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, si distaccava la famosa via Egnatia, che attraverso l’Albania e la Macedonia arrivava a Tes-salonica (la Salonicco attuale) ed a Bisanzio. Era la strada essenzialmente militare, per la quale le legioni romane potevano recarsi rapidamente in Oriente. Allora Durazzo, malgrado il riparo naturale che offre la baia di Vallona, aveva di questa ultima città assai maggiore importanza. Tuttavia anche a Vallona
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di compromettersi il meno possibile. Con tutto ciò vi fu in Albania un periodo di fidente aspettativa. Una specie di luna di miele del nuovo regime, come vi fu per tutte le altre nazionalità dell’impero; quando si arrivò al punto di vedere un capo banda bulgaro, il Sandansky, andare a braccetto per le vie di Salonicco, con quei soldati turchi contro i quali aveva fino a pochi giorni prima combattuto una lotta
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22 GLI ALBANESI de amico e che a nome del Papa lo aveva consigliato ad accorrere in aiuto di Re Ferdinando. Arrivò diffatti in tempo per liberarlo, a Bari, dove il Re era assediato dal duca d’Angiò e dal celebre condottiero Giacomo Picinino, e, di vittoria in vittoria, accompagnò Ferdinando fino a Napoli. Quando, dopo un anno di soggiorno in Italia, Scanderbeg temendo per la sua Albania
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civili e ricche dalla temporanea benefica occupazione della Regina dei Mari. « L’Albania sarà del pari debitrice alla Gran Brettagna della conferma e del riconoscimento della propria indipendenza e non sarà dono gratuito ; poiché la ricostituzione di questo nuovo Stato produrrà la disciplinata agglomerazione
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dello Stato Maggiore austriaco — .l’unica che esista dell’Albania su grande scala — a primo aspetto, sembra la carta di una regione italiana, poiché, tranne qualche nome turco, relativamente assai recente, e quelli dei corsi d’acqua che in generale hanno origine slava, la maggior parte dei nomi — e tutti senza eccezione quelli della costa — sono italiani.
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, e può percorrere in lungo ed in largo tutta l’Albania, senza pericolo di essere molestata, e meno che mai da quelli coi quali il marito o il fratello hanno un debito di sangue. Cotesto barbaro uso non è il solo che, special-mente nella Ghegheria, e a Scutari, seguano gli albanesi, a qualunque religione appartengono. Non solo, dal più al meno, e con ben poche differenze,
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le sorti dell’Albania; l’Europa intera seguiva con ansia ed attendeva l’esito di quella titanica lotta, che si combatteva per la libertà e per la fede e che Scanderbeg impavido e fiducioso sosteneva contro il po-teute Sultano; eppure in tanto pericolo non uno dei
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— 23 — Tanto valore e tanto senno avevano però destato diffidenza nel sospettoso Sultano, il quale nell’animo suo nutriva il dubbio che Scanderbey, approfittando abilmente dell’aureola di gloria che già circondava il suo nome, tentasse poi d’impadronirsi dell’Albania quando il padre suo Giovanni Castrioto fosse passato ad altra vita; e per tal sospetto non tralasciava occasione di esporlo
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e fiducia personale potesse succedere a Scanderbeg come Capo della lega; onde questa si sciolse e fu facile a Maometto II il sottometterli l’un dopo l’altro e ridurre alla sua obbedienza tutta l’Albania. I domimi di Scanderberg furono gli ultimi a cadere ili potere dei Turchi, perchè i valorosi Mirditi, fidi compagni suoi, li difesero strenuamente per lungo tempo; mancati loro gli aiuti del Re di Napoli
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188 L’EPIRO insieme alla sua piccola scòrta, una lotta disperata contro i suoi assalitori. Alì di Tebelen, Pascià di Jannina, ha avuto una così gran parte nella storia dell’Albania, alla fine del secolo decimottavo e al principio del secolo scorso, che, ancora oggi, visitando l’Epiro, ad ogni piè sospinto, sente proferire il suo nome, e ad ogni passo s’incontrano le traccie e i ricordi
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nell’introdurre e mantenere il Commissariato, col quale viene tolta l’indipendenza secolare guarantita dalle leggi ad uno dei più antichi regni costituzionali di Europa, e ciò precisamente in un momento in cui i fattori della Monarchia austro-ungarica si adoperano onde all’Albania sia concessa l’autcnomia, dimostrando per tal modo maggiore magnanimità verso una parte dello sfasciatesi Impero Turco
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concessa al Corriere della sera del 23 agosto 1914, aveva offerto all’ Italia Trento, Trieste e l’Albania come premio di un eventuale intervento antiaustriaco. Per annullare l’effetto di queste offerte, bisognava domandare qualcosa di più : la Dalmazia. Se Delcassé avesse offerto la Dalmazia, sarebbe stata domandata la Bosnia, la Croazia, la Slovenia e chi sa che cos’altro. Determinatosi
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si spinge non solo alla Macedonia e alla Vecchia Serbia, ma perfino in molta parte della stessa Albania. Poi al misero Montenegro, che coi suoi ripidi e sassosi monti strapiomba direttamente sul mare, fa seguito la sottile fascia calcarea della Dalmazia, rinserrata fra il mare e la montuosa Bosnia, la quale, anche dopo che sia costruita la linea di Spalato, invierà sempre una parte delle sue merci
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domani la Serbia all’ Italia saranno ben più vitali di quelli, che hanno legato l’Italia all'Austiia. Che cosa dobbiamo desiderare noi sull’Adriatico ? Il possesso delle terre irredente e di Vallcna, l’egemcnia economica suH’Albania, facilitazioni commerciali con la Seibia. Chi si oppone a questi nostri postulati ? — L'Austria. Dunque l'Austria non può essere che il nemico
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superiori a quelli dell’Austria, per correggere nei limiti del possibile le sue inferiorità naturali. Lo statu quo balcanico, a cui l’Italia è rimasta sempre disperatamente attaccata, finché lo scoppio della guerra europea non è venuto a sconvolgere tutti gli antichi rapporti, aveva questo semplice scopo : impedire che l’Austria, sottomettendo il Monte-negro e l’Albania, diventasse padrona delle Bocche
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la libertà della Croazia-Slavonia, della Bosnia-Erzegovina, della Carniola, della Dalmazia, senza parer troppo esigenti noi potremmo chieder loro una rinunzia completa e definitiva su Trieste e l’Istria, qualche città della costa dalmata, qualche porto dell’Albania. Nelle sue linee generali sarebbe attuato a nostro vantaggio e a vantaggio degli Slavi il programma di Giuseppe Mazzini e di Niccolò Tornir eo.
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, le quali, munite dei moderni mezzi di trasporto, possono estendere la sfera d’azione dell’Adriatico, quanto più addentro è possibile nelle terre circostanti. Così per es. la Serbia, finora costretta a gravitare esclusivamente sul Danubio e verso Salonicco, potrà tornare a gravitare in parte verso l’Adriatico. E più a sud parte della Vecchia Serbia e della Macedonia, oltre che tutta l’Albania, con buone strade
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e Albanesi ; e come oggi questo non vorrebbe dire che Albania e Slovenia sono nei confini d’Italia, così da quel passo di Plinio non si può dedurre che il territorio chiamato Liburnia facesse parte dell’ Italia. Tant’ è vero che Plinio altrove (III, 129) dice, senza che si possa equivocare sulle sue parole : « Et nunc finis Italia; fluvius Ar-sia ». E Tolomeo (II, 16; III, 1, 25), enumerando le città
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— 34 — e contro la Serbia ; e viceversa l’intervento dell’ Italia nella guerra antigermanica è stato considerato come poco meno che una sventura nazionale da certi frenetici nazionalisti jugoslavi. Ma queste malattie psicologiche sono facilmente curabili, purché fra Italiani e Slavi — sfidando le arroganze dei nazionalismi dell’uno e dell’altro paese — si formi una corrente di buon senso, che eviti agli uni e agli altri i danni presenti e i pericoli futuri di un dissidio forsennato ; purché gli uomini responsabili del Governo italiano e del Governo serbo, pur compiendo scrupolosamente il dovere di tutelare i diritti legittimi delle rispettive nazioni, si rendano conto che essi rappresentano gl’ interessi permanenti di 36 milioni d’Italiani e di 11 milioni di Slavi, che non devono essere subordinati ai sentimenti e ai risentimenti di quel solo milione di Italiani e Slavi che finora si flagellavano sull’Adriatico. Le basi generali dell’accordo sono state indicate fino dal 1871 da Giuseppe Mazzini: «Il vero obbiettivo della vita internazionale dell’Italia, la via più diretta alla sua futura grandezza, sta più in alto, là dove si agita sin oggi il più vitale problema europeo : nella fratellanza col vasto elemento chiamato a infondere nuovi spiriti nella comunione delle Nazioni o a perturbarle, se lasciato da una improvvida diffidenza a sviarsi, di lunghe guerre e di gravi pericoli : nell’alleanza con la famiglia slava. L confini orientali d’ Italia erano segnati fin da quando Dante scriveva : ... a Pota dentro del Quarnaro, CW Italia chiude e i suoi termini bagna. « L’ Isttia è nostra. Ma da Fiume, lungo la spenda orientale deirAdriatico, sino al fiume Boiano sui confini dell’Alba-nia, scende una zona nella quale, tra le reliquie delle nostre
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1941
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72 FEDERICO PAGNACCO tutto l’Adriatico» bene meritano un segno di riconoscenza gli italiani di Dalmazia, per la fede che mai si spense. E il profondo sentimento di gratitudine di tutta la Nazione meritano i soldati che, in sei mesi di asprissima lotta contro un nemico agguerrito e tenace, e contro ostacoli naturali e asprezze di clima insopportabili, hanno durato in Albania; hanno durato
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