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1931
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Nell’Albania di trent’anni fa 73 Vi è in fondo a codesta legislazione tradizionale e non scritta un principio che regola tutto: la legge del taglione. La vita non si compensa che coai la vita, e ronore è pari alla medesima. Questo principio ha la più larga e più rigorosa applicazione. Il secondo punto, quello che riguarda l’onore, spiega il primo. Poiché gi potrebbe discutere se in origine
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durante una fase, cioè quando i muri della cisterna furono isolati con trincee). Questa eisterna è di forma pressoché quadrata, i muri misurano 19 metri di lato e ora sono alti 5 metri. Essa è quindi la costruzione antica meglio conservata in tutta l’o ierna Albania. NelPinterno poi s’innalzano nove pilastri per reggere la volta di copertura. I muri nella faccia interna della cisterna sono intonacati
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parte alla costa, ma comprendeva quasi tutta l’Albania centrale e meridionale. Anche, però, la capitale, Durazzo, era tutt’altro che tranquilla, nonostante l’esenzione quasi completa dai diritti doganali concessa dal Re, sia per dissidi — pare — del Chinardo e suoi successori nell’alto officio con l’Ar-civescovo, sia perchè facevan parte della guarnigione dtel castello alcuni dei Saraceni di Lucera passati
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distruttore dei Galati) e alcuni frammenti architettonici di pregevole fattura. La Necropoli. — Anche nell’estate del 1927 la nostra Missione, più agguerrita come mezzi e come personale, continuò le sue ricerche archeologiche in Albania, riprendendo lo studio e i lavori sull’acropoli di Feniki. Sono stati condotti a termine gli scavi iniziati e non completati l’anno precedente
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di Epiro; ma, venuto di nuovo a guerra quest’ultimo con il Paleologo, Manfredi, ancora due volte, e vittoriosamente, inviò milizie al suocero, giungendo a liberar la sorella Costanza, prigioniera del Niceno, quale moglie del suo predecessore, tenuta in ostaggio per le lotte dei Latini contro di lui. Quasi nessuna notizia abbiamo del governo di Manfredi in Albania, nè è da far meraviglia per la nota
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al confine ha la massima importanza come strumento di vita indispensabile, il condotto d’acqua destinato all’irrigazione. In un paese come l’Albania dove il terreno molte volte calcareo o la situazione stessa dei villaggi, nidi di aquila o rifugi di perseguitati, non fornisce abbondanza di acque e non permette una ricca irrigazione, il condotto di acqua fatta venire alle volte con mirabile
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CHE FU SOSTA DEL VIAGGIO DI ENEA IN ITALIA La scoperta di Butrinto. — In un primo tempo, durante la campagna di esplorazione archeologica della parte meridionale dell’Albania, campagna svoltasi nella primavera del 1924, la sorte mi era avversa. Da più giorni mi affannavo inutilmente a ricercare la sede dei regni di Eleno, situati nell’antica Caonia — odierna regione di Santi Quaranta — dei quali parlano
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Nell’Albania di trent'anni fa 71 certa cura materna verso il fratello, specialmente se inferiore di età; questo a sua volta crescendo, diventa il vigile custode e Tacerrimo vendicatore della sorella se mai qualcuno osasse offenderne il pudore. Tutto questo che ho detto, molte volte, pur troppo, è solo ideale, sta nel fondo eterno delle virtù patriarcali della razza che appariscono certamente
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BIBLIOGRAFIA Pethotta G., Popolo, lingua e letteratura albanese, Palermo, 1931, pp. LIV-572. L. 65. Data la complessità dell'opera del P. è opportuno rilevarne distintamente le parti. Al volume è premessa una Bibliografia — non di carattere generale, come quella del Legrand, nè di carattere speciale, come quella da me premessa al voi. La formazione dell’Albania — di carattere storico
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l’onorifica carica di familiare del Sovrano. Neanche si rileva nulla della missione affidatagli, ma è a ritenere che essa fosse in relazione non solo all’espansione orientale, specie balcanica, dell’Aragonese ma anche a quella specifica in Albania testimoniataci dai documenti già visti di quello stesso anno 1451. Sono due frammenti, i nostri, del perduto carteggio aragonese nei riguardi delle vicine terre
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1 MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 177 cose» favoritegli in Napoli: «custodia (Ciborio), pisce side per il Sacramento, campane et altre cose : 60 duce cati di robba in circa! (25) ». Arriva finalmente nel teatro delle sue fatiche e comincia senz’ altro il laborioso ministero, presso cc quella gente incolta che per il dominio del Turco era-ec si inselvatichita e imbevuta nei costumi
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1933
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14 Luigi M. Ugolini e fu sepolto nella sacrestia della chiesa di S. Pietro Martire a Murano. Alcuni discendenti dei Tsernoievic aggiunsero al proprio nome anche quello di Scanderbeg per ragioni di parentela. Ma essi erano di origine diversa e di razza slava. Il loro dominio nel Montenegro fu ben più lungo che quello dei Castriota in Albania. Da Giovanni Tsernoievic e da una figlia di Giovanni
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delle sue indagini. Tale istituzione — come il nome stesso ci dice — è di origine turca. Infatti « Kapu » significa porta del tribunale e quindi anche tribunale, e « Kapucar » era ir. generale persona addetta al tribunale. In Albania poi il « Kapugar » — che ritroviamo più frequentemente nei paesi dove s’impose maggior-
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i Turchi assalirono e presero Duraz-zo e, verso la fine del secolo, Antivari e Dulcigno. Ultima ad essere ceduta dalla Dominante fu Valona nel 1690 : restarono allora in possesso di Venezia in Albania lt fortezze di Butrinto, Parga ed Arta che furono mantenute, insieme con Corfù, fino al trattato di Campo-formio (1797). Giovanni Castriota, figlio di Scanderbeg, dopo la caduta di Croia riparò in Italia
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140 Giuseppe Castelletti Ma se questa fu una causa, non dobbiamo dimenticarne un’altra, storica per così dire, cioè la dominazione turca che se non creò, certo fece permanere tale stato di cose. Infatti, data la sua amministrazione venale e disorganizzata, il potere turco in Albania esercitò un’attività pubblica in ogni campo e, specie nel giudiziario, lenta, imprecisa, piena di particolarismi
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 175 Questa terra di Sicilia è Mezzoiuso di cui parleremo un po’ distesamente, perchè sarà la culla principale dei nostri Missionari, terra benedetta e fecondata dalle fatiche del Rodino, che insieme con i germi del sapere vi sparse quelli delle vocazioni missionarie. * * * La sua destinazione alla Chimara fu provocata da lui stesso; nel Memoriale sopracitato
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I MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 165 e povera; e finalmente che le sue fatiche e i suoi sudori sarebbero stati raccolti da anime generose che avrebbero corrisposto ai suoi sforzi e ai suoi desideri di ri-generazione morale e civile, che sono sempre il frutto dell’apostolato cattolico. Parlare di Missioni tra scismatici, dopo tutto ciò che abbiamo veduto nel Capitolo precedente
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1933
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70 Giuseppe Castelletti ir Albania nel secolo XII con l’invasione Normanna, e divenuto il capo stipite della famiglia Dukagijni cbe ben presto estese il suo dominio nel territorio compreso tra la riva sinistra del Drin, le sorgenti del Fani, e il territorio intorno ad Alessio. Non sarebbe nemmeno da escludere un origine ancora più antica di tale famiglia che permettesse riallacciarla alla stirpe
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1933
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I MONACI BASILIANI d’ItALIA IN ALBANIA 207 § VI. Parte per la Chimara con altri due Missionari. Finalmente i Missionari partirono, forse alla fine del 1660. La notizia ci viene direttamente da uno dei compagni assegnato al Lascaris, Arcadio Stanila, il quale così riassume brevemente quanto noi fin qui abbiamo documentato... « passando molti anni (dalla par-cc tenza del Padre Rodino) Monsignore
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1933
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1 MONACI BASILIANI D’ITALIA IN ALBANIA 185 § V. Viene proposto per l’episcopato. E Mr. Ingoli non solamente « le croce di pronzo » ha spedito all’ottimo Padre, ma ne preparava altra ben più preziosa in tutti i sensi, con cui voleva fosse insignito l’uomo di Dio, dopo tanto bene fatto alle anime e dopo tanta gloria procurata alla Chiesa. La Sacra Congregazione aveva deciso di elevarlo alla dignità
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