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1935
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I MONACI BASIILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 65 cora La sua inqualificabile condotta non avesse profondamente demoralizzato l’animo dei Chimarioti. Nè questo fu il solo danno causato dal Lascaris: approfittandosi dell’inesperienza giovanile del suo subalterno, non sappiamo per quali vie e con quali argomenti, lo convinse ad accettare la dignità del vescovado, e dopo un’intesa sommaria con il patriarca
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I MONACI BASILIANI d’ItAI.IA IN ALBANIA 71 piuti, non servirono che ad aizzare sempre più il furore musulmano contro i Missionari e la Missione, che rimanevano per tal guisa esposti all’odio dei Greci e a quello dei Turchi. Le conseguenze furono disastrose : la lauta posizione, che fu fatta al Lascaris nella Spagna, conferma ampiamente la verità dell’accusa. Che poi non si trattava di semplici
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 145 « Stampò un libro sp.le in lingua italiana e sei altri « tiene composti per stamparli in lingua greca a fine di « giovare alla sua nazione (42). Si trova al presente in « età di 47 anni, in buona sanità e forze per la Dio graie zia e senza difetti corporali ecc. ». (43). Il documento porta la data del 1689 : fu presentato all’E.mo Sign. Cardinale
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 85 La lotta diuturna ne abbattè la fibra non forte e così gli fu d’uopo ritirarsi dal combattimento e, come abbiamo già veduto, recarsi a Corfù in attesa degli or* dini che egli stesso aveva sollecitati dalla Sacra Congregazione. Da Corfù come si è visto, passò a Roma : vi recò « le sacre suppellettili del Patriarca », che dopo tante peripezie erano state
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I MONACI BASILIANI d’ITALIA IN ALBANIA 143 e scordasi di noi, di qui avanti benché siamo indegni e « poverelli m’a provederci di qualch’altro maestro perei chè non restiamo affatto nelle tenebre dell’ignorant(i)a « e rozzezza. E perciochè siamo poveri et impotenti ad « honorar Dio come converrebbe, desideriamo vedere o dall’Em.ze VV. qualche illustre segno della pietà e « culto verso Dio
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 111 « mente di barbari corsali e tenerli come schiavi per ? venderli. « Noi all’udire tale nuova che quegli che noi sti-« mavamo per cristiani, facessero attioni cotanto bar-« bare, mossimo contro quelli che più volte havevano e con le loro mercantie amichevolmente traficato in « quelle parti, non potessimo contenerci di non uscire « in un subito fuori
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 110 « quel sacriligo, e con ciò seguitai io senz’altro distur-h bo l’incruento sacrificio. « Non si può credere quanto dispiacere habbia ca-o gionato nel cuore del vescovo Serafino questa vitto-« ria, perchè apprendendo egli che il Mr. Stanila « havesse in quella terra maggior autorità che lui, men-« tre che in presenza di tutto il popolo haveva discacci
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Ricerche sul dominio Angioino in Albania 189 ir. detta città de Durazzo, là stette alcuni giorni di modo ch’il Signor Andrea se n’innamorò de detta Signora e lei de lui, li quale furno d’accordo d’accasarse insieme, e cossi fecero e fero due figlioli; il primo hebbe nome il Signor Carlo, e l’altro Signor Giorgio. E per spatio de tempo il Rè Roberto convitò sua figliola e suo genero in Napoli
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 129 « la patria e si rifugiano nelle isole convicine, temendo « d’un’incursione de Turchi : Che attendevano la termi-« natione della guerra per vendicarsi della loro ribel-« lione, onde essi, per trovar scampo alla loro vita sono « astretti d’imitare i paesani. Non hanno però stimato « di mettere in esecutione questo loro pensiero, senza « prima darne
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 137 non alleviava affatto le dure strettezze in cui versavano quei disgraziati : persistendo a infierire la carestia, « tutti ti della provincia parevano vivi cadaveri » : sotto l’oppressione del terribile flagello il loro ricorso ai Missionari era fiducioso, continuo, di guisa che la missione si avantaggiava di nuove conquiste e tt con molto frutto
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68 D. Nilo Borgia Signori Cardinali di Propaganda ne dava Mr. Segretario nella seduta del 27 novembre: « Monsignor Andrea Stanila Candiotto, che come tt con le passate si disse, da questo collegio Greco, dove « era alunno, dalla Sac. Congregazione fù inviato con ti Monsignor arcivescovo di Durazzo missionario in Citi marra nell’Albania et ivi senza partecipatane della c< Sac. Congregatione
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I MONACI BASILIANI D'ITALIA IN ALBANIA 157 plica si degnino stabilire qualche assegnamento annuo « per il mantenimento di 10 o 12 di quei giovani (11) ». § V. PER LA CONTINUITÀ DELLA MISSIONE. L’espediente proposto dal Vescovo avrebbe certamente deciso le sorti della Missione, e noi vedremo tra breve che dello stesso parere era anche l’Arcivescovo di Corfù. Invitato infatti esso a informare
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 83 con grande solennità. Evidentemente duravano ancora i ricordi del P. Rodino nelle anime di quei montanari, c ciò spiega l’affluenza del popolo alle istruzioni quasi ininterrotte del nostro D. Costantini. Vi accorreva con entusiasmo la gioventù in gran numero : per essa il buon Padre ebbe cure specialissime ed istituì una propria Scuola Missionaria, vera
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 117 § VI. Ancora sullo stesso argomento. Non così però la pensava il Vescovo Serafino: a lui faceva buon gioco il malumore che per i surriferiti motivi serpeggiava nel popolo, eccitato forse dai suoi emissari; nè ciò si crederà inverosimile sopratutto a motivo del denaro, cui non potendo esigere da quei poveri contadini, sperava di estorcere dai Missionari
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1 MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 127 § IX. Ancora difficoltà per parte di qualche Vescovo Greco. Non durò a lungo questo lavoro promettente, poiché il rumore di una spedizione turca contro quel Cantone cominciò a turbare un po’ tutti, e i Missionari non ancora ben rinfrancati dalle passate traversie, ed edotti dalle ultime esperienze di non potersi fidare dei loro stessi beneficati
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di una lapide trilingue di una chiesa di Elbassan, con cui si dice che essa fu ricostruita nel 1381 « regente in Albania serenissimo principe domino Karilo Thopia primo de domo Fran-ciae » (67), ove volesse vedersi l’origine angioina del figlio di Andrea, Carlo; ma l’affermazione può essere generica della famiglia dei Topia e non specifica di Carlo, perchè si ritiene « la famiglia Topia oriunda francese
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 155 tica e a stento si veniva compiendo in un lungo corso di tempo, non poteva non esser preso in considerazione, sopratutto da coloro che sul posto delle loro fatiche ne constatavano i danni e l’inutilità dei loro sparsi sudori. Da due documenti che tuttora ci restano, ci è dato pensare che tanto il Vicario Apostolico quanto l’Arci-vescovo di Corfù
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 1 Ol- ii in circa con haver soferto varie persecutioni dalli « Greci scismatici, con pericolo della propria vita, voti lendo sino incendiarli la propria habitatione (2) ». A Chimara giunse dopo la lunga malattia che lo incolse in Otranto; « ma quando stavo per partire — così in una sua lettera al P. Rettore del Collegio Greco — « et havevo già imbarcato
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2C Carlo Tagliavini gliavini, Alb. Daini. 83 e bibl. ivi citata); per il «gene ro » dliarulèr « sposo » (v. Jokl. LKU. 46) e per molti altri nomi di parentela o riferentisi a usi familiari, molti dei quali antichissimi e, in gran parte dell’Albania tramontati, come la poligamia (attestata dalla parola site-mère, shernra «la seconda moglie convivente col marito» <*sm-meri (cfr. lat. maritus
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nel 1660 fu obbligato a uscirne per recarsi in Missione coll’arcivescovo di Durazzo Mr. Lascaris e con D. Andrea Stanila. Giunti in Albania e precisamente nella provincia di Chimara, al P. Onofrio « fu assegnata la popolatione di Drimades (9) « luoco ameno e dilettevole per le circi conferenze delle montagne e scatturigine ed abbon-« danza di fontane » (10). Si volle usargli qualche riguardo
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