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ricetto nè dall’ una nè dall’ altra parte a fuorusciti di qualsivoglia sorte, ma saranno presi e consegnati all’altro stato. — 7. Si darà comunicazione di questa pace ai rettori di ogni confine e ciò entro 30 giorni per le parti di Bosnia, Albania e Dalmazia, e 40 per l’isola di Candia ed altri confini. — 8. Non si potranno violare i termini posti ai confini e saranno puniti i trasgressori con gravi
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vicino alla detta chiesa di Sant’ Andrea, e quivi starsene fino alla morte, offre sè stessa e le sue sostanze a’preti della chiesa matrice; non sapendosi poi se in effetto abbia Margarita abitato quel luogo. Molti anni dopo, Maria Arlatti (2) priora del Monastero di San Matteo dell’ Isola stessa di Murano, all’ oggetto d’instituire un nuovo cenobio di monache Benedettine, domandò, col mezzo di Vittore
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q. sier Marin. *Voi V. p. 507. in nota Un. 2. Torelli ss correggi rs Tonelli Voi. V. }>. 555. col. 4. Un. 46. Uguggieri 53 correggi ~ Ugurgieri Voi. V. p. 569. col. 4. liti. 7. Trauguriense 53 correggia Traguriense NELLA CHIESA E ISOLA DI S. JACOPO DI PALUDO. Voi V. p. 498. j inscrizione 2. La presente inscrizione, che riguarda LODOVICO DONATO Veneto Cardinale, dice PRIMVS CARDINALIS VENETYS
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SANTA MARIA DE’ SERVI 35 185 OSSA | PETRI BONO Q. VINCENTII | SVO-RVMQ. FRATRVM ET | HAEREDVM | OBIIT | ANNO DNI MDCX1V. 1 AETATIS SVAE LI1I. Pietro Box . Non era di famiglia patrizia . Di lui ci avverrà di parlare fra le inscrizioni dell’isola di san Secondo . La epigrafe dal Bergamini . 186 OSSA | PETRIIVSTINIANI PATR. YEN. IIOAN-NIS F. HIC IACENT | OBIIT DIE XXVII. SE' PTEMB. | ANNO
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ma di molte lettere così greche come latine dotato. Può essere il nostro, ch’era de’cittadini, e che l’epigrafe non c’indica essere morto del i5o4- Popilue. Poveggia, isola poco lungi di Venezia di dove venne questa famiglia Michieli. 99 MARCVS CONTARENYS PETRI F. VIVENS HVNC SIBI LOCVM QVEM SEMPER PIE CO-LVIT MORIENS ELEGIT. OBIIT ANNO AET. 75. DIE SABATI 21 IANV. i52ì Marco Coxtarini f. di Pietro q. Marco trovasi
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, ita sine illis redderelur i n liabi tabi le et infructuosum, etc », — Si ordina la denuncia di chi traesse di Cipro i parichi, o gli comperasse, o gli tenesse in casa propiia, sia salariati, sia in qual altro modo si voglia. I padroni di barca non possono prender a bordo un parico, se non con licenza ■firmata di pugno dei veneti reggitori dell’isola. Agli appaltatori de’casali è inibito valersi
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(F.), separò gli aquileiesi da’Papi, ossia che la loro Chiesa si divise in due capi , uno scismatico cioè d’Aquileia, e l’altro ortodosso nell’isola di Grado, e che accettato avranno forse i cattolici il rito Gregoriano, e nel Gelasiano di Papa s. Gelasio I persistito gli scismatici. Ciò non pertanto ritiene l’ab. Diclich per certo, che un solo rito abbia sempre dominato in ambo le diocesi aquileiese
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sono del latinista cav. Cicogna. Animati i veneti negozianti dalla sovrana generosità, vollero a proprie spese dare compimento ad opera così importante, e stabilirono l’erezione d’un Faro da elevarsi iu punta alla foce di Piave vecchia con soscrizio-ui, la cui spesa venne calcolata 14.0,000 lire austriache. L’inaugurazione della di -ga seguì all’ imboccatura del porto nel sito chiamato guardiano o sperone numero
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delle guerre di Ladislao e di Luigi Il d’Angiò, che si disputavano il regno di Sicilia ili qua dal Faro, definitivamente nel i 386 ottennero per maneggi e lunghe pratiche dagli abitanti di Corfù la dedizione dell’isola, da essi posseduta dopo la conquista di Costantinopoli dal 1207, poi perduta nel 1221 e indi passata nel 12 58 a detto reame, per cui iti compenso della cessione di Ladislao gli diedero
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t56 decapitali. Da allora il governo di Candia si léce più rigoroso, e così tornò la quiete all’isola. Fu la guerra di Candia il principale avvenimento del doge Celsi. Egli era di carattere giocondo e splendidissimo. Viveva regiamente, amante di tenere bella scuderia di cavalli, sui quali spesso in compagnia di molti gentiluomini si mostrava per la città; diletta vasi inoltre di raccogliere
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, dagli antichi veneti dette tombe (nelle Laguue vi erano Falli e Palate, Veline, Cavane e Barene. A queste si aggiungevano Ghcbbi e Paludo, Dossi e Conche. Il pallido è sito più alto della barena. Il ghebbo fu anche misura, prima d’un piede e poi di un piede e mezzo. 1 Dossi maggiori sul-l'acque della Laguna, si dissero Tombe, come rilevai altrove ), acciò su di esse piantasse una chiesa (essa è l’isola
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u co Monetario viveva a’(empi del doge Giovanni I Partecipazio dell’829. Finalmente il doge Orso, dopo aver ne’comi-zi generali confermali i privilegi e le cose da’fedelissimi abitanti di Chioggia richieste, già vedendosi vecchio, rinunziò nel g3a al principato, e nel monastero di s. Felice nell’ isola Aminiana prese l'abito di monaco, visse tranquillamente il resto de’ suoi dì, e morì
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18 ilovevn restar soggetto all’azione degli a v. venimenli e delle varie emergenze. La storia fa vedere le relazioni, che furono sempre tra l’isole e la Venezia terrestre, derivanti dall’origine comune, dalla frequenza de’ passaggi, dalla giacitura, dagl’interessi del commercio interno ed e-sterno. AMalaniocco,aTorcello,a Chiog* già, a Rialto erano i porti, gli ancoraggi, gli emporiide’veneli terrestri, e perciò doveva esservi una popolazione dipendente dalle città madri; doveva esservi qualche magistrato incaricato della vigilanza, come l’avevano i porti toscani e nel secolo V quel di Pisa, e col nome appunto di Tribuno. Era questo magistrato negli ultimi tempi dell’ impero un uf-fiziale investito talvolta, come il duca, d’una giurisdizione oltreché militare, anche civile. La costituzione imperiale fornì precisamente le basi all’ ordinamento de) l’isole veneziane,ini perocché come nelle città maggiori di terraferma erano duci e prefetti comandanti de’loro presi-chi, e nelle minori tribuni; così è a credersi che,durante ancora l’impero, sieno stali mandali al governo dell’ isole appartenenti a’ ter ritorii di Padova, Aqui-leia ec., egualmente tribuni,soprattutto negli ultimi tempi. Per la venuta d’Aitila nel 45a, data che non si accorda coll’era nazionale fissata al 42I> come già dissi,e per la distruzione di Padova,il legame che teneva unite l’isole a questa città e all’altre del continente, venne naturalmente a sciogliersi, e gli abitanti di quelle costretti a provvedere a se, passarono a nominare ne’ propri comizi i tribuni, onde l’accreditata Cronaca Savina, ponendo nel 466 la loro creazione, dice che si ridussero in Grado e s’istituì una repubblica, composta de’membri di tulle quell’isole; per essersi moltiplicato il popolo e succedendo molti disordini, onde i capi delle case si adunarono in Grado e nominarono in ognuna dell’isole maggiori un magistrato col nome di tribuno. E questo fu il 1,° passo dell’a ulouomia ve- neziana, questo il principio del governo democratico nell’isole, non già che i profughi s’accordassero d'istituire una repubblica democratica, ma venne es«a a formarsi come conseguenza naturale del diritto, che quelli già avevano nelle loro città natali, di concorrere alla nomina de’propri magistrati; e della comunanza di sciagure che gl’ interessi altresì accomunava. Trovasi qualche memoria d’uu consiglio particolare o minore, costituito probabilmente da’nobili e maggiorenti, ma iusieme d’una popolare assemblea deliberante ; e tal forma di governo potè mantenersi uell’isole anche durante la dominazione erula e gotica in Italia, la quale avendo lasciato sussistere le romane istituzioni, non alterò il governo de’ veneziani. Pare che i veneziani facessero parte del regno gotico, che possedeva l’intera Italia, e cheavea probabilmente una flotta ad Aquileia, ed altra per sicuro a Ravenna. La loro dipendenza però era più nominale, che di fatto; regolavasi a nonna dell’emergenze, era quale conveniva ad uno stato nascente , che pe’suoi rapporti colle terre vicine, pe’suoi interessi commerciali non poteva nimicarsi col dominatore di quelle. La relazione de’ veneziani col regno gotico, fu quella tenuta anche più tardi co’due imperi d’O-riente e d’Occidenle; fu una relazione di protettorato, un riconosci me nto di rispetto e d’ omaggio al sovrano che regnava in Italia e da cui ottenevano in cambio utili privilegi e la conservazione del proprio stato. L’isole dunque, senza essere propriamente suddite,furono sotto la protezione de’ re goti, i quali non avevano motivo di farne la conquista, dacché e-rano nominalmente annesse al loro impero; mentre esse poi dal canto loro, profittando d’ogni propizia occasione, allentavano a poco a poco sempre più questo vincolo di dipendenza, finché si sciolse del tutto. Dopo la morte di Teodorico, cominciate le guerre greco-gotiche, Costanziano generale de’ greci occupala
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212 del sultano nelle tene veneziane. Nel trattato furono compresi il duca di Nas-so e gli altri nobili veneti possessori del-l’isole. Pagherebbe larepubblica i solili i36 ducati per Balsa, Scutari e Alessio, e i io per Nepanlo. Continuerebbe il patriarca di Costantinopoli a goder l’entrate che avea in tutti i luoghi della signoria di Venezia a’tempi degl’imperatori (dissi più sopra, che si recò
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4 figure di Santi, opere di G. Mansueti. Il bassorilievo delTultimo aliare è studiata opera di Tullio Lombardo. 4i. £ Lucìa, prima intitolata alla ss. Annunziala. L’origine di questa chiesa si assegna all’anno1192. Si rese celebre per la traslazione in essa del suos. Corpo, come ritengono gli scrittori veneti e alti i. Però il Butler fu d’avviso, nelle Pile de principali Santi, che il corpo della celebre
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calma, si vedono ancora in mezzo al-l’ondej e questi, nuovo e peregrino, nel contemplarle moli di Venezia sente pungersi più vivamente dal desiderio d’ara-mirarla d’appresso; quegli, cittadino, rivede il fumo del domestico tetto, nè gli è lecito correre agl’impazienti amplessi de’ congiunti edegli amici. Al 2.°cortilesegue una via che attraversa tutta la lunghezza dell’isola e fa capo a 7 praticelli
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che mai affliggessero Venezia, minacciata a’ i5 febbraio i34o d’essere all’intatto sommersa; onde la sua salvazione si attribuì all’intercessione di s. Marco, s. Nicolò e s. Giorgio. Si racconta (da molte cronache e dal Rinaldi) che questi santi, entrati nella barchetta d’un povero pescatore, si facessero condurre, non ostante l’imperversare dell’onde, all’ isola di san Giorgio; ove il santo di questo nome discese
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apertamente. Divisa in fazioni diverse la nazione, minacciata da’confinanti longobardi, che spiavano I’ isolane scissure per trarne vantaggio e ridurla a servitù ; molestata dagli schiavoni o slavi pirati arditamentesino nelle Lagune; fortunatamente nella violenza dell’ insorte passioni la nazione de’ veneti rientrò in se,e siccome la cagione del male stava nella forma del governo, in principio saggio
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l’I talia nel 584, sl reco a visitar l’isole venete; restò meravigliato di loro condizione, dell’operosità degli abitanti e del loro prosperamento, trovando vero il detto da Narsete, d’ essersi i veneziani creata una patria sicura da ogni nemica invasione. Pertanto desiderò farli più a-inici ilei suo imperatore greco Maurizio, stimandolo vantaggioso; e mostrandosi co’veneti sommamente benevolo, prese
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nella Dissert. 26.“, che fossero lebombardelleche allora soltanto prendessero ad adoperarsi e non le bombarde. Che nell’armeria di Genova fu collocato uno de’cannoni di cuoio usati da’veneti in quell’occasione, lo rilevai in quell’articolo, il quale si rannoda con questo pel riferito e pel da riferirsi). Di 163 poi il Soranzo nella difesa di quel passo importante avendo ceduto troppo facilmente al duca
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