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PIO BONDIOLI e un terzo lo impiantò a Tirana Essad pascià Toptani, d’una famiglia che si pretende discesa dai Topia. Il 1° aprile 1914 la Commissione internazionale delegata dalla Conferenza londinese degli ambascia-tori approvava a Valona lo statuto dell'Albania erigendolo a regno sotto la garanzia delle sei Potenze e chiamando a sedere sul trono il principe Guglielmo di Wied. La scelta
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ALBANIA tadinanza e libertà, nella Serbia, nella Moldavia e Valacchia fu temperata talvolta per considerazioni politiche d’opportunità e più ancora per calcolo d’interessi materiali e di difesa etnica, per mantenere una distinzione esterna fra cristiani e vincitori ed assicurare a questi i massimi vantaggi della conquista. Nell’Albania le tribù del nord difesero invece con le armi alla mano
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ALBANIA citi, levate truppe e assoldate bande, mentre i figli dei bey venivano mandati a Vienna ai corsi militari dai quali uscivano coi gradi. L'Austria tentò in modo speciale di attirare a sè l’aristocrazia feudale, i capi di tribù e « bandiere » con vaghe promesse di autonomia, ma di pochi seppe acquistare la fiducia. Il risultato dei suoi sforzi andò perduto. Al momento del disastro
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ALBANIA montagne della Himara e la ricordata penisola degli Acrocerauni. E’ questa la regione che i fautori della megali idea (irredentismo panellenico) si ostinano a chiamare alto Epiro e che durante la guerra europea è già stato teatro del sacrificio e del valore italiano. Nel territorio passa l’ultimo grande fiume albanese, la Voiussa (km. 237), che nasce in Grecia sul Pindo e uscendo
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. Esaurita questa prima fase d’operazioni, il Corpo speciale d’occupazione passò alle dirette dipendenze del Comando Supremo il quale mandò rinforzi e costituì in Albania il XVI Corpo d’armata (su tre divisioni) al comando del generale Oreste Bandini, che iniziò la costruzione del campo trincerato di Valona dalla foce della Voiussa alla stretta di Dorza. La situazione si stabilizzò per qualche mese
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, incominciò la sua missione di far libera l’Albania. Occupata Kruja con uno stratagemma e fattala sua capitale, abiurò la religione mussulmana, si proclamò cristiano e raccolse in fascio le tribù più vicine. La sua personale influenza fu accresciuta dalle nozze con Andronica, figlia di Commeno Arianite, eminente signore albanese, che invano aveva cercato di disfarsi dei maomettani. Altri capi si strinsero
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PIO BONDIOLI Del lago di Prespa, il più grande della penisola Balcanica (298 kmq.) appartiene all’Albania la riva sud ovest con le profonde insenature ai piedi del boscoso e calcareo Mal i That (m. 2015). Le coste albanesi -— per le ragioni geologiche e geografiche già esposte — differiscono completamente da quelle dalmate e greche. Queste sono formate dal frastagliato profilo delle rocce
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dopo per gli stessi luoghi: la devastazione generale era visibile nelle rovine intatte e quasi ancora fumanti, la popolazione scampata ai massacri viveva atterrita fra le mura delle kule, nelle stamberghe diroccate e incendiate, perchè i greci, malgrado l’accordo di Corfù che importava l’evacuazione dell’Albania meridionale, vi restarono fino all'estate del 1916 e si ritirarono soltanto con l’estendersi
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PIO BONDIOLI tutta la campagna d'Albania anche quando fu evidente, se non l’importanza, l’utilità politica e strategica della continuità del fronte balcanico dalla foce della Voiussa a Salonicco; che amareggiò il sacrificio e lasciò in silenziosa penombra il valore e l’attività del XVI Corpo d’armata, che opponeva guerriglia a guerriglia e soltanto nel ’18 riuscì a intraprendere un’audace
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ALBANIA il contributo dei due Fan (Fan grande e Fan piccolo) della Mirdizia e volgendo a ovest in una stretta gola fra Tirana e Alessio, va a finire, dopo un percorso di 104 chilometri, nella boscaglia costiera del golfo del Drin, detta Bregu i Matit. Egualmente da profonde incassature di altri torrenti scendenti dai monti di Tirana (fra cui lo Zesa, il Terkusé e il Ljumi Tiranes) cala al mare
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ALBANIA intense precipitazioni. Cattaro è ritenuto il punto più piovoso d'Europa. I corsi d’acqua sono quindi generalmente abbondanti, rapidi nella parte montana, ciottolosi e ghiaiosi in quella collinosa, calmi e limacciosi nelle vicinanze del mare. Lo sgelo, i temporali, le piogge insistenti li gonfiano facilmente di acque che precipitano da migliaia di pittoresche cascate. Passando
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ALBANIA Dj-in Nero, nei distretti della « grande Albania » tenuti dagli slavi non ebbe più a occuparsi da quando, sulla fine del 1927 scoppiò nel paese dei Dukagjini una rivolta organizzata da agenti della lega militare serba e diretta da profughi essadisti venuti dalla Jugoslavia. Nè mosse un dito per impedire che 150.000 albanesi fossero scambiati negli ultimi sei anni con il governo di Ankara
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ALBANIA Ma, anche diventati mussulmani, non si lasciarono mai snazionalizzare compiutamente. Tornavano spesso ricchi di oro e di insegne alle loro terre natie, coi titoli di pascià e di bey le governavano con mano ferrea nel nome del Padiscià e si combattevano fra loro selvaggiamente, ma volgevano contro lo stesso sultano 10 spirito di particolarismo feudale e di rivalità che Costantinopoli
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, il contrabbando. Di questi anni soltanto è la flottiglia di unità leggere e le quattro unità di guardacoste che portano il nome della città Tirana, Durrès, Vlone, Serandè. L’Italia ha fatto moltissimo per l’Albania e sarebbe ingiusto chiedere se avrebbe potuto fare altro ancora. E’ piuttosto il caso di vedere se il risultato non sarebbe stato migliore ove il governo di Zogu avesse meglio compreso le finalità
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PIO BONDIOL1 di marzo sbaragliava a Dibra i turchi e il traditore Mosè. Carico di bottino, il 5 aprile, rientrava trionfalmente a Kruja. Più dolorosa gli dovette riuscire la defezione del nipote Hamsa, che, col generalissimo maomettano Isabeg, invase nel 1457 gran parte dell’Albania fino a Alessio. Skanderbeg dovette sulle prime limitarsi alla guerriglia, in attesa di aiuti dall’Italia
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capostipite dei principi romeni, da cui discese nel secolo scorso la scrittrice italo-romena Elena Ghica, più nota sotto lo pseudonimo di Dora d’Istria. E albanese fu il creatore dell’Egitto moderno, Mohamed Alì. Nella seconda metà del secolo scorso fu governatore del Libano un gesuita scutarino col nome di Vasa pascià. L’Albania non volle mai accettare la leva militare, ma fornì alla Turchia volontari
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di scure serpentine in cui scorre il Fan piccolo spicca insieme con la bianca cattedrale circondata da una ventina di kule e difesa da bastioni. A Scutari dal 1920 ha sede anche un Delegato apostolico. I tentativi fatti sotto il pontificato di Pio XI per un Concordato col regno di Albania non hanno mai avuto esito. I toski della diocesi di Durazzo, come i gheghi di quella di Scutari e i malissori
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ALBANIA Pio II che meditava e preparava la crociata, Skan-derbeg riprese le armi e la guerra. Il primo periodo fu felice: i generalissimi turchi Ghizmet beg e Balaban beg furono sconfitti. Nel 1466 il sultano assunse personalmente la direzione dell'impresa e con duecentomila uomini piombò sull’Albania, giungendo ad espugnare la stessa Kruja. Skanderbeg corse a Roma in cerca di soccorsi
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ALBANIA complotto e poi graziato, occupava Fieri e, ingrossata da altri elementi, si dirigeva sulla capitale. Da Tirana venne incontro ai ribelli il colonnello Riza con truppe fedeli al sovrano: presso Lushnia si svolse un combattimento durato quattro ore e finito con la sconfitta dei ribelli. I capi ripararono all’estero; undici gendarmi furono processati e condannati a morte, ma uno solo venne
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1939
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di qualsiasi religione e simbolo dell’unità nazionale, alto nell’Albania meridionale, ridotto a una calottina in quella settentrionale, sarebbe appunto il segno visibile della scarsa ortodossia maomettana degli albanesi, tra i quali fa eccezione soltanto la comunità di Scutari dove compare ancora il fez turco o tanuz. Un'aristocrazia religiosa è rappresentata dai der-vishi, che non sono i santoni vagabondi
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