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1901
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- 55 ~ d’Italia appartengono per altro, in massima parte, al rito greco-unito. Diocesi arcivescovili e vescovili dell’Albania cattolica. — L’Albania cattolica ha tre diocesi arcivescovili e tre vescovili. Le arcivescovili sono : Uscub o Scopia con sede a Prizrend e 8 parrocchie, Scutari con 20 parrocchie, Durazzo con sede a Derbinisti e 78 parrocchie ; le vescovili sono : Zadrima o Sappa con 20
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— 130 - e riunì le despotìe di Arta e di Janina alla Contea di Cefalonia. Oggi è poi messa in dubbio con validi documenti la vecchia tradizione, che Croja(Kruja = la città delle fontane, in lingua albanese) abbia appartenuto per un certo tempo a quel Giovanni Castriota, da cui nacque l’eroe albanese Giorgio Castriota detto Scanderbeg, che segnò il punto più luminoso della storia dell'Albania
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Capitolo III. Giorgio Castriota detto Scanderbeg - I Turchi conquistano l’Albania dopo la morte di Scanderbeg - L’Albania sotto la dominazione turca -Colonie albanesi in Italia (1421-1750). Giorgio Scanderbeg. — Incerta è tuttora l’origine della famiglia dei Castrioti, giacché alcuni le attribuiscono origine serba, altri albanese; alcuni affermano che l’avo di Giovanni Castriota, padre di Giorgio
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europea hanno fatto decadere in Albania il mestiere dell’armaiuolo. A Scutari, a Prizrend e a Janina si fabbricano altresì drappi e giubbetti e giacchette ricamate in oro ed in seta, di cui si ha largo smercio in Bosnia, Albania, Dalmazia e Montenegro. Giacova fornisce dei passamani, cordoni, galloni, bottoni in seta e fili metallici. Scutari, Dibra, Prizrend e Janina forniscono cuoi marocchini rossi
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aveva annientata qualsiasi relazione fra le due sponde, né era valsa a rannodare codeste relazioni la breve dominazione austriaca. Ed ora torniamo alla storia dell’Albania, che ancora ci riserba fatti di singolare interesse. Capitolo IV. Bey e Pascià ereditari — I Busciatli di Scutari — Ali Tepelenli (di Tepelen) Pascià di Janina (1750-1831). ‘Bey e Pascià ereditari. — Si é già visto come sotto la dominazione
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— 204 — bero mai preso le armi contro il padiscià; ma la sua protesta fu soffocata dalle grida unanimi di « viva All! viva il restauratore della libertà! » Intanto due eserciti turchi movevano verso l’Albania, seminando dappertutto il terrore e la morte. Li conducevano Pehlevan Baba pascià di Bulgaria e Ismaele Pacho bey eletto pascià di Janina. Ali possedeva moltissima artiglieria e aveva messo
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— 167 — dell’Albania (di Ipek, per esempio, di Scutari, di Prizrend, di Uscub, di Janina). Avendo infatti la religione di Maometto acquistati numerosi proseliti tra gli shkipetari e in special modo tra i dinasti e tra le più ricche famiglie, cui premeva di conservare sotto la protezione del sultano i beni e la potenza, tantoché tra i convertiti si citano persino alcuni membri della famiglia
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— 75 - rate che possano aver migliorato di molto questo stato di cose. Nessuna ferrovia oggi percorre quella che abbiamo chiamata Albania geografica. Solo il territorio dell’etnografica è attraversato dalie linee Salonicco-Monastir, Salonicco-Uscub- Prishtina-Mitrovitsa, Uscub-Salonicco, Uscub-Vranja-Nish (Nissa) Belgrado-Vienna. Speranze e progetti per l’avvenire
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— 202 — allora impedito che la Sublime Porta attendesse di proposito alle cose dell’Albania, e tutte codeste circostanze avevano anche favorite indubbiamente le ambiziose mire di Ali di Tepelen, come di altri riottosi vassalli della Turchia in Asia ed in Europa. Mahmud II, il sultano riformatore, meditava di applicare al suo Impero la politica dell’accentramento e di ridurre tutti i ribelli
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— 217 — Khedive egiziani anche oggi regnante sotto l’alta sovranità della Porta e la sovranità effettiva o protettorato che dir si voglia dell’Inghilterra. Non erano d’altra parte ancora finite nel 1831 le agitazioni nell’alta e nella bassa Albania. Moti albanesi tra il 1835 e ^ Jfy4’ — Alì-Namik pascià, che Rescid aveva lasciato al Governo di Scutari, trovò ben presto assai grave l’esercizio
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. Giorgio Castriota deliberò di accorrere in difesa di Ferdinando d’Aragona, ridotto a mal partito dal suo competitore Giovanni d’Anjou e dal capitano di ventura Giacomo di Nicolò Piccinino, che l’Angioino aveva assoldato; e conchiuso un accordo colla Repubblica di Venezia, la quale promise di difendere le coste dell’Albania e i dominii del prode albanese durante la sua assenza, salpò da Durazzo con 8000
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ì — 109 — l’imperatore d’Oriente un compenso in denaro, terreni e botteghe e magazzini in Durazzo e Costantinopoli e libero approdo senza pagare gabella nei porti dell’impero. Era doge a quel tempo Vitale Falier. Come altrove accennai, nelle cronache che narrano le gesta dei Normanni compare per la prima volta in occidente il nome di Albania, già in uso fin dal principio del secolo xi
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— 189 — mosse guerra a Kurd pascià di Berat, capitale della Toskeria, il quale vantavasi, non si sa con quanto fondamento, di discendere da Giorgio Scanderbeg. Certo è che la sua famiglia governava quel pascialato sin dal secolo xvi. Anzi i pascià di Berat avevano esteso il loro dominio sopra una buona parte dell’Albania meridionale, v’ha chi dice sino alla stessa Janina. Quindi il pascià
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— XI — sopra le quali farò passare uomini e avvenimenti che trovi sui miei passi. Quanto alle fonti dirò con pura sincerità di non aver trascurata nessuna indagine nel campo dei documenti: posso dire che, fatta eccezione di qualche archivio ecclesiastico che non mi fu accessibile, ebbi a disposizione tutte le carte riguardanti il P. Posi, potute rintracciare negli archivi diocesani dell’Albania
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che il P. Musati pei suoi scopi di propaganda in Italia non domandò che si chiedessero approvazioni o incoraggiamenti da tutti gli Ordinari dell’Albania, ma solo dagli arcivescovi di cui abbiamo riferito le testimonianze, e, possibilmente, anche dal vescovo di Alessio, pel semplice motivo, credo, che queste diocesi avean la maggior parte delle parrocchie in mano al clero secolare e non era delicatezza proporre
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CAPITOLO III. Vigilie d’armi. Sommario. — Il P. Pasi a Scutari d’Albania; prefetto e maestro (anni 1880-1882), e Vicerettore (anni 1882-1884) nel Collegio S. Francesco Saverio; Rettore (1884-1888) del Seminario e del Collegio. Al tempo a cui ci ha portati la storia della vita del P. Pasi, chi dall’Italia del Nord voleva venire in Albania, si recava a Trieste e di là con un vapore del Lloyd
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per la pacificazione quasi generale dei « sangui ». Ciò è cosa difficilissima in Albania tanto che il P. Pasi confessa che fino allora l’aveva creduta impossibile, nè mai aveva ardito tentarla. Ma il Padre ebbe l’ispirazione di mettere questa grande opera di rigenerazione morale e sociale che portò l’Albania cattolica a una fioritura di grandi eroismi, sotto l’ombra del Cuore di Gesù Cristo, perchè quell’opera
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— 69 — Mons. Pasquale Troksiii, arciv. di Scopia, scrivendo in . data 13 luglio 1894 al P. Pasi che si trovava a Padova in cura della sciatica, lo pregava in modo confidenziale a volergli « indicare gli abusi principali che ancora regnano in Albania coi mezzi « che credesse » utili per estirparli », perchè egli studiandoli se ne servisse nel (III) Concilio albanese indetto da S. Ecc. Mons
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A V VERTIMENTO immaginerà il lettore come nacque quest’opera? Pensi a un missionario italiano in Albania, lontano dalle comodità della sua patria, che senza l’appoggio di nessun Istituto di cultura, nè l’apparato di nessuna Missione scientifica, fondato unicamente sulla forza di un grande ideale, a piedi, per villaggi e per montagne asprissime, accanto alla fiaccola della fede, porta la penna
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1933
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A V VERTIMENTO Immaginerà il lettore come nacque quest’opera? Pensi a un missionario italiano in Albania, lontano dalle comodità della sua patria, che senza l’appoggio di nessun Istituto di cultura, nè l’apparato di nessuna Missione scientifica, fondato unicamente sulla forza di un grande ideale, a piedi, per villaggi e per montagne asprissime, accanto alla fiaccola della fede, porta la penna
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