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— 142 — I turchi ripresero l’offensiva nell’ autunno del 1445, e Fizur-pascià alla testa di 9000 uomini si accinse a penetrare nell’Albania per la via di Priz-rend. Scanderbeg ne fu informato, e con soli 3500 uomini attese fra anguste gole di montagne il nemico e piombò all’improvviso sulle file ottomane costrette dalla natura dei luoghi ad allungarsi e a procedere separate senza potersi
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. B. Cecchetti in una comunicazione fatta all’/s/i-tato Veneto intorno agli stabilimenti politici della Repubblica Veneta nell’Albania [Atti del R. Istituto Veneto, nov. iSjy, ott. iSyj), ragiona molto acutamente intorno a questa politica, e le sue osservazioni possono anche servire di preambolo a quanto dovrò raccontare nel seguente capitolo. Talora, dice a un dipresso il Cecchetti, la Repubblica accettava
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di canzone popolare su Alì Te-pelenli, soprannominato ¿Arsititi (il leone) : « Dove sei Ali pascià? Cadesti da valoroso coi tuoi compagni di gloria e di sventura. Tu fosti un eroe e come tale ti piansero l’Epiro e l’Albania. Ma il tuo sangue non resterà senza vendetta. Shkipetari ed Elleni, deponendo gli odi antichi e i presenti rancori, versando sangue nemico e compiendo i tuoi disegni consoleranno
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— 118 — regno e la vita a Manfredi, morto combattendo nella battaglia di Benevento (1266), volle, com’era naturale, occupare le città dell’Albania che al suo avversario avevano appartenuto e che Michele II Angelo desiderava riprendere, dopo aver fatto assassinare Filippo Ghinardo lasciato da Manfredi a governare i possedimenti albanesi. Gli Angioini e i Duchi di Durazzo. — Gli albanesi, sostenuti
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abbiano tratto il proprio nome dal Thyamis (l’odierno Calamas). Anche nella bassa Albania ci sono poi città più o meno importanti e veri e propri cantoni : cioè, nel Vilajet di Janina, la città e i grossi villaggi, coi relativi distretti, di Berat, Valona, Premei, Conitsa, Delvino, Argirocastro, Filiates, Paramitia, Margariti, Filippiades, Parga, Prevesa e Janina, e 1 cantoni Musachia tra i corsi inferiori
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— 57 ~ francescani i gesuiti e le monache stimmatine e di Zagabria (Croazia). L’Austria ha la protezione del culto in Albania e provvede in gran parte e con liberalità alle esigenze di esso. Sussidia inoltre a Scutari tre scuole, due maschili rette da gesuiti e francescani e una femminile retta dalle suore stimmatine, oltre un asilo d’infanzia; protegge e sussidia il seminario di Scutari, tenuto
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e il re Ladislao d’Ungheria era perito nella terribile battaglia (10 novembre 1444). Se ne ritornò allora in Albania, e quivi dopo qualche tempo gli fu recata una lettera del sultano, che aveva risoluto di negoziare la pace tanto con lui quanto con l’Uniade. La lettera per altro, com’era da aspettarsi, non chiedeva la pace, bensi prometteva perdono al ribelle vassallo e così cominciava: « *Amurat ottomano
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. Moltissimi tuttavia derivano da nomi di luogo, altri da epiteti e appellativi; per altri poi si è ricorso, in mancanza di meglio, ad un eponimo: per es. Hotti da un preteso Hot, Clementi da un Qolmendi (Nicola il saggio) o da un certo abate Clemsnt, che secondo una curiosa tradizione era un veneziano rifugiatosi sui monti dell’Albania. Su questa materia peraltro non vale la pena d’insistere
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fra loro i principali centri di popolazione sopra ricor. dati, diventano impraticabili nella stagione delle pioggie e nella bassa Albania sono anche malsicure per il non infrequente brigantaggio, nè possono servire al commercio che per mezzo di carri tirati da buoi e a dorso di cavallo. Non sono molto migliori delle altre le due così
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1933
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— 211 — l'Abate dei prudenti consigli », dichiarava esser « mente di questa S. Congr. stabilire in Albania una piccola casa pei PP. della Compagnia che si dedicassero a tale ministero ». Fra i luoghi da scegliere venir indicata Gjakova dove il numero dei cattolici occulti sembra esser maggiore che altrove. Per comprendere questo improvviso cambiamento della S. Congregazione bisogna conoscere
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, santo religioso, grande missionario e pioniere di civiltà. Egli fu, si può dire, il fondatore, l’organizzatore e l’operaio più infaticabile di una delle più difficili missioni che tenga la Compagnia di Gesù, e però la sua vita potrà essere certo di specchio a tutti i missionari, ma dovrà esser modello in particolare pei missionari della Missione Volante in Albania. Tale è il primo motivo
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per niente nei cuori dei medesimi, ma che si mantengano sempre caldi di questo suo santo amore ». Queste che ho citato sono un piccolo saggio delle testimonianze di congratulazione, di gratitudine e di esaltamento che ebbe la Missione si può dire a ogni passo del suo cammino glorioso a traverso i monti e i piani dell’Albania. Ci occorrerà notare coteste voci di giubilo e di trionfo altre volte ancora, sebbene
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1933
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aiuto rimase nella polvere degli scaffali un mio precedente lavoro su la Storia della Missione Volante incorniciata nella Storia eeclefiaetica dell'Albania.
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— 131 — Kastrati trarrebbe origine da un certo Dedli, rifugiatosi alle falde del Velegìk dopo esser fuggito da Kuqi (Montenegro), dove era al servizio di un padrone, con la figlia, che avea tradito, di costui. Noto qui di passaggio che fra gli anas di Kastrati vi sono pure i Petrovié i quali affermano che al tempo dell’inva-sione turca, da essi fuggirono quei Petrovic del Montenegro, a cui appartenne la famiglia di re Nicola. Shkreli sarebbe originaria della Bosnia. La tradizione ricordata dall’Hecquard è priva di verosimiglianza. (« La Haute Albanie », p. 199). La tribù di Reqi deriverebbe da tre fratelli oriundi da Kra-sniqe. Riguardo a Shoshi, oltre la leggenda dei tre fratelli, è ricordata da D. Ernesto Cozzi una tradizione ch’egli raccolse a Suma, per cui quella tribù sarebbe originaria da Gjol Suma e Pepe Suma, mirditesi stabilitisi a Suma. Plani di Pulti deriva da tre fratelli immigrati da Kelmèndi; Gjani da certo Gjon Marku di Oroshi; Rrjolli da due fratelli, Kurt Palushi e Kok Palushi, usciti da Kuqi del Montenegro. Basteranno questi pochi cenni per dare un quadro approssimativo della distribuzione e origine delle tribù montanare che sono il campo di battaglia del nostro protagonista. Non credo fuor di proposito, però, aggiungere come saggio della formazione di una tribù, quel che un valoroso ricercatore delle tradizioni e delle leggende delle montagne, il M. Rev. P. Bernardino Palaj 0. F. M., ebbe la cortesia di comunicarmi sui fis di Topla-na, che certo, fra le tribù del Dukagjini, è una di quelle che presentano caratteri etnici meno contaminati. (C/r. per la genealogia delle fratellanze di Toplana le tmv. I-V1I, inserite tra la pag. 128 e la pag. 129).
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che seppero mantenere, in mezzo a circostanze del tutto straordinarie, la fede uel-l’Alta Albania. E l’opera stessa svolta, perchè così volle Dio, il gran padrone che distribuisce come vuole e a chi vuole, il suo-lavoro, da un manipolo di Padri della Compagnia di Gesù, non si deve credere nè io ho assolutamente la pretesa di voler far credere che sia mai stata loro merito esclusivo, poiché, anche omettendo
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— 22 — dal P. Provinciale che allora era il P. Gioacchino Vioni, a Ge-nivolta nel Soresinese, dove passavano l’estate i convittori del Collegio Vida nel palazzo vescovile. Fu allora che il P. Provinciale gli comunicò la notizia che era destinato all’Albania. Ciò gli riuscì di gioia indescrivibile, come mi riferì il P. Luigi Cattaneo che pure si trovava a Genivolta in qualità di Prefetto
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dei missionari fuor dì città. Per geografia della Missione Volante intendo naturalmente le regioni cattoliche del Nord che furono il campo del suo lavoro. I suoi limiti estremi furono Durazzo al Sud, Gruda al Nord, S. Giovanni di Medua (Alessio) a Sud-Ovest, Scopia a Nord-Est e Janjevo. Bisogna notare che allora l’Albania comprendeva il Vilajet di Scutari, con le città di Scutari, Alessio, Kruja, Du-razzo
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1933
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— 420 — II. Cura della S. Congreg. di Propag. Fide per le Chiese di Albania ED ELOGIO che essa fa di Mgb. Giobgio Bianchi (Bardhi). Referente... eminentiss. D.no Card. Caitano petitiones eiusdem episcopi Sapatensis sac. Cong.0 quad Indulgentias jussit agi cum Rev.mo Maraldo, eumque rogari, ut oratori apud Sanctissimum faveat, nam episcopus bonus est et in suo Pastorali officio vigi-lantissimus
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1933
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- XI — sopra le quali farò passare uomini e avvenimenti che trovi sui miei passi. Quanto alle fonti dirò con pura sincerità di non aver trascurata nessuna indagine nel campo dei documenti: posso dire che, fatta eccezione di qualche archivio ecclesiastico che non mi fu accessibile, ebbi a disposizione tutte le carte riguardanti il P. Pasi, potute rintracciare negli archivi diocesani dell’Albania
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1933
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giusto, santo religioso, grande missionario e pioniere di civiltà. Egli fu, si può dire, il fondatore, l’organizzatore e l’operaio più infaticabile di una delle più diffìcili missioni che tenga la Compagnia di Gesù, e però la sua vita potrà essere certo di specchio a tutti i missionari, ma dovrà esser modello in particolare pei missionari della Missione Volante in Albania. Tede è il primo motivo
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