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- 45 - grado di coltura ben più elevato che non i loro fratelli di Grecia e d’Albania, contribuirono costantemente a illustrare la storia e la lingua della propria patria d’origine, e quel che è più, notevolmente contribuiscono tuttora a formare e tener desto con lavori letterari il sentimento nazionale albanese e a rinsaldare e ribadire i secolari vincoli di amicizia e di simpatia, che legano
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— 224- — tori dell’alleanza col Montenegro vennero esiliati o condotti in ostaggio, e ritornarono in Albania quando il successore di Dervish pascià, Ali Saib, si riconciliò con Prenk e riusci a staccarlo dal Montenegro. Intanto nello stesso anno 1877 aveva principio la guerra turco-russa. Agenti russi invano tentarono di far insorgere gli albanesi, e Prenk Bid-Doda fu co’suoi mirditi tra gli eroi
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di Dioclea o Doclea, le cui rovine esistono col nome di Dukla presso il confluente dei fiumi Zeta 0 Zedcla e Moraccia nel Montenegro. Doclea apparteneva realmente al-l’Illirio, e può considerarsi come compresa entro i confini della vecchia Albania prima che l'elemento serbo sostituisse nel Montenegro l’illirico.
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si pensi che le rozze tribù montanare dell’Albania, conservatesi cristiane, servendo come milizie ausiliari volontarie negli eserciti ottomani, erano ben pagate e rimunerate, partecipavano largamente alla spartizione dei lauti bottini di guerra, e non erano per giunta soggette ad altro obbligo che a quello di riconoscere la sovranità del Sultano. Certo anche più indipendenti di loro rimasero i vicini
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il rito greco, ma anche perchè traendo origine da paesi greci della bassa Albania parlano greco. Sorsero in quella stessa epoca e per le stesse ragioni le colonie di Casalnovo, Casalvecchio, S. Paolo, Greci, Panni, Castelluccio de’ Sauri e Facta in Capitanata o provincia di Foggia, di S. Elena, S. Croce di Migliano e Colle del Lauro nel Molise o provincia di Campobasso ; di S. Demetrio, Macchia
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di Scutari. Ora vi compaiono i Balscia, destinati a estendere di lì a poco la loro dominazione sopra una non piccola parte dell’Albania. Balscia I morì nel 1361 e lasciò tre figli : Strascinar, Giorgio I e Balscia II, i quali sottomisero la repubblica di Antivari, che si impegnò a pagar loro un tributo annuo di 2000 ducati, e s’impadronirono della costa adiacente fino a Dulcigno ; poi conquistarono Scutari
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- 25 — cipua per cui sovente, così nei tempi antichi come nei medio evo e nell’età moderna, chi fu padrone dell’una spiaggia cercò di esserlo dell’altra e chi ebbe mire e interessi sull’Adriatico dovette prima o poi rivolgere la propria attenzione sugli scali albanesi. Capitolo II. Origine del popolo albanese o shkipetaro e dei nomi Albania e ShkèpSria. La razza bianca e la stirpe aria
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propugnatione retinetur. Il Lore-dano fu creato cavaliere e nominato Provveditore d’armata ed ebbe in dono 2000 ducati per maritare una sua figliuola. In questo stesso anno 1474 vuoisi che i Turchi abbiano fondato sulle rovine dell’antica Ribnica il forte di Podgoritsa. Caduta di Croia e di c/\lessio. — Ma il Sultano voleva cacciare ad ogni costo i veneziani da tutta l’Albania. Venne quindi in persona con 150
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che Murad II gli offriva : perciò infranse senza scrupolo i patti giurati con Maometto II. Lui morto, la lega albanese, composta di elementi indisciplinati e tenuti insieme soltanto dalla indiscussa autorità del suo capo, si sciolse, e la fiducia degli shkipetari in se stessi, ravvivata continuamente dall’invitto eroismo del loro condottiero, venne meno. L’indipendenza dell’Albania era ormai destinata
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pascià. Simili procedimenti non erano del resto affatto nuovi nell’ Impero ottomano in generale, ed in particolare nell’Albania. <Alì, pascià di Janina. — Nel 1789, per i servigi resi alla Turchia nella guerra turco-russa, Ali ottenne il pascialato di Trikala (Tessaglia) e la carica di Dervcndgibaki, ossia di preposto alla sicurezza e polizia delle strade, e in verità per opera sua dalle goledel
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dell'Albania (in albanese) scritta da un ghego anonimo. Alessandria d’Egitto, 1898. G. Dorcet. Les Albanais et leur rôle dans l’histoire. Nella Revue de France. Von Hahn, Hecquard, Gofceric'. Opere citate nella Bibliografia per la ia parte. Medio evo, dalla caduta dell'impero d’Occidente a Giorgio Scanderbeg. Storici moderni di Teodorico re degli Ostrogoti e del regno gotico in Italia (De Roure
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dolico-cefala del cranio (testa lunga), mentre i Toski sono di forme assai meno slanciate, e hanno sovente l’occhio ceruleo, il capello biondo e meno lunga la forma del cranio : tutti indizi probabili di incrocio diverso con genti d’altra stirpe, che furono dal popolo illirico degli Shkipetari assimilate al nord e al sud del loro paese, pur conservando, specialmente nell’alta Albania, un tipo che li distingue
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parecchie centinaia di turchi, con quella spada, che secondo la tradizione, nessun altro braccio avrebbe potuto e saputo maneggiare con altrettanto vigore. Si hanno incerte notizie sugli avvenimenti degli anni 1456-57. A quanto pare Maometto II lasciò in pace l’Albania, perchè occupato nella conquista della Serbia e nell’assedio di Belgrado, sotto le cui mura subi per virtù di Giovanni Hunyady
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descrizione nel Giovine Aroldo di Giorgio Byron, fervente ammiratore dell’Albania e degli albanesi. In quella corte v’erano pure parecchi italiani, che Ali amava e stimava. Pochi anni prima che Ali cadesse, racconta l’alsaziano Cherfbeer nelle sue ¡Mémoires sur la Grèce et sur l’iAlbanie (Paris, 1827), il veneziano Pesarini addestrava un piccolo corpo di cavalieri alla tattica europea, il lombardo Agostino
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Emineh, figlia di Capelan pascià di Delvino e diede una sorella in moglie ad Ali pascià di Argirocastro. Capelan pascià di li a poco tempo, per aver mostrate delle velleità d’indipendenza dalla Sublime Porta e per avere incoraggiato delle ribellioni nella bassa Albania, fu preso, e per ordine del sultano decapitato a Mona-!3
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per altri quattro mesi, fu dal Consiglio dei Dieci punito con dieci anni di relegazione a Capo d’Istria e colla esclusione perpetua dai pubblici uffici. Il trattato conchiuso con Maometto II stabiliva taluni patti rispetto ad altre questioni pendenti fra il Sultano e la Serenissima: ma questa è materia che non ci riguarda. Dirò soltanto che rimase ga-rentito a Venezia il libero accesso nei porti dell’Albania. Acerbe
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di Scutari, incrollabile e inespugnabile per volontà delle fate come le montagne della Ghegaria e dell’Acroceraunia Anche la bassa Albania aveva dovuto subire il giogo di Stefano Duscian, non esclusi i despoti d’Epiro. Ma qui occorre tornare un po’ indietro. Il re Manfredi. — Nel 1259 il despota di Epiro Michele II Angelo diede la sua figlia Helena Angelo in moglie a Manfredi di Svevia o d’Hohenstaufen
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a Genazzano nel Lazio. Co-desta Madonna reputata miracolosa è oggetto di un culto secolare e méta di devoti pellegrinaggi per le popolazioni rurali del Lazio e degli Abruzzi. La leggenda racconta che il 25 aprile 1467, poco dopo la morte del Castriota, mentre i turchi conquistavano l’Albania e i cristiani l’abbandonavano, quella immagine per non essere profanata dagli
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sulle coste di Albania contribuiva, al principio del 400, la momentanea decadeva dell’impero turco sopraffatto dal Kan dei Mongoli Tamerlano (Timur Lenk), che aveva costretto Bajazet I a togliere l’assedio da Costantinopoli per correre incontro alle orde mongoliche nell’Asia Minore, dove fu battuto e fatto prigioniero (a. 1402 — Battaglia di Angora). Nella prima metà del secolo xv i Veneziani riuscirono
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fallirono, e la sconfitta del pascià di di Scutari rimase invendicata. In quello stesso anno 1839 e nel successivo un agitatore albanese, Tafil Bazi, andava preparando d’accordo coi greci un’insurrezione generale; ma il governo ottomano insospettitosene lo chiamò a Costantinopoli, e quivi lo trattenne sotto assidua vigilanza come amico dei greci e promotore di torbidi in Albania.
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