca-xalio orator del re Anglico, vien di Roma, verrà a Venetia per tornar in Anglia. Di Brexa,di sier Antonio Barbaro .podestà et sier Piero Mocenigo capitanio. Fono lettere con alcuni avisi di motion di genie di sopra, ut in ìiiteris. Nolo. In questa malina se inlese, a San Hironirno in corte di Sapa esser morto uno da peste. Et fo falò una crida per li Proveditori sopra Ja Sanità, che niuna barcha vengi dentro li castelli né a Malamocho senza licenlia del suo oficio, sotto pena di esser brusà la barcha eie. In questa matina, in la diiesia del hospedal de (Ì La carta 412 • t bi«nc» I Diarii i( M. Sasuto. — Tom. XIV. 322 Incurabili fo predicalo per il prcdicator di questa quadragesima fra Beneto da Foiano de l’ordine dei frati Predicatori di nation fiorentina, qual fui invitato et vi andai. Era'molti palricii da conto. Predi-eoe 4 hore ; disse una profelia di l’Apocalisse qual interpretò tutta questa ruma di Roma; disse gran mal del Papa, cardinali eie, et gran ben de l’Impe-rador, el straparlò molto, et disse cosse che’l merita esser expulso di qua. Da poi disnar vene lelere da mar per barcha a posta. Da Cureola di sier ......... conte di 8. Come era venuto in Golfo 22 fuste di mori. Da Liesna di sier Piero Querini conte et proveditor, di 9. Scrive di dille fuste, che sono numero 52, el haveano brusà Ragusi vechio. Di sier Hironimo da Gami capitanio del Golfo, da Lisa di......manda questi avisi ; è lì con la galìa Baldoera, le fuste è ite a Chioza. Di Zara, di sier Vetor Barbarigo conte, et sier Zacaria Valaresso capitanio, di 14. Mandano queste lettere con questi ad visi. Da Fiorenea, vene lettere sul tardi di V Ora-ior nostro, di 13. Come hanno nova per lettere di domino Andrea Doria capitano di l’armala, date a Portovcnere,che venendo da Livorno come avia, poi partito di Civitavechia, preso ivi a Porto Venere.... sula qual era uno nepole fo del duca di Borbon et uno parente del principe di Orangie, quali andavano a trovar l'Imperalór con li capitoli di l’acordo fato col Papa, et altre lelere et scritture, el cussi li hanno relenuti el tolti li danari haveano adosso, et li ha remandati a Marseia per mandarli al re Chri-stianissimo. Scrive esso Oralor, come quelli Signori fiorentini dicono voler esser in la liga nostra constanti, et hanno hauto la citadella di Pisa con ducati 2000, dati...... Copia di ma letera scrita dal campo di fuora 214 di Viterbo alli 11 Giugno 1527, per Urbano, alla duchessa di Urbin. Per uno postscripta in la mia precedente a questa, significai alla Excdllentia Vostra lo acordo del castello et alcune condilione, reservandomi a più piena informatione da Antonio trombetta il quale nulla di più mi aggiunse di quello che già li ho scripto. Venne di poi il signor Iloratio per il ' capitolo che tulli li soldati fusseno liberi, et mi ha dello le medeme condilione cum alcune altre 21 oiroso.
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4-23 capitanio dii galion ot consulta per segurtà tuor do galie con loro et il galion fino in Stretto. Di novo, P armala turchesca di vele 50, et il campo de tera esser atomo Coron, ma nula experientia hanno fato di haverlo, fin qui. In questi zorni Crisloforin Doria con una galia una nule inlrò in Coron et messo soccorso so partile poi, et dice li esser vituarie per mexi Ire; el come el zorno seguente parli de Coron et molle galle turchesehe li veno driedo, ma nulla li leno. Di sier Ber tuei Conlarini capitanio dii galion, da Corfù, di 1 i, ricevute a dì 9. Scrive P ordine datoli de scompagnar le do galie vanno a Costantinopoli con do solil, cosi exeguirà, el li danari fo mandali per pagar le zente dii galion, erano sii la galla Cornerà, fu presa da li corsari. Suplica se provedi, perché el sia con gran spexa. Di sier Ilironimo da Canal provedilor de l’armada, da Corfù, di li Zugno, ricevute a dì 9 Luio. Scrive insieme con le do galie de Pura-tor el bailo ranno a Costantinopoli, heri zoozeseino qui el consultato insieme per segurtà soa ha deliberalo mandar in soa compagnia lino a Syo et in Slrelo do galie et el galion, qual è qui; et io me leverò etiam con el resto de le galie, et andarù al Zanlo a luor biscoti. Ilo ordinalo se fazi, et veder de comprar fermenti per farne. Scrive, haver haulo dal bailo una cassa con li presenti in caso se trovasse col capilanio eie., el danari per Napoli de Romania. La bastarda Taiapiera reslarà qui, è molto dura, bisogna remurchiarla. Scrive per queste galie vechie bisogna se li mandi do gomene per cadauna, do palumbere, do gripie, et provese. Li canevi de Monlagnana è sta de mala sorle queslo anno, lo formo processo contra le Ire galie erano col capilanio del Golfo. Expedila che sarà la galia Morexina de luor homeni per inlerzarse, che spero ne troverà, se leveremo. Do novo passò de Capo Santa Maria per andar in Coron la galia de Cristoforin Doria, et inlrò li una note, portò munition etc., et ne lo ussir ave la fuga de l’armala turchesca, tamen fu-zite et scapolò. I341) Dii Zante, de Marcho Seguri, di.. . Maga 1533, scrite a sier Zuan Francesco Badoer di sier lacomo, fo provedilor de lì, ricevute a dì .... manda questo aviso: Missier Bernardin di Londra nobile de puppa del nostro galion armado, referisse, che a di 15 do P instante scontrano una nave ragusea sora la Canea che veniva de Syo per (1) La carta 133* è bianca. 424 andar a cargar vini per ponente. Li disse che 10 galie insileno de Costantinopoli e cussi andò a Smirne et trovò Culfa rais con le do galie nostre, el le dite galie 10 hanno tolto dite do galie el lulli li homeni che erano dentro, zoè el sopracomito, el eonsier Barbaro con lo resto, et feze tirar in tera a Smirne le fuste de Culfa rais el la disarmò et li voleva far dispiacer, lo qual Culfa rais andò dal capitanio do le dite 10 galie et li disse : Signor, havé torlo a farmi dispiacer che son pur bon servilor del Signor. In modo sapò dir lanle bone parole che non li ha fato dispiaoer. El qual Culfa rais, subito che se hanno parlile le 10 dite galie butò le fusle in aqua et le armò da reeao el se parli de lì. Lo qual dize che de le galle tolse el sopracomito el eonsier con lo resto de le zurme, el li lassò a Syo liberi, et ha scrito a Costantinopoli come avea preso le do galie, el qual capilanio tolse le nostre do galie el con le so 10 andò a la volta de Rodi, el disseno che da Syo hanno spazilo uno breganlin, per avi-sar de la reeuperalion de le do galle a Napoli con le lelere etiam a di 31 mazo, che fo sabado da sera, se parli una fregala di Coron a una hora de note, la qual vene a lì 3 dìi presente de qui al Zanle con ledere al signor Vera maiordomo de don Ilironimo de Mendoza, la qual fregata referisse che el capilanio de l’armala sla a Castelfranco lonlan di Coron mia 6, lo qual era con galie 93 ol allre gallo 5 eran a la vardia alorno Coron con 3 fuste. 11 qual capilanio dize non si move, imo stanno cussi a le vardie che ha messo. Di 5 galie et 3 fusle è sta perchè da Coron era fugiti do turchi che erano schiavi dii capilanio Imhrain, li quali con corda se hanno calalo da lo mure et sono andati in campo de li turchi, et hanno avisalo come a la giornata mirano in Coron le barche con carne dii Brazo de Maina, et cussi subilo turchi hanno messo le guardie alorno Coron. Le qual guardie a le 3 bore de note sco-menzano, le 5 galie el 3 fusle, et stanno a le poste, lamen al so dispelo da recao le barche introno in Coron con carne, tamen non tanto come fevano avanti. Et fin hora navegano al Brazo de Maina barche 8 per carne. Et più ne hanno dito come el capitanio di P armata nulla se move, ma slatino cussi, salvo che a li 27 dii pasclo souo insili da 40 in 60 archibusieri el sono andati fino squasi li, che sono alogiati li turchi el cussi li turchi li hanno visti el li hanno dà la fuga, el li spagnoli hanno falò vista de scampar et erano imboscati da zt-rca stralioti 25, et hanno messo li turchi il» mezo et hanno tra amazalì et piali da turchi 15 in 20, el de li spagnoli UDXXX1II, LUGLIO.
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289 MDXXXIII. GIUGNO. 290 clic loro gionseno cl venere, et lui si parli il sabato. Che di Hongaria non si poleva venir se non con gran scoria, altramente erano morti et spoiati. Che l’armata dii serenissimo re di Romani se ritrova miglia 50 distante da Viena, et sono legni 32 mal in ordine, por quanto li ha dito uno raguseo che scampò, et che ogni zorno ne scampano. Che 1’ ha inteso da domino Piótro Paolo Vergerio nun-tio dii Pontefice, come in Augusta erano mirali un gran numero di luterani, più di 3 in 4000, li quali sono andati ne le chiesie et li hanno trato fuora le imagini et le hanno bruiate, et il medemo ha inteso per la terra, et che questo fanno perchè i voleno il concilio. Che una salta ha dato nel caslel di Graz et fo a mezo mazo, che ha brusalo lulle le robe che vi erano per fiorini 20 milia. Che fra pochi zor-ni, per quanto 1’ ha inteso da un cortesan dii serenissimo re di Romani, il vescovo di Lubiana dia venir qui a Venecia incognito. Di Spagna, di sier Marco Antonio Conta-rini orator, date in lìarzelona a dì 8 Mazo, ricevute a dì 9 Zugno, la sera. Terzo zorno vene a mi uno mazier di questa città con una pohza de citation, la qual diceva cusi : Intimar al noble signor embasador di la Senoria de Venecia, che io magnifico Judice et dotor dii reai Conseio, consente copia de una suplicatione data per li heredi dii qu. missier Zuan Ram Donzel, che sia provedido a risponder al terzo ili. Sottoscrita scrivali Aquilo et prò eo Bonaus notarius. Il che visto, mandai al comandador May vicecanzelier di Arangon persona 89* discreta, a dirli quelo me conseiava dovesse far, perchè nulla sapeva che risponder. EI qual mi mandò a dir vederia saper quello lusse. Et hozi mi è sopragionta una altra di tal inlimation, termine zor-ni 3 ; et intesi questa cosa fo cominziata al tempo era qui orator il magnifico domino Francesco Corner, nunc reverendissimo cardinal, et che domino Francesco Tolmezo dolor li fece una risposta et poi non segui altro fino al presente. La serenissima imperatrice, inteso la duchessa di Savoia sua sorella era in camin per venir de qui et esser gravida aprcsso li 8 mexi, terminò di mandarli conira do comare, mandandoli a dir clic la non sa qual mazor personazo inviarli conira che queste, et che lo cxercilio suol accelerar il parlo. Et ha ordinà che il contestabile di Castiglia archiepiscopo di Sa-ragoza et viceré dii regno con alcuni conti tl signori che li vadino conira, sichè questa Maestà non se partirà de qui se prima dilla duchessa non se l Diarii di M. Sakuto — Tom. £7111. apropinqui. Et le Corte sono sta prorogale a 10 dii futuro mexe et suspesc le feste et giostre. Si dice il Serenissimo re anglico pubtice haver sposa la nova moglie. Et de Italia si ha. le cose passano quiete, et io non ho alcun aviso, né sumarii. Et di lo aboccamento dii Papa col re Christiauissimo non si presta fedè Zonse qui li oratori di Moti-ferà, i quali non voleno per loro signor il duca di Mantoa per niun modo, monslrano privilegi! che Caxal et alit i lochi zà più tempo elessero uno de li antecessori di questo marchese per suo semplice capitanio, poi, per l'alTdion lì haveano, hanno lassa goder quel stato come signore, ma morendo, voleno la pristina libertà. Et di questo fanno grandissima instantia. Et il signor duca di Calabria procura che dona Julia di Aragon sua sorella, fo moglie dii marchese defunto, galdi in vita sua Casal con certi castelelti. Et qucli oratori di Mou-ferà di questo non si disconlentano. Eri cl hozi è stato de qui rumor grande fra qucli di la (era et quelli pochi soldati sono qui, et beri formio morti cinque tra soldati et terieri. La cuslion fu particular, ma vi concorse molta gente. Sopra-gionse le guardo et subito cessò et furono rete-liuti alcuni ; ma hozi che è domenica è stata mollo maior, cl durala quasi do hore ; et nel primo combater furono morti da tre, o, quatro di quelli de la terra, di modo che da le (aneslre et da ogni locho li soldati venivano cazati et come baluti, cl conveneno retirarsi sopra la piazuola di S. Francesco, qual è a la marina, et li farse forte con certa artellaria. Le galìe lulle venero con li speroni fino in terra in soccorso di soldati, trando de li archibusi con li quali fu morta una femina che era a una finestra et uno puto, et fugali tuli di la terra per paura di le artellarie. Corse tutta la guardia di Cesare, cl Sua Maestà etiam vene a una finestra di la serenissima imperatrice, qual é verso la marina, et fu sedalo il tumulto. Poi inteso el Principe dii rumor che fu per queli di la terra, Sua Maestà andò mollo in còlora di loro, et de li a do hore, poco inanzi notte, per evitar scandoli, ordinò che lutti li soldati, che sono zerca 300 montassero sopra le galie, é in questa spiaggia, el cussi si redusseno. Et poi é slà falò crida, pena la vita, niun porli arme, excepto la corte. A questo modo tutto è acquietalo. El li soldati quando dismontavano per bisogno loro venisseno senza arme, overo con uno baslonzcllo in mano. In questo rumor é stà morte persone 11 in tutto et molli feriti. Ho parlalo zerca il ducalo di Soia 19
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Page 128
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1890
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231 MI1XX, SETTEMBRE. 232 ballò allegramente, et el Re anglese in persona, ma non già lo Imperatore. La sera poi, ad hore circa una do note, f'urno ambi li Oratori veneti mandati a levar de casa nomine regio per do cavalieri, et andati a corte, in una sala molto grande al basso nel palagio dove era alozalo la Cesarea Maestà, dove erano preparate mense, tre, due per longo una in testa
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Page 335
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1890
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645 MDXXI, FEBBRAIO. 646 gripi di zenabrii et arzenti vivi sora Setia, come par la Signoria habi scrito di 20 Novembrio, qual non l’ha aute, risposeno è ribello dii Signor turco, et Perì bassà e Mustafà bassà replicò far armada tutti do contra diti corsari, e meter li homeni suso, come scrisse, per expurgar il mar da corsari. Scrive, il caso di Simplicio Rizo, che ha portà via assa’ danari, li ha dà assa’ da che far. Ha obtenuto la liberation di le robe di sier Andrea Morexini di Aleppo e aulo letere a Bursa le consegni al suo nontio, el qual nontio dii Morexini è partito per andarle luor. Ha inteso barze francese a Baruto ha posto in terra ma non hanno fatto nulla, et che francesi su le aque 386 di Candia tolse alcuni vini di nostri navighi con dir erano di zudei. Scrive, che si provedi di danari per le pensimi dii Zante e dii tributo di Cipro. Ha aviso di Alepo, il Zacaria vene lì con il tributo, poi ritornò in Cipro eie. Scrive, si elezi il suo successor. Dii dito, di 9. Come eri fo chiama a la Porta da li bassà e queslo per letere aute di sanzachi, quali si doleno di Cataro e Budua li fanno danni a li confini e dà recapito a li carazari di Signor, et monslrò le letere dii sanzacho di Carzego. Unde lui Baylo ju-slificò non era il vero, el perchè dil^ letere pareva si dolesse di questi danni fati zà assà tempo e anni, el Bailo disse, l’ambasador dii Signor turco fo li e justificò non era il vero, et ave fede dii chadì, e queslo è per la malignità dii sanzacho qual voria ogni hora si presentasse, ma ha una bocha troppo granda ; et Perì bassà disse è homo di praticha etc. Poi disse, scrive a quelli confina con Aran che non usino termini di guerra etc. Di Franza, dii Badoer orator nostro, date a Cales, a dì 6 Fevrer. Come a dì 4 ricevete nostre di 17 dii passalo, qual è slà mollo tarde. Mandò il Secretano a Remoranlino, dove è il Re, per comunicarle a la Regia Maestà. Parlò al Gran canzelier e a monsignor l’Armirajo prima, et parlando di questi fanti spagnoli, disse di Ferara non è da temer. El Gran canzelier disse si manderà la zente verso Parma e Piasenza, e l’Armirajo disse, si sguizari calerà, il Re condurà altralanti. Poi inlrodulo esso Secretano in camera dii Re, e leloli dicli avisi, non li fece risposta, perchè sopravene Madama sua madre, con la qual parloe. E zercha l’oralor di Hongaria venuto a Venetia, disse a li do sopranominali, quali non li disseno altro, e di la scusation, non era vero la fama data dii conte di Chariati dovea venir a Venetia; sichè di le cosse dii Papa et impresa voy far de lì, non si parla alcuna cossa, solum dii nontio dii governador di Zenoa e di nova di Ferara per sospeto i hanno. Eri zonse monsignor San Marzeo, vien di Roma qui, et volendo saper quello riporta, ha inteso il Papa non voi dar lo episcopato di Costanza al reverendissimo Salerno, el quello di Bruges al confessor dii Re, ni etiam Io episcopato di Tolosa e Salces; sichè è stà mal exaudilo. Scrive, il re di Navara è partito, va a Lese da suo avo paterno, vechio, qual è indisposto, et l'orsi farà qualche sublevalion a quelli confini. Scrive, il reverendissimo Cardinal di Lorena si parte, va a Roma, farà il transito per Venezia, dice suo padre fo a noslro stipendio et è zenlilhomo noslro. Manda lelere di l’Oralor nostro in Anglia. Di Anglia, dii Surian orator nostro, date a Londra, a dì 21 Zener. Scrive quanto li ha comunicalo l’Orator francese existcnle de lì, di la resolution fata, videlicet il Re è contento rinovar le trieve con Scozia per altri 6 mexi, con queslo, per tutto Marzo scozesi li mandino li oratori, e passado il termine e non li mandando, che siano rote le trieve et si sii in aperta guera. Di Milan, di Alvise Marin secretarlo, di 6. Come, hessendo zonta nova a monsignor di Lutrech il fiol slava bene et venirà, ha auto grandissima ale-greza, et andato esso Secretano de lì per alegrarsi, li disse il Papa averli dimandato per via dii Cardinal Medici, che ’l mandi 400 lanze a la volta di Bologna. E cussi Mercore a dì 20 di queslo si melcrano a camiti. Poi li disse, vi dirò il Papa ha richiesto al duca di Ferara pagi il terzo di la spesa di sguizari over di fanti spagnoli che lo asecurerà ; sichè non ha pen-sier il Papa contra Ferara ; per il che esso Lulrech ha scrito al duca di Ferara che vogli promeler al Papa di pagar, e si oferì far quello, perchè si ’l Papa volesse poi farli mal, il re Christianissimo e la Signoria li potrà dir : « Pater sancte, queste non è le promesse fate, » et dito Duca li ha risposto non ha il modo dii danaro. Poi disse esso Lutrech, il Papa va a bon camin, non domanderia altre 400 lanze per andar a l’impresa di Ferara, et che Marco Antonio Colona, che credeva altramente, lì à afirmà di questo. Disse aver letere dii nontio dii Papa da sguizari di 9, come li 5000 sguizari ha auli e li meterà a camino fin 11 o 12 zorni e sarano in hordine. Scrive, aver ricevuto nostre di 10, di la licentia data al nostro Governador zeneral vengi a Milan, et la matina, perchè a hore 1 di noie ave le lelere, volendo andar- lo a dir a Lutrech, trovò zà lo avia inteso per lelere di Verona dii ditto Governador come el vegniria. Poi sier Francesco Pasqualigo, venuto capitano di le galìe di Alexandria, andò in renga e vene suso in
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Title
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Page 392
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Date
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1882
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, magnifici ac nobiles patricii veneti, amici nostri honorandi. Stimiamo ricerchi l’oflìcio di la vera et anticha atnicilia nostra, el singular amore de la nostra bona visinanza, donare notizia de le cosse aehadeno l’uno a l’altro, aziò, sapendo li progressi di quelle, si pos-sino donar li remedij sono opportuni a la salvation dei populi christiani in Levante. Vostre exceleneie ha-vernno posuto asapere
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Page 433
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1882
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849 INDICE DEI NOMI 850 tano di gente d’arme, oratore straordinario di Francia a Venezia e governatore interinale di Milano, 80, 120, 122. 123, 124, 125, 133, 632, 071, 073, 674, 692, 729, 739, 742, 760. — fratello di esso, 80. Chaehio Antonio di Giovanni, triestino, 702. » Giovanni, triestino, 702. » Tomaso di Giovanni, triestino, 702. Chaffar v. Giaffar. Chalatra’ v. Calatrava. Chaltra (di) Lodovico v. Calatrava (du) Lodovico. Charagos, pascià, 260. Cherea Francesco, lucchese, 243, 701. Chiamon (inons. di) v. Ainboisa (d’> Carlo. Chiarainonte (cardinale di), Cleriuont (di) Francesco Guglielmo. Chierano, capitano di barche armate per andare in corso, 82. Chiericati (Chieregato) Belpiero, dottore, cavaliere, vicentino, 680. » Nicolò, dottore, cavaliere, uno degli oratori vicentini a Venezia, 759, 702. Chioggia (da) Francesco, capo di parte in Trieste, 405, 512, 702. » » Silvestro, 575. » (vescovo di) v. Venier Bernardino. Chircheo Melcher v. Kirker Melchiorre. Cicogna Francesco fu Marco, 26, 28, 34. 152, 281,289, 305, 308, 310, 337, 459. » Marco di Francesco, 594, 668, 669. Ciera Pietro, protonotario, 127. Ciglia o Cilgia (?) (vescovo di;, 141. Cinque Chiese (vescovo di) v. Szaknmry Giorgio. Cipro (regina di) v. Corner Catterina. » (rettori di) v. Giustinian Lorenzo, Moro Cristoforo, luogotenenti; Sanuto Benedetto, capitano; Badoer Giacomo, Basadonua Pietro, Contarmi Alvise, Contarmi Oliviero, Loralan Pietro, consiglieri. » (oratori di) a Venezia, 47, 53. Civran Giacomo fu....... 353. Clada Manoli, capo di stratioti a Cattaro, 707. Claudi Michele, vescovo di Polignano, trasferito al vescovado di Monopoli, 297, 360, 379. Claudio (Nerone', 347. Clermont (di) Francesco Guglielmo, arcivescovo di Audi e cardinale, 387, 496, 540, 540, 549, 557, 014, 616, 649, 653. 058. 604, 680. » » Giacomo, signore di Montoison. residente in campo, 359, 364. Cleves (di) Filippo, signore di Ravenstein, già governatore regio a Genova, 46. Cocco Giovanni Alvise, 605. » Giovanni Andrea fu Francesco, 668, 609. » Marino di Giovanni Alvise, 605. 610. Cocho v. Cocco. Codignola (da) v. Cotignola (da). Colberg (ambasciatori della città di) alla dieta di Costanza, 143. Collalto (da) conte Sertorio, 350, 585. » (due) al servizio della Repubblica sotto il comando di Bartolomeo d’ Alviano, 585. Colleoni (de Colleonibus) Tomaso, vescovo ili Cervia, 581. Colmar (ambasciatori della città di) alla dieta di Costanza, 142. Cotogna (vescovo di) v. Assia (di) Ermanno, Daun-Oberstein (di) Filippo. Colombano (fra1), milanese, dell'ordine dei frati Osservanti di San Francesco, predica in campo a S. Geremia. Colonia (ambasciatori della città di) alla dieta di Co-stnnzi, 142, 143. Colonna, famiglia e fazione, 470. » Fabrizio, «luca di Tagliacozzo, gran conte-stabile a Napoli, 235, 271, 581. » Giovanni, cardinnle del titolo di Santa Maria in Aquiro, 62, 557, fi il, 647. — nipote di esso, moglie di Sanseverino . . . . . . , 557. » Marcantonio, capitano dell" esercitò fiorentino contro Pisa, 187, 244, 356, 491,650, 747, 763. — moglie di esso, sorella del cardinale Francesco Alidosi (li, 187, 244. * Prospero, 132, 187, 415, 581,591,748,752. » ......... marito a una figlia del fu Giovanni Giordano Orsini, 379. Colorgno da) Zanon v. Colomo (da; Giannone. Colorilo (da) Giannone, contestabile al servizio della Repubblica, 254, 276, 321, 322, 708, 758. Colti (di) Tomaso (o Matteo), fu scrivano di galea, 254, 305. Como (cardinale da) v. Trivulzio Antonio. Condolmer v. Condulmer. Condulmcr Antonio fu Bernai'do, savio a terra ferma, poi oratore in Francia, 24, 27, 44, 48, 51, 53, 54, 50, 57, 58, 59, 70, 72, 74, 70, 77, 78, 79, 83, 80, 89, 92, 93, 94, 95, 98, 100, 106, 108, 113, 114, 116, 117, 123, 126, 128, 133, 130, 147, 150, 155, 158, 159, 101, 105, 170, 171, 173, 179, 189, 190, 195, 226, 235, 238, 242, 241, 249, 255, 257, 260, 262, 273, 280, 300, 303, 313, 320, 331, 339, 354,357, 359, 360, 368, 373, 386, 387, 391, 397, 401, 412, 414, 415, 410, 417, 437, 439, 455, 407, 408, 487, 488, 490, 492, 497, 537, 540, 544, 548, 550, 554, 557, 558, 560, 509, 578, 591, 007, 615, 627,628, 631, 633, 642, 647, 650, 651, 652, 653,
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Title
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Page 114
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Date
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1882
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•?07 MDVII, NOVIMBHS. -’08 fato poliza de tal cossa, segondo l’usanza de quello, a termenaziom del primo palo; et i marchadanti à fer-mado, per lhoro eonfession, de quello è fermado per el chadì mori; e de tal cossa non si poi rivochar per modo ninno. Da poi quello, quando s’è venuto 1 ambasador del doxe, im pie’ dananzi de nui, di-gnissimo, per el piper mentoado, [ter nostro comandamento nobelissimo ai marchadanti veniziani, dove se agrievano dii ditto piper mentoado, e che volte-vano desmeter la carta del pexador, la qual cossa si è uxanza antiga, corno lhoro sanno, che al tempo dei soldani pasadi i marchadanti mori, marchadanti veniziani per i anni passadi de la poliza del pexador ; e desmeter cosse antige di anni pasadi e dei soldani pasadi e marchadanti pasadi, che tornano lutto el piper de la dechiera nostra nobcle, Iralo fora de li nostri magazeni. Da poi questo i se à butado a’ pie’ de i nostri fatori dignissiini, e sono romaxi d’acordo de luor el piper, conio romaxeno da prima, e con-tentono la poliza del pexador, Segondo uxanza. Dubiti di lhoro, che non revocha quello che i hanno falò intra lhoro e marchadanti mori de la poliza dei pcxadori, e de quello che à ditto e mentoado de lhoro danno, de quello porave inlravegnir a lhoro, de le novità de le cosse nuove e renovar . .. inju-sle: e perhò commandasscmo, clic se debia descriver comandamenti nobeli in lhoro man. segando la consuetudine, e che i fazano segoli !o i comanda-nienti hanno in le mano. Di conia ni hi menti nobeli di soldani pasadi, per Dio gratin, anderano a le uxan-ze passadc ultima borra; e per chadauno che venerano da nui in la nostra Signoria ben vardada e terre moresche, e non sarà fato se non mxon e juslitia, e chadauno che torà cossa alguna senza raxom, che la sia retornata, havemo lermenado in i nostri comandamenti dignissiini. E in quello a ogni modo im prc-sentia del doxe chastiga i suo’ marchadanti per la dixubidienlia che hanno strilo le buxie e diasene mentoadi, e che mantenano l'acordo e uno parlar. F. si havemo mandatiti questo parlar, che debia darne risposta tlignissima, sia prexentado e lelo davanti el doxe pinzando a Dio. Che Idio man legna el doxe in suo dogado im piazente de Dio. Scrita a dì 4 mazo 911, anno tli mori. 107" Questo s' è ri frasi mio (Ir la resposta del signor soldam a la illustrissima Signoria de i r- niexia, primo. Da poi li titoli del signor soldam, a 1’ uxato, con li titoli de la illustrissima Signoria. F.ssendo zonlo l’honorato imbasador vostro a la presenlia nostra con la letera tic credenza, dicendo che li fosse data fede de quanto diceva, ch’era da parte de la illustrissima Signoria vostra, el consentimento de quela ; e quelo havemo ben inteso, e datoli fede in quanto ne à ditto, et havemolo visto volentieri et honorato, segondo li ambasadori, a l’uxato. Da poi ne à ’visato, che li merchadanti venitiani se lamentano molto fortemente ile le bombarde botade a le galie del nostro castello, anche tic levar de l’aqua et altre muniziono ; et che se lamentano ile l’amontar del pevre, che lo solevano lor per 80 la sporta, et che adesso se paga lft’2 la sporta; et che avevano fate usanze nove, et de gran manzarie, et altre cosse ; de che tutto benissimo havemo inteso. A lo qual respondimo : prima, de quanto ne à dito del bombardar del castello, sempre è stalo uxanza, che tutti navilij che entrano nel porto ile Alexandria, le galie o altri navilij de qual sorta che se voja, che, quando hanno compiilo le soe cosse, vano a demandar licentia a lo nostro armirajo. Lo quale tlà una poliza per el signor del castello, che, dando tal poliza, nisuno non li dia impazo, et vano llior viazo, donde che li piaxe, con licentia de tutti doy armiragij. Et le galie andorono via et abiereno Ihor vele imprevista, senza demandar licentia al-guna. De che in quela fiata, vedendo la fameja pocha, che era nel castello, che ditte galie andavano via et non avevano portada la poliza de l’armirajo, segondo ch’era la uxanza, li fo forzado ile lassar qualche pezo de le bombarde. De che non era in nostro pensier, ni tlevision de li nostri con la nation venitia-na; ma tlevcse cnsir del nostro porto, cussi senza licentia a la imprevista, perché/(ano in nostro paese salvi e seguri. et entrano el enseno senza de demandar salvo conduto, salvi e seguri lhor et Ihor persone. fioli et tutti lhor beni; che altramente, se nui, ho quelori eh’ erano in nel castello, aveseno pensato che tpiei devevano ensir, averano fato tal provixiom, che non fora mai elisilo uno ile Ihori, nè de lhor navilij. Anche li maestri de l’artclaria non se trovavano in castello, quando che le galie fugireno; e per questo che stavano imprevisti, non pensando che 108 mai contri de la nation venetiana venesse tradimento. anche quelori dal castello combatereno. Lo boni barile non foreno, con qualche famejo che i non saveva de lai arte, con li bombardieri; et quelori che todiava non se trovarono; foreno imprevisti in tal horra, credenilose che la nation veneeiana non vo-norebe mai manchamento ; cliè, si era al tempo se trovavano li bombardieri, et quelloro che sono uxi de star in castello, nisum d’essi navilij non foreno
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Page 621
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1881
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. » (di) cardinale, v. Caraffa. » oratore a Venezia, abitava a San Paolo, 156. Napoli di Romania o Nauplia (di), rettori veneti, v. Piz-zamano Marco, v. Corner Nicolò. Narbona (di) arcivescovo, vedi Castelnau di Clermont Lodève. Narni Francesco, 1030. Nasi Francesco, oratore de’fiorentini in Francia, 113, 390, 516, 589. Nasin o Nasini Lodovico, oratore di Brescia a Venezia, 511, 599, 631, 694. » (de) Giovanni, 987
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1881
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Loredan. El a Padoa fu zoslrato, vi fu assaissimi patricij veneti ; et la zoslra durò fin al luni e vadagnò Rizin da Asola. Adì 11 avosto. Fo pregadi per la terra. Jo era 18 * a Padoa. A di 12. Fo pregadi, per expedir sier llironimo Coniarmi sopraditto. Parlò iterum sier Zorzi Loredam, qual intromesse un spazo fato per il colegio etc. ; rispose sier Lunardo Mozenigo, consier. Andò
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Page 420
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1881
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811 MCCCCCl V, FEBBRAJO. 812 meglia et beni mobili possa andare ad tiabitare dove li piacerà, et dimorare ad suum libitum, lassando alcuno de li figlioli ad habitare in Forlì al guberno de sue possessione et altri boni staiteli, in li quali sua illustrissima signoria promete conservare, el maxime le sue possessione de San Bartholo de Casamurata, non consentendo sua signoria illustrissima, né per sè nè per alcuna persona cujuscumquc status et conditionis, non possa esser di quelle molestati nè inquietati per alcun modo de ragione o de facto, imo defenderli et conservarli in quelle, maxime atento che lo illustrissimo signor suo patre cum lo illustrissimo signor Pino gli le donorno. Item, che durante dicti vinti zorni, li subditi et soldati de l’illustrissimo signor Antonio non possano aproximarsi a la rocha fora de la transia et repari,, et non passino San Bernabè, nè pariter di fora passar lo molino ristiano, et dal lato de la cassina el sentiero comune; cussi, versa vice, quelli del magnifico signor castellano non possano uscire di qua et aproximarsi a dicti confini. Et quando alcuno delle parte conlrafarà a questo, possa esser preso per pre-gione, el malamente tractato. Item, possa cpso castellano extrahere de qui et portare con sè la roba del magiordomo, la quale ha in nota ser Baldino. Item, che durante dicti vinti zorni, alcuno de le parte non possa in alcun modo, nè ciim arlelaria, nè 3D0‘ altre arme, offendere hinc inde. A di 6 fevrer. In Colegio. Vene 1’ orator di Franza, e fè lezer una lettera el scriveva a lo episcopo di Renes orator dii roy a Homa, zercha queste cosse di Romagna eie. La qual fo fata conzar in alcune parie, et maxime zercha l’impazarsi in tuor il resto etc. E li scrisse la monstri al papa. Veneno Vincenzo di Naldo e compagni oratori di Brixigele e Val di Lamon, e tolseno licentia. Si parlino ben contenti et tochono la man a tutti, ìicet Vincenzo di Naldo resti qui, e il zuoba di la caza si farà cavalier etc. Veneno li oratori di Montefìor, videlicet domino Innocenlio doctor, sier Zuane el sier Sancto, con lettere di credenza di la comunità e di Sebastian da Veniexia castelan, e dii proveditor nostro a Rimino in soa recomandatione ; e prima si ave di sier Zacharia Contarini è proveditor nostro di lì. Or questo doctor, eh’ è vechio, expose el contento hanno auto di venir sotto San Marco, et hanno porta li capitoli voleno richieder ; laudoe sier Zorzi Gabriel, sier Francosc» Oriti stali loro proveditori, e il provedi tor presènte, licet sia zovene, pregando pi r l’avenir de simili. Etiam laudò Sebastian da Venetia caste-lan, qual cazò via uno camerlengo suo perchè si portò disonestamente baiando etc. Item, dimandano ‘ monilion per il castello, e voriano esser conexo e sotto Gemano, loco e castello di Arimino propinquo a loro mia......Item, voriano certi castelli alias per pontifici li fono concessi, per esser il loco povero, ma di passo, e posto su la via romea. Or il principe li aceplò aliegramente, e disse esservi stato lì, et commesse a li.savj la soa expedilione. Veneno Nicolò Aldamario e compagni citadini ariminesi, erano foraussiti per il signor Pandolfo e al tempo di Valentin ritornali, ai qual foli dilto ritor-nasseno a Rimino a goder il suo, che si scriveria al proveditor nostro la nostra intentione, perochè lo lerminà prò nunc non far altro. Ringraliono assai, e admonili tenisseno secreto. Fo proposto, per sier Zacharia Contarini el cavalier savio a terra ferma, far retenir domino Nicolò Paleologo cao di stratioti, èqui, partito da Zara senza licentia ; e il Colegio quasi asentì e fo mandà per Andrea Vasallo capitanio, tamen, io dissi non era di far tal movesta, per esser di bona fameja. Nulla fo fato. Di la duchessa di Urbin a la Signoria, una lettera di credenza in nome di Nicolò da Udene suo. Et fo etiam ledo una lettera li scrive il ducha, videlicet voi il sai datoli che al Porto Cesenaticho lo possi condur per mar. Li fo concesso, pur non vendi in li lochi nostri. Item, aver uno canon, eh’ è in Rimino, tolto a impresiedo dal signor di Chamarin; e fo scrilo ge lo rendi. Item, voi danari a conio di li ducati 10 milia se li dà a l’anno, di qual ne ebbe ducali 3000 ; e a questo nulla fo dillo, ma solum si risponderla. 391 Da Gradischa, di sier Francesco Contarini proveditor. Di certa fabricha fanno far quelli di Goricia sopra li repari eie. ut in eis. Di Dignan, di sier Lorenzo Salamon podestà, di.....Di alcuni danni fatti per li subditi di l’imperio di animali sul nostro territorio etc. ut in litteris. Fo terminalo scriver di zio a l’oralor nostro. Da Sibinico, di sier Antonio Corner conte e capitanio, di 11 zener. Come voria compir la fabricha comenzò sier Piero Marcello, ma non ha il modo di trar danari da la camera per la gran spexa-; e convien mandar in Bosióa juxta li mandati nostri nuntj con li mandati dii Turco, e si spenderà ducati 50. Voria per el labrichar la Signoria li concedesse
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Title
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Page 488
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Date
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1881
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9-57 MCCCCCIV, MARZO. 948 impir certi busi etc. La spexa sarà la calzina. Item, messe a coverto certi legnami. Item, 1’ artilarie. E quando il signor Barthola-rnio Alviano fo lì, disse si voria far certa citadella; ma li fo monstrà il contrario; aquietò. Il Bataion, fo castelan, vene lì, non cognosceva il castello. Item, si fazi missier Jacomo Secho pagi la parte soa per dita opera etc. Item, disse di l’intrada, e che ricomandò la camera a sier Piero Duodo vene capitanio in suo loco, qual à intrada ducati 23 milia e più; spexa altratan-to. È stà mal-far tante exemption, perchè il signor Lodovico havia d’intra’ ducati 100 milia. Item, la possession di la Corte, qual si afita lire 10 milia e più de imperiali a quel capetanio dii devedo per anni 10, perchè trovò certe scriture ; questa è una bellissima cossa ; fo de madona Biancha ; à assa’ privilegj di aque eie. Item, li beni di rebelli si afita zercha ducati 1400. E che ebeno gran faticha per li beni di quel Lucha Sfondra’, perchè era assa' instrumenti e dote; ma la facilità di Cosma Ponzon è bella e lieta, è boti scuoder li fitti e non la vender. Item, il veseoado, la Signoria scuode due. 4300; el qual è afilà a uno che l’afita a allri, e si ’l fosse el vescovo, haria ducati 6000 d’intrada. Laudò la eletion dii Bergogno ; è con conlenlo di quelli citadini, Item, la spesa di 250 provisionali è granda. Laudò usque ad astra il conte Alvise Avogaro; poi disse in fine : Dominus fecit nos et non ipsi nos. Fo dal principe laudato assai. Vene il legato per cosse particular di certo beneficio, qual li fo fato la letera a Cremona con clau-sula. Vene l’orator dii Tureho, qual era zà in gripo a Lio, et vene per una schiava puta manchava, videh-cet quella di sier Marco Zantani, che il padre è qui e la voleva. Et eri la teneno lì e la ili ite, tamen lei, di anni .. . vene in Colegio a dir voler restar et per esser christiana. El cussi fu ditto raxon al prefato orator, che stè quieto e tochò la man a tutti con gran reverentia e ritornò in gripo ; sichè mena con si schiavi numero 50, el cussi ogi si partì. Noto, che el vien qui uno altro orator dii Tureho, sic mie se intese per il zonzer di sier Bernardo Zu-stignan di sier Francesco vien di Ragusi. Dice che a di .13 fevrer zonse lì el prelato orator, e si preparava uno gripo acciò el vengi. Vien con persone 20 ; è homo degno, et fo ordinato chatarli una altra bona caxa a la Zuecha. Come vera e il successo, scriverò poi. Vene uno frate di Jerusalem con Ire compagni, con barba, et disse era venuto per nome dii signor soldan, et presentò una lettera qual fo data a tradur. Et lui disse et salutò el principe, e che (raduta, diria alcune parole. Or perchè la materia si trata nel Consejo di X di Coloqut, fo ordinato ditta lettera farla tradur per li capi di X, e poi aldirlo con li predicti cai etc.; auctore di tutto sier Alvixe da Molin sav;io dii Consejo. Di Zara, di sier Hironimo Barbaro doctor et cavalier conte, et sier Bortholamio Marin capitanio, di 22 fevrer. Come hano per uno parente di l’arzivescovo di lì venuto di Arbe, che quel conte li disse aver nova di la morte dii re di Hongaria, e volea scriver a la Signoria nostra. Item, di do stratioti fuzili de lì e andati in Puja con navilj ragusei. Item, scriveno mal di Nicolò Paleologo capo etc. Et per Colegio li fo risposto ragusei non poi navegar, e doveano observar le leze. Item, Nicolò è ritornà de lì etc. Da poi disnar, fo Colegio dii serenissimo e altri, e li governadori de l’intrade sier Nicolò da cha’ da Pexaro, sier Marco da Molin et sier Lorenzo Zustignan. E fo balolà uno scrivati in fontego di tedeschi, et rimase Francesco Falascho. Item, io fici balotar et expedir la confirmation di privilegj di Spiza, et obtini con qualche contrasto. Item, fo expedì e risposto ad alcuni capitoli di quelli dii conta’ di Rimano ut in eis, e fatoli exemption di la mità di la terzaria per anni cinque, e cussi balotadi. Item, fo scripto per Colegio in risposta al proveditor di Rimino, zercha li offìcj e il modo ne oco-re, videlicet per imbossolalion ; et che el ne avisa il voler. E sopra questo fo parlato assai. Item, fo fato comandamento a sier Etor Contarmi non mandi la fia fo mojerdil conte Antonio Or-delapho a Forlì per maritarse nel signor presente, come P havia dimandà al principe; sichè non vadi. 461 A dì 6 marzo. In Colegio. Veneno li capi di X, et cazati tutti fuora, expediteno certa materia, poi etiam alditeno quel frate di Jerusalem venuto per orator dii soldan. Quello exposé non lo so, e scriverò poi ; tamen credo per cosse di Coloqut, videlicet par il soldan habi cazà li frati di Jerusalem per questo, per amor dii re di Portogallo. Di Citadella, dii signor Pandolpho Malatesta, fata eri et presentata per il suo Gasparo da Pexaro. Prega la Signoria, havendo lui dato Rimino con 30 castelli, che la sia contenta lui habi l’intrade di Citadella tutte come li è slà promesso.
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Title
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Page 357
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Date
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1881
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, si humanitatem : lias per vestras virtutes omnibus absolutissimas atque porfectissi-mas in uno quoque vestrum, licet piane coninoci : quo lit ut vos totidom, quot eslis, fulgentissima quaj-dam quasi Halite sidera ab omnibus esse judicemiiiL Vos decus Itali» veneti, tutela labantis Vos fidei. Christi vos soevis liostibus olim Viribus obstatis : quotiens irrumperi tentant In Latium ; accessissent dudum ; vestra
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Page 599
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Date
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1881
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di Venezia. » Cristoforo proc. di San Marco (1492), uno degli oratori veneti d’obbedienza a pp, Alessandro VI, 1074. » Francesco di Leonardo, fu podestà a Pirano, 412, 1046, 1048, 1049. » Francesco (di Pietro) fu de' Pregadi, provve-ditor alle pompe, 79, 187, 530, 703. » Giovanni di Leonardo, 119. » Girolamo (di Pietro), 79. » _ Pietro di Luca, savio del consiglio, uno degli oratori d’obbedienza
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Page 59
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Date
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1881
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con li cardinali veneti, e soa santità li rin-grationo dii favor datoli ; et poi parlò di Cesena, la Signoria feva mal a voler luor le terre di k Chiesia, etiam far contra Valentin, eh’ è ricomandà al re di Franza. E l’ora lor li rispose e justifichò la Signoria di la cossa di Cesena, era per darla al Colegio di cardinali etc. et il papa seia rise. Et che havia tolto do cardinali a star in palazo, videlicet
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Title
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Page 969
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Date
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1718
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. Terreftribus copiis praeficitur . 676. Teigeftum oppugnai. 723. Marcellus (Nicolaus) Dux creatur. 773. Montur. 788. Marcellus (Petrus ) copiarum legatus. 828. Claffis Benacenfis praefetlus. 851. Marcellus numnius : quando cufus . 774. D. Marci corpus : Venetias transfertur. 46. Ejus inventio . 99. Aedes conditur. 5z. Ejus incendiutn . 70. Reparatio & 0111a-tus. 74. Defcriptio. 163. Mare : Veneti dominii
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Title
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Page 585
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Date
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1720
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venetum nomen publicae privatimque congeda maledica. 351. De illorum redrtu a fenatu impetrando fruftra 3 Jojeufa & a Ca-ftrio Iaboratum. 387. lllyricuni." ejus fines. I. 98. III. 202. Imperator venetae claflìs: quae ejus auitori-tas. I. 51. Imperator terreftrium reip. copiarum : unde-nam petere illuni fenatos femper confueve-rit. I. 96. Incendimi!-, veneti navalis. II. 148. Aedium
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