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1933
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 195 « Che l’arcivescovo di Pech (23) era suddito del « Patriarca, ma coll’appoggio dell’autorità Ottomana si « fece arcivescovo con cinque vescovi suoi sudditi. « Rappresenta per ultimo il gran bisogno che vi è in « quelle parti di maestri per le scienze, applicando in « specie la provincia di Cimarra, che se gli mandi un « maestro, il quale insegni
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qui da altri greci, e si partì « con viatico et altre cortesie della Sacra Congregatione, et ma prima dell’anno se ne è tornato a Roma col titolo « di arcivescovo di Durazzo, e ne dà la seguente relace tione. cc Partito da Roma, si trattenne qualche tempo in cc regno (di Napoli) infermo; imbarcato poi in Otranto cc approdò a Cimarra, città di Albania già ribellata dal cc dominio Ottomano, e vivendo quei popoli
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I MONACI BASILIANI D’ ITALIA IN ALBANIA 187 il suo pensiero più assillante?... « La supplico non mi « manchino le croci 4 grande di due julii l’una, e vinti di ce un baiocco l’una! ». Bella, commovente semplicità di un santo e incantevole scambio di croci! Resta intanto il fatto che il P. Neofito non fu mai vescovo : ne ignoriamo i motivi, ma in gran parte dobbiamo ascrivere alla sua modestia
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svolgersi uno dei drammi più tempestosi del secolo scorso nel-l’Alta Albania. Suo teatro fu la vasta zona delle falde delle grandi e piccole montagne soprascutarine tra Rrjolli e Gruda, e vi furono compromesse in parte anche le tribù della piccola malcija (Pulti), Shkreli e Kelmendi che più profondamente si addentrano fra le montagne. Così che dobbiamo rappresentarci il campo di battaglia come diviso
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Un dramma storico del 1897 nell’Albania del Nord 57 dio contro i cristiani, specie l’Arcivescovo ed i Gesuiti; i Consoli tosto si portano dal Pascià perchè colla truppa impedisca e soffochi la sommossa dichiarando lui stesso responsabile di quanto può accadere di sinistro sui loro sudditi o protetti. Il Pascià fa dar fiato alle trombe militari, ed in breve la milizia è distribuita alle diverse
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. Arcivescovo per la sua fermezza mostrata nel sostenere i diritti della croce di Rioli, ed i Gesuiti, e tra questi i PP. Missionari come causa precipua del risveglio cristiano in Albania. Per debito di giustizia non si può negare che il Pascià in tale circostanza si diportò bene. Ai 5 aprile a Rioli per castigo della profanazione della giamia a Scutari si dovevano bruciare 23 case, ovvero condurre i capi
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generale sui dati principali riguardante la costituzione patriarcale e il vincolo di sangue nei gruppi sociali dell’Albania del Nord, il Kanun Dukagijni è quindi, anche per restare quello che più ci interessa, il documento più utile e più importante che ci permetta di continuare ad indagare sulla costituzione delle società Albanesi. La raccolta delle consuetudini appartenenti al predetto Kanun
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26 Luigi M. Ugolini DOCUMENTO II. Maniera, et la volontà de gli SS.ri Illirici per liberarsi dalla tirannide turchesca è seguente. Gli principali SS.ri del Regno di Bosna, Argentina e di Servia e di Albania, e di Bulgaria e di Macedonia e di Arci 'Ducato Herzegovina fecero la Simblea nella città di Procupi in Provintia di Servia, l’Anno 1616 a dì 11 di novembre. Et nella detta Simblea
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 181 Altro aiuto Egli avrà avuto con ogni probabilità anche dai monaci: si era messo ben presto in relazione con loro e ne aveva così bene attirato gli animi, da averli come suoi discepoli affezionati e fedeli. Nel novembre 1647 scriveva alla S. Congregazione: «Questo mese « di settembre andai in alcuni conventi di monaci qui « intorno
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ed un altro popolo già abbastanza ammaestrato nei diritti germanici? Per il carattere dell’analogie, sopra già spiegato, propendo per la seconda ipotesi. Essa però resta pur sempre un mistero dato che non è facile, con lo stato attuale delle conoscenze in materia, il sapere con chi, e quando avvennero questi contatti. L’Albania da Alessandro Magno ai nostri giorni ha conosciuto molteplici invasioni. Nell’età
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ALBAN. REGJ « RE » La voce regj « re », che oggi è assai diffusa tra gli Albanesi d’Italia e un giorno era probabilmente diffusa anche in Albania (come farebbero supporre il Bu-zuku ed il Kazazi) (1), Gustavo Meyer credeva fosse d’origine latina (2), o, come meglio si direbbe oggi, romanica (3), e partiva da lat. reg(u)lus. Senonché questa ipotesi del compianto albanologo di Graz urta
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che le facesse osservare. E si noti ancora che dato fossero stati leggi create dal Lek Dukagijni o dai suoi contemporanei, i turchi che diventano padroni dell’Albania mentre vive Lek Dukagijni non avrebbero certo faticato ad estirpare ciò che nascendo quasi contemporaneamente alla loro invasione non avrebbe avuto nemmeno la forza della tradizione ad aiutarla. Invece i turchi non fecero mai questo, anzi a cinque secoli
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Consuetudini nelle montagne albanesi, ecc. 139 « burre » si faccia giustizia da solo. Esiste oggi, è vero, per la fortuna ed il miglioramento dell’Albania, un governo forte, che fa rispettare le sue leggi, ma esiste ancora una mentalità affezionata troppo a dei concetti di libertà e d’onore, malamente o sproporzionatamente intesi. L’opinione pubblica in tale antitesi si mostra talvolta pronta
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 141 « rici alli quali grand.nte dispiaceva che s’aprofitasse (' un sogetto cattolico, e sì per l’innata barbarie della « gente quali non hanno alcun procedere civile et hu-cc mano e molto più per le persecutioni fattegli dal Veci scovo di Cimarra, il quale non potendo sopportare « ch’egli a suo malgrado predicasse nella sua Diocesi cc publicamente
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avessero sempre abitato l’odierna Albania, i nomi di luogo più antichi dovrebbero aver assunto il sistema fonetico albanese; gli Albanesi non sono nominati prima del sec. XI, quantunque la regione dove ora abitano sia ricordata in parecchi documenti anteriori; i rapporti rumeno-albanesi e in generale balcanici esigono un contatto fra gli Albanesi e i Valacchi, ecc. ecc. Per quanto non tutti questi punti reggano
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 95 « celle, e solevo nel mare una furiosa tempesta, che a perdendo tutti ogni speranza di salute aspettavano di « hora in hora la morte. Ma perchè il Signore Iddio « non suole mai abbandonare nei bisogni chi con de-« votione e confidenza s’impiega nel suo servitio, volle « che li suoi SS.(anti) corressero visibilmente in loro « aiuto; conciosiacosachè
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; e se non « fosse stato difeso dall’affettione che gli portan quei « popoli non l’haverebbe passata senza pericolo della « vita ». I capi di accusa contro il Lascaris erano parecchi; tra essi risultarono fondati due : la non avvenuta consegna della suppellettile sacra destinata al Patriarca di Ocrida, che egli appena giunto in Albania aveva impegnata per 60 scudi; e un’accentuata attività di segreti maneggi
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I MONACI BASILIANI D'ITALIA IN ALBANIA 109 & minammo di ritirarci a Corfù, mentre il nostro stare « ivi non sarebbe stato di utile a nessuno, anzi di eviti dente pericolo di perdere la nostra libertà e vita. Li t: nostri amici n’havevano gusto e ce lo consigliavano, « ma molti altri perversi scismatici conoscendo questa t occasione opportuna per potersi vendicare di noi, ff c’impedirono
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1 MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA za il Patriarca di Ocrida erasi recato a Driinades presso Mr. Stanila: la notizia era stata riportata anche a Roma « dallTll.mo Papacoda » vescovo di Lecce, così che Mr. Onofrio, per ricevere la sacra ordinazione, ritornò direttamente a Drimades. Vi giunse, scrive lo Stanila, « col fido ricapito delie le sacre suppellettili e lettere dirette dall’E.mo Sig
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1935
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Ricerche sul dominio Angioino in Albania 191’ stantinopoli, da parte del principe di Morea Goffredo II di Villehardouin (1218-1245), mentre recavasi sposa a Giacomo Re di Aragona, violenza seguita da matrimonio e da pacificazione con il cognato (71): ed ecco, infatti, che la Cronaca ci parla di un Principe di Morea che avrebbe dovuto sposare la bastarda angioina. A questo riferimento aggiungeremo
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