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1931
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Nell’Albania di treiNt’anni fv 87 genza. E anche per questo rispetto essi introducono nel concetto dell’universo e nella visione di ciò che non ha limiti una sapienza e una giustezza profonda di osservazione che fa stupire. Intendiamoci bene che tutto ciò non passa oltre i confini della ragione naturale, poiché quando si parla di catechismo e di misteri cristiani allora si è lontani
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1933
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Un dramma storico del 1897 nell’Albania del Nord 53 vedersi venir su tutte quelle immondezze, gettarono un grido di orrore: « Jallàh ku-kùuu... » e corsero a casa ad annunziare. Estàk furullàh...: e fu un divampare di nuovi odi, nuove accuse, nuove vendette e venne pure la volta delle repressioni. La macchina del Governo si mosse per mezzo dello xhibàl, per organizzare una punizione esemplare
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1933
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Un dramma storico del 1897 nell’Albania del Nord 39 bruciarci la casa, esiliarci, come avevano fatto gli altri Governi ecc. ecc. Si prendevano sottoscrizioni contro di noi per mandare un memoriale a Costantinopoli. Ai montanari che venivano in città per loro affari, si domandavano notizie di noi e della missione, e questi a lodarci e benedirci per le orazioni che insegnavamo, pei sangui
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1933
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Pagine di storia veneta 21 parte al movimento, dimostrano come fosse potente ed ormai dilagante in tutti il desiderio di liberare l’Albania dal potere dei Turchi (30). Acropoli di Butrinto, estate dell’A. XI dell’E. F. Luigi M. Ugolini. DOCUMENTO I. Serenissimo Principe, et 111.ma Signoria. Noi vecchi capi, et principali di tutto il popolo di Albania unidi insieme con un animo di tutto il popolo
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1933
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i MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 201 Quanto al Lascaris, in un primo tempo gli fu imposto di non esercitare pubblicamente le sue prerogative vescovili (29) e ciò fino al 1660; per il Patriarca invece, la S. Congregazione ebbe riguardi particolari: per Lui consegnò al Lascaris un ricco paramento liturgico ed altra suppellettile sacra d’argento, da dover offrire a Mr. Atanasio
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1933
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Un dramma storico del 1897 nell’Albania del Nord 45 svergognati come donne rimaste senza marito ». Anche Martino fu dello stesso parere e insieme con Kolé Gjeka rimasero a custodire le armi. Gli altri entrarono da Ahmèd. Questi avrebbe voluto tingere le unghie delle dita alla moglie secondo il rito musulmano, ma ormai non sapeva da che parte voltarsi. Scambiati i complimenti d’uso e preso
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1933
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di quello, sono riassunti e trasformati secondo i tempi nuovi. Più tardi poi, cioè verso la fine del secolo scorso e i primi anni dell’attuale, dopo che il movimento nazionalista si venne accentuando in Albania i turchi giunsero, per dare ancor più soddisfazione alle popolazioni, a far preparare da una Commissione mista; un progetto di Codificazione del diritto consuetudinario Albanese, che non giunse alla sua piena
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1933
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servirà per condurre qua, et ritornare al Paese li Ambasciatori, et portar gli Ostaggi, et in caso che le guerre d’Italia andassero avanti, potrà servire a V. A. S. per condur cavalli, et soldati d’Albania et di altre Provintie con la corrispondenza di quelli Signori, che per ogni viaggio si potrà condurre sessanta, o settanta cavalli alla volta, li quali viaggi di Ancona in Albania presto
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1933
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, le relazioni fra Venezia e l’eroe albanese divennero e restarono sempre ottime. Già al convegno di Alessio tenutosi nel 1444 parteciparono i governatori veneziani di Alessio stessa, {che era dominio veneziano), di Scutari e di Durazzo. Nel 1540 Venezia inviò doni e provvigioni a Scanderbeg al tempo dell’ultima incursione di Murad II in Albania. Altri ingenti soccorsi (denari, vettovaglie, armi ed armati
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1933
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, nipote di Scanderbeg, che passò al nemico, e nella primavera del 1457 entrò in Albania a capo di un esercito turco composto di 50.000 uomini. Sconfitto ad Albulena, Amza prigioniero fu spedito da Scanderbeg ad Alfonso re di Napoli, di qui a Croia, di dove fuggì per ritornare a Costantinopoli. Un altro nipote di Scanderbeg, Giorgio Stresio Balscia figlio dì Jella, per 30.000 ducati cedette ai Turchi
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1935
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, intitolandosi prima genericamente Despotus (7) e poi, dal 1306 in seguito, « Regni Albaniae Dominus » (8). Il quale titolo fu assunto, naturalmente, identico da Giovanni Angiò-Gra-vina, poi Angiò-Durazzo, allorché nel 1332 egli ricevette quel dominio dal ramo Angiò-Taranto in cambio del Principato di Acaja (9). Infine, ancora di un Regno di Albania si parla nel 1393 allorquando Re Ladislao dichiara
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1935
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.58 Rudolf Leutelì tri di altezza, i quali prolungandosi verso est costituiscono una pianura sulla dorsale (a sinistra della fig. 20). Riassunto. All’estremo settentrione dell’Albania si estende una montagna elevata, che giunge fino all’altezza di circa 2700 metri; essa è costituita da calcare mesozoico e riunisce in uno spazio relativamente ristretto le differenze che distinguono i tratti
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1935
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 8» Tra le vecchie pareti dell’antico Collegio fece murare questa lapide: Quae paravi dimisi : quia manus d.ni tetigit me : OMNIA VANITAS: EGO ENIM SICUTFOENUM ARUI ET ANNI MEI SICUT FUMUS EVANUERUNT. AMICI MISEREMINI : IN ORATIONIBUS VESTRIS MEMENTOTE MEI Honophrius Constantinus Archiepùs dibr. Hanc lapidem poni curavi anno d.ni mdccxv. Vedremo altrove
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1935
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, il Regno di Albania e il Principato di Acaja con diritti e pertinenze, anche sulle terre allora occupate da Greci e altri scismatici, compresa naturalmente Durazzo, dietro compenso di 70.000 once di oro, da soddisfarsi per un quarto al tempo dell’assegnazione di quei domini, e per tre quarti in tre rate in ciascuno dei tre anni successivi. A garanzia, il Re avrebbe data la sovvenzione generale (47
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1935
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La lingua albanese 9 abruzzese di Villa Badessa (mandamento di Pianella, comune di Rosciano, provincia di Pescara). Nella Dalmazia italiana, a Borgo Erizzo presso Zara, la colonia ghega è giunta nella prima metà del settecento. E’ l’unica colonia ghega fuori del territorio parlante albanese; tutte le altre colonie (Grecia, Italia) sono provenute dall’Albania meridionale e parlano dialetti toschi
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1932
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Della lingua albanese e della sua letteratura, ecc. 87 Romanum, Fidem Catholicam et Italiani ab impugnato-ribus et hostibus, te duce, te rectore, protegerem liberar emque ». Lascio che altri si assuma il compito di ricavare da queste parole e da tutti i principali atti della vita di lui non esclusa la cessione dell’Albania al re delle dùe Sicilie se Giorgio Castriota, che sovra ogni altro libro
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1932
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alcune pregevoli poesie, di cui una bellissima, che piange il fato dell’adorata patria, è popolare in tutta l’Albania ed è stata stampata anche dal Jarnik nel 1881. Ricordo inoltre il nome di Eutimio Mitko da Korga, vissuto a lungo in Egitto, il quale fu pure gentile poeta, quantunque debba maggiore notorietà all’ampia antologia di cose popolari, pubblicata in Alessandria nel 1878 col titolo : « Bceljetta
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1932
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ghego di nascita e di origine; ma da dove mai, tranne che dallTtalia, madre ed altrice gloriosa di civiltà vera, avrebbe potuto penetrare la luce del sapere nell’Al-bania, che fu sempre insidiata da Greci, da Slavi e da Turchi, cui per qualche secolo si aggiunsero gli Austriaci? È proprio necessario ricordare i rapporti non interrotti giammai, fin dai tempi preistorci, fra i popoli dell’Albania
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1932
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e di interesse, che legano indissolubilmente fra loro l’Italia e l’Albania, anche dal punto di vista politico, non meno che da quello militare ed intellettuale, per la salvezza comune e per la comune difesa contro gli stessi nemici? Le tradizioni italiane sono così diffuse e così radicate ovunque oltre l’Adriatico, che perfino dai Malisori io stesso ho inteso dire che le loro montagne appartengono a Venezia
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1932
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necessario al comun bene, e che la nascita o la fortuna, non davano alcun diritto all’orgoglioi ed alla prepotenza. Nè le cose sono tuttavia mutate, come io stesso posso attestare, essendomene pienamente assicurato nella mia non breve dimora in Albania, dove son vissuto a contatto diretto con i Malisori, e specialmente con i valorosi Mirditi; e come già ben ebbe a mettere in rilievo la Principessa Elena
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