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— 219 — Nel 1842 scoppiò a Scutari una sommossa contro i gesuiti, che sostenuti dall’Austria e dal pascià volevano edificare una scuola. L’agitazione si propagò tra i musulmani dell’Albania e vi parteciparono anche parecchi cattolici, scontenti dell’importanza e dell’influenza che andavano acquistando nel paese i preti forestieri, strumenti della politica austriaca, tanto più che il clero
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della nazione albanese a profitto di altri popoli. La Lega albanese. — Questi eccitamenti furono accolti dai rappresentanti di tutte le contrade dell’Albania con straordinario entusiasmo. Maomettani, cattolici e ortodossi, toski e gheghi dimenticarono i secolari odi e dissensi, e da tutti unanimemente si deliberò di opporsi alla consegna di distretti albanesi alla Serbia, al Montenegro, alla Grecia
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— 203 — Ismaele Pacho bey, già nominato vali di Janina e di Delvino. iAlì e Vinsurrezione greca. — Ali spiegò allora risolutamente la bandiera dell’insurrezione, e mentre fino a quel tempo non aveva mirato ad altro che a far trionfare la religione di Maometto e molto aveva contribuito a diffonderla nella bassa Albania, cambiò d’un tratto tattica e condotta, e cercò aiuti anche fra i cristiani
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l’opera di Omer Brioni, un prode bey albanese che nella guerra egiziana aveva battuti a Rosetta gl’inglesi. Si affrettarono allora a riconoscere spontaneamente la suprema signoria del vizir di Janina i pascià di Elbassan e di Croja e gli altri signorotti dell’alta Albania. Poco dopo cadeva in suo potere Cardiki, su cui egli compi la terribile vendetta legatagli dalla madre
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con qualche fondamento che le voragini del Lago di Janina alimentino non il Mavropotamo, ma il Luros. Scorre solo in parte dentro i confini dell’Albania il Lini, che nasce dal pendio meridionale del Com, passa accanto ai villaggi di Gusinje e di Piava, gira attorno al nodo più settentrionale delle Alpi albanesi e volgendo al settentrione va a gettarsi nella Drina, affluente della Sava (bacino del Danubio). Scorrono
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è il sopra ricordato patriota valaco Apostolo Margariti. Vi sono inoltre scuole slave a Scutari e nei principali centri di popolazione mista serbo-albanese e bulgaro-albanese. Vi sono anche scuole turche, ma la Turchia spende per esse poche migliaia di lire. Scuole italiane. — L’Italia, che ha vecchie tradizioni di coltura e di diffusione dejla propria lingua in Albania da mantenere e le antiche relazioni
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di duca di Durazzo, trasmettendolo ai discendenti, che sedettero sul trono di Napoli (ramo durazzese degli Angioini): ond’ è che questi re fecero battere moneta in proprio nome a Durazzo, a Corfù ed a Lepanto; e all’ambizioso re di Napoli Ladislao di Durazzo piacque persino di attribuirsi in qualche diploma il titolo di Rex Albctniae. Ma di fatto re dell’Albania egli non fu mai. Già si vide
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scogli acroce-rauni della poesia classica sono ancora assai temuti dai naviganti. 11 Capo Linguetta segna il termine di queste montagne precipitanti a picco sul mare. Altre catene interne notevoli della bassa Albania son pure quelle che, staccandosi dal Pindo, si dirigono da sud-est a nord-ovest, separano il bacino del Devol da quello del Ljumi Beratit (monti Tomor) e il bacino del Ljumi Beratit
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— i7 ~ facile accesso tra l’Albania e la Macedonia e termina con una notevole depressione al sud del monte Vojon. Da questo punto la catena va grada-datamente elevandosi e raggiunge quasi i 2600 metri nello Smolica, donde si possono scorgere a un tempo le acque dell’Egeo e dello Jonio e le rive della Grecia di là dal Golfo di Arta. Dallo Smolica in poi la catena del Pindo torna ad abbassarsi
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1878 da Scutari d’Albania. Occorre aggiungere che si formarono ben presto tre Comitati della Lega con residenza a Prizrend, a Scutari e ad Argirocastro : i primi due contro la Serbia, il Montenegro e l’Austria, l’ultimo contro la Grecia. Ma contro la Serbia, che, come si è visto, aveva già occupata la parte sua, c’era poco da fare. Più agevole era opporsi ai montenegrini ed ai greci
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- i48 - i propri servigi al sultano, il quale li accolse con gioia e affidò nella primavera del 1453 15,000 uomini a Moises Golem. Ma costui fu sorpreso e sconfitto nella valle del Drin nero e non ricondusse al sultano che 4000 soldati. Intanto Maometto II, avendo espugnata Costantinopoli (29 maggio 1453), proclamava Hamza pascià d’Albania e gli dava 5000 cavalieri, coi quali unitosi ad Isa
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— 6o — figiè. Ora, Novibazar, Uscub e Monastir sono fuori dei confini geografici della vera e propria Albania, quantunque debbano essere compresi entro i suoi confini etnografici. Viceversa non appartengono nemmeno all’Albania etnografica pel vilajet di Cossovo buona parte del sangiaccato di Novibazar e la metà orientale del sangiaccato di Uscub e pel vilajet di Monastir i due terzi
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Nota al Capitolo VII della Parte i\ Ho detto nel Capitolo Vll della ra Parte di questo libro, che l’Italia tiene presentemente negli scambi commerciali dell’Albania cogli Stati europei il quarto posto. Aggiungerò qui alcune notizie recentissime, da me raccolte quando già il libro era in corso di stampa, dalle quali è lecito argomentare che le relazioni commerciali fra l’Italia e l’Albania
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da tutti questi nomi dedurre, che gli albanesi abbiano avuto stanza in tempi antichi anche nella Bri-tannia, nella Gallia, nella Spagna e in Italia ? Maggior considerazione merita invece l’ipotesi, che tutti o quasi tutti questi nomi richiamino il radicale ario alò o alp, significante bianco e alta montagna (dalla bianca cima nevosa). Quasi tutti i luoghi sopra nominati sono infatti montuosi, e per l’Albania
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368 L'Albania e l'opera di G. De Rada nelle loro mani, associossi al ridicolo slatu quo. Gladstone ministro scriveva nel 1880 al De Rada: che a lui e ai suoi colleghi stava a cuore la giustizia e sicurezza de’ diritti civili dell’Albania così come quelle degli altri domini turchi (1), e i giornali con simpatia favorivano l’idea della nazionalità albanese. La questione albanese era nata
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Cap. IX — Caratteri de' poemi 155 «olla considerazione che l'uccisore fu lo strumento della punizione di Teodòro, che avea contravvenuto, nella mente del poeta, alle leggi dell’ ospitalità, ciò che veramente è affatto contrario alla storia. IV. Comune con i veri poeti ha l’idealità della vita. Egli è nato per adempiere a una missione, la rigenerazione dell’Albania. E la fede
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17fi I.'Albania e l'opera di G. De Rada tutte le colonie, dall’ Egitto, dalla Grecia, da Bukarest, dalla Germania e Francia; il commercio non mai interrotto coi connazionali di ogni regione, che convenivano in casa sua, sempre e a tutti liberalmente e generosamente aperta, o con lui tenean corrispondenze epistolari; le lezioni, che egli fu chiamato a dare nel Collegio albanese
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256 lì Albania e l'opera di G. De Rada colto alcune poche voci albanesi ; nè il Cavalliotis che ha compilato un dizionaretto greco-valacco-albanèse (1770), nè ha consultato il Bogdan (1670) e le pubblicazioni della Propaganda, che, se son di poco valore, non van trascurate, nè ha tenuti presenti tutti i canti popolari, dispersi per le provincie del Napolitano e per la Sicilia
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172 L’Albania e l'opera di G. De Rada talia, che più s’avvicinano all’etimologia, e la parentela dell’albanese con il greco ed il latino, che il De Rada avea riconosciuto prima che fosse intuita da qualche raro filologo e difesa dal Bopp, questo contrasto tra la scrittura scientifica e la scrittura empirica appare, anche nelle sue prime opere, abbastanza frequente. A render la pronunzia
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104 L'Albania e l'opera di G. De Rada sezioni non è commendevole, come non è neppur lodevole, per alcune liriche, la divisione in istrofe, della quale mancano le altre, tirate sullo stesso tipo. E neppure è approvabile la divisione in scene di qualche canto. La multe-plicita delle divisioni e de’ tipi di costruzione de’ canti o storie sono cause di disgregamento, di disarmonie
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