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1932
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fosse talora venuto alla luce un qualsiasi prodotto artistico del pensiero albanese, si sarebbe affrettato il Turco a distruggerlo, essendo risaputo che, giusta il proverbio, non nasce più erba là dove egli mette il piede. È però lecito il pensare che in ogni epoca, e specialmente nelle più difficili, dovette fiorire la oratoria sacra e patriottica, e che in Albania
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I MONACI BASILIANI D'ITALIA IN ALBANIA 153 « non riconoscono sopra di se altri superiori che quelli « che qualche volta essi stessi a loro arbitrio si elegono, « acciò in alcuni tempi più importanti dell’anno hab-cc biano qualche cura della comunità. Giudici, tribunali, « capitani, ufficiali et altri simili titolati che per ben « governarsi un popolo numeroso sono necessari
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 151 « fortezza e comandava le altre città della provincia; « ma al presente non gli è rimasto altro che il nome, « poiché essendo natione di genio estremamente amate tore della libertà, s’hanno scosso d’adogso ogni giogo tt di comando, come per il più sono le altre terre della « provincia per esser tutto quel paese ripieno di alte « bensì, ma sassose
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106 Giuseppe Schirò dinali ed ordinali; un altro dei nomi di parentela, così maschili che femminili; un altro di città principali dell’Albania; un capitolo sugli avverbi; un altro sulle preposizioni; uno sulle interiezioni, ed in fine 113 proverbi e sentenze, alcune formole di saluto ed un piccolo dialogo. Autore di esso, come si vede, fu il sopra lodato Mons. Francesco Bianco, al quale devesi
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tentativi, a chi si preoccupa di molte cose, forse belle e forse buone, le quali però non riescono a menomare l’importanza suprema del fatto che, anche l’Albania meridionale, da parecchi secoli, mostra il vivo desiderio di sottrarsi una buona volta alla nefasta influenza, che, per mezzo della lingua greca, definita come la sola che sia più volentieri, e forse più facilmente, ascoltata da Dio
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 163 della Visita ci fa comprendere la sincerità delle buone disposizioni del loro animo, per aver ricevuto il Rappresentante del Papa cc con ogni debita osservanza », e l’abilità diplomatica dell’inviato. Tre mesi si trattenne il buon Padre tra quei montanari, e furono tre mesi di Lavoro fecondo edl efficacissimo, poiché, rileva lo Stanila nella citata
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 159 personali o collettivi, è spesso dipeso dall’azione più o meno intensa dei Missionari che li hanno assistiti. Ne avremo le prove. Gli Albanesi sono stati troppo lontani dai centri culturali, e troppo occupati con i loro fucili nelle lotte fra tribù e tribù, o contro i loro oppressori, per non interessarsi di questioni religiose. Il bizantinismo nel campo
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1932
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dalla Congregazione di Propaganda Fide quali missionari in Albania; non curanti, per zelo religioso e per amore intenso verso l’antica patria, di esporsi, come scrive il Rodotà, ai pericoli di viaggi disastrosi; nè di andare incontro a violente persecuzioni; nè di dover combattere con la fame, con la sete e con altri acerbi patimenti. Cosi avvenne che il dotto P. Nilo Catalano, nato a Massa in Diocesi di Messina
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che, essendo l’Albania sotto la tirannide degli infedeli e mancando di libri e di maestri atti a sostenere il popolo cristiano nei principii della religione, essa trovavasi nella triste condizione descritta dal profeta Amos in questi termini : « Ecce dies veniunt, dicit Dominus, et mittam fameni in terram; famen non pania, neque sitim aquae, sed au-diendi verbum Domini, et commovebuntur a mari usque ad Mare
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1932
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che ancora non siansi trovati altri testi antichi poetici di scrittori nati in Albania; che però potranno venir fuori domani, come, per altri riguardi, è accaduto dell’opera di D. Gjon Buzuku. Ad ogni modo il Budi è degno di ammirazione, anche per il suo patriottismo e per l’impulso che tentò di dare alla cultura dell’idioma nazionale, insegnando perfino, come leggesi in una delle ultime pagine della Dottrina
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1932
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 155 « colpa di uno tutti quanti patissero, più sarebbero « quelli che ogni dii mieterebbe con crudo ferro la morte, ee di quelli che al mondo produrrebbe la natura. Et in ee vero per esser quella gente di genio assai bellioosa e ce tanto alle armi inclinata che in quelle molto si gioie riano, et in quelle spendono il loro havere, non si saie rebbe
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1932
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, non si diedero mai alcun pensiero di coltivare e di adornare il loro spirito per mezzo dello studio; poiché, almeno nei riguardi del clero, così secolare che regolare, può ben sostenersi che noli mancarono mai in Albania degli uomini dotti ed assai versati nelle discipline teologiche e filosofiche, ed altresì nelle umane lettere, specialmente in epoche più a noi vicine, ma non tanto però da non precedere
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 167 (( tributo detto charagià, purché la Santità Vostra ci « conceda che i nostri Sacerdoti, Vescovi, Prelati, Pa-« triarchi e quanti appartengono al clero, amministrino « i Sacramenti e celebrino secando le nostre tradizioni « e il nostro Rito, essendo per lo più la maggioranza « Greci e ignari della lingua latina ; dove poi sono latini « celebrino
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1932
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danni alla così detta Riviera Albanese (21 novembre 1930; tre villaggi interamente distrutti — Dukati, Pa-lasa, Terbac, molti altri gravemente danneggiati; 10 mila persone senza tetto) e alla regione di Korcia (28-29 gennaio 1931; alcune centinaia di case danneggiate nella sola città) hanno richiamato l’attenzione sul fatto che l’Albania, come altri paesi circummediterranei di analoga « struttura
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Della lingua albanese e della sua letteratura, ecc. 101 culto della chiesa, di cui era parroco, ed alla stampa del libro, eseguita certamente in Albania, da operai ignari della lingua albanese, sebbene non sia possibile sapere, almeno per ora, in quale città abbia avuto luogo un fatto così importante, essendosi perdute, per disgrazia, le prime pagine del libro medesimo, ed avendo l’autore
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1932
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 173 fece trapelare nella risposta, dei suoi pensieri e dei suoi passi in proposito. E invero è noto che Gregorio fin dagli inizi del suo pontificato accarezzò l’idea generosa di una mossa in grande stile contro i Tuchi, idea che vien fuori di nuovo nel 1581, non ostante le sfavorevoli disposizioni dei Principi Cristiani, allorché all’inviato di Venezia
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1855
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» mazia, Albania, ed Isole del Levante invigilerà sotto il nome di » Dipartimenti agl’ interessi generali della Repubblica. Si occuperà » a consolidare i legami di patriotismo tra le provincie e la Capi-» tale : solo mezzo di rendere a questa Repubblica il suo primiero » splendore e la sua antica libertà. » L’ultimo voto de’Nobili veneti, facendo il glorioso sacrifizio • dei loro titoli, è di vedere
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1854
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di Romelia. Ne scopriva poi intieramente il secreto una nuova ’circostanza ; che il pascià della Bosnia aveva unito le milizie della provincia, per condurle a stringere ed a tenere bloccati i montenegrini, che stanno sui confini della Dalmazia e dell’ Albania. Tuttavolta il senato non sospettò punto, che tutte queste disposizioni tendessero a rinnovare la guerra contro la repubblica. CAPO IV. Intimazione
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1854
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3b0 UDRÒ XLIII, CAPO IV. mandato ad amministrarvi la giustizia nelle materie civili e criminali, c di un camarlingo e capitano, a cui era affidata la custodia della pubblica cassa. Entrambi erano soggetti al provveditore generale della Dalmazia ed Albania. Nota il Tcntori (1), che il sistema di polizia in tutte queste città albanesi era il più conforme di ogni altro alle forme del governo
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1854
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dei voti degli elettori smentisce 1’ asserzione del Laugier (I), che disse, avere avuto in suo favore i suffragi unanimi degli elettori. Vero è, che nel tempo dell' ultima guerra egli aveva dato solenni prove di generosità e di zelo per la patria. Egli era stato inoltre impiegato negli ultimi due anni a regolare i confini dell’ Albania e della Dalmazia, a tenore di quanto era sialo deciso
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