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al 56 ebbe l’impero, e guerre quasi continove e fortunate. Nel 1340 ebbe conquistata la Macedonia, tranne Tessalonica; e la Tessaglia, e gran parte della presente Albania, e PAcarnania, e fino ai piani d’A-drianopoli. Nel 1347 il Catacuzeno invoca contra il temuto uomo Orcane co’ suoi Turchi in Europa, i quali irrompenti e saccheggianti Stefano in più scontri respinse. Nel 1349 e’ riprende il paese
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â j tS - colori por la gloria elei suo popolo fiero ed unito. Questa bandiera ha sempre sventolato a fianco della bandiera italiana ». « fi conseguenza naturale di tutto questo che lâAlbania avrà finalmente lâorganizzazione di un Paese moderno, e con l'aiuto del grande Governo italiano avrà opere pubbliche, benefici morali e materiali
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— 128 Resta chiaro il giuoco dell’Austria: essa a parole ha sempre sostenuto il Governo Provvisorio e non faceva un passo scostandosi dall’Italia; ma sotto sotto fomentava tutti i latenti rancori, cercando di riprendere come sempre, nella divisione, una parte deH'autorità che sentiva d’aver perduto, di rifarsi nel Nord una piccola Albania sua. Oggi che il governo definitivo è costituito
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, passando in rassegna gl’ incubi dell’ avvenire che oscurano in quest’ ora la tarda vecchiezza dell’imperatore Francesco Giuseppe, si domandava: " Se l’Albania incubata con tante pene e tanti sacrifizii, riescisse invece che austrofila, italianeggiante o magari anche slavofila, cioè, attratta nell’orbita antiaustriaca con la lusinga di ricuperare le terre abitate da albanesi oggi occupate da serbi
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- 124 - sulmani. Il governatore di Elbassan è arrivato a comminare, cosa mai successa sotto il turco, ottanta colpi di bastone a chi fosse veduto mangiare durante il mese di digiuno. Nessuna meraviglia che il vacillante governo di Ismail Kemal abbia finito per invocare l’alto patronato del Sultano. Tali due più appariscenti, se non più gravi questioni della nuova Albania, legate
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politica, congiunta al desiderio di agire efficacemente pel risveglio dell’Albania transadria-tica, debba mirare al suo consolidamento in quelle regioni dove ancor vive e si dibatte, sia pur illanguidito di generazione in generazione. Nulla potrà certamente far dimenticare a quelle forti popolazioni la lunga giornata storica vissuta in Italia, dalla quale probabilmente non ripartiranno
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l’Albania, più elevate ed impervie son quelle vicine al mare, mentre invece più facili aditi presenta lo spartiacque fra il Mar Nero e l’Adriatico e fra l’Egeo ed il Mar Ionio. Per indistinto valico si passa dall’uno all’ altro bacino, specialmente attorno alle sorgenti dei due rami del Drin nel pian di Giacova e di Prisrend (Mètohia) da una parte e dall’altra sull’altopiano di (Derida, più a mezzogiorno
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e dell’Italia riserverà qualche sorpresa a quello dei suoi genitori che pretendesse istituire una troppo egoistica ipoteca sulla sua esistenza. Fin dai primordii del secolo XIII, quando i mari d’O-riente si riaprono all’Europa, fin dal periodo delle crociate che conducono momentaneamente a Bisanzio i cattolici latini, fu Venezia la prima potenza occidentale che nutrì rapporti costanti coll’Albania
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- 105 - presso quest’ipotesi ". Ci venivano del resto autorevoli consigli al disinteresse; e Ferdinando Martini riferiva allora frai " movimenti " della Camera queste parole dette da Lord Beauconslield ministro inglese degli esteri ad un italiano: 11 Non vi confondete coll’Albania, volgetevi all’Africa; una parte di quel continente può divenir vostra e far ricca l'Italian
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1914
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sulla spartizione austro-italiana dell’Albania in due zone d’influenza oggi, di amministrazione o di riordinamento della gendarmeria domani, magari di sbarco di marinai e di protettorato ai primi torbidi, in virtù della quale si mirasse a mantener quel paese povero, ignorante, diviso, mancipio, oltre ad essere iniqua, segnerebbe l’abdicazione peggiore che il nostro paese possa fare al proprio onore ed al proprio
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1914
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- 92 - sparso nelle quattro rivolte; come senza di esse e senza di quella nessun intervento europeo sarebbe riuscito a creare, artificialmente, un’Albania libera. Troppo ferrate erano le passioni e gl’interessi che spingevano alla conquista, e in nome dell’ etnografia i greci nel Sud e nel Nord i serbi in nome di bisogni economici. Ma la questione albanese ebbe la fortuna di restar avviluppata
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1914
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— 82 - decadenza prestava ormai l’appiglio così avidamente cercato dall' imperialismo austriaco per rimetter piede nei Balcani di dove la concordia l’aveva espulso, sembrava per sempre. Come e perchè la Quadruplice non si mutasse tosto in una quintuplice collegandosi all'Albania non resta dopo quanto sappiamo troppo difficile a determinare. Gli albanesi, impegnati da secoli in una lotta
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1914
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come naturale alleata l’Albania prevalentemente musulmana e dai serbo-greci corsa e divisa. Come non è inverosimile supporre che lo sciovinismo religioso e politico di questi ultimi finisca alla lunga col rompere il rispetto promesso alle minoranze kutzo-valacche, provocando così il risentimento della Rumania che si accosterebbe alla Bulgaria ed all’Albania verso la quale fiorirono così schiette simpatie
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1914
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— 118 - resistenza alle pretese greche sull’Albania meridionale ch’e-rano a lei stessa di grave minaccia. L’abbinamento delle due questioni, rigettato sdegnosamente dalla diplomazia a parole, non s’imponeva per questo meno duramente, anzi a maggior nostro danno, nella realtà dei fatti. Un comunicato "Stefani11 di colore molto oscuro, datato del 14 e ribadito il 25 gennaio 1913, ci avvertiva
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1914
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— 40 — costantemente sotto forme più sorde e più sottili, ma non per ciò meno ardenti. Da questa parte il nemico era, si può dire, in casa: infatti, mentre lassù la divisione religiosa fra cattolici ed ortodossi coincideva nettamente con quella, nazionale insieme e linguistica, fra albanesi e slavi; i quattro quinti degli abitanti della Bassa Albania, dalla foce dello Scombi in giù, di religione
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1914
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quella di Argirocastro con gravissima menomazione economica e strategica della nuova Albania. In queste due vallate, come in quelle dei Drini, vi è luogo a temere che la separazione artificiosa dei distretti dai loro capoluoghi storici, la interruzione dei rapporti fondati sulle condizioni naturali, tentata come modus vivendi per mezzo del protocollo di Londra, non possa dar luogo
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1914
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una politica di espansione nel Mediterraneo condotta invece contro le potenze occidentali coll’aiuto della Triplice Alleanza e dell’Austria. Insomma in questo momento decisivo l’attività diplomatica italiana è parsa inferiore non solo alle audacie del periodo crispino, ma anche all'abilità dimostrata in Albania durante tutto il decennio precedente e della quale si trattava soltanto di dover coglier
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- 67 - Certo si è che alla ripresa di Costantinopoli per opera di Mahmud Chewket pascia ed allo stato d’assedio ed alle esecuzioni di reazionarii e di molti autonomisti e decentralisti nella capitale, fece seguito nelle provincie una più intensa politica di repressione delle individualità nazionali e di forzata ottomanizzazione di tutte le disparate popolazioni dell’ impero. Soltanto in Albania
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1914
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appena, con una memorabile dimostrazione del Parlamento Nazionale, la minaccia di un'occupazione greca. Il 2 dicembre vi si componeva il Governo provvisorio d’Albania, mentre pochi giorni dopo la Conferenza di Londra deliberava aH’unanimità i due principii dell’indi-pendenza dell’Albania e del porto commerciale serbo sul-1’ Adriatico, riserbando però ad ulteriori studii la lunga e laboriosa delimitazione dei confini del nuovo stato.
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1914
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il punto di partenza per un riassestamento della costa orientale dell’Adriatico nel modo più favorevole a noi. L’unico guadagno reale, nella derisione e nella repressione delle generose simpatie popolari verso l’Albania insorgente, fu l'affermazione solenne della Tribuna che nel caso la bandiera turca avesse mai dovuto abbassarsi in Valona, nessun altra le avrebbe potuto succedere se non quella albanese
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