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, serve per tutti. In un’altra epoca si era stabilito a Vallona un piccolo nucleo di contadini nostri per le Coltivazioni. Nella Bassa Albania vi sono molte zone di terre ricche e fertilissime. Ma un po’ per il clima che nella grande estate, e, specialmente vicino al mare, dà le febbri, e molto più per le difficoltà opposte dall’autorità, la quale vedeva di mal occhio l’immigrazione nostra, finirono
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dei reparti considerevoli di truppa regolare. A un certo punto il bandito, cosa frequente in Albania, si trasformò in un capobanda politico: in uno di quei capi della montagna albanese, che, periodicamente, ogni anno, prima, come adesso, si rivoltano all’autorità quando credono che le autorità abbiano leso qualche loro antico diritto o quando desiderano ottenere qualche cosa e sanno
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17 Scanderbeg tutti i capi dell’Albania e i provveditori veneziani di parecchie città della costa, fu ivi costituito nel 1444 la Lega contro i Turchi, mentre Mu-rad II si disponeva a mandare un potente esercito per domare gli albanesi ribellati... L’eroe era allora da poco ritornato in Albania, riabbracciando la fede dei suoi padri e giurando di consacrare la sua vita e il suo valore alla difesa
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, e per esercitare senza controllo il suo dominio su di una vasta regione, che comprendeva quasi tutta l’Albania, una parte della Tessaglia è una parte della regione occidentale della Grecia meridionale, tanto che il figliuolo suo aveva il titolo di Pascià della Morea. La tribù albanese cristiana dei sulioti però gli resistette. Combatterono contro di lui per parecchi anni fino a che, vinti ma
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di culto secolare, è ancora mèta di devoti pellegrinaggi per le popolazioni rurali del Lazio e degli Abruzzi. La leggenda racconta che il 25 aprile 1467, poco dopo la morte del Castriota, mentre i turchi conquistavano l’Albania e i cristiani l’abbandonavano, quella immagine per non essere profanata dagli infedeli si distaccò dalla parete, e trasportata dagli angeli attraversò l’Adriatico e l’Appennino
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174 L’EPIRO Albania. Porto Palermo è quasi al centro di quel tratto di costa che comincia al villaggio di Paliasso, celebre per la industre attività dei suoi abitanti, che contrasta con le abitudini neghittose di tutte quelle regioni e al quale vien dato il nome di Ci-mara o Ximara. A poca distanza da Porto Palermo è il punto dove nel 1878 sbarcò, con l’intento di promuovere la sollevazione
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70 MONTENEGRO E ALBANIA nostro Presidente, un tecnico eminente in fatto di costruzioni ferroviarie, ha lo stesso scartamento di quelle della Bosnia e della Erzegovina. Il servizio è fatto da automotrici che comprendono la macchina, uno scompartimento di prima classe, uno più grande per la seconda classe, che equivale alla nostra terza,, e un bagagliaio. In poco tempo il traffico ha raggiunto
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— 48 — cime ricurve le une sulle altre, e i fazzoletti, calze, fasce e altri oggetti regalati dal popolo, secondo l’uso, al S. Cuore. Per confermare nel bene tanti convertiti fu pubblicata una legge di Mgr. Abate più convincente in Albania di qualunque altro argomento, per cui « i ladri pubblici che non promettessero di lasciar il furto dopo la missione sarebbero lasciati fuor di chiesa
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in Venetia li ottanta scudi del uiatico, e sia reso sicuro che gli corrano in Cattaro li uenti scudi il mese del suo assegnamento ». (Illir. 330 fol. 81 • 27 nov. 1662). (Card. Brancacci). « — Sono alcuni anni, che d’ordine dell’EE. VV. si uà cercando un soggetto per la uisita dell’Albania, e tra quelli, che furono proposti, uno fu D. Stefano Gaspari Sacerdote Albanese, che dimora hora in Padova, inà
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— 151 — di terribili circostanze, fu semplicemente enorme. Le vite che egli ha risparmiate all’Albania sono un esercito. Immagino che qualcuno lo condannerà di fanatismo: se fanatismo è la predicazione della verità religiosa sulle basi di dogmi immutabili perchè non sono frutto dell’immaginazione o della filosofia umana, e di una morale che non ha mai potuto nè potrà mai essere elastica, accordo
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, con la sua lingua e col suo carattere è sempre il migliore rappresentante del popolo o della nazione da cui è uscito e prepara naturalmente la via alla sua penetrazione culturale. L’Albania è una parte vivissima di questo Oriente, dove la politica e le propagande hanno fatto i giochi più disparati, e l’intrigo fu sempre la legge del potere. Per questo il Governo turco soprattutto non ha mai potuto persuadersi
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proclamato Re, lo Czar lo nominò maresciallo russo, e vestendo l’uniforme russo Re Nicola assistette e prese parte in quei giorni a parecchie cerimonie. L’Austria ha quindi un altra ragione per intensificare la sua azione, e cercare di affermare sempre più la sua influenza nell’Albania fra popolazioni per tradizione ostilissime all’elemento serbo in gene-
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che li hanno visti — figurerebbero benissimo anche in un elegante magazzino di mobili. La rivoluzione, in Albania, come ho detto, è lo stato normale, e non è facile fare la cronologia di quelle scoppiate, a intervalli più o meno lunghi, e che hanno avuto un carattere tale di gravità da impensierire seriamente il Governo turco. Ciò che ha sempre provocato tali rivolte sono stati i tentativi del Governo
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146 VALLONA E IL SUO GOLFO austriaca in Albania. In quella petizione i cattolici albanesi — e non si può dire davvero fossero sobillati da alcuno, perchè a Pritzrend non avevamo rappresentanza consolare e non vi era nemmeno un italiano — denunziavano al Pontefice la propaganda austriaca fatta nella Chiesa e dal pulpito, non per gli interessi della religione, ma, apertamente, per uno scopo
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austriache. Il Drin è il più gran fiume dell’Albania, formato dalla unione di due fiumi, il Drin Bianco e il Drin Nero, le cui acque si confondono in un solo corso a parecchie decine di chilometri dalla pianura di Scutari, scorrendo in una valle angusta e profonda, fra montagne che si ergono a picco fino all’altezza di 1000 metri, e che va allargandosi man mano si avvicina alla vasta pianura che circonda
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? — Da circa venti giorni. — Ma nel partire che via avete tenuta? — Sono passato proprio per questo ponte e ciò di giorno; e nessuno m’ha chiesto il passaporto, e non si suol domandare a chi viaggia nell’interno dell’Albania ». E allora il gendarme gli significò che aveva avuto ordine di condurlo in gendarmeria. Questa era nel centro del bazàr,
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a quello del Ciulli. Anche la storia dello scisma in Albania la conosceva poco accuratamente. Tuttavia Primo Dochi che fu poi l'Abate per eccellenza della Mirdizia mostra con questa lettera che il problema religioso del vicino Oriente (Albania) si era prospettato alla sua mente, come a quella del P. Pasi.
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. Lestronensis): 86. Zenta (Zeta, Zedda): 52. Zenone (Imperai, bizant.): 79. Zenta (Zeta, Zedda): 52. Zllokugàn: 142. Zoccolanti (Frati Francescani —): 58. Zogu (Ahmèt —, Signore del Matja, e Re dell’Albania): 87. Zoimen(i): 58, 63, 64, 281. Zuppa (= Zhupa): 58. Zymbi: 146, 216, 228. Zheja: 73, 95, 96 (n.), 98, 132, 133, 134, 147, 248. Zhubi (villa dei PP. Gesuiti per alcuni anni): 146, 224. Zhupa e Lezhes
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del 1703. Vi era un prelato solo, Andrea Zmaievic perastino (Bocche di Cattaro), di cui il Gaspari fa un elogio perfetto, e che doveva essere il precursore di quel Vincenzo Zmaievic che per ordine di Roma aprirà 11 detto Concilio a Mercliigne. E’ doloroso che in un tempo di tanta rilassatezza, abbandono, e apostasia, lo stesso ordine di S. Francesco in Albania che pure aveva fatto dei Martiri
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— 18 — ha per titolo: De vita, mortbus ac rebus praecipue advcrsus Turcos gestis Georgii Castrioii (1). Barletium Marinum era un prete nativo di Scutari e contemporaneo di Scanderbeg; la sua storia è da ritenersi la più veridica ed è su di essa che si basarono tutti gli autori che posteriormente scrissero dell’eroe albanese, fra questi meritano particolare menzione i seguenti: Monardo, Vita di G. Castriotto. Venezia, 1591. Pantano G. B., Historia di G. Castrioii. Francoforte, 1609. Bianco, Vita di G. Gastrioto. Venezia, 1636. Paganel, Histoire de Scanderbeg. Paris, 1855. Biemmi Gian Maria, Historia di Giorgio Gastrioto detto Scanderbeg. Brescia, 1742. Duponcet Padre Gesuita, Histoire de Scanderbeg Roy d'Albanie. Paris, 1709. Leggendo fili scritti degli autori sopracitati appare chiaro che ricorsero al libro del Barlet, perchè trovasi in essi non solo un identico ordine cronologico nella esposizione dei fatti, ma ben sovente le stesse considerazioni sopra le conseguenze che questi apportarono. Il Biemmi però afferma di non aver ricorso al Barlet, che pei primi anni della vita di Scanderbeg; pel restante delia sua storia egli dice che si è ser- (1) La prima edizione latina dell’opera del Barletium fu stampata a Roma nel 1508, la seconda a Strasburgo nel 1537 ; fu tradotta in tedesco nel 1593 ed in italiano nel 1580.
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